Il Casato Di Luna

Casato Borghese della Repubblica di Firenze
 
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 "Nemo ad impossibilia tenetur" [3 Aprile 1458]

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Vindrveraly
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MessaggioTitolo: "Nemo ad impossibilia tenetur" [3 Aprile 1458]   Dom 05 Giu 2011, 17:45

Vindrveraly ha scritto:
3 Aprile 1458, Firenze


Era a Firenze da quanto?Giorni o settimane, trascorrevano tutte uguali: lentamente ed inesorabilmente..
Quello, forse, sarebbe stato il suo ultimo giorno, prima di ripartire! Aveva aspettato sua figlia..la sua Gabrielle, come era cresciuta!
Era al suo fianco, in quel momento, e Vera le accarezzò una guancia sorridendo.. La sua piccola ebbe un sussulto..
"Perdonami, tesoro mio, se ti ho disturbata.. il viaggio deve essere stato faticoso per te, vai pure nella stanza che ho fatto preparare dalla Locandiera in attesa del tuo arrivo..la seconda a destra"..
La guardò, poi, scomparire lungo la scala che portava ai piani superiori, in seguito si volse ad ammirare le vive fiamme del focolare acceso, nella taverna della locanda..Nonostrante fosse Aprile, aveva chiesto che il camino fosse acceso, sentiva freddo, tanto freddo nel corpo e nel cuore, non avrebbe mai immaginato di sentirne tanto.
Chiuse gli occhi e ripensò ai suoi ultimi giorni a Livorno..

Una mattina si era allontanata dalla Fortezza di Claraluna, asserendo alla sua dolce Balia Agnese, che andava a pesca.. ma in realtà si diresse da un medico che soggiornava per pochi giorni nella sua città: erano giorni che non riusciva più a mangiare, nè a dormire, stentava a ricordare avvenimenti e molte volte commeteva errori, seppur di poca importanza per molti, per lei erano gravissimi.. erano sintomo di ciò che odiava di più: superficialità!
Così preoccupata , fece visita al medico, un "uomo di gaia scienza", così lo chiamavano in città..Dopo la visita, lo vide scuotere la testa e sospirare..
"C'è qualcosa che non va, Signor Medico?"
Lui la guardò e sorrise amaramente: "Mia cara,avete assoluto bisogno di riposo!Vi consiglio di ritirarvi per qualche giorno nel monastero qui vicino, quello tra Livorno e Pisa.. un po' di tranquillità gioverà sicuramente alla vostra salute.."
"Ma io.. non posso!Non posso lasciare tutto così, devo partire a breve e occuparmi di mia figlia, della mia famiglia.. devo sbrigare gli ultimi preparativi, inviare lettere.. no no non posso!"
"No Vera, voi non avete molta scelta, o vi ritirate per qualche giorno lontano da questa vita che conducete, o.." il medico fece una pausa, che a Vera sembrò durare moltissimo e poi riprese " o vi ammalerete gravemente!La vostra famiglia potrebbe aiutarvi.."
A quelle parole Vera ebbe una fitta allo stomaco e cominciò a respirare a fatica.."Vi ringrazio Signor Medico.. cercherò di seguire il Vostro... consiglio!"
Si inchinò ed uscì..Una volta fuori cominciò a corre a per di fiato e, arrivata vicino al boschetto di faggi e quercie che tanto le era caro, pianse..
Non poteva portare altre preoccupazioni alla sua famiglia, "Il viaggio - pensò - si, durante il viaggio mi sentirò meglio!"..

Riaprì gli occhi e si trovò di nuovo davanti ad un fuoco scoppiettante, una lacrima rigava il suo volto..Non aveva detto nulla alla sua famiglia ed il 17 Marzo era parita da Livorno, ed era ancora convinta che quel viaggio le avrebbe giovato, anche se ora si sentiva tanto stanca ed aveva tanto freddo..
Dopo aver chiamato la Locandiera, alla quale chiese carta e calamaio, nella "pace" del suo angolino, tra le risate e il vociare interno alla taverna, scrisse una lettera alla sua famiglia..

Firenze,
3 Aprile Anno Domini 1458

Miei cari Di Luna,
Vi scrivo per comunicarvi che forse domani io e Gabrielle ripartiremo da Firenze,non vediamo l'ora di potervi rivedere.
Abbiamo appena ricevuto la vostra missiva, nella quale annunciate il ritrovamento di una Di Luna, siamo così felici!
Qui i giorni trascorrono velocemente, stiamo entrambe bene; ma la voglia di potervi riabbracciare è tanta!
A Claraluna come procede tutto?State tutti bene?
Vi prego di abbracciare da parte mia anche Agnese ed Ermenegildo, dite loro di stare tranquilli, la loro Veruccia è al sicuro!

Ricordate tutti per favore, qualunque cosa accada, che vi voglio bene!..Vi vogliamo bene!

Un abbraccio!
Con estremo affetto,
Sempre Vostre
Vera & Gabrielle



Dopo di che Vera andò nella sua stanza, estrasse dalla gabbia il suo gufo Ernesto, al quale legò la lettera alla zampa, e , aperta la finestra, lo lasciò andare..Avrebbe potuto usare un messo, ma il gufo avrebbe impiegato minor tempo...


Keyreika ha scritto:
Valentina era in casa, come sempre da quando sua madre era partita.
Adorava passare le ore nella sua stanza.
Stava semplicemente seduta sul bordo del letto e pensava, pensava a tutto il tempo passato in quel luogo,
le notti in cui faceva brutti sogni e le notti in cui voleva solo un paio di coccole.
Ora che sua madre era lontana sentiva un grande vuoto dentro che spesso e volentieri era riempito dal bene degli altri familiari che
nonostante il gran numero non erano certo abbastanza per sostituire il bene che la madre voleva alla bambina.
Non era sola ad affrontare questo periodo difficile un po' per tutti, ma si sentiva sperduta e senza che nessuno avesse ancora risposto ai suoi perché.
Un sogno ricorrente che la spaventava più di tutti era quello in cui lei era sola, senza nessuno e nessuno la voleva,
benché fosse riempita di attenzione dalla famiglia,
paura infondata dato che era amata da tutti a Claraluna.
Sognò tante volte questo e alla fine non riuscì a dormire, troppi pensieri, tutti confusi e intersecati tra loro,
prese carta e calamaio, nel silenzio della sua stanza, iniziò a scrivere una lettera alla persona che di sicuro sarebbe riuscita ad esserle d'aiuto

Livorno,
3 Aprile 1458
Cara Mamma,
Sono qui in camera ed è oramai tarda notte, non so nemmeno che ora sia, non ho dormito,
sono sola nel silenzio della mia stanza e penso a te.
Mi manchi, non sai quanto mi manchi.
Non esco più di casa, sto sempre in camera mia a pettinare le mie bambole..
Ormai sono diventata più grande, però mi sento ancora tanto bambina senza di te.
Queste bambole mi ricordano l'innocenza di quando ero piccola, ogni momento passato in famiglia tra le risa dei parenti e il tuo sorriso,
così sereno, si contrappone al tuo sguardo triste con cui ti ho vista andare via, cercavi di nasconderlo, ma io ti conosco troppo bene.
E' da quando sei andata via che faccio sempre lo stesso sogno, svegliandomi da quell'incubo avrei tanto voluto vederti dormire nel tuo letto
quando sono entrata nella tua stanza, invece, tu non c'eri.
Lo sapevo benissimo che tu non c'eri eppure quella notte speravo davvero che tu fossi lì.
Ora che sei lontana voglio solo dirti che ti voglio un bene dell'anima e che non vedo l'ora di abbracciarti,

Spero di poter vedere presto sulle tue labbra quel sorriso che è sparito dal tuo viso,
salutami gabrielle e dalle un abbraccio da parte mia!
A presto!

