Il Casato Di Luna

Casato Borghese della Repubblica di Firenze
 
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 [GdN] Il Prezzo della Libertà

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Vindrveraly
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MessaggioTitolo: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Lun 23 Mag 2011, 19:04

Vindrveraly ha scritto:
Era nella sua stanza, seduta su di una poltroncina che aveva fatto mettere proprio sotto la finestra, dalla quale poteva così vedere comodamente il Giardino di ClaraLuna ed il lago di Livorno.
Quanti pensieri le danzavano freneticamente nella mente, in quel momento, forse troppi.
Ad un tratto sentì qualcosa di morbido accarezzarle una gamba, chinò il capo e vide il piccolo cucciolo di Yatta, Fides, guardarla con grandi occhi castani.
Lo prese in braccio e lo accarezzò dolcemente, sorridendo.

Nel prossimo viaggio sarai tu a venire con me, piccolo amico mio.. tuo padre, ormai, ha trovato la sua casa..

Volgendo, poi, lo sguardo fuori dalla finestra vide Evaristo, subito gridò il suo nome e lui si voltò:

Evaristo, buone nuove da Mantua?

Egli scosse la testa: "Nessuna purtroppo, mia Signora!"

Vera annuì, affranta.

Oh Fides, spero tanto che la mia lettera sia arrivata..Mamma ha ripreso ormai le forze, ma comunque è troppo debole per affrontare una notizia del genere..

Chiuse gli occhi e ripensò alla lettera che aveva inviato il giorno dopo, il loro rientro dalla Francia.




All'inizio era china sullo scrittoio, davanti a lei fogli vuoti.
Sospirava spesso, doveva farlo, doveva scrivere quella lettera, ma quali parole usare? Cosa dire?
Erano dubbi, che ormai la tormentavano..
"Vera sono le tue cugine, non hai mai avuto problemi nello scrivere lettere indirizzate a loro.." si ripeteva "Cosa c'è di diverso..adesso?"
Un ultimo sospriro, poi intinse la piuma nell'inchiostro ed iniziò a vergare quella lettera.

.....

Fortezza di ClaraLuna, Livorno
Giorno XI del mese di Marzo, Anno Domini 1459


Care Francesca, Samantha & Fiamma,

so di non rivedervi presto qui, quindi l'unico modo che ho ritenuto più opportuno per parlarvi, è stato mandarvi questa missiva, in merito alla vostra decisione..
Helena mi ha raccontato tutto, e l'avrebbe fatto anche con vostra zia Aurora, se solo lei non si fosse ammalata, a causa del viaggio in Francia da poco concluso.

Oh, cugine, non sapete per quante volte ha ripetuto in vostri nomi, nel sonno, e quante volte ho cercato di calmarla..
Ora si è ripresa, sta quasi bene, e ben presto chiedererà di voi, ne sono certa, quello di cui non sono sicura è la mia risposta..

Cosa dovrei dirle? Tutto quello che so?
Sarebbe bello.. se solo sapessi qualcosa di più, ad esempio il Perchè, il Come e sopratutto le vostre intenzioni, al momento.

Non voglio ferirla, non voglio vederla star male.. e sono sicura che anche voi proviate lo stesso, sopratutto tu, Francesca, è per questo che vorrei avere vostre notizie, sapere se state bene, sapere cosa è successo!
Così almeno potrei alleviare la sua sofferenza, in qualche modo..

Era così contenta al nostro ritorno, perchè decisa a voler adottare Roberto e me, come suoi figli... Si, era questa la bella notizia di cui vi avevamo accennato nelle nostre lettere, ma della quale non potremo gioire a lungo..

Non mi resta, dunque, che attendere vostre notizie.

Con infinito affetto,
Sempre Vostra cugina,


Vera I. Rosalinda Di Luna


.....

L'aveva riposta in una busta, che aveva consegnato ad Evaristo:

Te ne prego va a Pisa, lì consegnala a dei mercanti diretti a Mantua..e poi lesto, torna a casa..




All'improvviso qualcuno bussò alla porta dell'anticamera, la ragazza, distolta dai suoi pensieri, si alzò, con in braccio Fides, ed andò ad aprire.

Hecate ha scritto:
Era arrivata davanti alla porta scura dell' anticamera, ma non era riuscita ad alzare la mano per bussare, troppo stretta a pugno tanto da aver quasi dimenticato la forma distesa.

Helena fissava il legno con occhi come quasi non ne aveva mai avuti, quasi avesse potuto incendiare col solo sguardo il solido pino, quasi come se la rabbia stordita che provava in quel momento potesse divorare qualsiasi cosa di fronte a sè. Così come si sentiva divorata lei dentro.

Ma al di là di quella porta non c' era nessuna causa di quel sentimento che l' aveva trasformata. C' erano solo altre vittime.
Helena chiuse gli occhi, inspirando profondamente, rendendosi conto solo allora di aver trattenuto il fiato, forse - chissà - nell' intento inconscio di soffocare anche il suo dolore.
Riaprì gli occhi, e - a pugno chiuso, ovviamente - battè con le nocche solo due volte sulla porta.

Quasi subito la porta le venne aperta, rivelandole la figura esile di sua cugina Vera, che teneva in braccio il piccolo Fides.
Alzando lo sguardo su di lei, Helena fu invasa da un sentimento misto di sofferenza ed altra collera: sua cugina Vera ne aveva passate così tante! Molte più di lei, quasi sicuramente, sommando tutto.
Ed ora, proprio ora che aveva ottenuto un po' di pace, ora che tornata a casa avrebbe dovuto celebrare la bella notizia, avrebbe dovuto essere coccolata, essere festegiata. Ed invece cosa aveva trovato? Altra sofferenza, altri dispiaceri.
Non era giusto.
E la zia Aurora, poi...

"Come sta?" le chiese solamente.
Dopo l' esondazione iniziale di parole - non appena successo tutto - Helena non parlava più così spesso, come era invece abituata a fare. Quasi non le fosse rimasto più molto da dire. Quasi come non avesse più tanta importanza.

E non si trattava solamente della zia Aurora, o di Vera..
Di mezzo c' erano andati tutti, dal primo all' ultimo.
La scossa più forte era stata senza ombra di dubbio quella subìta dai suoi nipoti, e da suo cognato.
Come poteva, lei, sopportare tutto il dolore, oltre che suo, anche di tutti i suoi familiari? Come poteva essere, lei, scudo imbottito di morbide piume per le persone che amava, se soffriva lei stessa come avesse un pugnale conficcato nel costato, che ogni respiro rendeva più insopportabile del precedente?

Con quali parole, spiegare tutto questo a sua zia?

Manfredi_lodovico ha scritto:
Mamma

Questa era la parola che ripeteva in continuazione dentro di sè il giovane Manfredi, mentre sotto l'azzurro cielo di inizio primavera, scalfito dal fresco vento di maestrale,osservava attento l'immenso orizzonte del mare.

Avrebbe voluto essere un gabbiano e volare indietro nel tempo,quando gioiva delle coccole,dell'amorevole dolcezza e del rassicurante calore di sua madre.

Avrebbe voluto tuffarsi nell'immensità del mare e fuggire dalla discordia,dal male che divide gli uomini,che rende l'uomo homo homini lupus,che spezza l'unità delle famiglie,che lacera i cuori.

Provava dentro di sè grande,difficilmente sopportabile smarrimento, ma allo stesso tempo non poteva fare a meno di continuare ad amare tutti i suoi cari, quelli rimasti vicini, quelli che si erano allontanati in cerca di una nuova avventura, perchè solo loro erano il suo vero, inestimabile tesoro.

Black96 ha scritto:
Alexander era giorni che era tormentato da un pensiero.

Sua figlia, con le sue nipoti erano entrate in un Ordine nemico alla Repubblica che egli stesso serviva e che in passato guidava.

Il nervosismo non era mai poco in quelle giornate piene di angoscia pensando che magari un giorno le spade si sarebbero incrociate.

Cosa farò a quel punto ? Se un giorno dovremmo scontrarci, io contro mia figlia, prevalerà il mio istinto da Soldato o l'affetto da padre ?

La risposta era ovvia, avrebbe preferito essere trafitto a morte dalla figlia che il contrario.

Signore...ci sarebbe un pacco per Voi, potete venire ?

No, non posso venire, non vedi che sono impegnato ?

Mentre stava soltanto guardando il pugnale che lo accompagnò quando entrò per la prima volta a Firenze.

Dì pure al messo che hai il mio permesso a prendere tu il pacco, poi portamelo qui

Comandi Signore !

Intanto andò via dalla Caserma e tornò in casa, dove la sua domestica aveva pulito tutto come alla perfezione.

Vai pure a fare delle compere per le tue sorelline oggi.

Disse sorridendo e porgendo un sacco pieno di monete d'oro alla ragazza, la quale ringraziandolo e rifiutando la prima volta andò quando Alexander insistette.

Quando fu solo prese la spada...la Fenice e la lanciò contro il muro con rabbia.

Perchè ? Perchè ?


Gridava in continuazione, poi si bagnò il viso con dell'acqua fredda e, decise di partire per Livorno.

Tornò, quindi, in Caserma e diede il comando al Luogotenente.

Partì immediatamente per Livorno ed entro in due giorni e due notti arrivò in città.

Si diresse verso la fortezza e, entrò nel Castello.

Vi trovò la figlia Helena e la nipote Vera, erano anche loro molto serie e seriamente provate.

Non lo videro arrivare ed egli, da dietro fece per abbracciarle...
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Vindrveraly
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Lun 23 Mag 2011, 19:06

Vindrveraly ha scritto:
Nel vedere Helena, Fides iniziò ad agitare la coda e a muoversi freneticamente, cercando una via di fuga dalle braccia di Vera.
La ragazza sorrise e lo posò a terra, il cucciolo, più calmo, si avvicinò ad Helena saltando qua e la.

"Come sta?" chiese poi lei.

Vera alzò lo sguardo, un sorriso infelice si disegnò sul suo volto

Si è finalmente risvegliata, ora credo che zio Bartolomeo la stia visitando..
Ho mandato Fiorenza a chiamarvi tutti, ma penso che tu sia arrivata prima di lei!


S'inginocchiò, evitando lo sguardo della cugina.
Giorni grigi avevano riempito quelle mura, e non vedere per Vera equivaleva a non sentire quel dolore sordo che li stava a poco a poco avvolgendo tutti.

Come diceva Agnese: "Occhio non vede, cuore non duole"

Così Vera utilizzava quella "massima" anche in quel caso, evitando gli sguardi dei cugini, e l'avrebbe fatto ben presto anche con la madre..
Non sapere la intenzioni delle sue cugine, era per lei straziante, così come era stato per Helena, conoscere la loro decisione.
Dopo aver consumato fiumi di parole, la sua bocca gocciolava solo poche e scarne frasi.

