Il Casato Di Luna

Casato Borghese della Repubblica di Firenze
 
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 Una Cicogna pasticciona! [31 Luglio 1458]

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Vindrveraly
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MessaggioTitolo: Una Cicogna pasticciona! [31 Luglio 1458]   Dom 05 Giu 2011, 18:24

Krisclaire ha scritto:
Ma perchè non stai su?Uff!

Accaldata e sporca di terra, Ginevra stava cercando di piantare un arbusto e sbuffava, asciungandosi la fronte,perchè non si decideva a star dritto.
All'inizio il riposo forzato l'aveva terrorizzata : cosa avrebbe fatto tutto il giorno per mesi?
Poi invece aveva iniziato a coltivare molti interessi che in passato, non avendo tempo , aveva messo da parte.
Continuava a cucinare fantastici pranzetti per i Di Luna, dipingeva, scriveva musica,ultimamente si era data al giardinaggio ed era tornata ad essere Tribuno, anche se il lavoro era poco.
Mancavano tre mesi alla nascita dei piccoli ma lo zio Bartolomeo, che era medico e l'aveva in cura, le ripeteva che spesso i gemelli nascono prima del tempo.
Non era preoccupata più di tanto, perchè sapeva di essere in buone mani.
Sperava solo che Francesco arrivasse in tempo: non poteva pensare di partorire senza di lui.
Certo che, come prima gravidanza, partorire 3 gemelli era davvero una bella impresa!
Si alzò, con un certa fatica.
Si tolse la terra dalla veste e decise di andare a darsi una rinfrescata , per poi iniziare a preparare il pranzo.
Chissà chi sarebbe venuto a pranzo oggi!
Quella casa era un porto di mare, non si sapeva mai chi c'era a tavola, ma a lei piaceva così.
Uscì dalle sue stanze ritemprata, pronta a recarsi nelle cucine.
Stava affettando delle verdure, quando Vera spalancò la porta,bianca in volto.


Oddio Vera, che succede?


[hrp]GDR CHIUSO: ogni intervento non autorizzato, verrà cancellato[/hrp]


Vindrveraly ha scritto:
Una brezza spirava forte dalla finestra.
Un brivido freddo, la fece rinvenire dalle montagne di scartoffie che aveva davanti a lei.
Si alzo', contro voglia, e chiuse la finestra, sbuffando "Che magnifica estate!".
Lo era infatti per quanti riuscivano a godersela: un caldo sole si stagliava austero nel cielo, ed invitava molti livornesi al lago, sicuri di una fruttuosa pesca e una gioiosa giornata.
Ma lei non poteva permetterselo, la situazione, il suo ruolo non glielo concedevano.
Si lascio' andare sulla sedia, picchiettando i polpastrelli sulla scrivania.
Dopo un respiro profondo, riprese il suo lavoro.
"Controllare il mercato, fatto. Controllare la difesa, fatto. Controllare gli arrivi, fatto. Controllare gli eserciti, fat..uhm."
Perplessa, ricontrollo' gli arrivi del giorno, i suoi cugini e gli amici non erano ancora tornati da Firenze.
Un nuovo gelido brivido, le percose la schiena; si volto', la finestra era ben chiusa. "Che mi stia ammalando?...uhm, dopo chiedero' allo zio di controllarmi.."
Continuo' a scrivere, lettera dopo lettera, intingendo più volte la piuma d'oca nell'inchiostro, finchè non si macchio' la mano, quando, presa alla sprovvista, un giovane piombo' nella stanza.
Vera lo guardo' male, da principio, "Che modi.." borbotto', ma vedendolo scuro in volto e affaticato, disse:

Prego, accomodateVi pure..non rimanete li in piedi!
Che non sia mai detto che a Livorno non siamo ospitali
aggiunse infine, mostrando lui il suo miglior sorriso.

Il giovane si scuso' per i modi poco convenienti, dando la colpa al poco tempo a disposizione:

Ah! Non sapete quanto io Vi capisca, i giorni dovrebbero essere più lunghi...ma non lamentiamo troppo, chè proprio il tempo è un dei più bei doni che l'Altissimo ci abbia donato.
Ma ditemi, cosa Vi porta qui? Sfidando il pericolo degli eserciti?


"Ho delle notizie per Voi, Sindaco..su dei Vostri cittadini.." le rispose il giovane, abbassando lo sguardo.

Suvvià, ditemi, avanti! Non fatemi star in pensiero!

Non aggiunse altro, le porse semplicemente delle carte, estratte dalla sua borsa, e dopo un inchino ando' via, diretto a Volterra.
O almeno così le parve di capire.
Prese dunque quei fogli e avvicinandosi alla finestra, per veder meglio comincio' a leggere....

Le lacrime, che rigavano il suo volto non le permisero di leggere altro, se non i nomi dei feriti.
Cose che capitano avrebbero detto, ma come fai, anche solo a pensarlo, quando le stesse cose capitano a te?Quando il dolore rimbomba sordo nel tuo petto?
Quando pensavi che presto avresti visto tutta la tua famiglia giocare allegramente in giardino, ed ora sai che cio' non potrà succedere?
Quando..Cerco' di pulirsi il viso, non era tempo per i "quando", ora doveva avvisare per prima la sua famiglia, che con gran gioia attendeva di riabbracciare coloro che adesso erano feriti, in quel di San Miniato.
Mise a posto le carte, ed usci' dal suo ufficio.
I corridoi erano vuoti, spenti e privi di vita: come lei, dopo tutto.
Per le vie livornesi era lo stesso, chi poteva era al lago, non in città, dove il caldo era, a tratti, insopportabile.

Vera pero' sentiva freddo, quel freddo che ti attanaglia lo stomaco, che non ti permette quasi di respirare, di camminare, udire o sentire, tutto cio' che ti circonda.
Aveva già provato quel freddo, quel dolore, quando aveva saputo la morte del suo amato Etienne, e della sua bambina, Valentina.
Ora era diverso, si trattava solo di alcune ferite riportate durante uno scontro, ma era svanita la speranza di rivederli presto, e aveva lasciato posto, appunto, al dolore.
Era arrivata, persa tra i suoi pensieri a Claraluna.

Aveva anche percorso l'ingresso in cerca di qualche parente, incontro' Agnese per prima:

"Bambina mia! 'he tè accaduto?

Niente nounou.. c'è qualcuno qui, ora?

I tù zii lo sai, sempre in 'amera a studieggiare, la tu' zia è occupata, pero' c'è Ginevra nelle 'ucine!
L'è 'ara ragazza! Sempre preoccupata per il voi!
Dille pero' di mettersi 'omoda e lasciar 'este 'ose a me, che di 'esto 'ampo io, n'è!


Vera le annuì e scese sotto, nelle cucine.
Aprì la porta e la vide, bella e dolce al tempo stesso, intenta a tagliuzzar chissa cosa.
Appena alzo' lo sguardo, disse allarmata:

"Oddio Vera, che succede?"

"Come fare ora? Che dirle adesso? .... Ma da qualcuno doveva pur saperlo, meglio da sua cugina che da un estraneo.." penso' e deglutì.
Apri' la bocca, ma non riuscì ad emettere alcun suono.
La richiuse e stringendo i pugni riprovo'.

Gin..Mia amata cugina..io ho visto...un messo mi ha portato..ecco..vedi..non... tu non devi preoccuparti...Francesco è un uomo forte...lui..anche le nostre cugine..tutti loro..

Quando non sapeva che dire cominciava a emettere parole, frasi senza senso alcuno, e questo non fece che preoccupare ancora di più Ginevra...

Sono... sono stati feriti a San Miniato! disse infine.

Non riuscì più a trattenere le lacrime, l'infelicità prese il sopravvento anche sulla sua mente, e tutto si fece buio.


Krisclaire ha scritto:
Per un momento, il tempo sembrò fermarsi intorno a loro.
Guardò Vera, cercando di capire se era tutto vero.
Non poteva crederci.
Aveva sentito dentro di se qualcosa, quando Francesco le aveva detto che partiva.
Lo aveva implorato di non farlo, ma lui era fatto così : sempre pronto a servire la propria Repubblica.
Insieme a lui, erano partiti in molti, anche tanti componenti della sua famiglia.
Guardò Vera, con una freddezza che non le apparteneva.


Fammi capire, Francesco è stato ferito. Ora si trova a San Miniato? Chi altri? Hai parlato di cugini.

Si girò, continuando a tagliuzzare le verdure. Cercava di mantenere il controllo e non mostrare quanto in realtà la cosa l'avesse sconvolta.
Impresa impossibile.
Iniziò a piangere a dirotto, singhiozzando.
Vera l'abbraccio forte, unendosi al suo pianto.
Rimasero abbracciate a lungo, finchè Ginevra con voce tremante si asciugò le lacrime e disse :

Dobbiamo capire come stanno, dobbiamo dirlo agli altri.

Vindrveraly ha scritto:
"Fammi capire, Francesco è stato ferito. Ora si trova a San Miniato? Chi altri? Hai parlato di cugini."

Si asciugo' le lacrime con la manica della camicia..
"Come poteva essere così fredda in un momento del genere?" penso', ma scosse il capo.
Vera era sempre stata impulsiva e molto emotiva, ed ogni forte emozione, il più delle volte, la esprimeva versando grandi e calde lacrime.
Sua cugina invece era una donna forte ... ma era anche in dolce attesa, e le donne in questo stato sono molto fragili e suscettibili.
L'aveva imparato quando sua cugina Francesca era in quello stato.."Già Francesca.."
Il Maresciallo dei Grifoni di Livorno, ora anche lei ferita.
"Chissà se sta' bene, se sta' soffrendo, se le serve qualcosa..oddio non posso continuare a pensarci o..o..."

In quel momento Ginevra comincio' a piangere, con il coltello in mano, pezzi verdi sulla lama, e grandi lacrime sulla guancia.
Vera non pote' far a meno di abbracciarla, prendere il coltello e metterlo da parte, e poi di nuovo stringerla forte, continuando in silenzio a dire dentro di se'

Stanno bene..devono stare bene.. e torneranno, oh si torneranno più forti di prima, più vecchi e saggi di quando li ho lasciati..e staremo insieme..come la grande famiglia felice che siamo..

Ancora abbracciate, mentre qualcosa nelle pentole andava in fumo, Ginevra disse:

"Dobbiamo capire come stanno, dobbiamo dirlo agli altri."

Vera annuì e le rivelo' cio' che le aveva detto Agnese:

Gli zii sono nelle loro stanze, intenti a studiare, come al solito, mentre zia Aurora..a dir la verità mi ha solo detto che è occupata, forse è qui... Cerchiamola! Magari la troviamo...
Poi, camminare un po' ci farà bene, ma solo se te la senti cara, altrimenti vado io..


Vera batte più volte gli occhi per cercare di far tornare indientro le lacrime, e rimase a guardarla, in attesa.


Krisclaire ha scritto:
Ginevra e Vera si presero per mano, sperando così di farsi forza a vicenda.
Insieme, andarono alla ricerca degli altri per dargli l'orribile notizia e per decidere il da farsi.


Cele ha scritto:
"Aurora, alcuni nostri soldati sono rimasti feriti a San Miniato! Un errore..... Sono livornesi! Ci sono tuoi parenti..." queste le parole che quella mattina, in Consiglio, le avevano fatto ragelare il sangue....