Un bacio,
Per sempre tua,
Valentina


Vindrveraly ha scritto:
4 Aprile 1458, Firenze


C'è un silenzio del cielo prima del temporale,
delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera,
di quelli che si amano, della nostra anima,
poi c'è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato..

Tra qualche ora, Vera e Gabrielle sarebbero partite, tutto era pronto..
"Hai preso tutto tesoro?Vedrai sarà un viaggio piacevole"
O almeno così sperava, ma non voleva far preoccupare, forse, inutilmente sua figlia e così agitò la mano come per scacciar via quel brutto pensiero e sorridendo continuò..
"Sai a Grosseto c'è un mio caro amico, fermo li a causa di uno spiacevole incidente.. mentre a Piombino incontreremo la mia cara Eleonora!Credo che tu la conosca già e.. uh?.."
Sentì qualcuno bussare alla porta della stanza, Vera andò ad aprire..era la Locandiera: "Madonna Vera, c'è una lettera per voi, anche se non so come sia arrivata qui.."
"Ernesto ha già fatto ritorno?" si chiese Vera "Ma no impossibile..e allora chi?", guardò la donna e sorridendo le chiese "Dove è ora la lettera?"
La Signora allora le porse la busta, Vera la ringrazio e rientrò nella stanza..
Era della sua piccola Valentina!Aveva cresciuto quella dolce ragazza, fin da quando era in fascie ed ogni giorno che trascorrevano assieme Vera la sentiva sempre di più come una figlia..e per lei lo sarebbe sempre stata, in fondo..
Mentre Gabrielle si apprestava a terminare i preparativi per la partenza, Vera, sporgendosi dalla finestra, con un sole che le riscaldava il cuore, iniziò a leggere la missiva..
Dopo averla letta, guardò sotto e vide la piazza brulicante di viaggiatori e fiorentini, gente che andava, che tornava, che restava..Ma d'un tratto ebbe un mancamento e fu costretta a sedersi sulla panca sotto la finestra, sua figlia Gabrille le si avvicinò preoccupata :
"Mamma,è successo qualcosa? Forse non è il momento giusto per partire.. dovremo rimandare.."
"Ma no tesoro mio!Sto già meglio, guarda - disse sforzandosi di sorridere - dev' essere stato il sole, come ti dico sempre stare troppo tempo sotto il sole fa star male..eheheh"
Gabrielle si dimostrò poco convinta e guardò il foglio che Vera aveva in mano.."è tua sorella, Valentina!Ti saluta e ti manda un abbraccio.. non vede l'ora di rivederci sai?..se mi dai il permesso, userò il corvo che ti regalai al tuo compleanno, Gennarino, per inviarle una lettera..
La ragazza annuì e Vera cominciò a scrivere..


Gabrielle_delioncour ha scritto:
Gabrielle era appena entrata nella locanda indicatale dalla madre mediante una lettera. Aveva viaggiato giorni e giorni, da Livorno a Firenze. Appena entrò, sentì un familiare calduccio che le riscaldava le membra stanche. Era partita con la speranza di ritrovare una persona a lei cara e stare un po' più di tempo con la madre. Si diresse verso la fonte di quel calore. Non le fu facile individuare la stanza, ma dopo meno di 2 minuti era lì, abbracciata alla madre, a Vera. "Mamma, come sono felice di vederti! Finalmente ci siamo rincontrate!"
"Piccina mia! Sei arrivata! Che bello rivederti, sana e salva. Com'è andato il viaggio? Sarai stanca, perchè non ti siedi?" Gabrielle si sedette sul divanetto, proprio davanti al camino che emanava un piacevole calore e un buon profumo di legna bruciata.
Iniziarono a parlare di come il tempo fosse cambiato da un giorno all'altro e di come le città fossero difese dai soldati, ma Gabrielle capiva che la madre non stava bene. Capiva dai suoi occhi stanchi e dalle mani gelate, nonostante fosse davanti ad un caminetto in piena primavera, che stesse male. Gabrielle temeva che potesse succederle qualcosa di maligno durante il viaggio e si prometteva di minuto in minuto che avrebbe cercato di farla riposare il più possibile.
"Tesoro, ti vedo stanca...perchè non ti distendi un pochino qui? Metti la testa sulle mie ginocchia e rilassati...vedrai che starai meglio" le consigliò Vera. Gabrielle fece come la madre le aveva consigliato e appena poggiata la testa sulle ginocchia di Vera, si addormentò. Sognò una bella giornata primaverile, a claraluna. Il cuginetto Michele creare forme straorinarie sulle foltissime chiome degli alberi e la cuginetta Ginevra innaffiare i fiori. Era un quadretto splendido. Il verde spadroneggiava fieramente e la luce del sole illuminava la giornata. In casa, tutto era pronto per il pranzo. Vedeva i piccoli cuginetti giocare felici. Ma poi una nube spegneva la felicità. Tutto diventava buio e cupo e all'improvviso era in una barca, col mare agitato, la tempesta che bagnava tutto e i marinai erano troppo occupati a litigare fra di loro per accorgersene. Una mano le sfiorò la guancia e si svegliò quasi di sorpassalto.
"Perdonami, tesoro mio, se ti ho disturbata.. il viaggio deve essere stato faticoso per te, vai pure nella stanza che ho fatto preparare dalla Locandiera in attesa del tuo arrivo..la seconda a destra"disse Vera.
"Oh, non c'è problema. Anzi, ti ringrazio di avermi svegliata da quell'incubo" Vera rimase un po' sconcertata a quella risposta, ma Gabrielle era lontana e non poteva chiederle spiegazioni.
Appena entrata in camera si accorse del freddo e pensò di mettersi qualcosa di più pesante. Mentre si cambiava pensava a Livorno, a cosa potesse avere Vera e a come le cose fossero cambiate in fretta. Spesso i cambiamenti sono benigni, ma non sempre. A volte, infatti, tutto può sconvolgere l'ordine delle cose senza accorgersene e ritrovarsi in una brutta situazione. Per il resto, si distese sul letto, chiuse gli occhi e pensò a qualcosa che la faceva stare bene: la sua famiglia. Dopo circa 1/2 ora, decise di tornare da Vera. La trovò seduta sul divano, con lo sguardo perso nel vuoto. iniziarono a parlare, quando entrò la locandiera: aveva una lettera da parte di mia sorella Valentina. Vera ebbe un mancamento e nonostante le rassicurazioni di Vera, Gabrielle non era molto convinta. Osservò il limpido cielo, il sole splendente e l'erbetta verde che cresceva lì vicino. "Mamma, perchè non andiamo fuori a fare una passeggiata?"propose Gabrielle "Sì, perchè no?" Uscirono dalla locanda e passeggiarono a lungo, osservando le bancarelle del mercato, le stradine e le case, i fiori e l'erba dei giardini. Trascorsero insieme un'ora perfetta ed indimenticabile, ma l'ora di partire era arrivata e, dopo essere andate a prendere le loro cose in locanda, partirono.