Ben presto chiederà di loro.. esordì, mentre si rialzava e si recava in camera per infilarsi le scarpe.

.. ed io non ho ricevuto ancora nessuna risposta da Mantua.

Si sedette sul morbido, grande letto e prese le scarpe blu, un poco rovinate dall'usura, ma così tanto care alla giovane, che, a costo di non buttarle, le avrebbe fatte riparare, prima o poi.

Fides saltò accanto a lei, gli sorrise ed accarezzandolo, chiese alla cugina:

Hele, se chiederà, hai già in mente cosa le diremo?

Helena non le rispose, perchè subito entrò nella stanza suo padre, non che zio di Vera, Alexander..


Cele ha scritto:
Koff Koff tossì Aurora mentre indossava l'abito celeste che le era stato confezionato tempo addietro dal fratello.

Forse era meglio non rivestirmi pensò Sicuramente Bartolomeo mi farà togliere tutto per visitarmi.

Decise quindi di sfilare di nuovo il vestito, anche se il freddo nelle ossa era ancora molto. Si diede un'altra pettinata e coprì la biancheria pulita appena indossata con la calda vestaglia color porpora poggiata sulla poltrona.

Sono pallidissima si disse guardandosi allo specchio. Nonostante il bagno caldo non era ancora riuscita a riprendere colore e in più si accorse di aver perso parecchio peso. Che diamine!! Sbottò Chi lo sente ora l'altra metà. Concluse richiudendo la vestaglia che copriva un po' il gracile corpo di Aurora.

Si sedette sulla poltrona e portò una mano sul viso
Chissà cos'è successo mentre sono stata via. Ho ricevuto così poche notizie in Francia. Si fermò un attimo a guardare Livorno fuori dalle finestre della sua camera.

E poi com'è che non ho già tutti i nipoti a saltellare intorno al mio letto?
Tutto questo non la convinceva, conosceva troppo bene i suoi familiari.
Ma nonostante la voglia di andare di là a scoprire tutto era tanta, decise di rimane in camera ancora un po' a godersi quella pace e ad aspettare il fratello per la visita.

In realtà a bloccarla era solo la paura che fosse successo qualcosa di serio in casa. Respirò profondamente, il dolore alla testa era lancinante.


Barangay ha scritto:
Bartolomeo entrò nella stanza, ricordava ancora il momento in cui si erano salutati prima della sua partenza, quel lungo abbraccio...
E ora era lì, così pallida e sofferente. Ma l'amore che provava per lei lo spinse a celare la sua preoccupazione.


Piccola mia, sei così bella Le disse mentendo. Non l'aveva mai vista tanto stanca.

Mi hanno detto della tua febbre, come ti senti ora?

Mentre Aurora gli parlava dei sintomi che l'affliggevano avrebbe voluto rimproverarla. Conosceva bene sua sorella ed era certo che in quel viaggio non si era risparmiata nessuna fatica.

Lascia che ti visiti tesoro mio. Fortunatamente però durante la visita non emerse nulla di particolare.

Aurora, penso che la tua febbre e il tuo malessere siano dovuti solo alla stanchezza accumulata durante il viaggio. Dovrai stare a riposo per qualche giorno e continuare a bere la tisana; vedrai che presto tornerai ad essere quella di sempre.

Finalmente riuscirono a guardarsi con la solita gioia negli occhi.

Ora è meglio che ti saluti, così potrai dormire ancora un po'.

Le diede l'abituale bacio in fronte e, col sollievo nel cuore, uscì dalla stanza.

Andò a rassicurare Vera pregandola di usare tutta l'accortezza possibile nell'affrontare quella notizia che non avrebbero potuto tacerle a lungo.


Manfredi_lodovico ha scritto:
Lasciata l'agitata solitudine del molo,il giovane Manfredi montò a cavallo e si diresse al galoppo a Claraluna per salutare gioioso il ritorno di sua zia Celeste e della cuginetta Vera dal loro viaggio in Francia,nonostante il singolare momento che la sua famiglia stava attraversando.

Arrivato davanti al cancello del palazzo,varcò la soglia,smontò da cavallo,consegnandolo alla cura di uno stalliere, e,entrato sotto il portico,non trovando nessuno in soggiorno,salì lo scalone che conduceva alle camere del palazzo.

Mentre attraversava il corridoio,sentì delle voci famigliari provenire dalla camera di sua cugina Vera e, accostatosi alla porta, bussò.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Lun 23 Mag 2011, 19:09

Cele ha scritto:
Piccola mia, sei così bella Le disse il suo amato fratello.

Sempre il solito tu! Mi ami talmente tanto che riesci a vedermi bella pure con le occhiaie che mi toccano il pavimento e le ossa in bella vista.

Lo abbracciò forte sorridendo. Con suo fratello riusciva sempre a ritrovare la serenità, anche nei momenti più duri.
Era un uomo fantastico e Aurora sapeva perfettamente che senza di lui non sarebbe mai arrivata da nessuna parte.


Sei il mio angelo Bartolomeo gli sussurrò.

Ma lui serio iniziò la visita e le chiese di spiegargli i sintomi.
Per fortuna non c'era niente di preoccupante, solo molta stanchezza.


Ormai sei un Dottore gli disse Aurora rivestendosi Come ti senti? Appena sto meglio organizziamo una festa in tuo onore? Che ne dici?

Il fratello le sorrise e la baciò sulla fronte, consigliandole di andare a riposare. Sempre serio tu lo prese in giro.

Poi lo guardò fisso negli occhi
Mi sei mancato tremendamente e lo abbracciò di nuovo prima di vederlo uscire dalla stanza.

Ovviamente Aurora non andò a dormire. Era giunto il momento di scoprire cosa stava succedendo in casa.

Andò in bagno e indossò l'abito azzurro, prese il coprispalle e se lo buttò addosso, così avrebbe evitato di prendere freddo. Le gambe le tremavano ancora e ogni passo le costava gran fatica, ma non poteva stare ancora ferma in quella stanza.


L'altrà metà capirà.
si disse.

Uscì dalla stanza e percorso un pezzo di corridoio trovò il piccolo Manfredi davanti alla porta della stanza di Vera.


Piccolo di Zia, corri ad abbracciarmi gli disse aprendo le braccia per accogliere il suo nipotino più piccolo ma già grande. Quanto sei cresciuto disse commossa.


Hecate ha scritto:
La zia Aurora s' era risvegliata, era giunto il momento.

Mentre Helena rifletteva su cosa fosse più saggio fare, Vera aggiunse:
"Ben presto chiederà di loro.. ed io non ho ricevuto ancora nessuna risposta da Mantua."
Povera cuginetta, si sentiva investita di fin troppe responsabilità, insieme al resto di sentimenti confusi condivisi con tutti gli altri. Aveva voluto spedire loro una lettera, poichè le era mancato il confronto diretto con le tre al suo rientro.
La capiva, perfettamente. Tuttavia dubitava che avrebbero risposto tanto celermente.
D' altra parte, Helena in quel momento non sapeva neppure se, una volta arrivata la risposta - ammesso che mai sarebbe giunta - l' avrebbe voluta leggere.

"Hele, se chiederà, hai già in mente cosa le diremo?"
Alzò gli occhi stanchi eppur decisi sulla cugina, capendo in quel momento qualcosa di importante: Helena faceva sempre le veci di sua zia Aurora nelle vesti di Capo Casato, e l' aveva fatto anche in quell' occasione, era stata lei a gestire l' accaduto.
Nel momento di comunicare una cosa del genere alla zia, Helena decise che nulla sarebbe cambiato: non ci sarebbe stato nessun noi, nessun discorso collettivo. Lei, e lei sola, si sarebbe sobbarcata la responsabilità della spiegazione, e l' irruenza delle reazioni della zia. Voleva evitare il coinvolgimento dei suoi familiari, che stavano già soffrendo troppo per loro stessi. Non avrebbe permesso che la zia si fosse sfogata con tutti loro, in qualunque modo le sarebbe venuto naturale farlo.
Helena voleva portare a compimento il suo incarico di vice, fino in fondo: stavolta, lo scudo imbottito di piume lei lo sarebbe stato per sua zia.

Stava per aprire bocca e dirlo a Vera, quando da dietro si sentì avvolgere da un tocco forte eppur delicato.
Si girò dapprima irrigidita, ritrovandosi avvolta nell' abbraccio di suo padre, Alexander. Lo guardò, il volto scavato dalla sofferenza, che in quel momento doveva somigliare molto al suo, esprimeva tutto ciò che a parole non poteva essere detto.
Fu in quell' istante che Helena ebbe un attimo, un solo momento, di debolezza. Nelle braccia di suo padre, sentì per un attimo di potersi concedere alla più assoluta sofferenza, di sentirsi ancora una bambina sperduta.
Strofinò sconsolata il viso sull' ampio petto di suo padre, rifugiandovisi quasi, mentre mormorava: "Papà.. Ti prego, papà.. Dammi tu la forza.. di esser forte anche per gli altri.."


Black96 ha scritto:
Alexander si ricordò di quando Helena era piccola e quando la coccolava.

Papà.. Ti prego, papà.. Dammi tu la forza.. di esser forte anche per gli altri..

La strinse ancora più a sé quando sentì quelle parole e, dopo qualche attimo disse, anch'esso a bassa voce come per non disturbare un silenzio pieno di sofferenza.

Piccola, ti ricordi quando eri piccola e il tuo gattino, trovato per la strada, si era perso ?
Ti ricordi cosa hai fatto ?
Te lo dico io... non dicesti niente a nessuno e anche se era sera, andasti per le vie della città a cercare il tuo piccolo amico.
Eri poco più di una bambina e, quando ti ho trovato, mi abbracciasti proprio come stai facendo ora e mi dissi scusami, ma devo cercare il mio gatto.

In quell'occasione hai avuto tanta forza, tanto coraggio, sei una ragazza piena di amore, dai del bene a tutti ma nonostante questo, hai una forza impressionante nascosta dentro di te !
Fai come quella volta con il tuo gattino, esci gli artigli e la determinazione che non ti è mai mancata e, fai vedere a tutti chi è Helena.

Mi avrai sempre affianco, ti voglio bene piccola


Quest'ultima frase gliela disse passandole una mano fra i capelli...


Vindrveraly ha scritto:
Sconsolata, Vera vide Helena affranta tra le braccia del padre.
Si avvicinò a loro, voleva dirle di non preoccuparsi, che non sarebbe stata sola, che al suo fianco aveva ancora loro a cui affidarsi, e ogni qualvolta avesse avuto bisogno, confidarsi.

