Il Casato Di Luna

Casato Borghese della Repubblica di Firenze
 
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 [GdN] Con le Lucciole e le cicale

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Vindrveraly
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MessaggioTitolo: [GdN] Con le Lucciole e le cicale   Ven 01 Giu 2012, 20:58

Cele ha scritto:
[hrp]Sono invitati a partecipare tutti i componenti della famiglia Di Luna.
Tutti i parenti acquisiti di Cele e tutte quelle persone che, in un modo o nell'altro, hanno avuto modo di incrociare la loro vita con quella di Cele.
Ovviamente nel rispetto del GdR e delle altre persone.
Ogni intervento ritenuto non consono sarà segnalato alla moderazione.

Fin da ora, grazie a tutti, per tutto.
[/hrp]




    12 Luglio, una data che Aurora non potrà mai dimenticare.
    Quel giorno lasciò per sempre, a parte qualche visita sporadica ovviamente, il Monastero alle porte di Livorno.
    Era pronta per iniziare la sua vita.

    Mai avrebbe detto, a quell'epoca, che sarebbe stata una vita così bella, ricca, di gioie ma anche di dolori, certo, ma incredibile. Indimenticabile.

    Ora, dopo anni e anni da quel giorno, poteva dirlo.
    Ora poteva prendersi, a bordo della sua nave, il tempo per ripensare a quanto aveva fatto.
    Ora aveva tutto il tempo per fermarsi a pensare a chi le era stato vicino.

    Moonwisher, la carrellata di ricordi che si affollavano nella sua mente, non poteva che iniziare con lei.
    Unica e indimenticabile sorella. "I Di Luna sono la tua famiglia" le aveva detto e, cavoli, è stata quella la cosa più bella che sia mai successa ad Aurora.

    Da lì è partito tutto, con quella famiglia Aurora è nata davvero. 21 Luglio.
    Lo ricordava come fosse ieri.

    Moonwisher e Baruch. La prima dolce e attiva a Livorno, il secondo forte e attivo nella Repubblica. Già li amava come nessun altro.
    Adesso erano in tre. Moonwisher, Baruch e Cele.

    Un rapporto sano e sincero, fatto di condivisione e complicità.
    Forse breve, troppo, sicuramente troppo per un cuore così giovane come quello di Aurora.
    In fondo non era che una ragazzina.

    Ma adesso, seduta nella cabina di pilotaggio, con le coste di Saint George davanti, capiva quanto, seppur per poco tempo, fossero state importanti quelle due persone.
    Rivederli non sarebbe stato per niente male.

    Sorrise tristemente mentre un altro colpo di tosse la fece sobbalzare.
    Cercò di fare piano, di trattenere quel senso di soffocamento.

    Ernesto era sul ponte. Non doveva sentirla.

    Appoggiò una mano sulla fronte. Scottava.


Cele ha scritto:

    Aurora sorrideva mentre le immagini della sua vita le passavano davanti.

    Passava molto tempo in cambusa, a riposare, ma fintanto che c'era Ernesto con lei non voleva farsi vedere troppo giù di corda, allora la si vedeva vagare per il ponte, regalando qualche sorriso al figlio tutto ripiegato sui suoi libri.

    Quell'indole da studioso le ricordava troppo Vera.

    Adorata Vera. Sempre sommersa tra i libri della Biblioteca.
    Ci si addormentava là dentro.
    Poemi, poesie, libri di anatomia umana, libri di storia, alberi genealogici, solo lei sa come non c'ha perso la testa.

    Ma i frutti si vedevano eccome. Una delle ragazze più intelligenti ed educate di tutta la Repubblica.

    Eh sì! Aurora ne andava fiera di quella che era diventata la sua bambina.
    Quegli occhioni grandi, il caschetto nero.
    Tutto era bello in lei.
    Comprese le fossettine adorabili che le comparivano quando sorrideva.

    "Adorata Vera. Tornerò presto da te" disse a se stessa mentre respirava lentamente.


Cele ha scritto:

    Il primo amore non si scorda mai.
    Anche Aurora si ricordava il suo primo amore. Nanx. Si incontrarono il 16 Agosto.

    Ma per quanto importante, non fu quella la storia della sua vita.

    Aurora riandò con i pensieri a quel periodo, alla spensieratezza da ragazzina.
    Ai divertimenti in piazza con la sorella e gli altri amici.
    I primi lavori a Livorno. Prima tutor certo, era giovane, inesperta, anche se imparava in fretta.
    Infine Tribuno. Un ruolo che le era rimasto nel cuore.
    Per non parlare poi degli Assessorati alle Attività Ludiche, divertentissimi.

    Era una ragazzina, ma già lavorava molto. E adesso sognava per i suoi figlia, specialmente quelli più piccoli, una vita altrettanto ricca e felice.
    Sognava per loro il meglio.

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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Con le Lucciole e le cicale   Ven 01 Giu 2012, 21:01

Cele ha scritto:

    Appoggiata al parapetto della nave, Aurora osservava alcuni bambini giocare.
    Non capiva cosa si dicevano, non conosceva affatto la lingua del luogo, però sorrideva vedendoli.

    Quel sorriso la fece tornare indietro nel tempo.
    Quando nel Palazzo ClaraLuna, dove lei stessa c'aveva messo piede da pochissimo, erano arrivati due gemellini. Con capelli scurissimi, occhi scurissimi.

    Michele e Francesca.

    Lei era appena una ragazzina e loro diventarono i suoi compagni di gioco.
    Di qualche hanno più piccoli di lei.
    Ci si affezionò moltissimo. Fu probabilmente con loro che il suo destino di "Zia Cele" ebbe inizio. Ormai non riusciva più a ricordare quanti nipoti avesse.

    Anche se giovani aveva scelto Francesca come sua madrina di battesimo. Lo ricordava. Furono più le risate che altro. 14 Novembre.

    Tossì forte. Il respiro le mancò per qualche lungo secondo.
    Si aggrappò al parapetto per non lasciarsi cadere a terra.
    Respirò lentamente, per riprendersi.
    Si guardò intorno per essere certa che Ernesto non fosse nei paraggi.
    Non lo vedeva fortunatamente.
    Si asciugò con le mani le gocce di sudore sulla fronte. Scottava ancora.