"Chi?!" chiese, pallida in viso "Gli uomini partiti con il Maresciallo dei Grifoni!" un brivido le percorse la schiena....

"Come stanno? Sono feriti gravemente?!" "Alcuni dovranno stare per un po' di tempo fermi a San Miniato, altri come il Maresciallo, suo fratello e il marito... Potranno rientrare a Livorno appena possibile!"

"Principe.... Potrei andare a casa dai miei parenti? Mi sono occupata già della maggior parte del mio lavoro, quanto prima tornerò a finire il resto, ma devo vedere i miei cari..." senza attendere risposta scappò fuori dal Consiglio... Non era il caso di farsi vedere turbata davanti ai suoi colleghi!

Questo mese in Consiglio, più di quello in cui aveva lavorato in precedenza, aveva forgiato ancora di più il suo carattere... Adesso era ancora più forte e pronta a reagire a qualsiasi cosa, ma in realtà, in quel momento, aveva solo una gran voglia di tornare a casa per parlare con qualche suo parente!

Salì sulla carrozza e ordinò subito: "Livorno, Palazzo Claraluna... Il più velocemente possibile!!"

Il viaggio le sembrò interminabile... Intanto la sua mente sembrava svuotata!!

Arrivata davanti a Palazzo fece un ampio respiro e scese "Chissà se qualcuno sa già qualcosa...."

In fretta varcò il cancello del Palazzo, fu richiamata dal saluto della sua Evagore, il suo falco era sempre lì ad aspettarla, ultimamente ci passava poco tempo insieme!! Forse stavolta avrebbe avuto del lavoro per lei...

Varcò il portone di casa, non aveva tempo per giocare con la piccola e vide Ginevra e Vera, pallide in viso, si tenevano per mano!!

La cercavano!! Sicuramente sapevano qualcosa....

"Avete saputo? Sono corsa subito..." ora il suo viso era rigato da lacrime, a casa, davanti i suoi cari, davanti a chi meglio la conosceva, poteva mostrare la sua fragilità!


Ultima modifica di Vindrveraly il Dom 05 Giu 2011, 18:38, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Una Cicogna pasticciona! [31 Luglio 1458]   Dom 05 Giu 2011, 18:26

Vindrveraly ha scritto:
Erano stati dei terribili giorni quelli..
Dopo aver comunicato alla famiglia l'incresciosa situazione ed essersi accertata, conseguentemente, che i suoi cugini fermi a Miniato stessero ricevendo le cure necessarie, si era preparata ad affrontare gli ultimi giorni del suo mandato da Sindaco.
Ogni giorno cercava di invogliare i suoi cittadini ad avere una partecipazione più attiva riguardo le questioni interne alla città, come l'imminente elezione del Sindaco.
Per molto nessuno si era fatto avanti, e nonostante una parte di lei desiderasse avere un successore, era pronta comunque a prendere di nuovo l'incarico di portare avanti la sua amata Livorno.
Ma il 4 Agosto era apparso un nome sotto il bando, un nome che lei conosceva bene..Marco Gilberto Di Luna, suo nipote.
Mentre Vera era intenta a sistemare il suo studio a Claraluna, a Livorno il panico stava prendendo il sopravvento fra i cittadini, poichè la candidatura di suo nipote si era rivelata essere solo un errore.
Così Carlo Alberto, Assessore alla Difesa, aveva proposto la sua candidatura, che era stata accettata da tutti.
Tra quel putiferio, Vera non riuscì a capire molto sul momento: si chiedeva perchè, nonostante lei avesse palesato di poter continuare, un po' a malincuore, ad essere la guida della città, nessuno l'avesse presa in considerazione.
Torno' il pomeriggio a Claraluna, e vide sua cugina Ginevra, nella sua stanza, intenta a preparare le valigie: aveva progettato già da un po' di partire, diretta verso nord.
Vera le chiese chi sarebbero stati i suoi compagni di viaggio, se fossero stati in grado di mantenere la calma ed aiutarla nel caso avesse avuto problemi.
Mentre stavano parlando, Agnese sopraggiunse nella stanza e richiamando l'attenzione, disse che era giunto da Grosseto un messo, per Vera.

Perdonami Gin, ma il dovere mi chiama!

aggiunse sorridendo, mentre l'abbracciava. Si alzo' e lascio' la stanza, giudata da Agnese nello studio, ove un ragazzo osservava uno dei dipinti di Fabien.

Salve! - esclamo' Vera per richiamare la sua attenzione - Posso far qualcosa per Voi?... Agnese - indicando la donna al suo fianco - mi ha detto che venite da Grosseto, deve essere stato un viaggio lungo e pericoloso.. e non so' immaginare cosa puo' fare Livorno, per la città senese. aggiunse infine sorridendo, guardando perplessa il giovane.

"Madonna Vera "- esordì, con un inchino. -"Non vengo per conto della mia città, ma la lettera è stata scritta per Voi da Gabrielle Audrey Di Luna, dal convento in cui era..

Il messo le porse la missiva, che Vera prese ed aprì immediatamente.
Era felice, forse la sua piccola le scriveva per dirle che desiderava tornare, e le chiedeva di raggiungerla...
Parola dopo parola, il suo sorriso si tramuto' in una smorfia di dolore.
Guardo' il giovane davanti a lei e lo prego' di aspettare fuori,

Agnese, accompagnalo in sala e vedi se ha bisogno di qualcosa..dopo il suo lungo viaggio, mi pare.. il minimo..

Quando la porta si chiuse, Vera cadde a terra in ginocchio, strinse la lettera al petto, innondando il suo volto di lacrime.
"La..mia bambina..il mio dolce amore...perchè..perchè..no, no..non voglio crederci, non voglio..non è possibile..."
La lettera conteneva l'addio di sua figlia a lei e ai Di Luna: il male che aveva nel petto era troppo grande ed aveva preso il sopravvento perfino sul suo spirito.
Le suore del convento non erano riuscite a trovare una cura alle ferite che aveva ricevuto Gabrielle, che, incurante del pericolo per raggiungere il ragazzo che amava, si era tuffata nel mezzo di una battaglia tra i Mano Nera e gli eserciti di Siena.
Gradualmente si erano infettate e le aveva procurato, da prima una febbre molto alta, che le aveva tolto le forze, ed in ultimo, ora, le stava facendo abbandonare la vita stessa.

...Gabrielle.., Vera le avrebbe dato la sua vita se ne fosse stata capace.
Ricordo' la prima volta che la vide, il mattino seguente alla sua nascita: le sue piccole mani, e le sue guance rosee che emanavano sempre un dolce profumo; la sua risata, in grado di far sorridere chiunque, e i piccoli urli per richiamare l'attenzione.
L'aveva cresciuta donandole tutto l'amore di cui era capace, ed anche di più. Era stata una madre ed un padre, per lei, poichè Etienne le aveva lasciate tempo prima, per la guerra. Questa guerra, che le aveva portato via prima l'uomo che amava, e poi la sua bambina..
L'aveva portata sempre con se nei suoi vari viaggi, ed accompagnata quando era lei a voler partire..Tranne l'ultima volta.
L'aveva scongiurata di non andare, di tornare a Livorno assieme, le aveva promesso che sarebbero partite non appena le acque si fossero calmate.
Pensava di averla convinta, ma troppo tardi si era accorta che la sua Gabrielle non era con lei, l'aveva cercata per tutta San Miniato, quando un uomo la fermo' dandole un messaggio.
"Perdonami mamma, ma devo partire. Lui mi sta aspettando.." e tentando disperatamente di raggiungerla era stata ferita anche lei.

Ogni giorno da allora aveva atteso quella lettera, che, in quel momento, desidero' non fosse mai arrivata.
Era quasi giunta sera, quando Vera decise di alzarsi e vergare una risposta a sua figlia, che contenesse tutto l'amore e l'affetto che aveva provato, e che avrebbe sempre nutrito nei suoi confronti.
Stringendo la lettera di Gabrielle nella mano sinistra, uscì dallo studio ed in salotto trovo' il messo.

Tenete..- disse, alzando la mano destra per porgendogli la sua lettera - ..fate attenzione durante il viaggio.. e a Volterra chiedete i permessi per la Dogana...
Non riuscì a capire come, ma i suoi occhi si riempirono di nuovo di altre lacrime, quindi s'inchino e lascio' la Sala, diretta nella stanza di Gabrielle.
Le lacrime di quella notte, non furono altro che le goccie della sua anima ferita.

La mattina con lo sguardo vuoto, gli occhi rossi e il viso pallido, ando' nella stanza dove la famiglia era solita riunirsi per la colazione e diede loro la notizia: L'affetto dei suoi dolci ed amati famigliari era grande, ma non abbastanza per coprire il dolore che provava.
E con un flebile sorriso li saluto', avviandosi verso il Municipio.
Il suo ultimo giorno da Sindaco aveva inizio, e lei non pote' far a meno di essere grata di aver un successore, anche se forse immergendosi nel lavoro più che poteva, si sarebbe persa nei suoi affanni.
Tutto le ricordava sua figlia, e niente riusciva a placare il vuoto e l'angoscia che rendevano il suo sorriso spento e riducevano la sua voce ad un flebile sussurro.

Doveva allontanarsi da li, andare via, cambiare aria e ritrovare se stessa.
Così cerco' sua cugina Ginevra e le chiese di poter partire assieme a lei..La cugina accetto' di buon grado e Vera corse a preparare i bagagli.
Poche cose scelse di portare con se': solo il bastone "Bonghincubo", che aveva ricevuto in dono da Fabrizio, quello che credeva un tempo essere suo padre, "Undomiel", la spada regalata da suo cugino Michele, poco cibo e pochi ducati, ed immancabile la partecipazione di Yatta, il suo cane.
Gli altri animali rimasero a ClaraLuna, così come tutti i suoi averi.
Non chiese nemmeno a Fabien di accompagnarla..anzi non aveva proprio parlato con lui della sua decisione: era un viaggio che doveva compiere sola, senza servitori o altro, come quelli che soleva intraprendere in giovane età.

Il 6 Agosto partirono in tutta fretta, dopo aver atteso per ore l'arrivo del padre di Ginevra e di una loro amica.
Visibilmente spazientita e preoccupata, Gin le disse che avrebbero scritto una missiva appena giunte a La Spezia.
Montarono a cavallo in direzione di Pisa, ma si fermarono solo nella tarda mattinata del 7, dopo aver oltrepassato con timore gli eserciti della città, per mangiare e riposarsi un po'.
Sedute sotto un albero, crecando refrigerio nell'ombra, Vera desiderava chiedere a sua cugina il perchè del viaggio e chi erano le persone che l'aspettavano a La Spezia, ma decise di aspettare, ripensando alle parole della cugina:

"Ci aspettano delle persone li, non possiamo farle attendere, ti spiegherò poi con calma anche il perchè di questo viaggio."

Cos', dopo un pasto frugale, Gin sprono' di nuovo il cavallo..il viaggio ricominciava.


Krisclaire ha scritto:
Si erano messe in viaggio quando ancora il sole non era sorto.
Per ore lei e la cugina Vera avevano atteso l'arrivo degli altri compagni di viaggio, ma nessuno si era ancora fatto vedere.
La preoccupava suo padre, che tanto aveva desiderato compiere quel viaggio e ora invece non si era presentato.
Forse il suo umore un pò ballerino per via della gravidanza, forse il dolore che ancora provava per la sorte di Francesco e dei suoi cugini, Gin prese Vera per un braccio e la trascinò sul cavallo.