Keyreika ha scritto:
La lettera doveva essere arrivata e quella mattina Valentina si svegliò con una gran voglia di vivere.
Rifece il letto, come era solita fare, e guardò fuori dalla finestra.
Le nuvole erano bianchissime e il cielo era limpidissimo, una giornata perfetta per un pomeriggio passato con le amiche, doveva distrarsi un po'.
Si vestì e si avviò verso la porta della sua stanza.
Chiuse dietro di sé la porta dell'ingresso, il vento primaverile le accarezzava i capelli e si sentiva il buonissimo odore che emanavano i fuori che circondavano l'entrata.
Si diresse verso un prato lì vicino e mentre camminava, calciando un sassolino, pensava.
"Non devo essere egoista, dopo tutto lei ha la sua vita.." provava a convincersi, quando per la strada incontrò la sua amica Sara, l'unica che non fosse sua parente.
"Vale! Ciao, tutto bene?!" le domandò correndole in contro "Bene, bene e tu?" rispose con un sorriso "Dove vai di bello?" aggiunse Valentina.
"Bah niente, con una bella giornata così, è impossibile rimanere in casa!" la ragazza rise e fece un'ultima domanda "Io stavo andando a cercare un prato per rilassarmi un po', mi accompagni?" Sara con un sorriso annuì e si incamminarono insieme.
Trovarono un albero immerso in un mare di margherite, i fiori preferiti di Valentina, e lei indicandole esclamò "Oh, guarda! Margherite!" il suo viso illuminò e corse a stendersi su quella distesa di fiori che adorava. Sara con un sorriso la seguì.
Valentina era in un paradiso, ha sempre amato la primavera, i suoi fiori, i suoi odori e soprattutto il sole che era una di quelle poche cose che in questo periodo riusciva a farla star bene.
"Vale, è da un po' di tempo che non ti vedevo in giro, non ero venuta a casa tua perché non so ancora dove abiti..." le disse Sara guardandola che si sistemava una margherita tra i capelli.
"Ah, beh, non ho fatto nulla di che, sono stata in casa, ho disegnato, sono stata con la famiglia.. Se vuoi dopo ti porto a casa mia.." rispose con una voce allegra.
"Grazie vale, ne sarò felice!" esclamò Sara con un grande sorriso: non vedeva l'ora di vedere la sua casa.
"Tu piuttosto, che hai fatto?" chiese interessata Valentina.
"Beh devo raccontarti una cosa straordinaria!- aveva lo sguardo tutto contento -ieri pomeriggio tornata a casa io e mia madre siamo andate al mercato e mi ha comprato questo!" e le mostrò un bellissimo ciondolo che aveva in tasca.
Valentina finse un sorriso e disse a voce bassa "Bellissimo.. " non perché fosse brutto, anzi, però avrebbe tanto voluto anche lei poter uscire e andare al mercato con sua madre e sul suo viso sparì quell'espressione felice e contenta che aveva avuto fino a pochi secondi prima, Sara si incuriosì, guardò la ragazza e le sorrise "Lo so che è bellissimo, è mio" disse con tono scherzoso per far tornare il sorriso all'amica.
Vale la guardò con un sorriso dubbioso, ma lasciando passare, iniziò a farle il solletico e tutto tornò come prima.
Si rincorrevano sotto il sole e le risate si sentivano dalle case accanto, le ore passavano come minuti e tutto sembrava migliore, sotto quel sole tanto atteso.
Valentina era felice, spensierata e si stava divertendo come non mai.
Erano ormai passate delle ore e l'ora di pranzo si stava avvicinando, prese per mano l'amica e disse "Sara, tu non hai idea di che ore siano, se vuoi vedere casa mia dobbiamo fare presto!" Sara annuì e saltellando si diressero a casa di Valentina.
Quando fu all'entrata della casa entrò e si diresse verso la sala, non c'era nessuno.
Strano perché a Claraluna c'era sempre qualcuno e iniziò a pensare che la casa fosse proprio vuota.
Prese Sara per mano e senza preoccuparsi di nulla le fece visitare la casa, le piacque molto ma purtroppo ad un certo momento si ricordò che aveva una cosa importantissima da fare nel primo pomeriggio e salutandola con baci e abbracci corse via.
Valentina era di nuovo sola "no, no non rimarrò qui un secondo di più" pensò tra se e se.
Si chiuse la porta dietro le spalle e corse via, la sua destinazione era un posto qualsiasi dove potesse restare sola con i suoi pensieri.
Si incamminò sulle rive del lago, il vento spostava le fronde degli alberi, il rumore dell'acqua la tranquillizzava, il lago era pieno di pesci e l'acqua era così pulita che riusciva a vederli tutti.
Si arricciò i capelli dal lato destro, come era solita fare, e sorrideva, guardando il prato verde.
Si stese sotto il sole e si addormentò


Black96 ha scritto:
Alexander era un po preoccupato per Vera e Gabrielle che erano da tempo in viaggio, e sapeva che Vera aveva dei problemi salutari, non poteva rimanere tranquillo.
Appena egli entrò nel castello dei Claraluna arrivò un messo che fece consegnare una lettere per tutta la famiglia, la lettera venne letta ad'alta voce e Alexander era felice che Vera e Gabrielle tornavano ma ancora in ansia per loro.
dopo pochi minuti dall'arrivo del messo Alexander uscì correndo dal castello, indossava ancora la divisa perchè era appena uscito dalla caserma e quindi pensò di farci immediatamente ritorno, entrò di corsa, prese carta e penna e disse a una guardia di chiamare immediatamente le guardie di accompagnamento c'era un missione per loro.

cara Vera
sono molto preoccupato per la tua salute e spero che quando tornerai a Livorno ti farai visitare da un medico esperto.
sei con tua figlia, e non voglio che vi accada qualcosa di male durante il viaggio, non potrei mai perdonarmelo quindi mi sono permesso di farvi inviare una truppa di scorta che vi accompagni fino a Livorno, questa scorta è munita di soldati ben addestrati e da un medico.
perdonami se ho fatto qualcosa che non dovevo fare.
sarei voluto venire io ma impegni mi trattengono...
un grande abbraccio.
Alexander.


appena finì di scrivere fece entrare le truppe, disse soldati andate fino a firenze alla locanda principale e accompagnate fin qui Vera e Gabrielle Di Luna il viaggio deve essere assolutamente tranquillo e senza stress.
a quasi dimenticavo portate anche questa lettera a Vera
confido i voi

la truppa partì immediatamente e black si sedette guardando fuori dalla finestra pensando al passato


Keyreika ha scritto:
Valentina era a casa quando arrivò la lettera, bussarono alla porta e aprì lei, "Per la famiglia Diluna"
disse il messo, "Si siamo noi" rispose cortesemente e prese la missiva.
Corse subito dove si trovavano gli altri parenti e agitando la lettera in aria gridò "E' Vera! Notizie di Vera e di Gabrielle!".
Era contentissima e mentre apriva la busta entrò l'ultimo arrivato, Alexander, che contento di sapere, anche lui,
qualcosa su Vera e Gabrielle si sedette vicino ai parenti e iniziò la lettura.
Da ciò che diceva sembrava tutto al meglio ma sapevano che non era del tutto sincera scrivendo quelle parole.
Valentina lasciò la missiva sul tavolo e corse in camera sua a risponderle.



Livorno,
4 Aprile 1458

Cara Vera,
finalmente tue notizie, siamo contentissimi di sapere che stai bene.
Spero che la mia lettera precedente ti sia arrivata.
Qua a Claraluna tutto bene, i parenti stanno bene, manchi a tutti,
penso proprio che avresti dovuto vedere le facce dei presenti quando ho letto la lettera,
erano contentissimi di sapere che stai bene, e anche io lo sono, forse più degli altri.

Un bacio grandissimo,
da Valentina e da tutta la famiglia


Hecate ha scritto:
Helena era passata per l' ennesima volta per Claraluna alla ricerca di materiale per la sua biblioteca, quando, quasi in contemporanea, arrivarono al Palazzo un messo e suo padre Alexander.
Andò ad aprire la piccola Valentina, che subito dopo aver parlato col messo, che portava una lettera, gridò contenta:
"E' Vera! Notizie di Vera e di Gabrielle!"
A quella frase, Helena si volse interessata ed aspettò che Valentina finisse di leggere.