    Forse era il caso di scrivere a qualcuno a casa.
    In quella città non si decidevano a farli attraccare e non poteva perdere altro tempo.
    Una visita medica specializzata era urgente, ma nessuno sembrava decidersi ad accontentare la sua richiesta.

    Si trascinò fino alla sua cabina e si lasciò cadere sul letto.

    Guardava il soffitto e vedeva passare davanti ai suoi occhi i volti sorridenti di tutte le persone che amava.
    Doveva per forza scrivere a qualcuno. Ma a chi poteva scrivere senza allarmarli troppo? Di certo non a Vera, non ancora almeno.
    "Magari ad Helena. Però... forse..." essendo vicina a Vera, poteva far capire qualcosa.
    Alexander era meglio di no, destabilizzarlo sul lavoro non era il caso.

    "Vittorio... Vittorio... forse Vittorio."
    No, non se ne parlava. Vittorio doveva saperla in salute e serena, fino all'ultimo.

    Avrebbe scritto a Francesca, che con ogni probabilità adesso era a Terracina, con Roberto. Almeno così le avevano detto nella loro ultima missiva.

    Si alzò lentamente e a fatica e raggiunse lo scrittoio.

    Intinse la penna nel calamaio e scrisse.



    [rp]


      Mia adorata Francesca,


      spero che questa mia ti trovi in salute e serena.
      So che adesso sei a Terracina, finalmente puoi assaporare un po' di calore famigliare con Roberto e i suoi figli accanto.
      Per non parlare di Alessandra.

      Vi immagino tutti insieme seduti in qualche taverna a parlare di eventi ormai passati, magari a raccontarli ai miei nipoti più piccoli.
      Sarebbe bellissimo poter essere lì con Voi.
      Purtroppo però sono ancora nei mari greci, in attesa di ricevere il permesso di attracco.
      Comunque non starò qui ancora molto, il tempo di comprare il cibo per il rientro e ritornerò prima da Voi, per rivederVi e poi, finalmente, a casa, a Livorno.

      Strano considerare adesso la mia casa la stessa città da cui scappavo solo pochi mesi fa. Quante cose si riescono a capire in certi momenti è davvero incredibile.

      Ti scrivo perché... forse non avrei neanche dovuto scriverti, ma non riesco a fare altrimenti arrivati a questo punto.
      Forse sono solo preoccupazioni inutili e te ne prego non agitarti e non far agitare nessun altro.

      Purtroppo ho accusato dei disturbi fisici durante l'ultima parte della traversata, e nonostante gli infusi,
      sì Vera mi ha fatto portare un baule pieno di erbe mediche prima di partire, non riesco ad alleviare il disagio.

      Non so bene di cosa si tratta. Sto aspettando di toccare di nuovo terra per cercare un medico e farmi visitare.
      C'è Ernesto con me, ma sto cercando di non farmi vedere in queste condizioni.

      Non so perché te lo dico, forse è solo preoccupazione inutile, lo ripeto, ma alla mia età non posso nemmeno pensare non sia nulla.

      Io farò del mio meglio per tornare da Voi nel più breve tempo possibile. Sta accanto a Roberto e alla sua famiglia.
      Abbraccia da parte mia Alessandra e comportati bene Francesca.

      Non agitarti per me, ti rivedrò presto.


      Tua Zia Aurora


    [/rp]


    Rilesse la lettera e la sigillò.
    Tornò sul ponte e, con l'ausilio di un cesto passò la missiva ad un mercante abruzzese in partenza, lo pregò di recapitarla a Terracina appena fosse giunto a destinazione.

    La vide pallida e chiese, nel suo dialetto, se fosse tutto a posto.
    Aurora sorrise e fece un gesto di assenso mentre soffocava un altro colpo di tosse.


Frannymorgana ha scritto:
Si stava ancora riprendendo dal duello con suo cugino Roberto, ancora convelescente si godeva le calde giornate primaverili. Era sulla veranda dellasua casetta in riva al mare, la spalla fasciata e sul volto ancora i segni dello scontro, quando un ragazzino le recapitò una lettera.
Riconobbe subito l'elegante grafia di sua zia e aprì velocemente la busta.
Lesse la missiva, la rilesse di nuovo, i pensieri le piombarono adddosso come macigni.
Conosceva bene zia Aurora non avrebbe mai scritto una lettera, accennando ad un malore, se la cosa non fosse stata grave. ERa una donna forte e la sua prima preoccupazione era quella di non dar pensieri alla famiglia.

Cercò di tranquillizzarsi, ma il tarlo del sospetto continuava a roderle il cuore.
ZiaCele no!!!ti prego Aristotele non togliermi anche lei! Già ti sei portato via mia madre, adesso anche colei che mi voleva bene come una madre!!!
Io non sono pronta!!! Non posso fare a meno di lei


Mentre faceva questi pensieri si rendeva conto di essere ridicola, a sua zia non sarebbe successo niente di male, sarebbe guarita e si stava preoccupando per niente.

In quel momento vide passare lungo la spiaggia un ragazzetto:

Ehy tu vieni qua! gli disse Lo sai dov'è il Drago Verde? Vai là e cerca messer Robermir. Digli di venire da me che ho urgente bisogno di parlargli


Detto questo gli porse una moneta da 5 ducati, il ragazzetto li intascò e partì di volata.

Lory81 ha scritto:
Delfina come tutte le mattine passeggiava per Terracina, in cerca di piccoli orfani da affidare ai suoi valorosi tutor, incontro' Francesca sua amica sin dall'infanzia e compagna d'armi prima a Firenze poi in Amesha, la vide pallida, nervosa a tratti svanita le chiese se tutto andava per il verso giusto e lei le fece leggere una missiva di Cele..rimase basita la memoria corse velocemente indietro ai tempi di Livorno,ed inizio' a ricordare

giovani eravamo tutte e due giovani, quasi coetanee sin da piccole giocavamo insieme un pò a palazzo Diluna un po' a palazzo Bardi Colonna ero più grande e divenni tribuno di Livorno e Cele beh Cele una delle mie tutor più fidate cresceva giovani orfani con un amore e una cura che solo in pochi avevano ai tempi, poi ci fù il momento delle L.I.R.L. la nostra associazione di donne Livornesi eravamo due delle fondatrici nella epica lotta contro i LISARB che oramai si saranno estinti o protetti dal wwf...ehhhh Cele mia dove sarai amica cara una gran voglia di rivederti e riabbracciarti mi pervade dopo aver letto questa missiva anche se non indirizzata a me..ma tu sei forte e lo sei sempre stata, sarà solo un malore passeggero..