Basta, andiamo lo stesso.
Gli scriveremo una missiva non appena giunti a La spezia.
Ci aspettano delle persone li, non possiamo farle attendere, ti spiegherò poi con calma anche il perchè di questo viaggio.
Il bastone non serve, per il momento.


Ginevra e Vera erano sempre state unite, ma in questo periodo il loro rapporto si era intensificato : il dolore dell'una era quello dell'altra.

Spero che mio padre ed Arinel stiano bene pensò mentre cavalcavano verso la loro meta.

Giunte finalmente a La Spezia, Ginevra e Vera si diressero in una locanda dove avrebbero riposato un pò.
Gin diede due lettere scritte per suo padre e per Arinel al locandiere che si era offerto di farle recapitare a destinazione.
Avevano viaggiato in religioso silenzio, senza quasi proferir parola.
Si conoscevano ormai : dovevano elaborare il loro dolore e quanto se la sarebbero sentita, avrebbero parlato.

Dopo qualche ora di sonno e un bagno ristoratore, Gin bussò alla porta della stanza in cui dormiva Vera.

Vera sono io

dissè, in attesa di una risposta.


Vindrveraly ha scritto:
All'alba dell'8 Agosto raggiunsero le porte di La Spezia.
Il viaggio si era rivelato molto tranquillo: Ginevra si era occupata già dei permessi, quindi sulla via aveva sorpassato tranquillamente la milizia cittadina di Massa e l'Esercito "Death Angel's" comandato da Viola "Fanny81" Garibaldi De' Montemayor, alle porte della città, dove avrebbero sostato, per ristorarsi.
Meno tranquilla si era presentata la città di Spezia! Ovunque era quasi tangibile la tensione data dall'imminente elezione del Sindaco: davanti al Municipio, nel Rione Genova, erano in bella mostra i programmi elettorali di due candidati: Selvaggia de' Montemayor e Enrico_iv.
Nelle locande e al mercato poi, non si parlava d'altro.
Raggiunsero, poi, una locanda dove si sarebbero riposate un po'.
Non avevano detto nulla, nemmeno una parola dalla partenza, soffrivano entrambe in silenzio: Vera prendeva tempo per metabolizzare la notizia della perdita di sua figlia, che aveva riaperto anche vecchie ferite, Ginevra dal canto suo pensava al suo Francesco, e ai suoi figli, e forse, anche a delle incomprensioni che si erano generate tra le famiglie.

Vera sono io disse una voce fuori dalla porta della sua stanza.

Si alzo' a fatica, riprendendosi dai suoi pensieri, e si diresse verso l'entrata.
Aprì la porta e sorridendo disse:

Gin, perdona l'attesa, ma stavo sonnecchiando un po'! Ma prego, prego entra pure, tesoro mio.

E si discosto' dalla porta, liberando l'uscio.

Ah, prima di partire..vorrei passare nella Cattedrale del Cristo Re, che ho notato poco lontano da qui..e magari passare anche a trovare Baba!
Chissa' se la sua idea de' "Le Rose di Spezia", ha avuto il successo che sperava..venendo qui ho visto che ha aperto una taverna..


Ricordava ancora con piacere il suo primo incontro con lei: Baba De' Giustignani.
Era una donna forte, temeraria, ma anche dolce e paziente, e come lei, faceva parte delle L.I.R.L.
Negli ultimi tempi non si erano più viste, ed era curiosa di sapere se l'iniziativa, "Le Rose di Spezia", di cui aveva parlato Baba, tempo prima, alle Lirl, era andata in porto.
Nel raggiungere la locanda aveva notato una taverna, che portava il nome "Le Rose di Spezia", inciso sul legno.
All'esterno, su di un foglio, era riuscita a leggere:

Le Rose di Spezia

Proprietario: Baba de' Giustiniani
Taverniere: Lunetta Borgia

Birra per 0,99 ducati, Menù a partire da 5,50 ducati

Dedico questa taverna alle donne e quindi alle Rose di Spezia, perchè le donne, questi esseri così straordinari e misteriosi, siano curate come fiori, prima di tutto da se stesse.
Luogo di incontro, di solidarietà e di confidenze, luogo per pensare con intelligenza e confrontarsi con rispetto e infine luogo di spensieratezza.


Ed aveva sorriso; purtroppo aveva notato una postilla scritta in piccolo che non era riuscita a leggere.."Chissà.."

Scuotendo il capo, invito' sua cugina a sedersi sul letto.E con un sorriso le chiese:

Allora cugi mia cara, cosa volevi dirmi?


Krisclaire ha scritto:
Gin, perdona l'attesa, ma stavo sonnecchiando un po'! Ma prego, prego entra pure, tesoro mio.
Ah, prima di partire..vorrei passare nella Cattedrale del Cristo Re, che ho notato poco lontano da qui..e magari passare anche a trovare Baba!
Chissa' se la sua idea de' "Le Rose di Spezia", ha avuto il successo che sperava..venendo qui ho visto che ha aperto una taverna..Allora cugi mia cara,cosa volevi dirmi?




Gin osservava la cugina mentre le parlava, col volto ancora assonnato per il riposino appena fatto e finalmente il viso rilassato.
Stava meglio, era evidente, e Gin ne fu felice.
Il suo entusiasmo era sempre stato contaggioso e vederla così sorridente e vogliosa di esplorare la città mise anche Gin di buon umore: il loro viaggio stava prendendo la giusta svolta!
Le prese la mano tra le sue

Cugina mia cara,
mi fa un piacere enorme vederti così...
Andremo ovunque tu voglia andare!

Per quanto riguarda questo viaggio, devi sapere che a Como c'è un medico molto importante, dalla fama conosciuta ovunque.
Lui ha appena sperimentato una cura efficace che aiuta a guarire i feriti.
Ecco...volevo prendere un pò di questa medicina da portare a Francesco,Alessandra e gli altri per aiutarli a guarire.

Questo è il motivo del nostro viaggio a Como.
Il problema è che il dottore, per produrre questa medicina, ha bisogno di alcuni ingredienti che si trovano solo in determinate città.
Una fra queste La Spezia.
Sono infatti in attesa di un messo che venga a recapitarci quanto ordinato.
La nostra prossima tappa sarà Parma, poi Piacenza e finalmente Como.

Al ritorno dal nostro viaggio, vorrei andare subito dagli altri.
Spero solo di riuscire ad arrivare in tempo!


La strinse forte a se

Ora andiamo, facciamo un giro della città perchè già stasera dobbiamo ripartire e sopratutto andiamo a mangiare qualcosa, sto morendo di fame!
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MessaggioTitolo: Re: Una Cicogna pasticciona! [31 Luglio 1458]   Dom 05 Giu 2011, 18:27

Vindrveraly ha scritto:
"Per quanto riguarda questo viaggio, devi sapere che a Como c'è un medico molto importante, dalla fama conosciuta ovunque.
Lui ha appena sperimentato una cura efficace che aiuta a guarire i feriti.
Ecco...volevo prendere un pò di questa medicina da portare a Francesco, Alessandra e gli altri per aiutarli a guarire."


Vera annuì, "Tutto per poterli aiutare!" penso', trovandosi d'accordo con Ginevra

"Questo è il motivo del nostro viaggio a Como.
Il problema è che il dottore, per produrre questa medicina, ha bisogno di alcuni ingredienti che si trovano solo in determinate città.
Una fra queste La Spezia.
Sono infatti in attesa di un messo che venga a recapitarci quanto ordinato.
La nostra prossima tappa sarà Parma, poi Piacenza e finalmente Como."


"Uhm... più che medico pare un mago! Non mi fido molto..potrebbe anche risultar essere una farsa.." ma non espesse i suoi pensieri ad alta voce.
Vedere sua cugina così contenta, la rincuorava, e non voleva certo annullare la sua speranza di far guarire i loro cari in fretta.
Anche lei si era trovata, tempo prima, nella loro situazione, e le ferite riportate le davano ancora problemi.
Ricambio' la stretta della cugina e si avviarono per le vie della città in cerca di buon cibo.

Giunsero nella taverna "Le Rose di Spezia" e Vera pote' finalmente leggere la postilla: era un appunto di Baba che rivelava di essere partita per un lungo viaggio.
"Spero stia bene e sia felice" penso', sorridendo.

Dopo aver pagato il pasto, montarono sui cavalli e partirono lentamente alla volta della prossima meta.
Non potevano andare veloci, per due motivi: per le condizioni di Ginevra, e per Vera, che non essendo più abituata a cavalcare, dava non pochi problemi alla cugina.
Così Vera riuscì a guardare meglio i paesaggi che le circondavano e i volti dei viaggiatori.

Sulla via per Fornovo incrociarono solo due giovani: una ragazza minuta, con dei lunghi capelli castani che terminavano con dei boccoli sempre un po' spettinati. Aveva dei grandi occhi scuri erano, ed un viso allegro e spensierato, i suoi pantaloni e gli stivali marroni facevano sì che si confondesse a volte con i tronchi degli alberi ai margini della strada, ma il corpetto bianco, e lo scudo stetto al petto la rendevano visibile.
Al suo fianco vi era un giovane alquanto alto, dai capelli neri, come i pantaloni e gli stivali che indossava. La sua spada, riflettendo gli ultimi raggi del sole morente, era infiammata di un caldo arancio.

"Matilde aspetta!" disse il giovane, "Francesco, manca ancora molto?" rispose la ragazza prima che sparissero dalla loro vista.

La mattina del nove Agosto, sostarono poco lontano dalla città di Fornovo, ove Vera decise di saziare la sua fame con un semplice pezzo pane.
Dopo questa breve parentesi, ripresero il viaggio.

Per tutto il giono e la notte, al contrario della precedente, incontrarono molti viaggiatori: "La città di Parma deve essere un importante centro di scambi commerciali..o deve esserci qualche bella festa!".

Videro un gruppo di persone, più o meno cinque all'incirca, non molto silenzioso: il primo era un uomo di bell'aspetto, vestito di grigio, tranne per la cinta ed il mantello, neri. Vera guardo' il suo viso, ma non riuscì a capire se aveva in testa una bandana o erano i suoi capelli neri; era seguito da una donna, che indossava un vestito stretto in vita di un candido colore blu, in contrasto con il mantello, le scarpe e la cinta, nere. Seguiti da un altra giovane, dal vestito simile alla precedente solo di colore nero, come i suoi stivali, Aveva i capelli biondi raccolti dietro la nuca, e stingeva un bastone ed un scudo: come i suoi compagni. Gli ultimi del gruppo erano un uomo ed una donna: lui con una folta barba ed i capelli castani, lei con delle scarpe rosse che spiccavano nel terreno.

Mentre si apprestavano a raggiungere Parma, videro poco distanti da loro un gruppo composto da due persone: una donna, dai capelli marroni raccolti, e la spada e lo sscudo a fianco, e da un uomo.
Vera non ne era certa, ma l'aveva già visto, quando, per conto della sua famiglia, era entrata, con leggero timore, nelle stanze del Collegio d'Araldica..