Ci furono grandi sorrisi e sospiri di sollievo, quando si seppe che entrambe stavano bene e che sarebbero tornate presto, ed anche Helena sorrise contenta, abbracciando la piccola Valentina.

Non appena la nipotina disse che andava in camera per rispondere alla madre, Helena diede un' ultima occhiata alla lettera.
[hrp]Ricordate tutti per favore, qualunque cosa accada, che vi voglio bene!..[/hrp]
Quel pezzo, quella frase, non le piaceva affatto.
Aveva aspettato che Valentina si allontanasse, per scambiare con i parenti degli sguardi lievemente più preoccupati di quelli di pochi istanti prima.

Helena guardò il padre, che le fece un cenno affermativo, ed uscì subito dopo. Bisognava fare qualocsa.
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Vindrveraly
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MessaggioTitolo: Re: "Nemo ad impossibilia tenetur" [3 Aprile 1458]   Dom 05 Giu 2011, 17:48

Vindrveraly ha scritto:
5 Aprile 1458, San Miniato



L'alba stava per arrivare, ormai mancava poco..il sorgere del sole aveva sempre portato a Vera grande gioia e tranquillità, "un nuovo giorno sta per iniziare" ripeteva spesso in momenti come questo "un giorno in cui possiamo rendere noi stessi migliori..".
Una buca la fece sobbalzare, sicura che tra qualche istante avrebbe sentito sua figlia Gabrielle domandare : "Ma..mamma, questa non è .. San miniato??" cominciò mentalmente a preparare la risposta ..ma non udì la sua voce; preoccupata Vera fermò i cavalli e si voltò indietro; non c'era...la sua Gabrielle non era sul carro!
Come era potuta accadere una simile dimenticanza?Tremante Vera scese dal carro, e , con gli occhi pieni di lacrime, si accasciò al terreno..In quegli attimi di panico decise che sarebbe arrivata a San Miniato e poi avrebbe fatto ritorno a Firenze..
Arrivata in città, dopo un piccolo giro al mercato ed uno nella Taverna "Al Falco Municipale", Vera si avviò verso la foresta..Li avrebbe attenuato le sue pene..
Fuori dalle mura incrociò un gruppo di soldati dall'aria stanca, sembrava avessero viaggiato tutta la notte, si avvicinò a loro sperando in qualche modo di poter essere almeno per loro di conforto.."Buongiorno a Voi, soldati!Dai vostri volti pare che questa notte siate stati braccati da una belva, che non Vi ha fatto chiuder occhio - disse sorridendo amaramente -..Perdonate la mia futile ilarità, ma capisco le Vostre condizioni.. se c'è qualcosa che posso fare per aiutarVi non avete che da chiedere, e cercherò di accontentarVi! - , e dopo un piccolo inchino si presentò - Mi chiamo Vera Rosalinda Di Luna, conosciuta da molti anche come "Vindrveraly",e.."
Nel sentir il suo nome i soldati scattarono in piedi con un gran balzo, e dopo una riverenza, uno di loro, che pareva il capo, le chiese:
"Vera Di Luna, originaria di Livorno?"..A quelle parole Vera annuì, allora il soldato sorridendo le porse una busta.."Madonna avete già fatto tanto per noi!..ci avete appena risparmiato un altro giorno di viaggio!"..
Pur non capendo il significato di quella frase, la donna fu allietata da quelle parole..
In seguito prese la busta e la lesse una delle lettere all'interno..
[hrp]sono molto preoccupato per la tua salute e spero che quando tornerai a Livorno ti farai visitare da un medico esperto.[/hrp]
Impallidì..come poteva Alexander conoscere le sue condizioni di salute, se lei non le aveva rivelate a nessuno?
"Gran luminare quel medico!..spifferare tutto alla mia famiglia!Appena tornò mi sentirà!" esclamò, poi guardò i soldati, quei poveri uomini erano stati inviati per scortare lei e sua figlia a Livorno, e con loro c'era un medico..Come poteva dir loro di esser partita senza sua figlia?
Che madre era una così?..Le lacrime solcarono il suo volto, ma poi disse ai soldati..
"Signori, non voglio siate la mia guardia,la mia scorta o che..spero che nel tempo che passeremo assieme potremo sentirci semplicemente compagni di viaggio..Purtroppo devo comunicarVi che mia figlia non è con me, e...Firenze domani partiremo per Firenze.. così Voi avrete tempo per riposare, e domani all'alba ripartiremo..Ora se non Vi spiace devo andare.." e si allontanò..
Si sentiva persa, vuota, tanto fragile..e poi quel freddo, quella morsa gelida non abbandonava il suo corpo, ed ora si era impossessata del suo cuore..
"Un medico, un medico...devo correre in città e trovarlo" e vi riuscì, anche in poco tempo; fortunatamente un medico non passa inosservato..così si fece ricevere nella stanza che aveva preso alla locanda; "Perdonate il distrurbo, anche se so che siete qui per accertarVi che io stia bene..ma deve aiutarmi!..Mia figlia..io...dovevamo partire, ma questa mattina mi sono voltata e lei...lei...non c'era!Capisce!Sono partita senza di lei!..sono - disse infine con un fil di voce -..sono un mostro..."
Il medico la pregò di sedersi un momento, e poi la visitò.."Da quello che già mi era stato accennato, Dama Vera, lei è peggiorata..temo che il mio collega non le abbia riferito i rischi.."
"No, l'ha fatto..e ha anche informato la mia famiglia, per questo lei oggi è qui.."
Dopo aver annuito, il Medico continuò a parlarle per una buona mezz'ora..nella quale Vera semplicemente annuì... ma alla fine disse "Quando torneremo a Livorno, solo e soltanto allora, affiderò me stessa alle cure dei monaci...ma..non posso tornare senza che mia figlia sia al sicuro, a casa!...spero mi capiate.."
Fu il medico ad annuire questa volta: "Ebbene vi seguirò, nel caso le vostre condizioni peggiorino,,almeno mi avrete li, così da poterVi aiutare. A domani, dunque..ed oggi Vi prego riposate!".
Vera si congedò e, leggermente affaticata, si recò presso la foresta..Ove lesse e rispose alla lettera che era arrivata assieme a quella di Alexandrer...

San Miniato,
5 Aprile, Anno Domini 1458
Mia dolce Valentina,
la tua precende lettera mi è giunta con grande celerità, purtroppo Gennarino, il corvo di tua sorella, con il quale avevo intenzione di inviarti la risposta ha ben pensato di appollaiarsi su di un ramo e non saperne di scendere, bah questi volatili!
Per favore riferisci ad Alexander che ho apprezzato il suo gesto e lo ringrazio;lui capirà e digli, inoltre, che gli voglio molto bene!
Tra qualche giorno torneremo a Livorno..nel frattempo abbraccio tutti, ma non siate preoccupati per me, io starò bene..vedrete!


"Sono tanto stanca" pensò a quel punto Vera, "Vorrei tanto tornar piccola, ed essere cullata tra le braccia di mia madre e le cura della mia balia Agnese..Quello di oggi è stato l'errore più funesto che potessi commettere..Una figlia dovrebbe sempre poter contare sulla madre.." quel giorno non fecava altro che piangere..Dopo essersi asciugata le lacrime, continuò a scrivere..

Per quel tuo incubo, mia tesorilla, chiedi ad Agnese di prepararti un buon infuso e dopo di leggerti una delle storie presenti nel libro "Storie & Leggende degli antichi Di Luna"; con me ha sempre funzionato!
In particolare la storia de' "La Contessina ed il Forestiero", una delle mie preferite..quando torno te la racconterò anch'io!