Tornò in sè tentando di rassicurare Francesca sulle condizioni di Cele..ma era troppo preoccupata per lei solo i suoi parenti potevano darle sollievo in questo momento di preoccupazione..

Robermir ha scritto:
Un messo arrivò in Taverna.

Con voce squillante disse:


Messere, messere, vostra cugina vi cerca. A casa sua.


-*Cosa potrà mai volere da me?*-

Così pensava mentre si incamminava verso la dimora della parente.

Cele ha scritto:

    Passavano i giorni e le condizioni di salute di Aurora non volevano migliorare.

    In cambio però erano riusciti a sbarcare.
    La cittadella di Saint George era carina, tranquilla, forse troppo.

    Aurora chiese dapprima al Capo Porto se le sapesse indicare un buon medico, ma la Dama, non capendo la lingua, e neanche i gesti, la mandò dal Sindaco.

    Persona distinta e disponibile. Vedendo le condizioni di Aurora si allarmò e subito capì che ci fosse bisogno di un intervento medico.

    La visita fu lunga. Ernesto era rimasto, per volontà di Aurora, in taverna a riposare. Le camere erano particolarmente accoglienti.

    Non si capì molto alla fine. Il Dottore continuava a scuotere la testa e a stringere quei suoi occhietti da scienziato che ha passato troppo tempo sui libri.
    Batteva sulla schiena di Aurora con le dita, poi ne controllava il respiro, e i battiti, le pupille, la gola.
    Aurora seguiva i gesti ma avrebbe voluto soltanto dormire.

    Dopo un'ora estenuante fu mandata in taverna tra sorrisi di circostanza, pacche sulla spalla e un medico che continuava a scuotere la testa mentre consigliava
    erbe mediche con cui fare infusi.
    Preferì non pensare che quelli erano segni evidenti di quanto fossero gravi le sue condizioni.

    Tornò in camera e trovò Ernesto addormentato.
    Si avvicinò e iniziò ad accarezzargli i capelli canticchiando la ninna nanna che preferiva da piccolo. Ma non era più piccolo il suo ometto.
    Sarebbe stato bello e forte. Sarebbe stato felice.

    Si andò a sdraiare nel suo letto e pensò a Francesca, se aveva ricevuto la sua lettera, se era preoccupata.
    Infine si addormentò stanca e dormì per delle lunghe ore.

    Al suo risveglio Ernesto non c'era. Sicuramente era uscito a vedere la città e infastidire qualche ragazzina straniera.

    Aurora si preparò uno di quelli infusi dal sapore amaro e intanto intinse la penna nel calamaio e scrisse ad Alexander.




    [rp]

      Carissimo Alexander,


      come stai? Ti scrivo dalla città di Saint George, in Grecia.
      Oggi siamo riusciti a sbarcare e qui è tutto molto carino, anche se stiamo già preparando tutto per il nostro rientro.


      Ti voglio bene Alexander, non dimenticarlo.


      Tua Aurora


      PS: Scusa se ho scritto poco e se non ti do altre notizie, ma in realtà volevo solo dirti che le mie condizioni di salute non sono ottime, ma non voglio che la famiglia se ne preoccupi per il momento.
      L'ho detto a te perché so che puoi mantenere il sangue freddo e non farti prendere dall'ansia fino al momento del mio rientro.
      Ho visto un medico qui, ma non mi ha molto rassicurata, e io non c'ho capito molto. Però sta tranquillo.
      Pochi giorni e ripartirò per Firenze. Stai vicino a tutti Alexander.


    [/rp]




    Andò di sotto e affidò la missiva al figlio del taverniere che capiva qualche parola dell'idioma di Aurora, a furia di servire gente straniera aveva imparato parecchi termini.
    Sulla busta c'era segnato il nome del destinatario e la destinazione.
    Non rimaneva che attendere.

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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Con le Lucciole e le cicale   Ven 01 Giu 2012, 21:03

Frannymorgana ha scritto:
Suo cugino arrivò a casa, mentre Francesca stava ancora parlando con Delfina. L'arrivo dell'amica e le chiacchierecon lei, ricordando le giornate livornesi, l'avevano un po' tranquillizzata. Zia Cele non poteva stare male non lei.
Rob entrò nella sua cosa col suo solito sorriso ironico come per dire
Cosa vuoi tu adesso rompiscatole!!!

La donna porgendo al cugino la lettera disse solo:

E' di zia Cele, tua madre...

Robermir ha scritto:
Il Tabassi prese la lettera e via via che leggeva il suo voltò cambiò in un mera maschera rappresentante l'ansia.

L'unica cosa che seppe dire fu:

Quando ti è arrivata?

Frannymorgana ha scritto:
E' arrivata stamani... disse la donna. Ti ho mandoto a chiamare immediatamente
Francesca fu quasi infastidita da quella domanda, ma che c'entrava adesso, ma aveva letto quello che diceva la lettera?

Rob è l'unica cosa che riesci a dire? Che facciamo? Chi chiamiamo? Vuoi che contatti Ribes oppure potrei parlare col medico di Amesha. Insomma vogliamo fare qualcosa? Tua madre sarà qui fra qualche giorno. Non possiamo lasciare niente di intentato.

Black96 ha scritto:
Alexander, come da molto tempo ormai, era al comando di un esercito al servizio della Repubblica. Si trovava nelle mura di Piombino e stava effettuando il suo turno, scortato da altri due Soldati.
L'aria era molto calda, stava per arrivare la bella stagione che, dopo neve e pioggia e fiori uccisi dal vento, avrebbe portato Sole, caldo e tanti nuovi fiori sarebbero sbocciati.

Tutto era silenzioso a quell'ora, il Sole stava per tramontare, i bambini erano a mangiare al tavolo insieme alle famiglie, tutto andava per il verso giusto.

Comandante, un messo ha consegnato questa missiva per Voi, da parte di una certa Aurora.

Disse un Soldato mentre gli porgeva una lettera.

Oh, dammi pure.
Ti ringrazio.


Così prese la missiva e liberò l'uomo dagli attenti. Aprì la lettera con il sorriso come forgiato a fuoco sul viso, un sorriso destinato a dissolversi molto rapidamente, quando, aguzzando la vista, lesse ciò che la dolce Aurora aveva scritto.