Ormai le porte della città erano vicine, come i due uomini, che, solitari intraprendevano il loro viaggio: il primo vestito di nero, con stivali bianchi, come forse anche la bandana che indossava attorno alla testa, di fatto non pareva così anziano..ma con poche ore di sonno, era facile cadere in errore..
Il secondo, anche lui vestito di nero, come, questa volta ne era certa, il suo cappello.

Finalmente giunsero alle porte della città, ove furono fermate per accertamenti dall'armata "I Grifoni di Milano" comandata dal Conte di Fidenza e Colorn, Tancredi dei Rossi, e poi anche dai difensori di Parma.

Arrivate! - esclamo' Vera alla cugina, con la voce piena di entusiasmo. -Non vedo l'ora di visitarla tutta e poi ripartire!
Partire e ancora partire!
- si volto' verso Ginevra e ridendo, disse - Oh, Gin.. non mi fermerei mai!


Krisclaire ha scritto:
Arrivate! Non vedo l'ora di visitarla tutta e poi ripartire!
Partire e ancora partire! Oh, Gin.. non mi fermerei mai!


La cugina sorrideva felice, ricordandole quando da bambine amavano scorrazzare per l'enorme giardino di casa e inventare nuove avventure.
Aveva lo stesso volto disteso e sorridente di allora, quando prendevano finte spade di legno fatte dagli zii e combattevano, inventando storie di draghi e di dame da salvare.
Vera e Gin avevano una vera passione per gli animali, che trovavano feriti nei boschi e portavano a casa per curarli.
Le loro mamme istancabilmente sopportavano di avere in casa una piccola fattoria solo perchè sapevano che le due giovani avevano un grosso cuore.
A quei tempi bastava davvero poco a farle divertire, ora che la vita le aveva ferite ripensare al passato e alla loro famiglia, le avrebbe fatte felici.
Così entrarono in una locanda a bere una tisana e passarono gran parte della giornata a ricordare la loro infanzia felice a Claraluna, passeggiando per le vie della città e visitando posti nuovi.
Mentre passeggiavano per il mercato, Gin prese il braccio di Vind e l'attirò vicino a se guardandola negli occhi :

Lo so che forse questo viaggio non sarà utile, ma non ce la facevo a stare ferma ad attendere.
Mi capisci?


Vindrveraly ha scritto:
"Lo so che forse questo viaggio non sarà utile, ma non ce la facevo a stare ferma ad attendere.
Mi capisci?"


Le disse sua cugina, prendendola in disparte.
Erano al mercato, innanzi alle varie merci esposte, ad un prezzo molto più alto di quello che erano solite vedere nelle terre fiorentine.
Sospiro', ed annuì:

Gin, anch'io voglio che stiano tutti bene! E non sai quanto mi renderebbe felice credere davvero che questo medico abbia la cura giusta per loro..

Volto' il viso altrove ed i suoi occhi corsero lontano, tornando indietro nel tempo, in altri luoghi ed altre circostanze..

Sono.. stata anch'io nelle loro condizioni.. so' quanto facciano male le ferite delle lame taglienti dei soldati, e quando ho pianto e desiderato morire, per il fuoco ardende e vivo che mi bruciava dentro, a causa della loro infezione..- la guardo' sorridendo: Gin, molto probabilmente non credo nell'aiuto di questo medico, perchè nessuno fu in grado di aiutarmi a mio tempo..- si porto' una mano accanto al cuore, e continuo' - Ma tu..tu credi in lui!
Credi nelle sua capacità e nell'unguento... in quel farmaco, che è capace di preparare con le spezie e le erbe che stai prendendo.
A me, va bene così!Provero' a credere in lui, come fai tu! E ti seguiro' ovunque andrai, ovunque questo viaggio ci condurrà, non mi tirero' mai indietro..mi basta viaggiare al tuo fianco!
- Le sorrise - Ma non chiedermi di fidarmi ciecamente di lui..
Non... non ci riesco..
la sua voce si spense.

Dopo aver superato il mercato, giunsero in prossimità delle Taverne.
Una colpì Vera particolarmente: la taverna "Un Raggio di Sole", poichè riportava all'esterno un incantevole scritta:

Cosa v'è per viandante si importante come di sole uno raggio, che di rischiarar cammino ha dono e di riscaldar cuor pensiero, in codesto luogo v'accoglierà sorriso che di ciò farà ricordo e di sospiri vento, che nulla v'è di più soave infine di sincera compagnia e gioviale gaudio.
Fatemi immaginar raggio di sole che su vostro volto si posa e di lui fa dipinto, e di vostri capelli di grano distesa e di vostro sorriso mondo..
Che raggio di sole dev' esser solo di vostro sorriso specchio.

ALARICO

Un GRAZIE con affetto al Messer Poeta Alarico,
per questo suo meraviglioso scritto a me donato!!


"Che sia lo stesso Messere, che incontrai in quel di Firenze?" penso' Vera, al suon di quel nome.
Indecisa, alla fine, Vera scelse "La Taverna dei Simpaticoni", gestita dal municipio e chiese a Ginevra di entrare, ma lei le rispose di volersi preparare per il viaggio e la lascio' sola.
Così Vera si fece avanti e varco' l'entrata.
Con enorme piacere conobbe alcuni cittadini di Parma: Dama LadyJoy, nuova arrivata in città, il Conte Markus GianMaria Casanova, conosciuto come "Skioppo" ed uno dei Viceprefetti, Madonna "Italy".
Gli ultimi due l'avvertirono della presenza di due briganti, sulla strada verso la città Piacenza: allarmata e preoccupata, Vera disse loro che avrebbe parlato del problema con la cugina, appena l'avrebbe raggiunta.

In seguito, mentre in taverna attendeva il ritorno del Conte, che aveva lasciato il cappello sul tavolo, guardo' fuori dalla finestra.
"Chissà come vanno le cose a ClaraLuna..e a Livorno, poi! Spero vadano bene..non potrei mai perdonarmi il fallimento del lavoro dei miei predecessori.
Quanto peso grava sulle spalle di un Sindaco, che in fondo è solo una persona come tante..
Forse non sarei dovuta partire, non avrei dovuto intraprendere questo viaggio e.."
le manco' il respiro.
La taverna, poco a poco, cominciava a sembrare sempre più piccola.
Osservo' il cappello davanti a lei: le sarebbe davvero dispiaciuto non salutare il Conte e ringraziarlo per l'ottima compagnia, come aveva già fatto con le due Dame.
Attese. Fortunatamente l'uomo non si fece aspettare, e Vera sorridendo pote' salutarlo come si conviene ad una persona del suo rango; dopo un ultimo inchino uscì dalla taverna "Spero davvero tanto di rivederVi, un giorno, Conte" penso' col sorriso sulle labbra.

In breve tempo, raggiunse la cugina e la mise al corrente della situazione, agitando il bastone qua e la, le chiese:

Allora.. che facciamo?
Partiamo.. restiamo.. ci facciamo derubare?
Bè tanto anche volendo, da me, non prenderebbero molto..


Vindrveraly ha scritto:
La cugina aveva sbuffato, e dopo vari minuti, aveva alzato le spalle dicendo che con molta probabilità sarebbero state derubate di quel poco che avevano.
Vera le sorrise esclamando:

Eh vabbè cugi, almeno rendiamo questo viaggio più avvincente, no? e risero insieme.

Nonostante la paura, il viaggio si presento' piacevole, e senza nessun imprevisto raggiunsero la città di Piacenza.
Sulla via incontrarono di nuovo il gruppo formato da quel giovane che a Vera sembrava tanto di aver già visto, ma questa volta era assieme a due donne; ed un altro gruppo.
Erano tre donne: l'aspetto della prima le ricordo' talmente tanto la sua amata bambina, che decise non osservare oltre, chiudendo gli occhi.

"Arrivate!" esordì Ginevra, quando i cavalli si fermarono.

Vera annuì e scese.
Quell'incontro, aveva fatto si che la sua anima fosse di nuovo sconvolta da quel caos di sentimenti, che le provocava solo dolore.
Ginevra le propose di entrare in una delle taverne della città, per calmarsi un po', lei l'avrebbe raggiunta, dopo aver trovato un posto dove lasciare i cavalli.

A dopo, allora le rispose Vera.

Indecisa fra le molte presenti a Piacenza, scelse di entrare nella taverna che più le ricordava la sua adorata Livorno:


"Il Lago Alcolico"

Proprietario: Pierlu92
Taverniere: Igol

Birra per 0,90 ducati, Menù a partire da 16,60 ducati

In riva al lago è costruita una bella taverna gestita da Pierlu con l'aiuto di Igol.
Entrate e vi divertirete... fate ciò che volete ma ricordate: il lago è vicino e se fate qualcosa che non va vi si può sbattere fuori a calci... e la porta secondaria da direttamente in acqua.
Ritrovo per pescatori stanchi di giorno e covo di coppiette la sera e la notte, troverete sempre fresca birra e comodi letti con candide lenzuola al piano superiore... quindi che aspettate a venire?


Entro' piano, guardandosi attorno.
Vi era già una Dama, in un angolo, che non si accorse del suo ingresso, continuando così tranquillamente a sorseggiare la sua birra e guardare fuori delle ampie finestre.
Vera sorrise pensando: "Chissà che avrebbe detto Aki!". Il fondatore del Gruppo Anarchico del Punto, non l'avrebbe presa bene!
Inizio' a vergare qualche riga, prendendo dalla sacca la sua piuma, la boccetta d'inchiostro e un foglio.
Dopo un po' entro' un uomo abbastanza alto, vestito di bianco e color porpora; i capelli biondi le ricordarono vagamente quelli dell'amico Valdo.

Buongiorno esclamo' Vera, inchinandosi verso di lui. - Lieta di conoscerVi, Messere!
Permettete che mi presenti, Vera Di Luna, al Vostro servizio!
e dopo un altra riverenza, sorridendo, rimase in attesa di una sua risposta.
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MessaggioTitolo: Re: Una Cicogna pasticciona! [31 Luglio 1458]   Dom 05 Giu 2011, 18:29

Zack_ ha scritto:
Pierlu era appena entrato nella sua taverna quando notò una dama che si avvicinò presentandosi:
"Buongiorno" disse la donna inchinandosi, "Lieta di conoscerVi, Messere! Permettete che mi presenti, Vera Di Luna, al Vostro servizio!".
L'uomo rispose salutando la donna: "Piacere di conoscervi dama, benvenuta a Piacenza. Se avrete bisogno di qualcosa chiedete pure". Sfiorò appena con le labbra la mano della donna in un baciamano.
Parlando un po' Pierlu scoprì che Vera si stava dirigendo a Lodi con sua cugina ed era un po' preoccupata da possibili briganti... l'uomo doveva partire proprio quel giorno per Lodi assieme a suo figlio Mike89: sarebbero andati là per prendere la fidanzata del ragazzo, così propose alla donna appena conosciuta di unire i due gruppi per viaggiare con maggiore sicurezza.
La dama disse che si sarebbe consultata con sua cugina... poi gli avrebbe riferito la risposta.
Il caso volle che pochi minuti dopo in taverna si presentò proprio dama Krisclaire, cugina di Vera, che accettò di viaggiare assieme.
Le due ragazza erano decisamente simpatiche e solari, provenivano dalla repubblica fiorentina, terra tormentata e attraverso la quale era difficile viaggiare per colpa degli eserciti schierati in ogni città per aumentare la sicurezza di tutti. Pierlu sarebbe partito tra una decina di giorni per recarsi nella città senese di Santa Fiora e ben aveva sentito da sua madre i problemi che c'eran in quelle terre... problemi che però, prima o poi, sarebbero stati risolti (o almeno così tutti si auguravano).
Dopo essersi dati appuntamento per partire assieme la sera, i tre si accomiatarono... era da mesi ormai che Pierlu era fermo a Piacenza, così si preparò alla partenza lasciando a casa tutte le merci, facendosi una lunga nuotata nel lago piacentino e indossando più vestiti lui di qualsiasi manichino presente nella sua sartoria, si diresse poi verso quella che fin pochi giorni prima chiamava casa visto che Lilli, la sua quasi ex moglie, stava per partorire i loro ultimi figli...