Salutami tutti e strapazzali bongosamente!
Un dolce abbraccio,
La tua "mamma", che ti adora


Dopo averla chiusa, tornò in città e cercò un qualche modo per farla arrivare velocemente a Claraluna..



Vindrveraly ha scritto:
6 Aprile 1458, San Miniato



Mentre ancora dormiva, stremata dal viaggio e dagli avvenimenti del giorno prima, qualcuno bussò alla porta della stanza, che Vera aveva richiesto nella Locanda "Al Falco Municipale"..
Si vesti in fretta ed aprì leggermente la porta "Si?" chiese, con la voce di qualcuno che si è appena svegliato.
"Dama Vera, perdonate se Vi ho distrurbata e sebbene il Medico non volesse, son costretto a pregarVi di prepararVi in fretta se vogliamo essere a Firenze per domani.." , il soldato era evidentemente imbarazzato, coem del resto lo fu anche Vera dopo aver chiesto: "Ma..è così tardi??"
"Eh si, purtroppo dovevamo partire già alcune ora fa.."
Da buona fiorentina qual era, non potè che esclamare "Boia dè!..ehm pe..perdonatemi, arrivo subito!"
Il soldato si congedò e Vera richiuse la porta dietro di se, portandosi una mano alla testa cercò di attenuare il dolore che provava: "Mmm devo aver bevuto troppo..appena lo vedo, chiederò al Medico di darmi qualche infuso.." pensò, la sera prima l'aveva totalmente trascorsa in taverna ad affogare i suoi pensieri nella birra.
Passò una buona mezz'ora, nella quale si preparò, cercando di apparire al meglio e, raccolte tutte le sue cose, scese in taverna; salutò allora il taverniere, il sindaco e alcune conoscenze che aveva li, con un inchino, dicendo :"Grazie per avermi ospitata e accolta nel migliore dei modi, purtroppo devo già ripartire, ma spero di tornare!Quando il tempo, per me, sarà migliore!"
In seguito usci per la strada, il sole già in alto le indicò che era molto più tardi di quello che aveva pensato, così si affrettò a raggiungere le mura della città.
Respirando a fatica, raggiunse la truppa che l' attendeva e dopo un leggero inchino, in preda all'imbarazzo, disse: "Bu..buongiorno a Voi miei cari compagni!Perdonatemi se vi ho fatto attendere.."
I soldati si alzarono e dopo averla salutata, il capo le indicò un carro: lei avrebbe viaggiato su di esso, assieme al medico,lui sarebbe stato alla guida, mentre i suoi uomini avrebbero viaggiato a piedi.
"Non..non credo sia molto giusto.." provò a replicare Vera, ma sia lui che il medico la guardarono in malo modo.
Sorridendo allora si avvicinò al carro, ma quando stava per salire, tutto attorno cominciò a girare e lei cadde a terra; prontamente i soldati l'aiutarono a rimettersi in piedi e a salire sul carro.."Perdonatemi.." sussurrò e abbassò gli occhi per non vedere gli sguardi di compassione che i soldati avevano in quel momento.
Sospirò e fece posto al medico e ai suoi bagagli, erano grandi e rumorosi, al che Vera si chiese cosa mai ci potesse essere li dentro..
Dopo che tutti ebbero preso posto, la compagnia partì e Vera sperò in cuor suo che la sua Gabrielle stesse bene...


Keyreika ha scritto:
Erano varie ore che provava a rispondere alla lettera mandata da Vera, ma non riusciva a scrivere nulla,
avrebbe voluto che quello che provava potesse essere già scritto lì.
Non riusciva ad esprimersi, se la lettera di prima le era arrivata non aveva dubbio che sapesse il suo stato d'animo.
"Fra pochi giorni sarà qui" pensò tra se e se,
rileggeva e rileggeva quella lettera
[hrp]la tua precende lettera mi è giunta con grande celerità, purtroppo Gennarino, il corvo di tua sorella, con il quale avevo intenzione
di inviarti la risposta ha ben pensato di appollaiarsi su di un ramo e non saperne di scendere, bah questi volatili! [/hrp]
il suo modo scherzoso si contrapponeva con le parole che disse poche righe dopo
[hrp]Per favore riferisci ad Alexander che ho apprezzato il suo gesto e lo ringrazio;lui capirà e digli, inoltre, che gli voglio molto bene!
Tra qualche giorno torneremo a Livorno..nel frattempo abbraccio tutti, ma non siate preoccupati per me, io starò bene..vedrete![/hrp]
Ok, sarebbe tornata, ma non ne sapeva nulla di quello che c'era scritto nella lettera che Alexander aveva scritto, voleva capire!
"Starà bene, adesso lo so benissimo che non è al massimo ma sembra una situazione tragica" pensò incuriosita.
Si passò una mano sul mento e poi rilesse un'ultima volta la lettera,
[hrp]Per quel tuo incubo, mia tesorilla, chiedi ad Agnese di prepararti un buon infuso e dopo di leggerti una delle storie presenti nel libro
"Storie & Leggende degli antichi Di Luna"; con me ha sempre funzionato!
In particolare la storia de' "La Contessina ed il Forestiero", una delle mie preferite..quando torno te la racconterò anch'io! [/hrp]
"Io e la sua Balia non abbiamo mai parlato, non la conosco, non me la sento di comportarmi così, non ne ho motivo,
avevo solo bisogno di sapere sue notizie, la storia me la posso anche leggere da sola, sono grande"

pensò come se fosse ovvio come ragionamento.
Scese in cucina a mangiare un boccone.
Finito lo spuntino si affacciò alla finestra e stranamente vide che ormai il sole non c'era più, però intravide due messeri davanti alla casa parlare,
impicciona com'è si mise ad ascoltare fingendo di innaffiare le pianta sul davanzale.
"Sapete che la dama Vera Isabella Di Luna"- Valentina sussultò e aprì ancora di più le orecchie,
sapevano forse qualcosa su Vera cui lei non era a conoscenza-"si dice che stia molto male, tornerà fra qualche giorno a Livorno.."
il messere accanto rispose "Beh dai, ma tu come fai a sapere certe cose? non sono riservate della famiglia Di Luna?"
l'uomo facendo un sorriso che non prometteva nulla di buono disse "Io ho le mie conoscenze e comunque
siete fortunato solo di sapere queste cose, perché io di loro so tutto.."
Valentina impallidì la sua curiosità era svanita, ora era diventata paura,
chiese la finestra e tornò in camera.
"Bha, sono solo voci, non è vero niente, Vera dice che sta bene e per me vale solo la sua parola" non si faceva intimidire da quelle parole,
"Adesso pensiamo a che risponderle" Disse guardando fuori e subito abbassando lo sguardo sul foglio.

Livorno 6 Aprile 1458
Vera,
sono contenta che stai bene e non vedo l'ora che torni per riabbracciarti forte forte Very Happy
Non ho ancora detto ad Alexander ciò che devo dirgli, ma lo farò appena lo vedo
Pochi minuti fa' ero in cucina a mangiare qualcosa e ho sentito due messeri che dicevano che non stavi bene
e che appena tornerai a Livorno visiterai presto un medico, baggianate, vero? 😉
Ora ti lascio,
un grandissimo bacio
Valentina


Della balia non volle parlare.