Capiva però che per Helena era difficile quel momento, infatti la madre Aurora aveva lasciato a lei le redini della casa prima del viaggio, e quella si era mossa come un cavallo imbizzarrito, lasciando solo polvere dietro il suo galoppare incerto.

Vide allora suo zio Bartolomeo raggiungerla ed ravvisarla sulle condizioni della madre, e le fece promettere di usare tutta l'accortezza possibile nel comunicare alla madre quella notizia.

Vera scuotendo il capo, disse a tutti:

Non parliamone qui, vi prego..
Andiamo..si, andiamo in Salotto!

C'è così poco ordine nella mia stanza, e poi mi vergogno ad avervi tutti qui..


Aveva inventato una scusa, ma nessuno se ne sarebbe accorto, in fondo la sua stanza era piena di vestiti che traboccavano dall'armadio, di boccette profumate, di spazzole dalle varie forme, di libri letti o lasciati a metà, comunque abbandonati.
Così come nell'anticamera, piena di fogli e piume d'oca, penelli e colori, quadri interminati davanti alla finestra, dalla quale entrava un debole sole di Marzo.

Quel caos le era sempre stato così famigliare, così sereno, ma nel guardare sua cugina stretta ad Alexander, nell'ascoltare la parole di suo zio, sentiva come un nodo alla gola, come se quell'ambiente stesse lentamente risucchiando la sua energia, come se stesse perdendo tutte le forze.

Allora le ritornò in mente quella volta a Pisa, durante il suo primo viaggio, quando Syria e Fabrizio le insegnarono a nuotare, l'acqua l'avvolgeva piano piano, lentamente, ma poi una buca, ben nascosta fra la sabbia la fece cadere giù, sempre più giù, in un punto dove lei non vedeva niente, non sentiva niente, non riusciva a respirare..
E come quella mano che forte la trascinò verso la luce, verso l'aria, verso la vita, sentì Fides abbaiare contro la porta dell'anticamera, che portava al corridoio.

Vera emise un respiro profondo, poi un altro, ed un altro ancora, come se non avesse respirato per giorni.

Grazie Fides! sussurrò e si avviò verso la porta.

Dal corridoio sentì allora una voce, che la fece impallidire:

"Piccolo di Zia, corri ad abbracciarmi..Quanto sei cresciuto"

Si voltò, lanciando allora un grido tramite gli occhi aperti più del solito agli zii Bartolomeo e Alexander, ma sopratutto a sua cugina, Helena.


Manfredi_lodovico ha scritto:
Mentre attendeva che la porta s'aprisse, sentì una voce chiamarlo con gioiosa dolcezza

Piccolo di Zia, corri ad abbracciarmi

Il cuore gli si riempi istintivamente di felicità.
Si voltò e corse incontro a sua zia Cele che aprendo le braccia lo accolse tra le sue coccole. Quanto sei cresciuto gli disse commossa.

Bentornata zia ! Ci sei mancata tantissimo!Le disse mentre la stringeva forte tra le sue braccia.


Inutile dire che non mancò la tacita commozione del rivedere,negli occhi di sua zia,i carissimi occhi della madre.


Cele ha scritto:
Oh anche tu mi sei mancato tanto piccolo mio! Ma sei un ometto ormai.. Disse guardando il ragazzo che aveva di fronte.

Sei bellissimo! E sei pure Capo Porto, che orgoglio. Vederti in quelle vesti quando sono scesa dalla nave e prima di svenire mi ha fatto commuovere.
A noi Di Luna sto mare piace davvero tanto.

Va tutto bene a lavoro?

Continuava a parlare con il nipote commosso e a guardarlo. Era cresciuto talmente tanto. Aurora provava una gioia infinita nel riabbracciarlo.

Non vedo l'ora di rivedere tutti gli altri. Aspettavi ti aprissero? E voltò lo sguardo verso la porta della camera di Vera.


Manfredi_lodovico ha scritto:
Sei bellissimo! E sei pure Capo Porto, che orgoglio. Vederti in quelle vesti quando sono scesa dalla nave e prima di svenire mi ha fatto commuovere.
A noi Di Luna sto mare piace davvero tanto.
Va tutto bene a lavoro?


Sì zia, tutto bene, grazie. Samy e Pier sono i migliori maestri che potessi avere e anche in Camera dei Capitani sto imparando tante cose interessanti. – rispose il giovane Manfredi alla zia,mentre,felice, si lasciava coccolare.

Non vedo l'ora di rivedere tutti gli altri. Aspettavi ti aprissero? E Celeste voltò lo sguardo verso la porta della camera di Vera.

Sì. Sono salito e prima di incontrarti avevo sentito diverse voci famigliari provenire dalla stanza di Vera.


Cele ha scritto:
Sì. Sono salito e prima di incontrarti avevo sentito diverse voci famigliari provenire dalla stanza di Vera. Rispose il nipote.

Ah bene, allora andiamo! Non perdiamo altro tempo. Aurora tossì debolmente. Prendimi sottobraccio però, sono ancora molto stanca.

A passi lenti, sottobraccio al nipote, arrivarono di fronte alla porta della camera di Vera e bussarono E permesso? disse Aurora poggiando la mano sul pomello della porta.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Lun 23 Mag 2011, 19:11

Frannymorgana ha scritto:
Doveva decidersi, doveva trovare la forza di rispondere a quella lettera. Ormai Francesca se la rigirava fra le mani da giorni. Come poteva spiegare alla sua famiglia le motivazioni della scelta che aveva fatto? Con quali parole...
Eppure nella sua mente era tutto ben chiaro, la sofferenza provata fino a quel momento, la voglia di evadere e di libertà, la voglia di uscire ormai dagli stretti confini fiorentini. Ma che prezzo aveva questa libertà...
Prese la penna, la affilò per bene, scelse un inchiostro nero, una carta da lettera bianca, voleva che tutto fosse ben chiaro per chi avrebbe letto la sua missiva.
Poi iniziò a scrivere una lunga lettera che l'avrebbe impegnata tutta la notte


Hecate ha scritto:
La grande mano di suo padre le passava consolatoria sui capelli, carezzando la testa di Helena in un gesto d' affetto che riuscì a trasmetterle il forte sentimento di legame che li univa.

Helena riflettè sulle parole del padre. Aveva quasi dimenticato quell' episodio, che risaliva a poco dopo che si erano ritrovati.
Forse anche per la sua storia passata, Helena era da sempre portata a non chiedere aiuto in difficoltà, ma cercando sempre di superarla con le sue uniche forze, forse anche sbagliando, senza tenere conto delle persone che volendole bene le avrebbero volentieri dato una mano.
Ma questa era una situazione differente: quì Helena sul serio sentiva la necessità di proteggere i componenti più deboli della sua famiglia dalla disgrazia che vi si era abbattuta.
Li amava profondamente, tutti. Anche e soprattutto coloro che in quel momento credeva crudele che non lo meritassero.
Sarebbe stata coraggiosa, per loro. Ed al posto loro.

Artigliò nelle mani il tessuto della giubba di suo padre, sussurrando un "Grazie, papà." prima di lasciare la stoffa, alzare lo sguardo determinato sul suo viso, annuendo lievemente.

In quel momento arrivò lo zio Bartolomeo.
Helena prese forza e gli chiese delle condizioni della zia Aurora, ricevendo in risposta - come pensava - la raccomandazione di essere accorta nella comunicazione della notizia.
Certo, Helena avrebbe voluto usare tutto il tatto di cui disponeva - ed a dir la verità, non ne era così capace, in quei giorni di furia disperata - nel tentativo di far soffrire il meno possibile sua zia.
Ma come poteva riuscirci? Come poteva dire una cosa del genere tentando di farla permeare in modo indolore? Quale sarebbe stato il metodo più giusto per non lasciare infetta la ferita così grande che avrebbe procurato?
Senza contare che sua zia era già debole, debilitata, sofferente.

Le parole di Vera interruppero però il corso dei suoi pensieri:
"Non parliamone qui, vi prego..
Andiamo..si, andiamo in Salotto!
C'è così poco ordine nella mia stanza, e poi mi vergogno ad avervi tutti qui.."

Seppure in modo da sdrammatizzare il momento, Vera la stava spingendo ad agire. Quel limbo di sentimenti contrastanti, in fondo, non era un bene per nessuno, compresa la zia Aurora, che presto o tardi - a forza di voler cercare il metodo migliore di parlarle - si sarebbe accorta da sola dell' atmosfera greve che si respirava a Palazzo.

E come chiamata dai loro pensieri, eccola proprio lì, fuori della porta, rivolgersi con tutta probabilità, ad uno dei nipoti.
Vera le lanciò un' occhiata piena di disperato allarme, ed Helena pronta rispose raggiungendo la porta, ma prima che potesse aprirla, dall' altra parte, udì la zia Aurora chiedere:
"E' permesso?"
A quel punto Helena aprì senza chiedere nulla a Vera, era giunto il momento di prendere in mano la situazione.

Vederla in piedi era già una gioia, ed Helena lasciò per un momento che questa avesse il sopravvento su tutti gli altri suoi sentimenti "Zia, bentornata!" la abbracciò dolcemente, mentre chiedeva: "Come ti senti?"


Samy92 ha scritto:
Samantha stava gironzolnado per le vie di Mantua..immersa nei suoi pensieri..era triste in quei giorni..tante cose erano successe...e la voglia di sorridere non era molta...aveva solo bisogno di un abbracciò..cosi senza pensarci si avviò verso la camera di sua mamma...

quando si trovò davanti alla porta...bussò..due colpi dolci alla porta..

mamma...ci sei..posso entrare??

si si piccola vieni

appena entrata la vide..seduta sul letto con in mano una lettera..

Samantha si mise affianco a lei...

mamma che lettera è...arriva da Livorno?!
e vedendo un piccolo cenno sul viso di mamma

e gliela prese dalle mani..
iniziò a leggerla..

....

Era così contenta al nostro ritorno, perchè decisa a voler adottare Roberto e me, come suoi figli... Si, era questa la bella notizia di cui vi avevamo accennato nelle nostre lettere, ma della quale non potremo gioire a lungo..

....

quell'ultima frase..Samantha si bloccò...con la lettera in mano...guardando il muro davanti a lei..

voleva bene a sua zia...e che soffrisse non voleva...ma Samantha lo sapeva ancora prima di partire...che sarebbe stato difficile..per lei..e per i suoi famigliari rimasti a Livorno..

riguardò mamma...
e le chiese

hai già risposto alla lettera???


Cele ha scritto:
Helena l'abbracciò chiedendole come stava.
Lì, sulla soglia di una porta.
I suoi occhi erano felici di vederla, ma c'era qualcosa che non andava. Era tutto così freddo.