Rimase immobile, fermando anche la propria marcia, guardò la lettera per qualche istante, la chiuse e riprese il cammino.

Uomini, ATTENTI !
Dovrò allontanarmi per qualche momento, continuate la ronda, la sera molto tranquilla, quindi non preoccupatevi più del dovuto.


Con queste parole, andò via, nella caserma dove ormai viveva da qualche mese.
Prese carta e penna, la mano gli tremava un poco, ma si fece forza e scrisse quella lettera.

[rp]Mia adorata Aurora,

Io sto bene e qui tutto va come deve andare.
Sono molto contento che ti piaccia Saint George, purtroppo non ho mai avuto occasione di visitarla, ma mi fido dei tuoi occhi e del tuo cuore.

Ti prometto che starà al fianco di tutto il Casato e manterrò la calma, anche se non sarà facile.
E' terribile pensare che tu sia così lontana da noi e non stia neppur bene.
Spero di rivederti presto, così potrai farti visitare da un medico italiano, forse potrà darti più certezze di quello che ti ha visitato.

Sempre al tuo fianco.

Tuo, Alexander.[/rp]

La chiuse e pose il sigillo di ceralacca.

Il messo con il cavallo e la nave più veloce che esista, SUBITO !

Consegnò la lettera che entro qualche giorno sarebbe dovuta arrivare ad Aurora.

Poi riprese la ronda notturna, ma molto pensieroso.

Cele ha scritto:

    Aurora aveva deciso di ripartire subito.
    Non c'era un attimo da perdere. Troppe persone da rivedere, da riabbracciare.

    Dopo neanche due giorni aveva avvisato Ernesto e il loro ospite ed erano ripartiti.
    Stavano già per lasciare i mari stranieri per rientrare in quelli più familiari e più volte solcati.

    Ricevette la missiva di Alexander mentre osservava una piccola isola davanti a loro.
    Da lunghe ore non spirava un filo di vento e la tosse si aggravava, nonostante l'aria benefica del mare.

    Riuscì a darle un po' di forza, Alexander, come sempre.

    Alla fine decise. Glielo doveva.
    Rientrò in cabina e scrisse.




    [rp]

      Mia adorata Helena,


      ti scrivo per avvisarti che sono già in mare verso casa, Livorno.
      Non so quanto ci potrò mettere perché mi fermerò pochissimi giorni a Terracina per riabbracciare Roberto, non so quando lo rivedrò,
      e con lui anche Francesca, Michele, Alessandra e gli altri che si trovano lì.

      Non stupirti se già riprendo la via del ritorno. Sto bene, ho solo una leggera tosse.

      Ti chiedo, come sempre, di fare le mie veci in casa.
      So che puoi farlo Helena, so che sarai perfetta.

      Ci rivediamo presto, te lo assicuro.

      Un bacio a tuo marito da parte mia.



      Con amore,


      Zia Aurora


    [/rp]


    Sospirò, chiuse la missiva e la sigillò.
    Poche parole, nessun accenno a gravi problemi di salute, solo un affettuoso saluto.

    Helena avrebbe capito, sospettato quantomeno, Aurora lo sapeva.
    Ma doveva iniziare a prepararla.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Con le Lucciole e le cicale   Ven 01 Giu 2012, 21:07

Robermir ha scritto:
Dobbiamo subito preparare un letto ed una stanza adatta. Vediamo se riusciamo a trovare della servitù che possa sostenerla ed aiutarla in ogni compito. Chiama un dottore, anche quello della vostra Brigata può andar bene, con te ha fatto un ottimo lavoro.

Così rispose guardando la cugina.

Preoccupato fissò il mare, pensando alla madre.

Hecate ha scritto:
Si riscosse all' improvviso, accorgendosi di essersi persa in chissà quale contemplazione da almeno una buona mezz' ora.

Ultimamente Helena si sentiva più fiacca del solito, quella primavera stava avendo un pessimo effetto, su di lei. Oppure semplicemente non era più una ragazzina.
Le capitava spesso se non di addormentarsi - non ancora, almeno, ma se continuava così ci sarebbe arrivata! - ma di cadere in una specie di stato semicosciente, magari mentre osservava la pergamena su cui stava per scrivere, o ammirando il cielo fuori dalle finestre.
La mente vagava ed il corpo riposava, inerte.

I molti impegni le richiedevano molte energie, e spesso arrivava a sdraiarsi la sera nel letto e non ricordare altro il giorno dopo. Probabilmente cadeva addormentata già prima che la testa poggiasse sul cuscino.
Stanca, sì, ma felice.
Era soddisfatta di come lavorasse per la città, di come fosse riuscita ad essere un Capitano che fa bene il suo lavoro, in Torre.
L' unico dispiacere era avere la maggior parte della sua famiglia lontana da lei, in giro per mari, città, paesi stranieri.
A volte Claraluna le sembrava immensa, e vuota, senza le voci a lei familiari a riempire i corridoi; senza la presenza rassicurante della zia Aurora, la vivacità della cugina Vera, le chiacchiere dei nipoti. I suoi fratelli...

Ma andava avanti. Qualcuno sarebbe tornato, qualcuno tornava sempre.
Ed accanto a lei c' era l' uomo migliore del mondo, che la sosteneva e le dava una mano quando possibile.

Ecco, di nuovo!
Persa in questi pensieri, si era di nuovo isolata dal mondo, lasciandosi cullare dalle fusa del gatto Shadow, accoccolatolesi in grembo mentre Helena sedeva alla scrivania del suo ufficio da Capitano, in Torre.
A rigor di logica, nessun animale sarebbe potuto entrare in Torre, talmente era un luogo sicuro e chiuso agli intrusi.
Ma un gatto trova sempre il modo di entrare ovunque. A dispetto di ogni legge fisica, morale, e costituzionale.

Lei invece era ora che si desse una mossa, gatto o meno.
Shadow sembrò leggerle nel pensiero - esiste un gatto che non sia in grado di farlo? - e stiracchiandosi le scese dalle ginocchia, poco prima che un miliziano bussasse alla porta.