Krisclaire ha scritto:
L'arrivo a Piacenza era stato piacevole.
Le due cugine si erano spaventate parecchio, quando era stata annunciata loro dal viceprefetto di Parma la presenza di alcuni briganti , in quanto le loro condizioni non erano certo le migliori : Vera ancora provata dalle recenti ferite e Ginevra era incinta.
Invece era andato tutto bene, cosa che mise le due donne di buon umore.
Dopo la solita visita della città, le due cugine si erano recate in taverna dove avevano incontrato un simpatico e gentile messere che le avrebbe accompagnate insieme al figlio a Lodi.
Ginevra dopo qualche minuto lasciò i due in taverna e uscì con la scusa di doversi preparare per il viaggio, in realtà vi erano altre motivazioni.
Andava in giro per la città alla ricerca delle erbe medicinali che sarebbero servite al medico .
Vera l'aveva assecondata, ma non era molto d'accordo e questo era evidente, quindi Gin preferiva non coinvolgerla in questa cosa.
Inoltre oggi aveva deciso di scrivere una missiva a Francesco e aveva bisogno di solitudine per raccogliere le idee.
Decise d'iniziare con lo scrivere la missiva :

Mio amato,
è con mano tremante e occhi lucidi che ti scrivo queste poche righe.
Da quando sei stato ferito in battaglia, non ho più avuto tue notizie e ammetto che la cosa è stata ancora più lacerante per me.
Ho saputo per vie traverse che ti stai riprendendo, anche se molto lentamente.
Presto verrò a trovarti, ti porterò anche un dono.
Francesco mi manchi...è così difficile per me poter racchiudere su questo foglio il groviglio di sentimenti che ho nel cuore!
Mi manca il tuo sorriso, il tuo abbraccio e l'odore della tua pelle.
Mi mancano le nostre serate trascorse a parlare in riva al lago fino a notte fonda, guardando le stelle e facendo progetti sul nostro futuro insieme.
Mi manca svegliarmi da sola di notte, sentendo i bambini scalciare e non poter condividere questo momento con te.
Sappi che ti penso continuamente e che una volta che ci saremmo ricongiunti, non ti lascerò più andare via da me.

Con amore,
Ginevra.


Richiusa la missiva, la consegnò ad un mercante che si sarebbe occupato della consegna, prese la merce che le serviva e raggiunse la cugina che nel frattempo stava dando da bere ai cavalli.


Cele ha scritto:
Ginevra e Vera erano partite ormai da un bel po' di tempo...
Aurora avrebbe voluto accompagnarle in questo viaggio, anche perchè la gravidanza gemellare di Ginevra e lo stato d'animo con cui era partita Vera, non riuscivano a farla stare tranquilla!

Purtroppo però il suo lavoro l'avrebbe bloccata nella sua Repubblica ancora per un po' di tempo...

Tra un dovere e l'altro decise di scrivere alle due cugine che, se avessero seguito la normale tabella di marcia, dovevano trovarsi a Piacenza in quel momento!

Presa carta e si sedette allo scrittoio del suo ufficio....


Palazzo Claraluna,
Livorno,
12 Agosto, 1458


Amatissime Ginevra e Vera,
siete ormai partite da un po' di giorni e non ho avuto Vostre notizie. Volevo sapere come procede il Vostro viaggio, come sapete non sono tranquilla sapendoVi lontane, soprattutto nelle Vostre condizioni.

Spero la gravidanza di Ginevra proceda normalmente e che i gemellini non si stiano stancando troppo.... Ricorda sempre, Gin, di riposare molto, non affaticarti e cerca di rilassarti, senza preoccuparti di nulla!! Ricorda cosa ti ha consigliato mio fratello: RIPOSO ASSOLUTO!!
Non farmi agitare...

Vera, spero tu stia meglio adesso... Purtroppo la notizia che hai avuto poco prima di partire è stata dolorosa e ha trafitto il cuore di tutti noi! Con tutta me stessa mi auguro che questo viaggio, con tutte le nuove avventure che Vi farà vivere, possa farti tornare il sorriso e un po' di serenità....

Il lavoro qua procede normalmente, ho ancora molte cose da fare e non vedo l'ora di potermi riposare, magari con Voi a farmi compagnia in questo grande palazzo!

Ora devo assolutamente tornare ai miei doveri, ma Vi mando un abbraccio forte e sincero...

Mi mancate!!

Vi riempio di raccomandazioni, già sapete quali sono!!

Con profondo e immenso affetto,

Vostra Zia,




Appose firma e sigillo e fece chiamare un messo per la consegna: "Ragazzo, questa missiva deve essere consegnata alle mie nipoti, a Piacenza... Consegnala nelle mani di Vera o di Ginevra! Grazie..."

Si rimise quindi a finire il suo lavoro...


Krisclaire ha scritto:
Arrivarono a Lodi alle prime luci dell'alba, come sempre.
Ginevra preferiva viaggiare di notte perchè il caldo estivo di quei giorni lasciava spazio alla fresca arietta notturna.
I loro compagni di viaggio si erano dimostrati molto piacevoli,
avevano chiaccherato amabilmente per tutto il tempo tant'è che le due cugine non si erano nemmeno accorte di essere già giunte a destinazione.
Salutati i due simpatici avventurieri, Gin e Vera si diressero in una locanda dove avrebbero riposato qualche ora.
Prese la mano della cugina e la strinse forte, e le disse :

Ti spiace se dormiamo insieme? Non voglio rimanere da sola

Sospirò, in attesa di sapere cosa ne pensava la cugina.


Vindrveraly ha scritto:
Nella taverna piacentina, l'incontro con quell'uomo era stato davvero fortunato: entrambi i gruppi erano diretti, per motivi diversi, nella città di Lodi.
Sarebbe stato più sicuro per due donne sole viaggiare in compagnia, sopratutto dopo che era stata segnalata la presenza di briganti.

Alle ultime luci del giorno, si rincontrarono fuori dalla città e partirono assieme.
Lungo la via incontrarono un folto gruppo di donne: cinque per l'esattezza, e per i tratti del volto e della voce parevano provenire dalla stessa città, se non dalla stessa famiglia.
La fanciulla a capo del gruppo, l'aveva già vista il giorno precedente, quando guardandola aveva ricordato la sua piccola.
Questa volta pero' Vera parve più tranquilla e serena, segno che il viaggio e la compagnia stavano avendo su di lei l'effetto desiderato: presto sarebbe tornata la donna allegra e spensierata di sempre.

In breve tempo raggiunsero la città di Lodi.
All'ingresso incontrarono i suoi difensori, in quel momento Vera ricordo' che doveva scrivere urgentemente una missiva al Sindaco livornese.

Salutarono i due compagni di viaggio, ringrazandoli della deliziosa compagnia ed augurando loro di avere fortuna per il futuro:

Spero di rivederVi a Santa Fiora, un giorno! Auguri per il futuro e grazie ancora! disse sorridendo a Messer Pierlu ed a suo figlio Mike, congedandosi con un inchino.

In seguito raggiunsero la Locanda Municipale di Lodi, per riprendersi dalla fatica e prepararsi a portare a termine l'ultima tappa del loro viaggio.

Prima di raggiungere le stanze, Ginevra stinse la mano di Vera, che si volto' preoccupata.

"Ti spiace se dormiamo insieme?" - le chiese la cugina - "Non voglio rimanere da sola"

Vera la guardo' sorridendo:

Certo che voglio, tesoro! Così se per caso, non riesci a prendere sonno, possiamo anche parlare un po'..sai bene che quando inizio sono capace di continuare per ore! - rise - Sono molto brava nei monologhi..

La stanza era abbastanza grande, con una finestra chiusa, un letto ed un tavolino con due sedie, tutto in legno scuro.
Vera poggio' il bastone accanto alla porta e dopo essersi avvicinata alla finestra, l'aprì: una fresca brezza innondo' la camera e i rumori del lavoro di fabbri e di carpentieri, vibranti nell'aria, la raggiunsero.
Pane fresco era stato appena sfornato li vicino, dove stava per prendere vita l'ennesimo mercato cittadino.

Milano le parve così vicina allora.
Non avevano purtroppo ricevuto i permessi per entrarvi, così avrebbero dovuto sostare fuori dalle sue mura.
A parte la sua amata Firenze, e Siena, non aveva mai avuto il piacere di visitare altri centri importanti come quelli e un po' le dispiaceva.

Alzo' le spalle, sospirando, e si avvicino' alla brocca d'acqua per rinfrescarsi con un fazzoletto.
Poi si mise seduta ai piedi del letto, e guardo' la cugina.

Claraluna mi manca sai, Gin? - disse piano, rompendo il silenzio che si era creato nella stanza, e sorrise abbassando lo sguardo - Ogni volta che viaggio è così.. come se una parte di me rimanesse li, nella fortezza, ad attendere il mio ritorno.
L'ho capito in quel viaggio a Firenze.. quando cercavo il mio posto in questo strano e pazzo mondo...


Vera continuo' a parlare, anche se non ne aveva un motivo preciso, anche se la cugina non aveva palesato la voglia di ascoltarla.
Narro' parte della sua vita, nonostante Ginevra la conoscesse benissimo, semplicemente perchè adorava raccontare e voleva che la cugina si lasciasse andare tra braccia di Orfeo, cullata dalla sua voce e riposasse felice.

Ero partita da Massa con zia Aurora, in un viaggio commerciale, poi ci dirigemmo a Miniato, da li, tornammo a Livorno.
Era cambiata, la città che in parte avevo aiutato a crescere non c'era quasi più.
Inamicizia e tristezza avevano invaso le sue strade...ed io non mi sentivo più parte di essa.
Ripartii poco tempo dopo...cercando..uhm..
A dire il vero, non stavo cercando nulla, in quel periodo volevo solo vivere quello che la vita mi presentava davanti.
E' uno dei tanti modi per affrontare un viaggio al meglio!
In quel periodo tu eri nel Consiglio repubblicano, e lavoravi attivamente come Gran Ciambellano..ricordo molto del tuo mandato perchè sotto di te diventai ambasciatrice!
Raggiungere l'obiettivo che mi ero posta da mesi, fu motivo di profondo orgoglio per me!