Un tempo avrebbero organizzato una grande festa, o minimo le sarebbero tutti saltati addosso nel lettone, invece adesso sia lei che Vera si erano limitate ad un timido abbraccio.
E i loro sguardi poi... Sfuggenti!! Ecco il termine giusto.
Evitavano il contatto con i suoi occhi.

Sono cambiate così tante cose in appena due mesi? pensò Aurora.

Forse Vera aveva dato la notizia dell'adozione e non l'avevano presa bene. Ecco spiegato il motivo di tanta freddezza. Non c'era altra spiegazione plausibile.

E poi Francesca, Samantha, erano sempre le prime ad accoglierla quando tornava dai suoi viaggi. Stavolta però non c'erano.

Aurora guardò stupita Helena, le rispose
Sono stanca, ma ancora viva. Dietro di lei, in camera di Vera, c'erano Alexander e Bartolomeo.

Aurora si scusò con il fratello per essersi alzata dal letto
Perdonami tesoro, ma proprio non riuscivo a stare a letto. Credo che ci sia qualcosa che io debba sapere. E piantò i suoi occhi in quelli di Helena. Stavolta non poteva evitare il suo sguardo.

Non si sbagliava, l'atmosfera era troppo carica di parole non dette, di silenzi imbarazzanti, di un ansia che mai c'era stata a ClaraLuna.


Bene! Evidentemente non ho tempo per riposarmi. Direi che il salone ci aspetta, così potrò sentire cosa succede seduta su una poltrona, e Bartolomeo potrà stare tranquillo. Aurora prese Alexander sottobraccio senza smettere di fissare Helena negli occhi.

Come stai, Alexander? Non ti avevo ancora visto dal giorno del mio rientro. Sei venuto da Firenze noto! Anche l'arrivo di Alexander non preannunciava niente di buono.

Infine senza dire altro, non voleva di certo sapere che diavolo succedeva sulla porta di una camera, si diresse verso le scale che li avrebbero portati ai piani inferiori del Palazzo.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Lun 23 Mag 2011, 19:13

Black96 ha scritto:
Alexander, dopo le parole di Vera, decise di attendere che tutti fossero usciti dalla camera per uscirvene anche lui.

In quel momento Aurora spalancò la porta.

E' arrivato il momento, pensò Alexander guardando la nipote e la figlia.

Aurora accennò qualche parola per poi rivolgersi a lui.
Si incamminò e lo prese sottobraccio.

Come stai, Alexander? Non ti avevo ancora visto dal giorno del mio rientro. Sei venuto da Firenze noto!

Bene Aurora, ti ringrazio.
Noto che la tua salute sta migliorando, mi fa molto piacere.


Poi si diresse verso le scale che conducevano ai piani inferiori e, Alexander si apprestò ad accompagnarla.


Vindrveraly ha scritto:
Era rimasta ferma davanti alla sua porta.
Non sapeva che fare, in quel momemento era certa solo di ciò che non voleva dover fare.

Helena la precedette e, prima che Vera potesse fermarla, aprì la porta.
La madre era in piedi, davanti a loro.

Helena l'abbracciò e le chiese: "Come stai?"
Inebetita, rimase ad ascoltare la risposta di Aurora incapace di fare qualcunque cosa, se non prendere in braccio Fides.

Poi la madre prese sottobraccio lo zio Alexander e si avviò in corridoio.
In quel momento, Vera si avvicinò ad Helena, pensando: "Se non glielo dico ora, quando? Una volta in salotto sono sicura che non ci sarà tempo.."

Cercò di fermarla, Helena, per favore, aspetta!.. So cosa vuoi fare!
Vuoi dirle tu la notizia..


Sapeva che non l'avrebbe ascoltata, così le si parò davanti, mentre gli altri già erano all'inizio delle scale, con le lacrime agli occhi.

Helena! Ti prego..ti supplico ..non prendere tutto il nostro dolore per te, e non pensare di riuscirci completamente.. perchè sei umana, Helena! Ed ho imparato a caro prezzo che gli umani sono vulnerabili ai sentimenti..
- Scosse il capo per cacciare via brutti ricordi e restò a guardarla.

Una volta, tanto tempo fa mi hai detto che il dolore è un fardello che può essere sopportato meglio se condiviso con gli altri.. e mi rimproverasti per non aver condiviso ciò che sentivo, ciò che mi stava accadendo, con tutti voi!
Ti prego..oggi..tu non fare il mio stesso errore!


Per la prima volta dopo giorni e giorni, la stava guardando negli occhi, occhi lucidi che però finalmente avevano capito ciò che sentivano davvero.


Hecate ha scritto:
Con il tipico sesto senso che le aveva consentito da sempre di essere un Capo Casato coi fiocchi, oltre che sedicente zia di tutti i Di Luna, la zia Aurora - come Helena temeva - aveva capito subito che c' era qualcosa che non andava, e di cui avevano bisogno di parlarle.

Pronta a tutto fino in fondo, Helena sostenne lo sguardo di sua zia, cercando di mantenere un' espressione tranquilla e tranquillizzante al tempo stesso.

Lungo il corridoio, Helena udì sua cugina Vera tentare di fermarla. Aveva capito.
Ma non voleva, non voleva fermarsi. Sapeva che ogni esitazione le sarebbe costata tutta la determinazione che le serviva per mantenere i suoi intenti. Non doveva permetterlo.

Poi però Vera le tagliò la strada, appena prima delle scale, frapponendosi tra lei e gli altri. Aveva un' espressione così fragile, che per un momento Helena venne colta dalla tentazione di scappare via da tutta quella sofferenza.
Ma Vera fu più veloce di lei:
"Helena! Ti prego..ti supplico ..non prendere tutto il nostro dolore per te, e non pensare di riuscirci completamente.. perchè sei umana, Helena! Ed ho imparato a caro prezzo che gli umani sono vulnerabili ai sentimenti..
Una volta, tanto tempo fa mi hai detto che il dolore è un fardello che può essere sopportato meglio se condiviso con gli altri.. e mi rimproverasti per non aver condiviso ciò che sentivo, ciò che mi stava accadendo, con tutti voi!
Ti prego..oggi..tu non fare il mio stesso errore!"


Quelle parole colpirono Helena come una freccia conficcata nel cuore. Era vero, dannatamente vero.
Spalancò gli occhi, come se l' avessero schiaffeggiata, e li richiuse subito, corrugando la fronte alla ricerca di un coraggio che nel profondo di se stessa sentiva di non avere.

Guardò Vera, che la stava fissando negli occhi con dolorosa sincerità, e la abbracciò, non riuscendo a resistere oltre. Le rispose, parlandole all' orecchio: "Hai ragione. Ti ringrazio per avermelo ricordato, Vera. Ne avevo bisogno.
Ascoltami però: questa volta è diverso.
Noi abbiamo sofferto di già, Vera, tutti insieme. Prima, quando quelle scellerate ci hanno detto come stavano le cose; e dopo, quando le abbiamo raccontate a te, a Michele, a Roberto.
Abbiamo condiviso il dolore, in quel momento, perchè ci aveva colpiti a differenza di pochi istanti l' uno dall' altro, e da soli ne saremmo stati annientati.

Ma ora la zia Aurora - tua madre, Vera - è da sola.
Puoi immaginare cosa possa significare non potersi confrontare in un dolore così grande con qualcuno colpito allo stesso modo?
Noi, seppur tuttora disorientati, arrabbiati, tristi, delusi, abbiamo avuto più tempo di lei; il momento del gelido stupore, per noi, è già passato. La zia Aurora non potrà rispecchiarsi nei nostri sentimenti, cosa riuscirà a vedere nei nostri occhi?

Se la prenderà con noi, Vera, se la prenderà con se stessa. Ed io voglio a tutti i costi tenervi a riparo. Non permetterò che soffriate ancor più di quanto abbiate fatto finora a causa di qualcosa di cui non siete causa.
Mi capisci Vera?"


Marcos82 ha scritto:
-Oste! Un bicchierino di quella tua tisana speciale!- ordinò Marcos con una strizzata d'occhio. Bevve l'acquavite d'un sol sorso. Poi uscì all'aria aperta, avviandosi per le vie livornesi senza una meta precisa. Meditava, scalciando le pietre che trovava sul selciato. Una di quelle finì proprio contro il vetro di una finestra, mandandolo in frantumi. Marcos affrettò il passo, e quando il vocìo dietro la finestra si trasformò in urla e imprecazioni, il passo divenne corsa, e non si fermò fin quando non si sentì finalmente al sicuro da lamentele e rimproveri d'occasione.

Scoppiò a ridere. La sua mente tornò indietro nel tempo, al giorno in cui, giovane, scapestrato e irriverente - bèh in pratica la differenza col presente era forse solo l'età -, prese a sassate il muro della camera della zia Aurora, che sapeva malata a letto, rompendone appunto la finestra. Anche allora s'era fatto delle grasse risate. Il suo ridere si fece presto amaro, trasformandosi in una smorfia di disappunto. Anche ora la zia era malata. Ma immaginare in quel momento di prendere a sassate il muro della sua camera gli fece venire come una specie di nausea.

S'incamminò in direzione di Claraluna, volendosi informare riguardo le condizioni della zia. "Quanto tempo impiegherà a scoprire quel che ha sconvolto la famiglia durante la sua assenza? Meno di niente... A quella vecchia volpe non la si fa. Ed Helena sicuramente vorrà metterla subito a conoscenza dei fatti, come d'altra parte è giusto che sia. Quelle tre..." Non aveva ancora digerito quella storia. I pugni gli si serrarono. I denti stridettero nella bocca.

Una rabbia incontrollabile lo pervase con un fremito ruggente, e quando fu passata si ritrovò a rimirare una staccionata spezzata in due. E più in là un contadino che riversò su di lui lamentele e rimproveri d'occasione, armato di forcone. -Calma, calma! Buon uomo, ve ne prego, perdonatemi! Più tardi passerò e riparerò il tutto! Parola di Marcos!- Quando quello si calmò, rassicurato al sentire il suo nome, tirò dritto. Meditò quindi sul destino, al quale è difficile scappare, e che sempre in qualche modo ci raggiunge. "E di cui ognuno ne è il proprio artefice".

Entrò a Palazzo Claraluna. Si diresse verso il salone ancora assorto nei suoi pensieri. Stava per farvi ingresso quando, dal corridoio che raggiungeva il Salone dall'altro lato, sentì sopraggiungere delle voci e dei passi. Decise allora di attendere li, volendo capire un po' che aria tirava. Riconobbe la voce della zia Aurora, inconfondibilmente acuta e squillante. "Oh, s'è già ripresa la vecchia!" pensò senza meraviglia, ma con estremo piacere. S'appoggiò alla parete di schiena, incrociando le braccia, aspettando gli sviluppi della situazione.