"Avanti!" rispose, cercando di rimanere concentrata.
"Capitano, questa è per voi." le disse l' uomo, avvicinandosi e porgendole una lettera. Lei gli rivolse un sorriso, ringraziandolo, ed aggiungendo: "Se avete finito con i vostri compiti, qui, potete andare. Sarete impaziente anche voi di raggiungere casa."
Il Cavaliere scattò sull' attenti, e lei sorrise di nuovo a quel gesto così troppo deferente.

Quando l' uomo uscì, per la prima vera volta Helena prestò attenzione alla missiva che aveva in mano, e notò con gioia che proveniva dalla zia Aurora.
Già, chissà a che punto era del suo viaggio?
Con un gran sorriso, Helena si apprestò a leggerla.

Stava tornando, questa era un' ottima notizia.
Poi diceva che si sarebbe fermata a Terracina. Era ovvio, voleva rivedere tutti i familiari che non vedeva da tempo.
Scriveva di chissà quando li avrebbe rivisti. Be', ma.. Terracina non era poi così lontana.
Helena non doveva stupirsi se già tornava indietro; e lei stava bene, aveva solo un po' di tosse. Le chiedeva di fare le sue veci per il Casato.
Che frasi strane.
Helena non era stupita del ritorno: solo contenta. E perchè precisare che aveva un po' di tosse, preceduta dall' affermazione che stava bene? Come uno scudo..
Ed il fatto che Helena si occupasse del Casato in sua assenza.. Be', era normale, ormai non lo ribadivano quasi più quando la zia si allontanava. Perchè scriverlo ora, nel bel mezzo del viaggio, di ritorno peraltro?

Non stupirti se già riprendo la via del ritorno. Sto bene, ho solo una leggera tosse.

Ti chiedo, come sempre, di fare le mie veci in casa.
So che puoi farlo Helena, so che sarai perfetta.
Ritorno. Sto bene. Un po' di tosse.
Ti chiedo di fare le mie veci in casa. Sarai perfetta.

Quelle parole fecero scattare qualcosa di pesante, torbido, ancestrale dentro di lei. Qualcosa che assomigliava alla parola definitivo.

Lacrime silenziose presero a scenderle dalle guance. Senza un motivo razionale, senza una coscienza, senza quasi che Helena se ne accorgesse.
Fino al momento in cui dalla porta fece capolino Marco, probabilmente per tornare a casa insieme.
Senza dire nulla, Helena gli porse la lettera, senza smettere di versare quelle lacrime insensate.

Yosobel ha scritto:
isabella aveva ricevuto la missiva da Cele, l'amica marinaia, in cui ella le faceva le sue conratulazioni per la nascita di Ludovico e le augurava tutto il meglio.

Era molto lieta di aver ricevuto anche la sua lettera, ma la scrittura della donna le pareva strana, quasi incerta, con qualche sbavatura.
"Magari è solo dovuto al rollio della nave...", pensò.

Decise così di rispondere.


[rp]Carissima Aurora,

ricevere la tua lettera mi ha riempita di gioia.

Ti posso assicurare che mamma e bambino stanno molto bene e che il papà è al colmo della felicità.
"Strano", penserai tu, conoscendo Lorenzo, ma è tutto vero... pare che il suo cuore cinico e calcolatore si sia sciolto un pochino quando ha incontrato me e del tutto non appena ha visto il suo primogenito... dovresti vederlo, con il piccolo Ludovico in braccio... come lo guarda e lo coccola... ovviamente solo fino a quando non comincia a piangere! Quando accade lo molla alla mia serva Greta, dato che non ama sentirlo frignare e non saprebbe nemmeno come calmarlo!
Tuttavia, non dirgli nulla di tutto questo, ci tiene alla sua brutta reputazione di uomo senza cuore, lo sai bene.

Tu come stai, cara? Come va il viaggio?
Ho saputo che state già tornando a casa - sì, le voci girano - non ne conosco il motivo, ma la notizia non mi dispiace affatto.
Non vedo l'ora di poterti riabbracciare di persona e di presentarti la mia gioia.

Per adesso, ti mando un saluto da parte mia, di Lorenzo e di Ludovico.
Un abbraccio,

Isabella



P.s. Ludovico si è impiastricciato le mani (e i vestiti, e la faccia.... che disastro!) rovesciando la boccetta dell'inchiostro, quindi ho pensato di approfittarne per mandarti un suo saluto personalizzato. Spero ti faccia piacere![/rp]

Frannymorgana ha scritto:
L'arrivo di zia Cele si stava avvicinando e Francesca aveva fatto preparare tutto, una stanza per lei con tutti i mobili nuovi, cambiava ogni due giorni le lenzuola per essere sicura che fossero fresche il giornodello sbarco.
Kestel e Tessa che erano con lei a Terracina erano stati avvisati del suo arrivo e anche del suo precario stato di salute. La famiglia di Luna, come in tutti i momenti decisivi, si stava stringendo. Tutti avrebbero fatto il possibile, niente sarebbe stato lasciato intentato.

Kestel ha scritto:
Bisognava esser sicuri che la stanza per la zia, fosse preparata alla perfezione; in un momento importante e particolare, non si sarebbe perdonato nessuno sbaglio.
Ogni giorno, andava e tornava assieme a Francesca dalla stanza.

Ernesto77 ha scritto:
Ernestino come al solito aveva seguito la mamma nelle sue avventure, a dispetto dei rimproveri della sorellina Giulia che gli rinfacciava il suo eccessivo attaccamento alla madre.
"Sempre attaccato alla sua gonna sei, devi crescere" gli diceva.
Ma lui era sempre con lei perchè viveva ogni giorno mille avventure e non da disprezzare, mangiava bene e vedeva posti nuovi.
Non era per lui consumarsi sempre sulla stessa sedia in attesa sempre delle solite facce.
Del padre ormai non aveva più notizie come del resto il padre stesso non ne aveva di lui e soffriva per questo totale disinteresse del genitore, per cui compensava la mancanza della figura maschile di riferimento legandosi ancor di più alla madre.

Il viaggio verso la Grecia era filato liscio come l'olio, Ernestino aveva portato con se numerosi tomi presi in prestito da sua sorella Vera con cui far passare il tempo.
Aveva letto la storia di quel magnifico popolo, della filosofia e dell'architettura.
Sognava ad occhi aperti, guardando il mare di poter finalmente vedere le meraviglie antiche di cui tanto leggeva.

La sera ne parlava con la madre che lo ascoltava mentre con entusiasmo le raccontava di quel popolo antichissimo e delle grandi cose che avevano fatto.