Arrivata a Firenze, cominciai ad aiutare come gendarme, più i giorni passavano, più quella città diventava bella..
Conobbi Enrica, una donna semplicemente eccezionale, Dinful, anche se era sempre di poche parole, e agustinus credo..Volevo trasferirmi li, avrei aiutato la repubblica e me stessa!
Ma a San Miniato..bè successe l'inevitabile..penso...
Non ricordo bene i primi giorni del mio ..ehm..stato di fermo..
Anche li trovai delle persone amiche.. mi ritengo una persona molto fortunata! Dejanira, Loana, Kyky, Baby..resero la mia convalescenza davvero piacevole!
E poi anche il sindaco, Dagorian. ..bè lui lo conosci anche tu..


Rise, poco a poco il sole si faceva sempre più alto e il caldo aumentava, prendendo il sopravvento.

Lì imparai quanto fossero importati i legami famigliari.. la vicinanza delle persone care..
Quanto le nostre dimostrazioni di affetto..che a molti appaiono "schioccche", inconsuete e un po' folli, sono davvero fondamentali!
Tornata a Livorno, capii che la Fortezza di Claraluna era l'unico luogo dove mi sarei sempre sentita davvero a casa, a mio agio nonostante mesi e mesi di assenza e lontananza...il mio posto nel mondo era quello e nessun altro!

Continuero' a viaggiare, è quello che so' fare meglio, cio' di fatti che mi da più gioia è scoprire nuove città.. ma se mai mi sentissi sola e spaesata, ho la fortuna di sapere già dove non lo saro' mai!


Sorrise e si fermo'.
Per quanto aveva parlato?
Per quanto l'unico suono nella stanza era stata la sua voce?
Allungo' le braccia in alto e respiro' lentamente: avrebbe riposato quella notte in sella, dondolata dall'andare calmo del cavallo.
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MessaggioTitolo: Re: Una Cicogna pasticciona! [31 Luglio 1458]   Dom 05 Giu 2011, 18:33

Krisclaire ha scritto:
Ascoltò la cugina parlare per ore, leggendo nei suoi occhi una miriade di emozioni.
Rivedeva nelle sue parole le stesse sensazioni verso la famiglia, la loro casa e tutto ciò che rappresentava.
Nessuno poteva capirle, ma loro s'intendevano alla perfezione.
C'era qualcosa che rendeva speciali tutti i Di Luna, una famiglia che prima di tutto era composta da amici, persone sulle quali poter contare sempre, il cui legame non è solo di sangue ma spirituale, indissolubile.
Nel corso della sua vita erano stati un punto fermo, senza il quale non sarebbe stata la donna forte e coraggiosa che era ora.
Poi c'era sua madre, combattiva e allo stesso tempo dolce, che l'aveva accolta come se fosse figlia sua e l'accompagnava nel duro cammino della vita.
A lei andò l'ultimo pensiero , prima di cadere dolcemente tra le braccia di Morfeo.


--Locandiera ha scritto:
Domitilla era locandiera del paese da moltissimi anni.
Amava il suo lavoro che spesso le permetteva di conoscere belle persone e adorava il via vai dei turisti venuti a visitare la zona.
Non gradiva perciò disturbare i proprio clienti durante il riposo, ma questa volta le era stato riferito che era urgente.
Aveva visto le due donne tanto stanche da sentirsi profondamente in colpa per ciò che stava per fare, ma si ripromise di far trovare pronto al loro risveglio uno stufato di carne, il migliore che avrebbe mai preparato!
Arrivò davanti alla porta e delicatamente bussò.
Non udendo risposta e non volendo insistere ulteriormente, infilo le missive sotto la porta : le donne avrebbero gradito sicuramente la sua discrezione e gentilezza.


Krisclaire ha scritto:
Ginevra si sveglio con un forte mal di testa.
Le veniva spesso quando dormiva troppo, o ad orari particolari come in quel caso.
Guardò fuori dalla finestra e vide che il sole stava tramontando: avevano dormito quasi tutto il giorno!
Vide accanto a se la cugina dolcemente addormentata.
Era visibilmente stanca ed era giustificabile visto che avevano viaggiato per molto tempo senza mai fermarsi.
Lentamente si alzò dal letto e andò in bagno a darsi un rinfrescata, senza far alcun rumore.
Dopo essersi lavata e sistemata, prese la sua sacca e fece per uscire, ma vide che a terra erano state lasciate alcune missive.
Aprì la prima che le balzò agli occhi : era della zia Aurora!
Lesse con attenzione ogni parola,dalla quale traspariva tutto l'amore che provava per le sue nipoti.
Quel pensiero gentile la fece emozionare e strinse la lettera al petto, mentre una lacrima le scendeva sulla guancia : voleva tornare a casa.
Avvolse nuovamente la lettera nel nastro e la mise sulla scrivania, di fronte al letto dove ora Vera dormiva.
Avrebbe mostrato la lettera alla cugina appena sveglia, sicuramente ne sarebbe stata felice!
Le altre due missive erano una di suo padre e una di Arinel, l'avvertivano che stavano bene e spiegavano i motivi della loro scomparsa la notte della partenza : Andrea si era addormentato profondamente dimenticandosi del viaggio, mentre la cara Arinel si era felicemente fidanzata e preferiva rimanere a Livorno.
Avrebbe risposto loro una volta giunte a Como.
Gin si era svegliata con molto appetito, così scese di sotto a vedere se poteva recuperare del cibo.


Tasv75 ha scritto:
Erano giorni che non sentiva Kris e la sua mancanza si faceva sentire forte.
Tramite missiva le faceva sempre sapere come stava e dov'era ma soprattutto l'andamento della sua gravidanza.
Non era stata contenta di sapere che avrebbe intrapreso quel viaggio nelle sue condizioni ma testarda com'era non poteva aspettarsi diversamente.
Libera dai suoi impegni decise di scriverle una missiva.


Cara Kris, mio tesoro ...
come stai ??

Sono molto preoccupata per il tuo stato e benchè sappia che sei una persona responsabile, non posso fare a meno di raccomandarti di stare tranquilla e di non affaticarti.

Qui a Firenze và tutto bene, sono arrivata da qualche giorno nella capitale ed ho incontrato Francesco, come tu sai avrei dovuto essere la sua madrina di battesimo ma purtroppo alcuni impegni con l'esercito mi porteranno lontana quindi con mio rammarico non potrò celebrare con lui.

Salutami con affetto Vind e falle le solite raccomandazioni.

Ti voglio bene
Tania

"Per favore soldato, fate recapitare questa missiva a Como ... Grazie"


Krisclaire ha scritto:
Dopo aver mangiato un fantastico stufato, Gin e Vera si prepararono per compiere l'ultimo giorno di viaggio.
L'ultima meta era Como.
Gin aveva recuperato tutto il necessario, presto avrebbe avuto l'unguento e sarebbe tornata da Francesco.
Ahhhhh Francesco!
La faceva sempre disperare e preoccupare.
Gli aveva scritto una missiva giorni fa senza ricevere risposta.
In compenso la lettera di zia Aurora aveva messo di buon umore le due cugine che si erano ripromesse di rispondere appena giunte a Como.
La notte era fresca e per fortuna il viaggio sarebbe stato breve e non soffocato dal calore degli ultimi giorni.
Vera era visibilmente stanca e dormì tutto il viaggio, cullata dall'andamento ondeggiante dei cavalli.
All'alba giunsero a Como e lo spettacolo che i loro occhi videro, le lasciò senza fiato : il sole faceva capolino, illuminando coi suoi raggi il lago le cui acque risplendevano di mille colori.
Gin svegliò Vera e rimasero per un pò assorte ad osservare il paesaggio.
Dopo alcuni minuti, abbracciate e tenendo i cavalli per le briglie, le due cugine si diressero verso la città alla ricerca di una locanda in cui fermarsi.
Avevano deciso che si sarebbero godute il soggiorno a Como senza fretta di dover tornare a casa.


Vindrveraly ha scritto:
Erano trascorsi giorni tranquilli in quel di Como.
Le cugine avevano trovato un buon riparo e dolce ristoro dopo il lungo viaggio: Vera aveva lavorato nella miniera della città, il primo giorno, il seguente si era dedicata alla pesca nel lago cristallino.
Il terzo giorno era prevista la partenza, ma Vera purtroppo, stranamente stanca e spossata, dopo aver mangiato un pezzo di pane, si era addormentata profondamente sotto una quercia.

Mille scuse aveva rivolto alla cugina, una volta ridestata e corsa da lei.
In seguito Ginevra l'aveva perdonata, e aveva spostato la partenza al giorno successivo.

Quello era il loro ultimo giorno a Como!
Vera si era preparata acquistando un po' di cibo al mercato cittadino, e concedendosi un fresco bicchiere di Ippocrasso ne' "La Taverna del Mastro Birraio".
La taverna municipale aveva le pareti di legno scuro, alquanto usurate dal tempo, nell'angolo un bancone in legno lucido di quercia e tavolini ben sistemati.
Alcune finestrelle erano aperte, mentre, in fondo alla stanza, vi era un grande camino, che non vedeva scintille da molti mesi.

Seduta ad uno dei tavoli, aveva chiesto al taverniere dell'inchiostro, e presa la sua piuma dalla sacca, inizio' a verdare qualche parola.

Cara zia Aurora,

"Uhm, no..no.." scosse il capo, e cerco' di cancellare quelle lettere.

Adorata Zia Aurora,

gli avvenimenti, in terra fiorentina stanno migliorando?
Ed a Livorno, come va il nostro nuovo sindaco? Non mi ha mai chiesto alcun che'..spero vada tutto bene!
A Claraluna i fiori sono sbocciati? E quel grande campo di girasoli, vicino al nostro viale di Pini, non è ancora appassito, vero?
Vorrei farne un disegno.. Sempre se Fabien mi aiuta!

Il Ducato di Milano è una terra meravigliosa e le persone, qui, sono molto amichevoli.
Pensa che a Parma ho assaggiato del prosciutto! Si sta tenendo una Fiera proprio in quella città..
Sapessi zia, è un cibo davvero squisito, peccato non poterne portare un po' a casa.

Questo viaggio è bello, quanto un po' faticoso.
Tranquilla pero', Ginevra sta riposando quanto necessario, ogni volta che sostiamo in qualche luogo, che sia una città, o l'ombra di un albero.

Fra meno di due settimane, torneremo a casa!
Non vedo l'ora di riabbracciarvi tutti!

Un caro e dolce saluto dalla tua nipoterrima!

Con estremo affetto,

Vera I. Rosalinda Di Luna


Ripiego' il foglio su se stesso, ed ando' in cerca di una busta.
Sospiro' quando scrisse "A Madonna Aurora Celeste Di Luna".

"Non è necessario che lei sappia tutto quello che mi passa per la testa..per quello c'è già Gin.."
Alzo' lo sguardo', da prima inchiodato sulle lettere, e vide sua cugina chiamarla, agitando la mano destra verso l'alto.

Il luogo dell'incontro era lontano dalla taverna, ove era seduta a bere, e si stupì del fatto che avesse impiegato così poco tempo, a raggiungerlo.
Stava pero' pensando ad altro, e quando succedeva non si curava di cio' che le accadeva attorno.

Pronterrima! esclamo', una volta salita sulla sella del cavallo.

Mentre riprendevano il viaggio, Vera si volto' ad ammirare la volta del cielo: solo una stella splendeva in quel momento, e la fece sorridere.
"Sarà una notte, molto lunga.."


Cele ha scritto:
Aurora era appena uscita da Palazzo Vecchio, doveva tornare a casa per il pranzo per poi uscire nuovamente di casa e ricominciare il lavoro....