Cele ha scritto:
Aurora, sottobraccio ad Alexander, procedeva lentamente verso il salotto.
Dietro di lei lo sguardo accusatore del fratello che l'avrebbe voluta a letto a riposare, il nipote Manfredi e movimenti strani tra Helena e Vera.

Nonostante gli sforzi non riuscì a sentire cosa si dicevano. Evidentemente quello che era successo durante la sua assenza doveva essere più grande e grave di quanto non immaginasse.

Evitò di chiedere nulla fintanto che era lì in corridoio. Sapeva che Helena le avrebbe raccontato tutto, non c'erano mai stati segreti in Casa.

Guardò Alexander preoccupata.
Tutta quell'ansia la stava sfinendo, le ginocchia le cedettero leggermente, si aggrappò con più vigore all'avambraccio di Alexander, sperando che Bartolomeo, ancora dietro di lei, non se ne fosse accorto.
Forse non era ancora pronta per alzarsi dal letto.
Tossì, portandosi una mano sul petto e costringendo la ciurma a fermare i suoi passi.

Si ricompose e tranquillizzò il fratello con un gesto della mano
Sto bene, non ti preoccupare. Una volta seduta in poltrona starò benissimo. Disse a fatica.

In quel momento notò, poggiato alla parete, il nipote Marco. Sembrava quasi volesse mimetizzarsi con le mura. Aurora sorrise.

Non ti ricordavo così bello! Sei come il vino buono, nipote, più passa il tempo e più diventi buono. Strizzò l'occhio.

Lasciò l'avambraccio di Alexander e attenta a non cadere raggiunse Marco e lo abbracciò forte. Se qualcosa di brutto era successo in quei mesi sapeva che Helena ne aveva subito le conseguenze più degli altri e che Marco le era stato accanto, come sempre.

La nipote la sostituiva come Capo Casato quando lei era assente e Aurora sapeva fin troppo bene cosa significava avere il peso di una famiglia intera sulle spalle.

Se qualcosa di grave era succeso in quei mesi Aurora non se lo sarebbe mai perdonato. Mai avrebbe voluto caricare la nipote di responsabilità troppo grandi.

Helena doveva stare serena e tranquilla, pensare a suo marito, alle sue ricette, al suo lavoro di Vice Prefetto, di certo non ai problemi che una famiglia composta da tante persone poteva portare.

Cosa ho sbagliato? pensava Aurora.

Non si rese conto che l'abbraccio con Marco era diventato troppo lungo, ma sapeva che staccandosi da lui il momento della verità sarebbe arrivato.

Lo liberò da quell'abbraccio forzato sorridendogli.


Bene! disse infine rivolgendosi a tutti Sono arrivata sana e salva al salone. Sorrise e percorse quegli ultimi metri che la separavano dal salone e infine dalla sua poltrona.

Appena entrata fu investita dall'odore forte di fiori freschi che da sempre accompagnava il Palazzo.
Vedo che i nostri giardini hanno già iniziato a dare ottimi frutti sorrise riempendosi i polmoni di quel dolce profumo.

Si sedette alla poltrona senza dire altro, con lo sguardo chiamò il fratello Bartolomeo
Ti prego, tesoro, vieni accanto a me. Se qualcosa era successo sapeva che solo il conforto di suo fratello poteva aiutarla a superare qualsiasi problema.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Lun 23 Mag 2011, 19:15

Barangay ha scritto:
Aveva fatto ad Helena le stesse raccomandazioni che aveva espresso a Vera; stava per dirle che con la sua determinazione e la sua grazia poteva essere l'unica tra loro a comunicarle la notizia, quando la porta si aprì e videro entrare Aurora accanto a Manfredi.

Helena corse ad abbracciarla e lui avrebbe voluto urlarle Cosa ci fai quì? Ti avevo detto di riposare. Non ci riuscì; vederla in piedi era un'ulteriore conferma del fatto che fosse in via di guarigione.

Mentre erano diretti verso il salone, lei stessa aveva espresso il desiderio di accomodarsi in una poltrona, vide le nipoti parlare sottovoce. Dall'espressione di Helena capì che avrebbe assunto lei il difficile compito.

Nel frattempo era arrivato anche Marco; Bartolomeo aveva una grande stima di lui ed era certo che la sua presenza avrebbe dato più forza alla moglie.

Giunti nel salone la sua adorata sorella gli chiese di prendere posto accanto a lei. Eccomi piccola mia. Si sedette e le prese la mano.


Frannymorgana ha scritto:
Dopo una notte insonne la lettera era lì davanti a lei...scritto nero su bianco quello che voleva esprimere faceva ancora più effetto...
A tutta la Famiglia

.....

Cari
sono giorni che vorrei scrivervi questa lettera.
La mia partenza da Livorno è stata quantomeno improvvisa ed inaspettata quindi mi immagino quale possa essere adesso il vostro stato d'animo.
Non mi aspetto che capiate il mio gesto o che lo appoggiate, sappiate che però la mia era una scelta inevitabile.
ormai, il mio animo soffre di un oscuro male che non lascia alla vecchia Francesca modo di respirare...
Questo male oscuro è stato alimentato mese per mese da tutte le delusioni, ingiustizie, comportamenti che ho visto intorno a me ma non solo, c'è dell'altro che ancora neanche io riesco a comprendere, qualcosa che ancor'oggi nonostante tutti i cambiamenti che ho apportato alla mia vita e che hanno coinvolto anche tutti voi non riesce a passare.
Perchè la scelta di Amesha tutti di mi chiedono...ho visto in questo gruppo di persone una rottura con il falso perbenismo fiorentino che ormai mi aveva decisamente stuccato, questo stuolo di nobili e nobilucchi che dicono di cercare solo il bene della repubblica e che invece cercano solo la propria realizzazione personale il centro della ribalta.
Molti di voi pensano che Amesha sia solo un gruppo di balordi nemici di Firenze, in realtà il nemico di amesha non è la repubblica fiorentina, amesha è un esercito rivoluzionario, e coloro che in questo momento cercano di combatterla sono quelli che pochi mesi fa cercavano di sfruttarne la potenza per affermare il proprio potere.
Pensavo che seguendo questa strada il mio cuore si alleggerisse dell'oppressione che lo attanagliava da un po' di tempo...ma mi rendo conto che nemmeno questo basta...anzi adesso ho un peso in più, soffro al pensiero del dolore che vi ho causato.
Mi mancate tutti e vorrei stringere adesso fra le mie braccia i miei piccoli, mi sveglio la notte sentendoli piangere in sogno, ma so che questo non è possibile, devo prima trovare una cura al male che mi opprime.
Un abbraccio
Vostra madre sorella figlia cugina nipote
Francesca


prese la letterà la imbustò e la consegnò nelle mani di un sant'uomo, un frate, che doveva recarsi a Livorno.
Poi, recuperò la spada all'interno della sua tenda sperando di trovare un po' di sollievo nell'allenamento, voleva che i muscoli le facessero così male da non riuscire a pensare a nient'altro...


Vindrveraly ha scritto:
"Mi capisci Vera?"

Aveva ragione.
In altri momenti avrebbe sorriso, sua cugina aveva l'innata dote di avere sempre ragione, ma ora non disse nulla e si limitò ad annuire.

Helena..
disse con un sospiro strozzato.

Non aggiunse altro.
Le parole parevano essere tornate giù nel profondo abisso, dal quale, qualche istante prima, erano arrivate.
Mise Fides a terra, e si fece da parte per lasciar passare sua cugina, chinando il capo a terra.

Ricordati solo che se hai bisogno.. siamo lì.. sussurrò, quando lei le passò davanti.

Qualche minuto dopo erano arrivate in fondo alle scale.
Helena si avvicinò a suo marito, Marco, che nel frattempo era arrivato alla Fortezza, mentre Vera vide Agnese, Fiorenza e Ermenegildo osservare, ben nascosti dietro la porta delle cucine, tutta la scena.
Cercò allora Evaristo, prima di entrare nel Salotto, ma dopo un cenno di Agnese, capì che lui non c'era.

Dopo un profondo sospiro entrò nella stanza, chiedendosi se avrebbe retto lo sguardo della madre dopo aver ricevuto la notizia.


--Fra_detto ha scritto:
Il saio cadeva lungo, ben oltre i miei piedi, anche se l'avevo consegnato più e più volte al mio sarto, per farlo migliorare.

"Forse è qui che sbaglio," - pensai - "dovrei affidarmi ad un vero sarto, non a quel fesso di mio nipote.
Ma dovevo saperlo, qualis pater talis filius!" (Quale il padre, tale il figlio)

La strada da Mantua fino a Pisa era molto lunga, per uno come me, non abituato a camminare.

"..Ma il Vescovo ha detto che debbo fare ammenda dei miei peccati, come se andare casa per casa a chiedere di aiutare la Chiesa sia un peccato, non olet pecunia!(Il denaro non puzza!)

Sbaglierò i modi, forse, ma non mi è mai parsa una gran tragedia minacciare quei poveracci di finire all'inferno, del resto è ciò che meritano.
E quei bambini.. piccoli demonietti! Si erano anche rubati il mio pollo, meritavano una bella punizione!
Mala tempora currunt (Corrono brutti tempi) , se un uomo savio come me deve sottostare a quei figli del diavolo!"

Presi dalla sacca la lettera che una donna mora, di nome Francesca Morgana Di Luna Della Scala mi aveva consegnato, dopo che, vedendola così afflitta, le avevo detto che sarei passato da Livorno.


"Solo per ricordarmi il nome ho impiegato due giorni!
Anche se quella donna a Mantua mi è sembrata preoccupata, chissà che ci sarà scritto in questa lettera, magari potrei leggerla..solo qualche parola..
No no Benedetto, errare humanum est, sed perseverare autem diabolicum!(Sbagliare è umano, ma perseverare nell'errore è diabolico)
Se ti vedesse il Vescovo, che direbbe?"

La riposi nella bisaccia.
Per quel foglio stavo allungando il mio viaggio di molti giorni, quando finalmente avrei rivisto le mura delle mia amata Terracina?
Bevvi un altro sorso del buon vino che avevo portato con me, per celebrare messa ne avrei sicuramente trovato dell'altro..a Montepulciano avevo sentito della presenza di molti vigneti e che il vino, lì, fosse ottimo!
A Pisa non avevo avuto problemi con i permessi


"Certo che la presenza di tutti questi eserciti che ad ogni passo ti dicono "Quo vadis?", cui prodest?("Dove vai?", a chi giova?)

Mah..Felix qui potuit rerum cognoscere causas!"(Fortunato chi ha potuto comprendere le cause delle cose!)

Iniziai a ridere e senza accorgermene giunsi a Livorno.