Ma coglieva nel suo sguardo che tanto aveva imparato a conoscere una misteriosa ombra.

Andò a dormire con il pensiero degli occhi spenti della madre e fece brutti sogni, sognava di torri che crollano e di suo padre che piangeva, mentre una barba bianca gli diceva che la sabbia della clessidra non può andare dal basso verso l'alto.

Contessaromana ha scritto:
Fu un duro colpo per Tessa la notizia del precario stato di salute della zia che ormai considerava una seconda madre, le era stata sempre vicina nei momenti tristi ed ora era lei ad aver bisogno.
Mentre gli altri preparavano la stanza per il suo arrivo la ragazza, che aveva da poco iniziato i suoi studi di medicina, si rinchiuse in biblioteca a cercare libri e studiare la situazione sperando di farsi un'idea su cosa potesse avere.

Cele ha scritto:


    Aurora lesse con il sorriso la risposta che le aveva inviato Isabella.
    La firma del piccolo Ludovico le aveva fatto troppa tenerezza ed era rimasta ad ammirarla per lunghissimi minuti.

    Una piccolissima mano che le riportò i pensieri a molti anni prima.

    Un bambinetto che si atteggiava ad ometto le porgeva la mano.
    Occhi scurissimi e vispi, ricci incontrollabili e un grande sorriso.

    "Sono Roberto e sono con lui" e aveva indicato Cesare.

    Aurora aveva puntato i suoi occhi verdi in quelli del fratello che con un occhiolino aveva rimandato a dopo le spiegazioni.
    Poi le raccontò delle sue avventure. Si era perso, ferito e malato aveva girovagato.
    Era stato curato e poi, sulla via del ritorno quel ragazzetto gli si era piazzato di fronte.

    Il tutto si era concluso con un'adozione e un nipote a cui regalare le proprie cure.

    E a Roberto si era affezionata fin da subito.
    Cavolo quel ragazzino sorrideva sempre ma era dispettoso, troppo dispettoso.
    Le sgridate e le punizioni erano continue e in quella casa non c'era più pace.

    Cesare poi si ammalò di nuovo. Non c'era neanche stato bisogno glielo dicesse.
    Si sarebbe presa lei cura di Roberto. Lo avrebbe fatto nel migliore dei modi.
    Almeno ci avrebbe provato.

    E alla fine era cresciuto, erano cresciuti insieme possiamo dire, tra una discussione e un'altra.
    Politica insieme, lavori insieme, viaggi insieme.

    Lei era diventata "madre", lui era diventato il suo bambino. Il suo primo bambino.

    Chissà se anche ora, dopo tutto quel tempo e tutte le cose vissute, trovava ancora la forza di sorridere come quando era ragazzino.
    Aurora non sapeva se Roberto era al corrente delle sue condizioni di salute.
    Però sapeva che non vedeva l'ora di rivederlo.

    Guardò il mare. Mancava poco.



Carn ha scritto:
Vittorio stava da solo, in una grande stanza buia del suo palazzo, a guardare dalla finestra un panorama costellato di stelle in cielo e lucciole e falene in terra.

Era notte e c'era un silenzio assoluto, interotto solamente da qualche animale notturno.

Stava li,senza far nulla a pensare al passato...ai momenti felici della sua vita e a un presente che non riusciva più a infonderli serenità...

una serenità che solo una persona in vita sua era capace di darli ,anche nei momenti più bui.

mi manchi

Questo palazzo è ancora più vuoto senza di te...

pensò tra sè Vittorio


La sua era divenuta una vita priva di senso e l'età ,con i continui viaggi dai frati per dei ritiri spirituali,si faceva sentire..

Giulia veniva a trovarlo a volte a palazzo con il suo fidanzato e rimaneva sempre poco tempo,mentre Mattia veniva a trovarlo di rado ,informandolo sulle vicessitudini che caratterizzavano la vita a san miniato...cose che ormai tendeva sempre più a trascurare...
Si comportava come un figlio che va a trovare il padre vecchio e malato e gli tiene compagnia quel poco tempo necessaro a rendere più felice la giornata...

già un figlio....
una persona a cui insegnare tante cose...
in cui infondere una parte di te affinchè viva dopo la propria morte e si fonda con la sua ,completandola e migliorandola..

Si era comportato male con lui ,non lo sentiva e non si sentivano da tempo..

aveva sbagliato ,ma la malattia ,i ritiri spirituali continui e il suo stato non avevano aiutato...

Non era più gioiso,non riusciva più a ridere,non riusciva più a stare sereno...

Eppure la vita era stata generosa con lui

Gli aveva concesso tanti amici,un feudo,ricchezze ,una vita politica di prim'ordine,una famiglia che lo amava...

eppure non riusciva più a essere felice..

la vecchiaia ,lenta e inesorabile ,gli aveva insegnato che la vita è una sola e si costruisce non tanto sugli obiettivi conquistati ,gli oggetti ottenuti,ma sulle persone che si amano...le uniche capaci di trasmettere sensazioni che a differenza degli oggetti materiali,porti sempre con te e non subiscono gli effeti inesorabili del tempo...

come mattoni in una casa,cosi i momenti felici con le persone che ami fortificano e costituiscono quella che si può chiamare vita.

Continuò a guardare fisso la finestra con in testa questi pensieri,quando qualcuno busso nella stanza.

Ho detto che non voglio visite da nessuno! Gridò Vittorio

Mio signore è importante disse da dietro la porta un servo

riguarda vostra moglie

Entrate! disse Vittorio con voce ferma

Il servo con fare prono cominciò a parlare

Vostra signoria arrivano notizie riguardo vostra moglie dalle vedette di livorno.
Presto tornerà a casa dal lungo viaggio in grecia con vostro figlio


Vittorio fu colpito da quelle parole come un sacco di farina colpito da numerosi dardi.

Va bene ,domani mattina partirò alla volta di Livorno e sosterò a palazzo Claraluna in attesa della loro venuta.

Per domani voglio che la carrozza sia pronta ,i soldati di scorta pronti e che sia avvertito mattia della mia assenza,dato che sarà lui a gestire il feudo in mia assenza.


Il servo ,udite quelle parole ,fece per ininocchiarsi e usci' dalla porta ,lasciando Vittorio nuovamente solo.