Le cose adesso erano un po' più tranquille ma il lavoro era sempre tanto, ma per fortuna settembre era alle porte e si sarebbe goduta un po' di meritato riposo!!

In carrozza verso casa pensava al fatto che con queste vacanze erano parecchie le persone, anche a lei molto vicine, che non vedeva da un po'!
La mancanza di suo figlio Marco e del suo amato si facevano sentire in modo prepotente... Ma anche loro li avrebbe riabbracciati con la fine del periodo estivo!!

Pensando ai suoi familiari lontanti, le venne in mente che ormai erano passati giorni dalla sua missiva a Vera e Ginevra... Ma ancora queste non avevano risposto "Spero davvero non sia successo nulla... Magari è solo un normale ritardo nella consegna della missive!" pensava tra sè e sè...

Giunta a Palazzo Claraluna entrò sicura, la casa in quel periodo era praticamente vuota, l'unica persona presente sembrava essere lei e la piccola Samantha che, nonostante abitasse con i genitori, veniva spesso a trovarla!

Una volta dentro si diede una rinfrescata, il caldo estivo si faceva sentire anche in riva al lago, si cambiò d'abito e scese in cucina per prepararsi il pranzo! La sera prima aveva raccolto un po' di verdure...

Intenta a tagliuzzare le verdure non si accorse che qualcuno bussava al portone, solo quando notò un ragazzetto nel giardino pulì le mani e andò ad aprire: "Ragazzo... Scusatemi, stavo preparando il pranzo!! In cosa posso esserVi utile?" "Madonna Aurora, una missiva per Voi da Como..." "Ah...sì sì perfetto!! L'aspettavo da giorni... Grazie caro! Vi fermate a pranzare?" "No, grazie Madonna, mia madre già mi aspetta..." "Va bene giovanotto... Grazie ancora!"

Tornò dentro e si sedette in cucina per leggere la missiva.


Adorata Zia Aurora,

gli avvenimenti, in terra fiorentina stanno migliorando?
Ed a Livorno, come va il nostro nuovo sindaco? Non mi ha mai chiesto alcun che'..spero vada tutto bene!
A Claraluna i fiori sono sbocciati? E quel grande campo di girasoli, vicino al nostro viale di Pini, non è ancora appassito, vero?
Vorrei farne un disegno.. Sempre se Fabien mi aiuta!

Il Ducato di Milano è una terra meravigliosa e le persone, qui, sono molto amichevoli.
Pensa che a Parma ho assaggiato del prosciutto! Si sta tenendo una Fiera proprio in quella città..
Sapessi zia, è un cibo davvero squisito, peccato non poterne portare un po' a casa.

Questo viaggio è bello, quanto un po' faticoso.
Tranquilla pero', Ginevra sta riposando quanto necessario, ogni volta che sostiamo in qualche luogo, che sia una città, o l'ombra di un albero.

Fra meno di due settimane, torneremo a casa!
Non vedo l'ora di riabbracciarvi tutti!

Un caro e dolce saluto dalla tua nipoterrima!

Con estremo affetto,

Vera I. Rosalinda Di Luna


"Quante domande... Mi sa che mi nasconde qualcosa!" esclamò da sola Aurora...

"Vabbè finisco il pranzo e poi rispondo!!" pensò!

Finì di tagliare e cucinare le verdure e si sedette al tavolo per pranzare....

Dopo aver sparecchiato e lavato i piatti, in quella casa silenziosa e vuota tornò in camera sua, forse riusciva a riposare un po'... Prima però doveva rispondere alla sua Vera!!


Fortezza Claraluna,
Livorno,
19 Agosto 1458

Adorata nipote,
con immensa gioia leggo la tua missiva! Anche se il ritardo nella risposta iniziava a preoccuparmi... Per fortuna hai saputo rassicurarmi!

Il nuovo Sindaco di Livorno non ti ha mai chiesto nulla tesoro, perchè non è più Sindaco... Si è dimesso dopo alcuni avvenimenti poco carini e ora Sirstefan ricopre quel ruolo per gli 8 giorni necessari prima della prossima elezione!! Ma ancora non abbiamo candidati nuovi... Ci fossi stata tu tesoro sarebbe stato tutto più semplice!!

In terra fiorentina tesoro, le solite discussioni... Adesso si avvicina la fine di questo mandato consiliare e la campagna elettorale sta iniziando!! Ti lascio immaginare...

Ci sono poi tante cose che devo raccontarti, ma aspetto di rivederti per poterlo fare!

I fiori del nostro giardino sono, come sempre, stupendi! Ma anche loro sentono molto l'afa estiva e molti hanno breve vita... Anche perchè, tesoro, sono praticamente sola in casa! Helena a casa con Marcos, Francesca e Silvano a San Miniato, Horione e Jack in viaggio, tu e Ginevra pure, Roberto con l'esercito... Ci siamo io e Michele, ma con il mio lavoro non ci becchiamo quasi mai!! Ho poco tempo per curare il giardino.. Ma appena ho tempo farò del mio meglio! Il campo di girasoli però è sempre lì, pronto per essere ritratto da te...

Tesoro, sono felice di sapere che il Ducato di Milano ti stia piacendo, anche io vorrei essere lì con Voi ad assaggiare i cibi prelibati di cui mi racconti!! Speriamo di avere altre occasioni...

Mi raccomando fai riposare Ginevra e cerca di riposare anche tu! Divertiti e conosci nuova gente... Io ti aspetto a braccia aperte! Mi manchi immensamente!

PS: Tutte le domande che mi hai posto mi lasciano qualche dubbio! Come se in realtà mi stessi nascondendo qualche problema o preoccupazione... Spero di sbagliarmi!

Ti abbraccio immensamente e ti ricordo che Ti voglio bene tesoro!

Siete nei miei pensieri...

Tua Zia





Chiuse la busta e si mise a letto a riposare un po'!

Dopo un'oretta era già per strada, doveva prendere la carrozza per tornare a Palazzo Vecchio... Giusto in tempo per fermare il ragazzo di prima! "Ragazzo.. tenete! Da consegnare a mia nipote Dama Vera Isabella Di Luna", quindi salì sulla carrozza "A Palazzo Vecchio!"
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MessaggioTitolo: Re: Una Cicogna pasticciona! [31 Luglio 1458]   Dom 05 Giu 2011, 18:35

Krisclaire ha scritto:
Negli ultimi giorni Ginevra si era sentita più stanca del solito.
A volte alcune fitte le toglievano il respiro dal dolore, ma poi tutto tornava a posto.
Chiaccherava poco e spesso era pensierosa.
Non voleva assolutamente far preoccupare la cugina, per cui cercava di non far trasparire nulla.
Dopo essersi recate dal medico a prendere la medicina, le cugine si erano rimesse in viaggio.
Giunte a Lodi, Gin però ebbe un malore e con una scusa convinse la cugina a fermarsi un paio di giorni, in modo da poter riposare e recuperare le forza.
Avrebbe approfittato della sosta per inviare delle missive, visto che negli ultimi giorni aveva ricevuto posta dalla madre e dalla zia Aurora, in più voleva avvertire lo zio Bartolomeo che l'aveva in cura dei suoi malori, sperando che lui potesse rassicurarla.
Arrivata nella stanza, iniziò a scrivere :


Cara Tania,
perdona il ritardo nella mia risposta.
Mi ha fatto molto piacere ricevere la tua lettera, mi manchi e non sai quanto.
Sto tornando a casa, spero di vederti presto.
Tu sei con Francesco?
Non ho sue notizie da molto e sono preoccupata, come penso immagini.
Presto sarò a Firenze con voi, ho speranza di trovarti per riabbracciare anche te?
La gravidanza procedere bene, ma non vedo l'ora di tornare a casa e riposare un pò.

Ti abbraccio, con amore
la tua figlioccia Ginevra



Cara famiglia,
come state?
Perdonate il ritardo con cui vi scrivo, ma il viaggio ci ha impegnate molto.
Siamo sulla via del ritorno, per cui presto potremmo rivederci e non vedo l'ora.
Mi mancate moltissimo, sopratutto in questo momento pagherei qualsiasi cifra per avervi tutti vicini!
Vi porteremo molti doni e tanti souvenir per abbellire Claraluna!

Ci sentiamo presto,
con amore

Ginevra.



Caro zio,
come stai?
Ho scritto a te in persona, perchè non voglio far preoccupare tutta la famiglia.
Sono in viaggio, ma ci siamo dovute fermare a Lodi perchè non sto bene.
A volte ho delle fitte molti forti, ma poi passano.
Mi sento molto stanca e sento sempre il bisogno di riposare.
So che da lontano non puoi fare molto, ma se avessi qualche consiglio te ne sarei grata, così da giungere a Livorno dove poi potrai visitarmi tu stesso.
Non ti preoccupare troppo, zio...

Con affetto,
la tua nipotina Gin!


Richiuse tutte le missive ed uscì, andando verso il mercato.
Sperava di poter comprare della frutta o della verdura e di trovare un mercante che potesse portare le missive a destinazione.


Vindrveraly ha scritto:
Dopo una sosta lungo la via, riuscirono a scorgere i primi fuochi, le prime abitazioni della città di Lodi: "Noi siamo UNO ma ne vediamo DUE !" era il loro motto, affisso in bella mostra nella taverna municipale..

Non solo i livornesi, allora, sono soliti svuotare le taverne! disse ridendo a sua cugina.
Si volto' non udendo risposta, e la vide rivolta verso la parte opposta, verso le pianure, il volto pensieroso.
"Ancora nessuna notizia da Francesco" penso' sospirando.
Non c'è nulla di peggio dell'attesa.
Tu hai fatto cio' che potevi ed ora aspetti, sperando ed immaginando mille risvolti diversi, mille cambiamenti che possono modificare, anche radicalmente, la tua vita.
La vita degli uomini, in effetti, consta in una lunga ed interminabile attesa verso il domani, ed il più delle volte proprio lo scenario, a cui non avevamo pensato, si avvera.
Non fece domande e la lascio' riflettere: non era nella sua natura non fare domande, che il più delle volte si rivelavano assolutamente inopportune.
Quella volta trattenne la sua curiosità.

"Se fai così, non lo trovi mica un marito!" le ripeteva Agnese, quando Vera tornava a casa, con l'abito sporco di terra o ferita per essersi arrampicata su un qualche albero o introdotta in quelche luogo, per vedere e sentire meglio, cosa accadeva.
Vera sbuffava e si voltava dall'altra parte, "Forse.. forse ha.. in parte..una piccola, piccolissima parte..ragione"
Ma tra decidere se rimanere la donna impicciona, curiosa, che stressa il prossimo e si diverte tanto, o diventare una perfetta moglie, che si occupa della casa, della famiglia, il cui unico diletto era la preghiera, aveva scelto la prima.
Probabilmente, perchè non aveva trovato una buona motivazione, capace di farle cambiare idea.

"Vorrei rimanere qualche giorno qui, Vera - le aveva poi detto Ginevra, all'arrivo in città - Faremo un po' di legna da portare a Livorno, una volta tornate"

Giusto!Ottima idea Gin! aveva risposto, euforica.

Era da tanto tempo che non andava in Foresta a far legna: si presento' in municipio, chiese ed ebbe un ascia in cambio di uno, dei tronchi che avrebbe tagliato, e cerco' una quercia isolata...