"Spero di trovare presto 'sta ClaraLuna ed ripartire, come fece Cesare!
Veni, vidi, vici!"(Venni, vidi, vinsi)
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Lun 23 Mag 2011, 19:18

Hecate ha scritto:
Vera rispose annuendo sconfitta. Stava soffrendo, ma Helena non poteva far nulla, per quella sofferenza, perchè era la stessa che stava provando lei stessa.
Ora ne aveva un' altra, da procurare.

"Ricordati solo che se hai bisogno.. siamo lì.." le sussurrò, mentre la superava implacabile; ed Helena tentò di farle un sorriso rassicurante di rimando, ma non seppe mai se le fosse riuscito.

In fondo alle scale, suo marito Marco osservava la scena a braccia conserte e schiena poggiata alla parete.
Il cuore di Helena fece un balzo, sollevato e preoccupato insieme, per la presenza di lui.
La zia Aurora lo aveva abbracciato a lungo, lasciandolo poi andare per dirigersi in salone insieme al padre Alexander ed allo zio Bartolomeo.
Giunta alla fine della scalinata, gli si avvicinò piano, un sorriso incerto sulle labbra.
Avvicinò il suo viso al suo, così tanto che le sue ciglia quasi sfioravano la pelle di lui. Fissò il suo sguardo negli occhi del marito, stringendogli dolcemente una mano intorno al braccio, e mormorando: "Grazie"

Si voltò poi velocemente, raggiungendo gli altri nel salone.
Non sapeva se Marco l' avrebbe seguita, ma lui c' era. C' era.

Sua zia Aurora si era già accomodata sulla sua poltrona, cercando di sciogliere quel gelo istintivo che sentiva nell' aria, la stessa aria che cercava ora di sentire profumata dei fiori di Claraluna, come se parlarne avesse potuto evocarne l' atmosfera di dolce tranquillità.

Come gli altri, anche Helena si sedette, accomodandosi di fronte alla zia, in modo che la sua attenzione fosse concentrata su di sè.
Le sorrise, e disse: "Marzo è la porta per la primavera, zia.
I fiori sbocciano, le piante germogliano, e spuntano vigorose tra gli ultimi mucchi di neve.
La primavera porta cambiamenti, zia. E' successo anche a noi.

Alcuni di noi hanno lasciato che determinati pensieri sbocciassero nelle loro menti, prendendo forma in decisioni che altri hanno subìto.

Francesca se ne è andata, zia, ed ha portato con sè Samantha e Fiamma. Non c' è un altro modo per dirlo.
Sono cresciute, zia, tutte e tre, in una forma che non abbiamo riconosciuto per tempo, sbocciando in desideri di vendetta, di rivalsa, di rifiuto, che le ha portate ad affiliarsi ad una compagnia di scellerati assassini e ricattatori, i cosiddetti Amesha.
Ci hanno lasciati senza dilungarsi particolarmente in spiegazioni, partendo il giorno stesso della comunicazione della loro decisione, senza possibilità d' appello.

Le ho lasciate andare, zia.
Ho permesso che compissero il loro volere, pur sapendo che questo avrebbe causato dolore a tutti.
L' ho fatto perchè non aveva senso costringerle a capire che il loro gesto ci avrebbe distrutti, se non lo avevano compreso già da loro.
L' ho fatto perchè volevo che Samantha e Fiamma avessero ancora una madre, anche se questo ha significato l ' impossibilità della stessa situazione per Alessandra, Giovanni, e Manfredi.
L' ho fatto perchè le amo ancora, nonostante questo significhi amare voi tutti il doppio, perchè avete bisogno di me ed io di voi ora più che mai.

Perchè ora il coraggio che loro non hanno avuto sboccerà in me con tutta la forza prorompente dell' amore che provo per voi, e di cui tu sei il centro, zia.
Sii forte, zia Aurora. E se sentirai di non riuscire ad esserlo, non curartene, ma pensa a te stessa, e reagisci. Colpiscimi, se ne senti il bisogno, piangi, dai a me la colpa; cacciami, richiamami, e cacciami via di nuovo.
Io sarò la tua roccia, zia. Aggrappati a me."


Mentre parlava, Helena aveva allungato le braccia, ed ora stringeva le mani della zia nelle sue, continuando a guardarla negli occhi, che non aveva mai lasciato da quando aveva iniziato il suo discorso.


Cele ha scritto:
Helena si sedette di fronte a lei, ormai il momento di sapere cosa stava succedendo era giunto.

Aurora strinse forte la mano del fratello e guardò Helena negli occhi provando a mascherare la stanchezza ma soprattutto la preoccupazione.

Erano state tante le notizie negative e i problemi che avevano affrontato in quella casa, ce la dovevano fare anche adesso.
Aurora doveva farcela...

Le prime frasi sulla primavera di Helena avevano già messo sull'attenti Aurora che troppo bene conosceva la stupenda dialettica della nipote.
Quelle non erano altro che il preambolo per alleggerire quella che doveva essere la notizia vera e propria.

Sorrise per cercare di tranquillizzare la nipote e continuò ad ascoltare attenta.


Francesca se ne è andata, zia, ed ha portato con sè Samantha e Fiamma.


Quelle parole riempirono la sala. Quelle parole, grandi, pesanti, chiare, spiazzarono ogni altro pensiero nella mente di Aurora.

La testa si fece pesante, il già pochissimo rossore presente sulle gote di Aurora svanì e per poco i sensi non l'abbandonaro lì, su quella poltrona.
La mano che stringeva quella di Bartolomeo non aveva più forza e ricadde morta sul ventre della donna che a fatica continuò a seguire le parole di Helena.


desideri di vendetta, di rivalsa, di rifiuto, che le ha portate ad affiliarsi ad una compagnia di scellerati assassini e ricattatori, i cosiddetti Amesha.

Aurora ascoltava sbalordita, non aveva la forza di fermare le parole della nipote, non aveva la forza di alzarsi, non aveva la forza di urlare, non aveva neanche la forza di capire.

Le ho lasciate andare, zia....

L' ho fatto perchè volevo che Samantha e Fiamma avessero ancora una madre, anche se questo ha significato l ' impossibilità della stessa situazione per Alessandra, Giovanni, e Manfredi.


Aurora voltò lentamente il viso verso quel cucciolo, quel ragazzo ancora troppo piccolo per sopportare un dolore così grande come poteva essere l'abbandono di una madre.

Si era dimenticata di tutti gli altri...
Solo in quel momento ritrovò i loro sguardi, tristi, vuoti, perduti!
Ora capiva tutto, ora collegava quel gelo che regnava nel Palazzo.
Ora capiva la mancanza di quegli abbracci, la mancanza di una festa per il loro ritorno.
Ora capiva perchè quella chioma corvino che sempre le era stata a fianco, adesso non c'era, non c'era più.


Sii forte, zia Aurora. E se sentirai di non riuscire ad esserlo, non curartene, ma pensa a te stessa, e reagisci. Colpiscimi, se ne senti il bisogno, piangi, dai a me la colpa; cacciami, richiamami, e cacciami via di nuovo.
Io sarò la tua roccia, zia. Aggrappati a me.


Aurora fissò lo sguardo sulle sue mani strette da quelle di Helena. Un senso forte di nausea la invase mano a mano che le parole appena udite si materializzavano nella sua mente e diventavano realtà.

Helena la guardava, non aveva smesso un attimo di farlo.
Aurora in quel momento non aveva la sua stessa forza.

Sfilò la sua mano destra dalla stretta di Helena e se la portò al viso.
Era stanca Aurora e ora il peso di quella malattia si faceva più forte, insostenibile.
Come poteva sopportare l'idea di aver perso tre nipoti, tra cui lei, Francesca, la sua Francesca?
Cosa dire di fronte a quei visi pallidi che aspettavano solo un suo gesto, un suo cenno?
Come spiegare ad Helena che non doveva sentirsi in colpa e che non l'avrebbe mai potuta cacciare?


Da quanto tempo sono andate via? Chiese dopo lunghi minuti di silenzio.
E Silvano dov'è? Cosa ha fatto per trattenerle? Giovanni e Alessandra dove sono? piantò il suo sguardo in quello di Alexander. Cosa è stato fatto per trattenerle? sentiva una rabbia crescente pervaderle il corpo.

Sapeva benissimo che davanti a lei non c'erano i colpevoli di tutto quel disastro, ma la rabbia rende ciechi e in quel momento Aurora non riusciva a vedere nulla.


Perchè non le avete fermate? Perchè non avete avuto la forza di dare uno schiaffo a Francesca e farla ragionare? Sei sua sorella! Sei suo padre!! Ne avevate il diritto ma soprattutto il dovere... Perchè avete permesso tutto questo? Aurora aveva gli occhi pieni di lacrime. Lacrime di rabbia.
Aveva alzato la voce, ma un forte colpo di tosse le ricordò che la sua salute vacillava ancora.

Si lasciò andare sulla poltrona. Entrambe le mani le coprivano il viso. Il respiro era affannato, le tempie pulsavano come un martello, le guancie coperte da lacrime amare
Qualcuno di Voi ha idea di dove si trovino adesso, almeno? Qualcuno ha scritto loro dopo la partenza? con lo sgaurdo cercò qualche risposta nello sguardo degli altri.


Hecate ha scritto:
Helena lasciò impotente che la zia assorbisse tutto quel che le aveva detto, sapendo che - seppure desiderava dirle tutto e subito per esser più leggera lei - non avrebbe potuto scaricare tutto immediatamente sulle deboli spalle di quella donna, nelle sue condizioni, poi.

Attese che inghiottisse l' amaro fiele della verità, che anche si sentisse male, nel farlo.
Ma era un passaggio obbligato, e nessuno, neppure lei, glielo avrebbe potuto risparmiare.

Dopo qualche attimo in cui Helena capì che la zia avesse compreso appieno l' entità della notizia, rispose ad una ad una alle sue domande, anche a quelle rivolte agli altri.
Come aveva previsto, la zia aveva sfogato anche sui presenti - e non - la propria frustrazione alla notizia, ma Helena non avrebbe permesso che continuasse.

"Sono andate via alla fine della prima settimana di Marzo.
Silvano ha saputo la cosa così come l' abbiamo saputa noi, non diversamente. Puoi immaginare quanto abbia sofferto. Come hanno fatto con noi, non gli hanno lasciato il tempo di reagire, e dopo qualche giorno, Silvano ha deciso di chiedere l' annullamento del matrimonio. Non lo biasimo.
Giovanni ed Alessandra.."
Helena sospirò, cercando la forza di continuare ad infliggere ineluttabili ferite nel debole cuore della zia " Giovanni ed Alessandra hanno reagito molto male.
Giovanni s' è scagliato contro la loro decisione, con tutta la forza di cui è capace. Alessandra non ha fiatato, ma s' è chiusa in un silenzio inerme.