Era felicissimo del ritorno di sua moglie e di suo figlio,ma aveva una stranissima e inquitante sensazione che qualcosa stesse per colpirlo ...in maniera inesorabile e crudele...
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Con le Lucciole e le cicale   Ven 01 Giu 2012, 21:10

Rosalba ha scritto:
Rosalba era arrivata a Livorno per andare a studiare nell'Accademia Navale essendo che apparteneva all'esrcito voleva imparare anche qualcosa sulla navigazione che in futuro gli potrebbero servigli.
Come ogni giorno andava all'Accademia decise che finito la lezione voleva andare al palazzo Claraluna lo sapeva benissimo che sua zia Cele e suo cuginetto Ernestino erano in viaggio ma una strana sensazione gli diceva che doveva andare al palazzo e si diresse col suo cavallo.
Arrivata al palazzo Claraluna vide che da una carozza scendeva una persona e lo ricosce subbito suo zio Carn scese da cvallo e lo chiama

"Zioo!! zio Carn!!!"

lui si gira e la riconosce subbito

"Rosa cosa fai qui a Livorno!!!"

Rosalba lo raggiunse e lo abbraccia , guardando lo zio lo vede stanco e un po' invecchiato ma anche triste gli sorrise

"Sono qui per studiare all'Accademia Navale di Livorno e ampliare le mie conoscenze , e sono qui a palazzo Claraluna per salutare Hercate e da un po che non venivo, mi fa piacere che sei arrivato zio, sai qualcosa di zia Cele e Ernestino se ritornano dal loro lungo viaggio!!"

Lo zio mi guardava e poi disse

" cosa facciamo qui davanti alla porta entriamo "

Entrando cera Hercate che ci aspettava....

Cele ha scritto:


    Ernesto si era rivelato un abile navigatore. Per fortuna.

    Aurora non riusciva neanche a passare in cabina di pilotaggio più di un'ora durante il giorno. La sua cabina era diventata la sua casa.

    Tossì mentre cercava di alzarsi dal letto.
    Coprì le sue spalle per bene, la febbre non era passata neanche un minuto durante tutto il viaggio.

    Uscì e davanti a lei c'era terra, e questa volta riconosceva perfettamente quelle coste.
    Sorrise ad Ernesto, in cabina, facendo un segno di assenso per l'ottimo lavoro svolto finora.

    Si avvicinò lentamente alla voliera dove stava tranquilla Evagore. La fece salire sul suo avambraccio ed entrò in cambusa.

    Si sedette e con una pergamena davanti scrisse a Francesca.



    [rp]

      Al largo di Terra di Lavoro,


      Francesca, sto arrivando a Terracina, o Gaeta, dipende dalla disponibilità.
      Volevo avvisarti.

      Non conosco medici in Terra di Lavoro, pensaci tu nipote mia.
      La paga non ha importanza.


      Tua Zia Aurora.


    [/rp]


    Diede ad Evagore un pezzo di carne mentre le legava la breve missiva alla zampetta e le fece spiccare il volo, una volta tornata sul ponte.


Frannymorgana ha scritto:
Era alla taverna delle amzzoni quando le consegnarono la missiva di sua zia.
Stava arrivando e lei avrebbe fatto tutto il possibile per fare in modo che stesse meglio.
La stanchezza di Aurora si evinceva anche dalla scrittura di solito molto elegante, sembrava un po' tremolante

Zia mia
ripeteva Francesca fra di se, sul cuore aveva come un pesante macigno, nella mente pensieri funesti si rincorrevano.

Devo assoltamente parlare con Generale Eraclitus lui è medico e potrà fare qualcosa per zia e detto questo si diresse verso casa sua, sperando di non disturbarlo, ma la situazione era troppo gravee non poteva rimandare.

Carn ha scritto:
Scendendo da carrozza vide la nipote rosa colpita da indomita frenesia e di fronte a tale allegria riusci' per qualche secondo ad allontanarsi dal suo triste stato.

Rosa! Mi fa piacere Vederti!

e mentre discuteva con lei fece per entrare dove li stava attendendo Hecate,ma si interruppe quando un messo ,venuto da livorno ,si avvicinò con aria stremata probabilmente dal lungo viaggio

questa lettera è voi barone! disse disse il messo ansimando

Era giulia che gli scriveva per avvertirlo che era a tornata a sanminiato e voleva raggiungere i suoi genitori a livorno.
Tuttavia la strada per Livorno in quel periodo era disseminata di Briganti e Vittorio non se la sentiva di far andare la figlia da sola.

Scrisse una lettera per avvertire Giulia e contemporaneamente chiamò alcune delle sue guardie:

Presto ,ripreparate i cavalli e la carrozza nel minor tempo possibile e ripartite per San Miniato dove vi attenderà mia figlia

Le guardie non dissero nulla,ma con un leggero cenno con il capo fecero intendere di aver capito

Ciumachella ha scritto:
Giulia era tornata da poco nella sua amata città.
San Miniato era la sua casa, lì c'era suo padre ad aspettarla e non vedeva l'ora di riabbracciarlo.
Quando però arrivò nel casato, vide che non era lì, questo l'aveva rattristita un pò, era tanto che non lo vedeva, ed era altrettanto tanto tempo che non riabbracciava sua madre, la quale era in viaggio con il suo gemellino.
Sentiva la mancanza di entrambi, le piaceva viaggiare, era una passione che le aveva trasmesso la mamma, ma questo la conduceva lontano dai suoi cari e le faceva perdere davvero tante cose importanti.

Dopo essersi accertata che il babbo non fosse neanche nel suo studio, si diresse subito in cucina; sicuramente Agnese avrebbe saputo dirle dov'era.


"Agneseeeeeee! Agneeeeeeeeeeeeseeeeeeeeeeeeeeeee!! Ma dove sei???"

Vide la governante spuntare fuori, da sotto il tavolo, brontolando: "Eccomi Eccomiiii! Signorina ma quante volte Ve lo devo dire di non urlare! Non siete più una bambina e io ho una certa età ormai!" chissà cosa stava cercando... ma quello in quel momento non era un suo problema.

"Uh eccoti qui! Sisì, lo so, lo so che non devo urlare, ma non ti vedevo dunque..." si interruppe un momento, un pò imbarazzata. "Volevo sapere dov'è mio padre, sono andata su nel suo studio ma non c'è, è uscito per caso??"