Uno..due..uno..due.., esclamava ad ogni colpo, ed ando' avanti così fino a sera, e per tutto il giorno seguente..


Kestel ha scritto:
Michele stava per tornare a casa, dopo un'altra giornata passata a produrre attrezzi, quando sulla porta di casa vide arrivare un ragazzetto.
Gli si fece sotto e si fermò di colpo, aggiungendo tutto di un fiato: " Famiglia Di Luna?" gli fu risposto con un gesto affermativo del capo "Eccovi una missiva!" e gli consegnò il foglio, il quale recitava:

Cara famiglia,
come state?
Perdonate il ritardo con cui vi scrivo, ma il viaggio ci ha impegnate molto.
Siamo sulla via del ritorno, per cui presto potremmo rivederci e non vedo l'ora.
Mi mancate moltissimo, sopratutto in questo momento pagherei qualsiasi cifra per avervi tutti vicini!
Vi porteremo molti doni e tanti souvenir per abbellire Claraluna!

Ci sentiamo presto,
con amore

Ginevra.


Leggeva mentre entrava, quando riconobbe la scrittura di sua cugina Ginevra, lo rilesse a fondo: si sentiva felicissimo per il fatto che stavano bene e, soprattutto, stavano tornando a casa.
Si distese sul letto a pensare quando sarebbero tornati. Immaginava i dialoghi che si sarebbero detti, il poter tornare a sorridere e vivere assieme.
Aspettava, con la speranza che il tempo che li teneva distanti si potesse accorciare. Attendeva, con pazienza.


Krisclaire ha scritto:
Le giornate a Lodi procedevano a rilento.
Non perchè non fosse una bella città, ma perchè Ginevra trascorreva quasi tutto il tempo nella propria stanza, il più delle volte a letto a riposare.
Vera si era insospettita, giustamente.
Le aveva fatto moltissime domande sul suo stato di salute e alla fine Gin gliel'aveva detto.
Erano come sorelle e la preoccupazione sul viso di Vera era evidente, ma lei cercò di tranquillizzarla : altri due giorni di riposo e sarebbe tornata in forma.
Lo sperava, voleva davvero tornare a casa e riabbracciare tutti .
Le cose cambiavano in fretta, ma Ginevra sperava che a Claraluna tutto fosse come prima.
Quella mattina si era svegliata di buonumore, aveva dormito parecchio e fino a tardi, anche se come sempre si svegliata svariate volte durante la notte.
Uscì e fece un giro al mercato dove trovò della frutta freschissima dall'aspetto invitante che prese con l'intento di portarle alla cugina.
Il profumo del pane inebriava l'aria ed un timido ragazzino intonava delle canzoni al centro della piazza, in cambio di qualche spicciolo.
Sembrava un giorno di festa, invece era un normale giorno come tutti gli altri.
Sorrise, ed erano giorni che non lo faceva.
Tornò nella locanda, dove trovò Vera intenta a leggere un libro.
Era una ragazza eccezionale, non trovava parole adatte a descrivere quanto la stimasse e le volesse bene.
Rimane un pò sulla porta ad osservarla, quando la vide ridere di gusto.

Ora ridi anche da sola?

Risero insieme, continuando a far battute l'un l'altra.
Gin divenne seria improvvisamente.

Vera, era il 30 luglio. Oggi è il 25 agosto. Non mi ha scritto, non si è fatto vivo. Mi ha dimenticata Vera, se gli fosse successo qualcosa l'avrei saputo, invece nulla. Perchè mi fa questo? Perchè mi fa del male ora?

E scoppiò a piangere sulla spalla di quella che ormai era come una sorella.
Pianse lacrime ardenti, copiose.
Quandò le ebbe terminate rimase a fissare il vuoto, sempre abbracciata a Vera.


Vindrveraly ha scritto:
"Vera, era il 30 luglio. Oggi è il 25 agosto. Non mi ha scritto, non si è fatto vivo. Mi ha dimenticata Vera, se gli fosse successo qualcosa l'avrei saputo, invece nulla. Perchè mi fa questo? Perchè mi fa del male ora?"

Strinse i pugni, guardando sua sorella piangere.
Non lo sopportava, non ci riusciva.
Si era così legata a Ginevra in tutti questi anni, che alla fine la sentiva più sorella, di quelli veri: non vedeva i suoi fratelli da mesi ormai, l'ultima volta che aveva visto suo fratello Matteo era stato all'inizio del mandato da Sindaco, mentre di sua sorella Desideria, nessuna notizia.
Mentre Ginevra c'era sempre stata, dal suo arrivo a Claraluna, ma anche prima, quando erano solo amiche, e non sapevano nulla del loro famiglia.
Le accarezzo la testa e le diede un bacio sulla fronte.

Non piangere dai, forse la lettera non è ancora arrivata...chissà che giri fanno questi mercanti.
Vedrai risponderà, mia dolce sorella..e se non lo farà..
- la sua voce si fermo' ed un brivido freddo le percorse la schiena - ..Se non lo farà, il suo caldo cuore conoscerà la fredda lama dalla mia spada..
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MessaggioTitolo: Re: Una Cicogna pasticciona! [31 Luglio 1458]   Dom 05 Giu 2011, 18:37

Vindrveraly ha scritto:
Dopo quella sosta a Lodi il viaggio poteva riprendere.

"Non entreremo nelle città, ma sosteremo fuori da esse.. Tranne a Massa, lì ci fermeremo qualche giorno! Poi entreremo nelle care terre fiorentine" le aveva detto il 27 Agosto, sua sorella; e Vera di buon grado aveva accettato.

Si erano subito messe in viaggio, incontrando pochi volti sulla via: "Peccato!" penso' la ragazza.
Adorava osservare persone a lei sconosciute: il loro abigliamento, il portamento, e la diversa tonalità della voce..queste caratteristiche le parlavano, illustrandole di volta in volta chi erano e da dove venivano quegli improvvisi compagni di viaggio.

Il 28 Agosto avevano fatto una piccola sosta, per rifocillarsi.
L'aria fresca, il sole splendente ed il canto dei giovani uccelli erano poesia per Vera: la dolce melodia della vita in festa.

Mentre Ginevra sedeva sotto l'ombra di un faggio, Vera salì sul ramo più alto per ammirare le colline.
Una volta in cima, esclamo' meravigliata:

Magnifique, mon cher! - e sporgendosi per guardare Ginevra, aggiunse - Oh sorella cara, dovresti vedere in che luogo meraviglioso siamo!

Cerco' di scendere, per raccontarle cio' che aveva visto, ma mettendo un piede su un ramo secco, questo si spezzo' facilmente sotto il suo peso, e lei finì con la schiena a terra, emettendo un sonoro "Aihu!"
Ginevra preoccupata, scatto' in piedi e si avvicino' a lei

"Vera!..Tutto...bene?"

Con l'ombra della cugina, che allontanava il sole dal suo volto, Vera riusci' ad aprire gli occhi, e guardarsi intorno: candide nuvole nel cielo, le ricordavano tanti bianchi conigli.
Si mise seduta, controllo' le braccia, le gambe e sfioro' quanto possibile la schiena, poi allungo' le braccia verso l'alto e torno' a terra, sbadigliando.

Nel vedere il volto' stupìto della sorella, la ragazza rise
Tranquillerrima Gin, ho visto di peggio..anche se. - noto', con dispiacere, balzando poi in piedi, - il peso degli anni che passano, si fa sentire!
Le sorrise, e, prendendola sotto braccio, le chiese ridendo C'è ancora quel pezzo di pane?.

Gli attimi trascorsero velocemente, e giunse il momento di tornare sui cavalli.

Il 29 Agosto erano sulla strada che collegava Piacenza a Parma: Ginevra era in testa al gruppo, seguita da Vera ed infine da un terzo cavallo, utilizzato dalle due per trasportare i viveri e altre piccole merci: come tronchi, e la spada di Vera, dono del cugino Michele.

Tutto era tranquillo, gli unici rumori che provenivano dal bosco attorno alla via, erano quelli di animali.
Così Vera estrasse dalla sacca, che aveva al fianco, un foglio, sul quale aveva precedentemente scritto quando erano a Lodi: un racconto in breve della sua vita fino a quel momento.
L'avrebbe utilizzato al ritorno nella Fortezza, per continuare il libro, lasciato da tempo nella Biblioteca di ClaraLuna.

Il 29 Marzo, mentre un forte vento, che sapeva di fiori e mare,
soffiava forte sulle coste di Livorno, nacque una bambina dai capelli neri e gli occhi azzurri...


A volte ricordava ogni momento come se fosse accaduto solo il giorno precedente, per altri, con suo dispiacere, rimembrava a stento i vari avvenimenti.

Ad un tratto un colpo di vento, strappo' dalla mano di Vera, il foglio tenuto con non curanza, e lo porto' alle soglie del bosco.
Prima di perderlo per sempre Vera, con scatto fulmineo, smonto' da cavallo e cerco' di afferrare il foglio, ma il vento lo trascinava a se, con piccoli vortici, tra foglie e rami secchi.

Si volto' un istante per controllare ove fosse Ginevra, con quell'andatura, sia lei che i cavalli, non sarebbero andati lontano.."Con una piccola corsa poi li raggiungo.. e voltandosi verso il foglio ordino'

E tu fermati, o mi farai arrabbiare!.

Ma, come si sa', il vento non prende ordini, lui è libero di far come desidera, e trascino' lentamente Vera all'interno della fitta vegetazione di quei luoghi...


Krisclaire ha scritto:
Il viaggio procedeva senza intoppi, Gin e Vera si godevano la loro compagnia e trascorrevano il tempo a visitare luoghi sconosciuti e a chiaccherare.
Avevano trascorso il pomeriggio all'ombra di un faggio,con Vera che descriveva dall'alto di un ramo le bellezze del paesaggio,
mentre Ginevra si godeva l'aria fresca: di certo, nelle sue condizioni, poteva solo sognare di arrampicarsi su un albero!
Le cugine ripresero il viaggio nel tardo pomeriggio,con Gin davanti e la cugina che la seguiva a ruota con un altro cavallo che trasportava cibo, merci varie, doni e altre cose.
Il passo del cavallo era lento, costante e quasi conciliava il sonno,
tant'è che per qualche istante Ginevra si addormentò.
Fu risvegliata improvvisamente da un rumore, si girò verso la direzione di provenienza dello stesso e vide i cespugli muoversi,
ma non sembrava fossero mossi dal vento.
Urlò :

Vera corri, i briganti!!!!

Non erano certo nella condizione di combattere e forse la cosa più sicura, essendo entrambe a cavallo, era correre e seminarli.
Tirò la corda che la legava al cavallo che trasportava la roba per permettere a Vera di correre liberamente senza dover pensare ad altro.
Corse disperatamente ma silenziosamente per non farsi sentire.
Non aveva minimamente idea di quanto tempo fosse passato, aveva solo paura per se, sua cugina e i suoi bambini.
Vide in lontananza delle luci,sperava fossero le torce dei difensori di una città e corse ancora più forte.
Arrivò alle porte della città, che riconobbe come Massa.
Si appoggio alla base di un grosso, enorme salice in attesa che la cugina la raggiungesse, cercando di riprendere fiato e si addormentò...
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