Nel momento in cui hanno comunicato la loro decisione, avevano le valigie pronte, le mani serrate intorno al colletto del mantello, e lo sguardo di chi è convinto che stia parlando con qualcuno che mai capirà il suo punto di vista.
Ed avevano ragione. Non le capirò mai.
Sono la sorella di Francesca, sì. E sono la zia di Samantha e Fiamma. Ed è in virtù di questo che le ho prese per le spalle, scrollate con veemenza, vomitando su di loro fiumi di parole incandescenti. Sempre per questo che ho tentato di far loro capire quanto vigliacca fosse la loro scelta, quanto male stessero procurando a chi le ama, quanto stupido fosse l' intento.
Ma è stato tutto vano.
Tu ricordi zia, quanto scherzassimo sempre del fatto che io e Francesca ci somigliamo moltissimo, nei tratti del viso?
Per me, che sono sua sorella minore, questo gioco aveva un' importanza enorme. Pensavo, guardando Francesca, di potermi come specchiare, riconoscendomi nei tratti di lei, così come nella sua forza, nelle sue decisioni.
Ma quel giorno, zia, lo specchio che avevo di fronte a me è andato in frantumi. Non mi sono più riconosciuta nei tratti di colei che mi parve una sconosciuta, che soffocò il coraggio che le avevo sempre attribuito.

Le ho lasciate andare, sì.
Perchè non voglio diventare come coloro che da oggi in poi seguiranno.
Ma soprattutto, perchè voglio esserci quando - se - torneranno indietro, per poterle perdonare."


Helena prese un gran respiro, prima di proseguire.
Doveva dire tutto con calma, anche se la voce le tremava per l' ira non ancora sopita, e per l' immane sofferenza che le procurava rivivere quei momenti.
Ma doveva fare in modo che la zia Aurora assorbisse il tutto quasi come un racconto fatto da un estraneo. Non poteva permettere che il suo dolore trapelasse dalle sue parole, o il primo istinto di sua zia sarebbe stato di correre in suo aiuto, ed Helena questo non poteva concederlo: ora sua zia doveva pensare a se stessa, non avrebbe potuto reggere la sofferenza di altri.

"Naturalmente, all' annichilimento iniziale è seguita la forte volontà di non abbandonarle, neppure ora.
E con questo non intendo dire che le giustifichiamo. Tutt' altro.
Le stiamo tenendo d' occhio.
Io e Marco abbiamo i mezzi per farlo, e tutti noi abbiamo conoscenze utili. Non riusciranno a liberarsi di noi.
In questo momento si trovano a Mantua. Vera ha scritto loro una lettera, che a quest' ora dovrebbe esser loro pervenuta.
Non aspettarti risposta, zia. Non so se avranno il coraggio di scrivere."


Cele ha scritto:
Annullamento del matrimonio? Sbottò Aurora una volta ascoltato il discorso di Helena...

Alessandra in un silenzio inerme? Ma dove è finita la mia famiglia Helena? Dove? Vado via due mesi e trovo davanti a me persone arrendevoli che invece di affrontare gli ostacoli si fermano e stanno a fissarli come vermi? Ma è possibile? Guardò Helena incredula.

Nipoti che solo per un po' di noia o perchè qualche "personcina" non le ha in simpatia scappano con un gruppo di delinquenti?
In quale momento ho insegnato a Voi o agli altri a fuggire davanti ai problemi? Se l'ho fatto non ero in me...


Guardò perplessa Alexander E' tua figlia Alexander, sono le tue nipoti. Possibile che a nessuno è venuto in testa di seguirle?

Si fermò un attimo a riflettere sulle parole di Helena.

Certo che ci saremo al loro ritorno! Perchè ritorneranno... Fosse l'ultima cosa che faccio ritorneranno!

Aurora si era alzata, ormai a muoverla era la rabbia. Tossì e si rivolse a Marco.

Marco, gentilmente, procurami tutte le informazioni su questo gruppo chiamato Amesha. Chi è il loro Capo, cosa vogliono, quali sono i loro ideali e i loro progetti. Fa in fretta, quanto prima scriverò a qualcuno di loro.

Poi parlò a Vera Appena ti verrà recapitata risposta da parte di Francesca mi piacerebbe venirne a conoscenza. Non so se avranno il coraggio di rispondere ma quella è pur sempre mia nipote e se conosco bene Francesca risponderà.

E adesso perdonatemi ma vorrei rimanere qualche minuto da sola con mio fratello, devo domandargli alcune cose.


Aurora guardò i presenti e poi trattenne per la mano il fratello Bartolomeo. Doveva partire per Mantua al più presto e doveva chiedere a Bartolomeo quando fosse il momento migliore per procedere, non voleva che la sua salute la obbligasse a rimanere ferma troppo a lungo.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Lun 23 Mag 2011, 19:22

Black96 ha scritto:
Alexander sentì la forza di Aurora diventare più pesante mentre camminava.

Poi salutò Marco e, infine, arrivarono tutti in salotto.

Un lungo fiume di parole uscì dalla bocca della figlia e, di Aurora.

Alexander stette in silenzio e, quando Aurora arrabbiata come non mai gli fece delle domande egli impassibile rispose.

E se le avessi dato uno schiaffo, cosa avrei concluso ?
Cosa avrei dovuto fare ?
La dovevo rinchiudere in una torre finché, dopo di me, non sarebbe morta ? Dici di seguirla...e a cosa sarebbe servito ?
Dovevo ammazzare mia figlia e le mie nipoti per la strada, oppure avrei dovuto ammazzare tutti gli Amesha ?

Bhe come vedi Aurora, non ho fatto niente di tutto ciò e questo perchè la vita di ognuno, è la propria, ognuno decide cosa fare, quando fare, alcuni di noi possono addirittura scegliere di morire o di combattere la morte.
Ha fatto questa scelta, sbagliata, ma l'ha fatta.
E' mia figlia e, qualsiasi sia il colore della propria divisa, tale rimarrà e, sarà sempre difesa da me.


Guardò fermo Aurora che sbiancava...


Cele ha scritto:
Prima che uscissero dal salone per lasciarla con Bartolomeo ascoltò le parole di Alexander.

Certo Alexander, hai ragione, è libera di fare quel che vuole, come lo siamo tutti, ma non è libera di far soffrire i suoi figli! E se vuole che il mio cuore abbia pace dovrà guardarmi negli occhi e pronunciare davanti a me delle motivazioni sensate che giustifichino la sua decisione.

Mi spiace ma se Francesca ha deciso di scappare da Livorno vuol dire che poi tutta questa forza non le apparteneva... E se non è una persona forte troverà il mio sostegno per superare le difficoltà. Ma non lì, non con quelle persone.

Saprò come muovermi adesso. Vi ringrazio.


Aurora era esasperata, guardare ancora una volta quei visi l'avrebbe fatta scoppiare dalla rabbia.

Sapeva perfettamente che soffrivano quanto lei, che avevano subito quella decisione esattamente come lei, ma in quel momento non era lucida.
Pensava a Silvano, ai figli di Francesca rimasti a casa da soli.
Pensava ad Helena, Michele, Roberta e Horione che dopo aver perso la madre perdevano anche una sorella.

Qualcosa andava fatta e anche se gli altri non l'avrebbero capita e seguita lei avrebbe agito ugualmente.

Si sedette pallida sulla poltrona e i suoi occhi si riempirono di nuovo di lacrime. Stavolta non erano di rabbia ma di dolore. Cercò di nuovo la mano del fratello, aveva bisogno di parlare con lui.


Vindrveraly ha scritto:
Non si era seduta, rimanendo in piedi accanto al camino spento.
Del resto, a che sarebbe servito?

Meglio rimanere retta sulle sue gambe, avrebbe pensato di meno, ascoltato di più.
O forse pensato di più, ascoltato di meno.
Non era molto sicura, nemmeno allora, di cosa fosse meglio.

Optò per la prima, sospirando alle parole di Helena, rimanendo ammutolita a quelle di Aurora.

"In certi casi le parole non servono.." continuava a pensare, ma era solo un opera di auto-convincimento, in quei momenti sentiva come se la sua fosse una presenza inutile, non poteva consolare se stessa figuriamoci qualcun'altro!

"..Il cielo è finalmente sereno..chissà come è il tempo a Mantua?"

"Appena ti verrà recapitata risposta da parte di Francesca mi piacerebbe venirne a conoscenza. Non so se avranno il coraggio di rispondere ma quella è pur sempre mia nipote e se conosco bene Francesca risponderà.

E adesso perdonatemi ma vorrei rimanere qualche minuto da sola con mio fratello, devo domandargli alcune cose."


L'aveva guardata, annuendo semplicemente.

Come desiderate Madre mia..
disse piano e poi si avviò verso la porta, obbedendo a quell'ordine, sentendo di non poter fare altrimenti.

Si voltò un momento, prima di uscire, e vide la madre, pallida, cercare la mano del fratello Bartolomeo.
Lui l'avrebbe rassicurata, consolata e fatta tornare in se, "Il dolore, ci sprona a compiere gesti folli.."




Quanto vorrei poter essere a Mantua, adesso.. disse ad Agnese, dopo aver raggiunto le cucine ed aver ordinato a Fiorenza di portare in Salotto una tisana calda.

La donna la guardò, innarcando il sopracciglio, "Bambina mia, la tu' mamma ora ha bisogno di te..dove vuoi andà?"

Vera scosse il capo, sospirando: Ho atteso troppo l'arrivo di questa lettera..se non riceverò risposta alcuna.. - i suoi tristi occhi azzurri, accarezzarono per qualche istante il volto di Agnese- ..sai che lo farò..

La donna sbattè forte la pentola sul fuoco e la guardò, irata, pronta a riempirla di rimproveri..

Non dire niente.. - le rispose prontamente Vera, mentre si versava un po' dell'infuso di camomilla , preparato dall'anziana donna - sai bene anche che ora le tue parole scivolerebbero via, come quest'acqua..


Barangay ha scritto:
Bartolomeo ascoltò in silenzio tutte le parole pronunciate in quella stanza. Conosceva bene la rabbia e la delusione provate di fronte a quella scelta che mai avrebbe potuto condividere.
E in quel momento era come se, attraverso le loro mani unite, fluissero le stesse emozioni; erano proprio uno la metà dell'altra come lei amava ripetere.

Attese che fossero usciti tutti e iniziò a parlare.
Ora hai saputo piccola mia, non avrei mai voluto che affrontassi un momento simile nelle condizioni in cui ti trovi. La conosceva bene; non si sarebbe certo persa d'animo. Voglio andare a Mantua al più presto! Fu l'unica cosa che disse.

Aurora, non ti ho mai impedito di fare nulla. Ma questo non te lo posso permettere; non ora almeno. Fin quando non ti sari rimessa non ti muoverai da qui! Quel tono perentorio la stupì.