Vindrveraly ha scritto:
7 Aprile 1458, Un luogo tra San Miniato & Firenze


”Vera..Vera…fermate il carro!...Portate dell’acqua! Presto! Presto, fate in fretta!”
Queste furono le ultime parole che la giovane riuscì a sentire, prima che un’ ombra l’avvolgesse completamente ed un gran freddo prendesse il sopravvento sulla sua mente e sul suo corpo..
Non riuscì a respirare, i polmoni le facevano male, le mancò l’ossigeno.
Divenne debole, sempre più debole..
D’un tratto l’oscurità entrò irruente nei suoi occhi, più profonda di prima, come una benda spessa , salda e stretta, che non le copriva solo gli occhi, ma tutto il corpo, con un peso insostenibile.
Spingerla via, dopo un po’ divenne estenuante per lei; cominciò a capire che sarebbe stato più semplice lasciar perdere, permettere alle tenebre di risucchiarla giù, giù , giù fino ad un luogo dove non c’erano più dolore, né stanchezza, né pena, né paura..
Fosse stato per lei avrebbe resistito ancora per poco; ma ora non si trattava solo di lei.
Se avesse scelto la via più semplice, se avesse permesso a quel nulla di cancellarla, li avrebbe abbandonati tutti..
Sua madre Syria, i suoi fratelli Bree e Matteo, i suoi zii Aurora, Cesare e Alexander, i suoi meravigliosi cugini Ginevra, Helena , Michele, Francesca, Horione, Marco, Samantha,Gilberto, Marta, e le sue bambine Gabrielle e Valentina, che aveva cresciuto con tutto l’amore di cui era capace...L’unica cosa che chiedevano era che lei rimanesse accanto a loro.
Ma era così difficile, per Vera, non lasciarsi andare.
Continuò a spingere contro quell’oscurità,una reazione quasi automatica, non tentava di sollevarla, cercava solo di resisterle per non permetterle di schiacciala completamente.
L’unica possibilità che aveva era di non lasciarsi andare del tutto..
Si, avrebbe resistito, finché non fosse arrivato un aiuto.
Confidava nel Medico Asclepio, se suo zio Alexander l’aveva mandato da lei era perché si fidava di lui, e Vera era sicura che avrebbe fatto tutto ciò che poteva per salvarla.
Ma la determinazione non fu sufficiente, mentre il tempo passava e le tenebre guadagnavano spazio poco per volta, aveva bisogno di qualcos’altro da cui trarre forza;ma non riuscì a vedere nulla nella sua mente..
Ne fu terrorizzata e si chiese, in quel momento, se non fosse troppo tardi.
Si sentì scivolare.. ormai non aveva più niente a cui aggrapparsi..



--Il.dottor.asclepio. ha scritto:
Il viaggio non sarebbe stato di breve durata, così durante il tragitto io e Vera, conversammo piacevolmente…
“Sapete Dama, - le dissi ad un tratto – la vostra vita pare infrangere un brocardo latino che studiai tempo fa, penso che anche Voi lo conosciate, visto che Vi sono state impartite nozioni di Latino e Greco..Nemo ad impossibilia tenetur..Nessuno è tenuto a fare cose impossibili!.. ehehehe.. non par proprio il Vostro caso!GuardateVi, dovreste essere in un letto malata a contorcerVi dolorante..eppure contro ogni previsione siete qui, in viaggio, diretta chissà dove..solo per amor della propria figlia!
Ah, Voi donne..così passionali, così arroganti, così..magnifiche!”

Risi alle mie parole, ma non udii alcuna risposta dalla mia compagna di viaggio, mi voltai e la vidi: tremava, il viso pallido, non presagiva nulla di buono.
“Ah”disse..”Vera, Vi sentite.. bene?” chiesi, dopo soli pochi istanti, urlò.
Non fu soltanto un urlo, ma un grido di agonia da gelare il sangue, l’orribile suono terminò con un gorgoglio, si rivoltarono gli occhi e il suo corpo cominciò a contrarsi.
“Vera..Vera!Fermate il carro!..Portate dell’acqua..Presto, correte!”
Gridai, i soldati giunsero veloci in mio aiuto..
“Soldato, dobbiamo far ritorno a San Miniato..subito!”, nel frattempo il corpo di Vera si contorceva e sussultava, il suo volto divenne livido e inanimato..
Immediatamente il carro ripartì in una folle corsa che ci avrebbe riportati in città, ma intanto dovevo fare qualcosa per placare il suo dolore.
Presi la mia borsa, dalla quale tirai fuori tutto ciò che in quel momento era necessario; fu dura, ma alla fine le convulsioni, che aveva la ragazza, cessarono.
Arrivammo a San Miniato in breve tempo ed il soldato che era con me portò in braccio Vera in una stanza della prima locanda che avevamo incontrato e la adagiò sul letto..Mi avvicinai e all’improvviso il suo corpo divenne immobile sotto le mie mani, nonostante continuasse a respirare convulsamente e il suo cuore battesse; in quel momento gracidò in un sussurro “La mia…famiglia..”.
Anche in un momento del genere la sua unica preoccupazione era la famiglia; fissai Vera, i suoi occhi..Con un ultimo tonfo sordo il suo cuore vacillò e tacque.
Perse circa mezzo battito, poi le mie mani scattarono subito a comprimere il petto.
Contai a mente, cercando di tenere un ritmo costante. Uno,due, tre, quattro..
Il suo cuore ricominciò a battere regolarmente, era salva, per il momento…l’importante era che lei non si lasciasse andare, o sarebbe stata la fine.
L’unica cosa che avrebbe potuto aiutarla era la sua famiglia, quello era tutto ciò di cui aveva bisogno in quel momento, presi un foglio, una piuma, intinta nell’inchiostro e cominciai a scrivere freneticamente, mentre osservavo la ragazza, immobile sul letto.

Alla famiglia della giovane Vera Di Luna,
le condizioni della ragazza sono improvvisamente peggiorate.
Prego di farla raggiungere velocemente da qualcuno tra Voi, o temo che possa giungere presto la fine.
Farò il possibile per tenerla in vita..ma non posso promettervi nulla.
Tutto dipende da lei.

Ossequi

Dottor Asclepio Tauride De’ Atlantis


Fuori dalla porta, chiamai il soldato e lo pregai di portare nel modo più veloce possibile la lettera alla famiglia della giovane.
In seguito tornai nella stanza a portar soccorso a Vera.


Hecate ha scritto:
"Questo no... Questo neppure... Uff.. Eppure ricordavo fosse quì.. Che l' abbiano spostato prevedendo che sarei venuta a razziare?"
Seduta a terra, con l' ampio vestito allargato sul pavimento, Helena era circondata da colonne di libri impilati in miracoloso equilibrio, mentre, uno dopo l' altro, tirava fuori da una grande libreria in legno scuro, tomi su tomi, che sfogliava frettolosamente e componeva in artistiche pile.
Era a Claraluna, e tanto per cambiare, aveva approfittato della visita alla famiglia, per cercare altri libri per la sua biblioteca, ormai quasi non faceva altro.

"Ah!" esclamò a quel punto, battendosi il pugno destro sul palmo della mano sinistra "Ma certo! 'Le fiabe di Fedro' non sono mica quì! Il libro dev' essere ancora nella camera che dividevo con Francesca!" si rese conto improvvisamente, e, alzatasi senza inspiegabilmente urtare nulla, corse verso l' ala del palazzo in cui si trovava una volta la stanza che divideva con la sorella maggiore.
Uscì dalla grande Biblioteca, prese il corridoio ad ovest, e scese la scalinata centrale.
Proprio mentre il suo piede toccava l' ultimo gradino, udì battere il batacchio del portone che aveva di fronte a sè.