"Vostro padre?? Ma è partito giorni fa, è andato a Livorno ad aspettare il ritorno di Vostra madre e di quella peste del Vostro gemello, pensavo lo sapeste." Le rispose la donna, ormai anziana.
"Ah, ora che ci penso" aggiunse "Vostra madre Vi ha inviato una lettera dalla Grecia."

Quella missiva la allarmò all'istante.
Ora aveva capito perchè il padre era partito senza avvertirla.
Doveva partire immediatamente per Livorno, quindi scrisse subito al padre.


[rp]Adorato padre,
ti scrivo per comunicarti che presto sarò a Livorno e per dirti che ho ricevuto anch'io la missiva della mamma, sono molto preoccupata per lei.

Consiederando che le strade pullulano di briganti, credo sia meglio essere prudenti, potresti mandare qualcuno a prendermi? Te ne sarei infinitamente grata babbo.

Per ora ti abbraccio, nella speranza di rivederti presto e di vedere la mamma e Ernestino.

Con affetto,
tua Giulia[/rp]

Dopo aver richiuso per bene la missiva e averla indirizzata al palazzo Claraluna, si accertò che arrivasse il prima possibile e attese notizie da suo padre.

Ciumachella ha scritto:
Giulia era nella sua stanza, stava controllando di avere tutto pronto, ormai era ora di partire.
Odiava lasciar fare le cose ai servitori del palazzo, si sentiva incapace e era consapovole di non esserlo affatto.
Aveva dunque preparato personalmente Gwendolyn, la sua giumenta bianca, e i suoi bagagli.

Era ancora presa dai preparativi, quando sentì il rumore di una carrozza che si stava avvicinando.
Si affacciò alla finestra e riconobbe le guardie del padre.
Sicuramente aveva ricevuto la sua missiva e aveva inviato le sue guardie per accompagnarla a Livorno.

Scese in fretta e si avvicinò alla carrozza, rivolgendosi a un giovane che le andava incontro:
"Buongiorno signorina, Vostro padre ci ha mandati per scortarVi fino a Livorno, se siete pronta possiamo partire anche subito."

"Buongiorno a Voi, a dire il vero non mi aspettavo una carrozza, ho preparato io stessa la mia giumenta per il viaggio, quindi vi seguirò a cavallo se non Vi dispiace."

La giovane guardia annuì senza proferire parola, quindi tornò alla sua postazione sulla carrozza, in attesa di partire.

Giulia montò a cavallo, Lenobia sulla spalla. Pensò che alla mamma avrebbe sicuramente fatto piacere rivedere la piccola falchetta, è per questo che la portò con sè.
Andò davanti la carrozza e partì in direzione di Livorno.

Rosalba ha scritto:
Come ogni giorno Rosalba usciva dall'Accademia Navale e andava a trovare suo zio al palazzo Claraluna, sperando che arrivava qualche notizia dell' arrivo di sua zia Cele che era da tanto tempo che era in viaggio,
Arrivando al palazzo entra e il maggiordomo si avvicina e

"ben arrivata dama Rosalba, vostro zio vi sta aspettando nello studio con la signorina Giulia che è arrivata stamane........ "

Rosalba sentendo che sua cugina era arrivata non aspettò che finiva di parlare che corse verso lo studio, arrivata bussa ed entra
"Giulia sei arrivata!!! " e l'abbraccia.......
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Con le Lucciole e le cicale   Ven 01 Giu 2012, 21:12

Ciumachella ha scritto:
Il viaggio non fu lungo, nè tanto meno faticoso, ormai era abituata a viaggiare.
Dunque appena arrivò a palazzo Claraluna scese in fretta da cavallo e disse alle guardie:
"Ragazzi vi ringrazio di cuore per avermi permesso di raggiungere mio padre qui a Claraluna, senza di voi sarei stata un facile bersaglio per i briganti. Ve ne sarò infinitamente grata, davvero."
Rivolse un sorriso alle guardie e poi aggiunse: "Ora credo che possiate anche riposarvi, ve lo meritate senz'altro."
Detto questo si congedò e andò subito alla ricerca del padre.

Lo trovò nello studio della madre, la poltrona rivolta verso la finestra. Evidentemente voleva essere il primo a vedere la mamma e Ernestino arrivare a casa.
Era seduto in poltrona.
Dormiva, ma dal suo volto trapelava tutta la stanchezza e la preoccupazione che lo avevano accompagnato in queste lunghe giornate.
Si avvicinò e si sedette vicino a lui:
"Oh babbo.."

Poco dopo sentì bussare alla porta: "Avanti" disse piano, per non svegliare il padre.

Vide la cugina sbucare fuori dalla porta.

"Giulia sei arrivata!!!"

Si alzò e le andò incontro velocemente: "Oh Rosy, non sai quanto sono felice di vederti! Come mai sei qui?? E gli altri ci sono?? Dove sono?? Io sono appena arrivata, ma non ho ancora incontrato nessuno!"

Cele ha scritto:


    Ce l'avevano fatta.
    Davanti ai loro occhi c'era Terracina.

    Le comunicazioni con il Capo Porto erano state facili e veloci e già dopo pranzo avevano iniziato le manovre d'attracco.

    Sia Ernesto che Palzefan si erano dati molto da fare, mentre Aurora, con non poca difficoltà aveva riordinato le sue cose,
    anche se le avrebbe lasciare in custodia nella stiva, per pochi giorni era inutile portarsi dietro tutto quel bagagliaio.

    L'aria era calda sotto il sole del primo meriggio. Anche se le ossa di Aurora rimanevano fredde.
    Il vento era leggero e piacevole.

    Tutto sembrava perfetto per riabbracciare i suoi parenti in Terra di Lavoro.
    Non fosse per quella tosse, per quella febbre, per quel malessere a cui non sapeva ancora dare un nome.

    Pallida, smunta e debole si incamminò, sacca in mano, verso la passerella.
    Ernesto le prese subito la sacca e si propose per aiutarla.
    Lei lo fermò con un sorriso. Doveva farcela sola e non voleva subito allarmare chi era andata a raggiungerla al porto.

    Tenendosi saldamente dal corrimano attraversò la passerella.
    Le gambe le tremavano ma sulla banchina avrebbe avuto tutti i suoi cari ad attenderla.

    Questo la spingeva a proseguire.


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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Con le Lucciole e le cicale   

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[GdN] Con le Lucciole e le cicale
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