"Presto, aprite! Aprite, vi prego! Porto notizie urgenti, presto!" proruppe una voce ansiosa da fuori.
Spaventata, Helena accorciò la distanza tra sè ed il portone con un peso nel cuore che sapeva troppo di sospetto.
Aprì il grande battente, e si trovò di fronte quello che doveva essere un soldato, portava la divisa degli uomini del padre. Impallidì.
Il ragazzo s' inginocchiò, e col fiatone, disse rispettosamente:
"Mia signora, porto notizie della signora Vera Isabella Rosalinda Di Luna, da parte del medico Asclepio Tauride De' Atlantis." e tese una lettera.
Anche se quasi non riusciva a resistere alla tentazione di leggere subito la missiva, Helena afferrò invece la mano del soldato in cui si trovava, e lo fece rialzare, dicendogli, grata:
"Alzatevi, mio buon soldato, dovete essere molto stanco. Suppongo abbiate viaggiato spinto da impellente urgenza, come sembrano suggerire i vostri affrettati, eppur cortesi, modi. Venite con me."
Fece entrare il ragazzo e lo condusse nelle cucine, dove ordinò che gli fosse servito un pasto completo di tutto, e che quando avesse finito, che fosse condotto in una delle stanze adibite agli ospiti, con la garanzia di poter rimanere il tempo necessario a riposarsi ed anche oltre, se avesse voluto.

Uscì dalle cucine dalla porta secondaria, tenendo stretta la lettera che nella sua mano tremante era ancora sigillata.
Dopo qualche passo frettoloso nei giardini, individuò un angolo isolato, dove sedette su una panchina in pietra sotto ad un ciliegio in fiore. L' albero stava già perdendo i petali bianchi.
Lì, Helena non poté più rimandare, ed aprì la busta:

Alla famiglia della giovane Vera Di Luna,
le condizioni della ragazza sono improvvisamente peggiorate.
Prego di farla raggiungere velocemente da qualcuno tra Voi, o temo che possa giungere presto la fine.
Farò il possibile per tenerla in vita..ma non posso promettervi nulla.
Tutto dipende da lei.

Ossequi

Dottor Asclepio Tauride De’ Atlantis


Un piccolo, candido petalo volteggiò nell' aria primaverile, ed andò a posarsi sulla V del nome della cugina, vergata dal medico, subito seguito da una calda lacrima.
Sua cugina Vera.. la ragazza solare e mai pessimista.. tra i primi che Helena apprese fossero i suoi parenti, la sua famiglia..Stava morendo..

Trafitta dall' inverosimile pensiero, Helena quasi si sentì mancare il terreno sotto i piedi, temendo di sprofondare in un dolore sconosciuto e men che mai sospettato, in così estranee circostanze.
Solo una frase la tenne ancorata alla realtà:
[hrp]Prego di farla raggiungere velocemente da qualcuno tra Voi, o temo che possa giungere presto la fine. [/hrp]
Presto detto. Sringendo il foglio ormai lievemente umido nelle mani, Helena decise seduta stante che sarebbe andata. Sua cugina Vera aveva bisogno di lei. E lei voleva far in modo di continuare che lei stessa potesse ancora aver bisogno di Vera.
"Aspettami, cugina," pensò determinata "vengo a riportarti indietro!"
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MessaggioTitolo: Re: "Nemo ad impossibilia tenetur" [3 Aprile 1458]   Dom 05 Giu 2011, 17:51

Cele ha scritto:
Aurora lesse la missiva inviata dal Dottore!!
"Vera" sussurò....

"Bisogna che qualcuno la raggiunga" disse e intanto prese carta e penna per scrivere una missiva.


Addì, 08 Aprile 1458
Livorno
Palazzo Claraluna

Dottore, Vi prego, siate così gentile da aggiornarci sullo stato di salute della nostra adorata Vera!!
Ci organizzeremo in fretta in modo che qualcuno possa giungere presto a Firenze in suo soccorso...

Vi prego abbracciatela forte da parte mia!! Fatela resistere....

Con il cuore in mano,
Aurora Celeste Di Luna, Cele
Zia di Vera Di Luna.


Vindrveraly ha scritto:
8 Aprile 1458, San Miniato


All'improvviso, sebbene non vedesse niente, Vera riuscì a sentire qualcosa.
Immaginò di sentire di nuovo le sue braccia e fra loro stringeva qualcosa di piccolo e molto, molto caldo..."Un bambino?" pensò Vera, era meraviglioso, occhi azzurri e capelli neri, ricci "Mamma" esclamò e Vera, istintivamente, lo strinse più forte, esattamente sul suo cuore.
Stretta al caldo sogno di una nuova vita, riuscì a credere che sarebbe stata in grado di combattere le tenebre per il tempo necessario.
Il calore accanto al suo cuore si fece sempre più reale, sempre più forte, rovente, così reale che le fu difficile credere che fosse tutta immaginazione.
Ancora più caldo, e sempre meno piacevole..troppo caldo, troppo, troppo caldo.
Come se avesse afferrato un ferro rovente, la sua reazione fu lanciare via ciò che le ardeva tra le braccia, ma fra di esse non c'era niente, non erano piegate sul petto, ma oggetti morti che giacevano da qualche parte accanto a lei.
Il calore veniva da dentro.
Il fuoco crebbe, aumentò, raggiunge l'apice e crebbe ancora, fino a superare qualsiasi altra sensazione Vera avesse mai provato.
Nel suo petto, dietro le fiamme, sentì pulsare qualcosa e capì di aver ritrovato il suo cuore, appena in tempo per desiderare di non averlo mai fatto, di restare avvinta all'oscurità, finché ne aveva la possibilità; avrebbe voluto alzare le braccia e squarciarsi il petto per strapparsi via il cuore..Qualunque cosa pur di sfuggire a quella tortura.
Ma non sentiva le braccia, non riusciva nemmeno a muovere un dito.
Dopo poco il fuoco avvampò con maggiore intensità e desiderò urlare, pregare qualcuno di ucciderla subito, di non imporle neanche un secondo di più quel dolore; ma non riuscì a muovere le labbra, il peso era ancora lì, a schiacciarla.
Si rese conto che le fiamme nascevano dal suo cuore, lo torturavano, per poi farsi strada e dispiegarsi con un dolore insopportabile attraverso le spalle e lo stomaco, ustionandole la gola, fino a lambirle il viso; a causa di quel fuoco che le bruciava dentro non riuscì in alcun modo a muoversi, nè a proferir parola alcuna.
In quegli attimi l'unica cosa che pensò fu : "Se non posso urlare, come posso implorarli di uccidermi?Non desidero altro che morire, non essere mai nata.."
La sua intera esistenza svaniva di fronte a quel dolore, per lei non valeva la pena sopravvivere a un altro battito del cuore.
"Fatemi morire..Fatemi morire..Fatemi morire!" urlava dentro di se, nella sua testa...
E per un intervallo infinito, non ci fu nient'altro.
Solo la tortura incandescente e le sue grida mute che imploravano l'arrivo della morte, nient'altro, neanche il tempo...Al suo posto l'infinito, senza inizio, nè fine.
Un infinito momento di dolore.
L'unico cambiamento giunse quando all'improvviso, incredibilmente, il dolore raddoppiò...L'incendio infuriava, interminabile..


Black96 ha scritto:
Alexander era a Livorno molto preoccupato per Vera, non aveva sue notizie da qualche giorno ma a lui sembravano anni, allora decise di andare a Claraluna di corsa mentre arrivò lui vide che un soldato stava bussando ferocemente alla porta del castello, riconobbe la divisa era un soldato della truppa di scorta da egli mandato per scortare Vera penso che diamine, dovevano fare rapporto a me cosa ci fa lui al castello che sarà mai successo!!!!

correndo entrò anche lui nel castello e vide che Helena stava piangendo in un'angolo allora lui non disse niente, lei non si era accorta della presenza di Alexander andò via...ormai aveva capito di cosa si trattava quindi uscì velocemente dal castello e corse a casa sua.

Li prese un bagaglio e ci mise dentro dei vestiti lui indossava ancora la divisa dato che era appena uscito dalla caserma e si affrettò anche a tornarci con il bagaglio.

appena arrivato disse al maggiore Maggiore io parto per San Minato immediatamente prendi il comando ma prima di fare qualsiasi cosa accertati che io dia l'ordine chiaro ??
il maggiore annuì e lo salutò militarmente.

Alexander corse nella sala dove le truppe si allenavano, disse 4 uomini con me prepariamo i cavalli dobbiamo essere veloci come il vento direzione San Minato, vi do 3 minuti per essere pronti ! appena finì si diresse nelle stalle e prese il suo cavallo, ci salì sopra e quando tornò sulla strada vide la truppa già pronta e partirono per San Minato.

dopo qualche ora di viaggio alla velocità a cui viaggiarono arrivarono presto in città e Alexander si fermò in ogni taverna per cercare Vera fin quando non la trovò, salì le scale frettolosamente in quel momento esisteva soltanto Vera e la sua salute.

appena arrivò fece per prendere la mano di Vera e la strinse forte facendoli sentire che lui c'era e che le voleva molto bene, poi le sussurrò VERA NON ARRENDERTI MAI...MAI...

Si rivolse verso il medico e disse Come sta Vera?
il medico rispose ha ripreso il battito cardiaco per fortuna adesso dipende molto da lei, non deve assolutamente mollare

Alexander annuì e continuando a stringere forte la mano di Vera pensava a tutti i momenti passati insieme...


--Il.dottor.asclepio. ha scritto:
Quanti giorni erano trascorsi?Non lo sapevo, avevo perso il conto..mi occupavo solo di Vera.
"Ma come è possibile?" mi chiesi, mentre scuotevo la testa e le controllavo ancora una volta il battito del cuore "Un ora prima stava bene, in salute!Come po' una persona celare un così grande male..come è possibile.."

Qualcuno bussò, guardai la finestra, era buio..
"Avanti.." dissi lasciandomi andare stremato sulla sedia, "Signore riporto notizie da Claraluna" apostrofò un giovane soldato.
Mi alzai subito e chiesi informazioni, lui si limitò a mostrami una lettera

Addì, 08 Aprile 1458
Livorno
Palazzo Claraluna

Dottore, Vi prego, siate così gentile da aggiornarci sullo stato di salute della nostra adorata Vera!!
Ci organizzeremo in fretta in modo che qualcuno possa giungere presto a Firenze in suo soccorso...

Vi prego abbracciatela forte da parte mia!! Fatela resistere....

Con il cuore in mano,
Aurora Celeste Di Luna, Cele
Zia di Vera Di Luna.


Annuii e grattandomi la barba, pensai alla risposta..

"Al Falco Municipale"
San Miniato

Madonna Aurora Celeste Di Luna,
Vi comunico con non poca gioia che le condizioni di Vostra nipote, stanno migliorando.
Il suo cuore, dopo essersi fermato, ha ripreso a battere..La febbre purtroppo è ancora alta, non riesco a far si che diminuisca e torni alla normalità.
Spero di aggiornarVi presto con notizie migliori di queste.

Ossequi

Dottor Asclepio Tauride De' Atlantis


Scrivere quelle parole mi sollevò, le sperande di salvare quella giovane erano aumentate; ancor di più quando nella stanza entrò colui che mi aveva mandato li, il Tenente Alexander.."Come sta Vera?" chiese, prontamente risposi:

ha ripreso il battito cardiaco per fortuna, adesso dipende molto da lei, non deve assolutamente mollare!

Poi andai, ormai stanco e sicuro della presenza di Alexander, a riposare..


Black96 ha scritto:
Black stringeva ancora la mano di Vera, voleva farle capire che lui era affianco a lei in tutto e per tutto, sempre e comunque.

erano passate alcune ore da quando era arrivato, troppi pensieri gli affollavano la mente, ma una cosa era certa, non avrebbe mai e dicasi MAI abbandonato Vera!


Vindrveraly ha scritto:
23 Aprile 1458, San Miniato.


Era passato finalmente, tutto il dolore che aveva provato era come scomparso, mai esistito.
Certo i ricordi erano ancora vivi in lei, ma grazie a suo zio Alexander parevan lontani, la gioia che aveva provato nel vederlo li accanto.. era il segno che qualcuno ancora teneva a lei..
Lei che aveva lasciato tutto, dopo aver detto addio ad un grande amore, a tutta la sua città, alla sua Claraluna.. alla sua famiglia!
Voleva tornare, oh si, quanto avrebbe voluto sentire sotto i suoi piedi la dorata sabbia e lo scrosciare delle onde nel lago livornese, correre fino al porto e salutare dalla banchina i pescatori, e poi incamminarsi lungo la via per la città con il vento che le scompigliava i neri capelli.
Amava Livorno in primavera, forse perchè le ricordava il momento in cui era uscita dal convento, dopo tanti anni ed aveva incominciato a vivere!
Il suo primo orto, il ritrovamento delle sue origini, l'entrata nelle LIRL e nei Cavalieri della Torre di Matilde, la separazione dei suoi genitori, la Fortezza di Claraluna, le notti insonni passate nelle taverne a bongare, i suoi mille viaggi, i litigi e le riapacificazioni, l'apertura della sua macelleria e la sua dichiarazione..
Aveva finto di stare bene..ma non era così.
Ancora le pareva tutto irreale, così assurdo, così folle.."come hai potuto?come hai potuto?come..hai...potuto farlo?" Eppure...
E poi di nuovo in viaggio, per cercare una nuova patria, una nuova se stessa..ma le fu impossibile, il suo cuore, nonostante la mente non volesse, tornava sempre a Claraluna.
Come sentì dire da un anziano una sera in taverna "Un uomo è dove è il suo cuore, non dove è il suo corpo"..ed il cuore di Vera era rimasto a Livorno..
Il suo campo era venduto, ma la bottega.. non aveva avuto il coraggio di dare l'ordine di buttarla giù..
Era proprio questo che le mancava, il coraggio.
Strinse i pugni e guardò l'albero in fiore davanti a lei, era seduta nel chiostro di un convento, un luogo pieno di pace e serenità, con un libro sulle gambe..
[hrp]"La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono o fanno"[/hrp]
Sorrise, aveva sempre seguito quell'insegnamento, che le era stato impartito dalla madre, ma con quale successo?
Ora si ritrovava ad odiare tutte le sue ultime scelte..
Guardò il suo libro, era il "Liber" di Gaio Valerio Catullo, e Vera doveva leggere il Carme V, il suo preferito..si schiarì la voce ed iniziò:
"Vivamus, mea Lesbia, atque amemus
Rumoresque senum severiorum
Omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mihi basìa mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum
deinde usque altera mille, deinde centum.
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut nequis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.."

Rise, ogni volta ringraziava i suoi anni in convento, durante i quali aveva appreso il latino, il greco e il francese!Continuò a ridere come non faceva da mesi ormai.
Suo zio Alexander la raggiunse un po' turbato.."Mio caro, carissimo zio!Grazie, grazie e ancora..grazie per essermi stato accanto! poi agitando in aria il Liber aggiunse - Ah Catullo, il mio dolce Catullo, solo lui riesce a rendere per me l'amore amabile!E la passione che traspira dalle sue parole fa si che il mio cuore acceleri il suo battito e il cielo diventi sereno!"
Rise ancora e più forte Zio non preoccuparti sto bene!..Ed ora per favore mi accompagneresti in taverna?è tanto che non bevo più una bella birra!"
E sorridendo, smettendo di fare mille volteggi, rimase in attesa di una risposta.
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MessaggioTitolo: Re: "Nemo ad impossibilia tenetur" [3 Aprile 1458]   

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