Aspettiamo di vedere se Francesca risponderà alla lettera di Vera e, con le informazioni che ti darà Marco, se vuoi potrai scrivere tu stessa al loro capo.

Non rispose ma gli chiese di accompagnarla nella sua camera. Era sfinita e col cuore a pezzi. L'aiutò a coricarsi e chiamò Vera.

Vera, falle preparare una tisana con queste erbe. L'aiuterà a calmarsi.

Le rimase accanto, in silenzio.


Cele ha scritto:
Voglio andare a Mantua al più presto! disse a Bartolomeo appena rimasero da soli.

Aurora, non ti ho mai impedito di fare nulla. Ma questo non te lo posso permettere; non ora almeno. Fin quando non ti sarai rimessa non ti muoverai da qui! Le disse con un tono che non gli aveva mai sentito.

Aurora non riuscì a ribattere, forse era meglio davvero aspettare la risposta di Francesca e i risultati delle ricerche di Marco.
Si fece accompagnare in camera e una volta a letto rimase a pensare a quale fosse il modo migliore per muoversi senza fare danni.

Bartolomeo era ancora lì, accanto a lei. Si voltò a guardarlo.


Sì, aspetterò di riprendermi per andare da loro di persona, ma intanto devo sistemare tutto qua a casa.
Innanzitutto Giovanni e Manfredi verranno a dormire qua a Palazzo ClaraLuna con noi. Appena starò meglio andrò a trovare Alessandra.
Ti prego però altra metà, non mi costringere a letto! Sai che non posso farcela.


Lo guardava con occhi di supplica mentre aspettava l'arrivo della figlia Vera.


Barangay ha scritto:
Bartolomeo fissò il suo sguardo implorante. Non poteva impedirle di agire, sarebbe stata una pena peggiore del male che l'affliggeva.

Tesoro mio, non è necessario che passi le tue giornate a letto. Promettimi solo che quando la stanchezza si farà eccessiva verrai a riposarti un po'.

Un debole sorriso le illuminò il volto provato.
Cele ha scritto:
Aurora sorrise al fratello.

Promesso gli sussurrò e chiuse gli occhi stanchi. Dormire l'avrebbe aiutata ad affrontare meglio i doveri che l'aspettavano al suo risveglio.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Lun 23 Mag 2011, 19:23

Marcos82 ha scritto:
E giunse finalmente il gruppetto capitanato dalla zia Cele. Marcos trasalì. Com'era smunta! Com'era pallida! Sembrava che facesse una fatica tremenda a reggersi in piedi e il volto era quasi trasfigurato in una maschera grottesca. "Ha già capito tutto... Meglio a questo punto che sappia la verità il prima possibile, altrimenti il dubbio la logorerà da dentro". E fu in quel momento che la zia lo vide. Gli corse quasi incontro sulle gambe malferme, avviluppandolo in un abbraccio titanico. Marcos la strinse a sè come per infonderle la sua forza, riuscendo a sussurrarle all'orecchio -Coraggio zia, siamo tutti con te!- ricevendo in cambio un sorriso sofferto, ma pur sempre un sorriso.

Salutò tutti gli altri, che sfilarono uno ad uno all'interno del salone. Per ultime arrivarono la cugina Vera, che trovò alquanto turbata, seguita da sua moglie Helena, turbata forse ancor più. Marito e moglie s'avvicinarono per un brevissimo istante, riuscendo a trovare un piccolo momento di dolcezza. -Grazie- gli mormorò Helena prima d'avviarsi svelta nel salone. Marcos sapeva che sarebbe spettata a lei l'incombenza della notizia e fu contento di non aver mancato proprio quell'occasione, sperando in cuor suo di poterle dare un minimo di conforto in un frangente così delicato.

E ascoltò quel che già sapeva. E mentre ascoltava, potè rivivere i momenti in cui lui stesso apprese la triste notizia. Rabbia, frustrazione, sgomento, delusione, senso di colpa. Un mix diabolico che l'aveva sprofondato in un malanimo sconcertante. Le sue nipoti adorate! La sua fenomenale cognata! Perdute, forse per sempre! "Per entrare in quella brigata spregevole e infame!" Non avrebbe potuto perdonarle così facilmente. E meno facilmente ancora avrebbe potuto perdonare se stesso, per non aver capito per tempo le loro intenzioni, per non averle sapute distogliere dalla facile prospettiva di un effimero sprazzo di vitalità.

L'enunciazione dei fatti terminò, e la zia ne risultò evidentemente provata. A Marco chiese un rapporto dettagliato della brigata Amesha. Non sarebbe stato difficile, per lui che li seguiva con discreta attenzione. Annuì con convinzione, quindi Aurora chiese a tutti i presenti d'esser lasciata da sola col fratello. Marcos scambiò un'occhiata d'intesa con lo zio Barangay, sentendosi estremamente sollevato: lui così profondo e sapiente, era la persona ideale per non far perdere la lucidità alla zia ed evitarle decisioni affrettate e pericolose per la sua stessa salute. "Bene così" pensò avviandosi verso la Biblioteca di Claraluna, dove intendeva stilare su carta il resoconto richiestogli, chiedendo con uno sguardo eloquente il supporto della moglie per adempiere al meglio all'incombenza.


Nitronory ha scritto:
strani giorni in quel di mantua,ove era costretto a curarsi le ferite,ed era pieno pomeriggio mite quasi caldo ,quando nitro da lontano scorse la sua nipotina franny,quanto era cresciuta,camminava fiera e con la testa sempre alta eppure lui conosceva il suo cuore di donna,sapeva essere cosi forte quando dolce con sua figlia samy.

il giovane fermò il suo cammino fiero chiamandola,nei sul suo viso un sorriso le si accese al sentire la voce di nory ,nory bensì non condividesse il peso delle sue scelte,era comunque pronto a sostenerla ,al caso abbracciarla ogni volta si sarebbe sentita debole.

ma bastò cosi poco per capire che in lei non vi era alcun segno di debolezza,e ne fù piacevolemtne colpito,anche quella volta non avrebbe parlato di quello che era il suo destino ,desiderava solo guardare il viso della sua nipotina,non gli capitava spesso di averla cosi vicino da poterla abbracciare.........

franny tesoro ma ciao dove vai cosi di fretta?

il ragazzo la prese sotto braccio,desiderava passeggiare con lei godendosi i primi raggi di sole caldi che facevano da cornice ad un cielo limpodo e pulito........


Hecate ha scritto:
Helena cercò di rimanere il più possibile imperturbabile di fronte al prevedibile sconcerto della zia Aurora. Era la reazione a caldo, e non poteva essere differente.
Sferzata dalle sue parole, Helena lasciava che il sangue delle ferite inflittele le scivolasse dal viso come fosse stata pioggia.

A mente fredda, Helena trovava che la sua famiglia avesse reagito nel migliore dei modi, in quelle condizioni.
Sfidava chiunque a mantenere unita la famiglia senza rischiare di uccidere il motivo di tale dolore; o al contrario, occuparsi solo della persecuzione - in bene o male - della causa primaria, dimenticando il dolore degli altri.
Quello che Helena aveva fatto - per quanto la zia, in quel momento, avrebbe sostenuto che Helena non avesse fatto proprio niente - era stato mantenere un precario equilibrio sul baratro di disperazione in cui la sua famiglia era stata sul punto di cadere.

E non le avrebbe permesso di sbilanciarlo.

La sua richiesta a Marco le parve ragionevole. Annuì, sapendo che scrivere loro l' avrebbe tenuta abbastanza impegnata sentimenti e mente in uno scopo meno distruttivo.
Poi chiese di rimanere da sola con lo zio Bartolomeo.
Helena si fidava ciecamente di suo zio. Sapeva che non le avrebbe mai permesso di compiere sciocchezze.
Seguì così gli altri fuori dalla stanza.

Attese che passassero oltre, ognuno diretto dove intendeva, e si lasciò precedere anche dal marito, che avrebbe raggiunto più tardi. Sapeva dov' era diretto.

Si guardò intorno, alla ricerca.
Come sempre, quando le cose in quel Palazzo si muovevano, lui era lì, pronto a cogliere una sua mossa.
Helena intercettò il suo sguardo, annuendo lievemente ed indicando con gli occhi, dando un preciso segnale; ch' egli colse infallibilmente, sparendo subito dopo.

Raccolte le gonne, sulla bocca un sorriso amaro, Helena s' incamminò in direzione della grande Biblioteca.
Raggiunse il tavolo a cui s' era poggiato Marco che lui aveva già preparato un foglio di pergamena su cui stilare le informazioni principali.
Gli indirizzò un sorriso stanco, ma riconoscente, mentre entrambi si mettevano al lavoro.


Frannymorgana ha scritto:
Franny tesoro ma ciao dove vai cosi di fretta?
Francesca si volse di scatto era suo zio Nitro, che bello stare in sua compagnia, il fratello di suo padre riusciva sempre a farle spuntare il sorriso anche in momenti come quello.
Era stanchissima dopo un duro allenamento con la spada, gambe e braccia le bruciavano, e nonostante il dolore non era ancora riuscita a scacciare i brutti pensieri che la tormentavano.
Zio caro stavo andando in taverna a bermi una birra...che fai mi accompagni? Questa giornata di sole è troppo allegra e stride col mio stato d'animo, ho bisogno della penombra della taverna di nonna e del profumo delle sue ottime pietanze

Detto quello si avviarono verso La Taverna del Cuore dove Francesca sperava di incontrare sua nonna Reginapam visto che erano gli ultimi suo giorni di permanenza a Mantua


Nitronory ha scritto:
nory la teneva a braccietto ,ascoltando quelle parole,sul suo viso un po incrucciato ,vi erano i segni di una ragazza che sembrava stentare nei suoi passi.aveva udito attentamnte le sue parole,la sua voce quasi rauca e stanca,erano i segni evidenti di qualcosa che portava probabilmente dentro di sè da troppo tempo,nory non potè che annuire con il capo,non mettendo parola la dove solo il tempo poteva intervenire.



certo franny vengo volentieri una birra fa sempre bene e poi questosole alle volte è accecante

nory non disse altro non cè n era bisogno d insieme si avviarono alla taverna di famiglia,dove spesso passavano le sere a ridere e scherzare quasi dimenticando completamente ogni futile pensiero che inesorabilmente tornava vivo quando il silenzio della notte tornava a farsi vedere......

prima di aprire la porta per entrare in taverna nory sentì il bisogno di fermare la nipote ,e tirandola dolcemente per un braccio quasi a richiamare la sua attenzione ,la guardò dolcemente e posandole una mano sulla guancia le sorrise...........

frannyna,il tempo guarisce ogni cosa,devisolo darti il tempo necessario e non è con il sole che devi prendertela ne tanto meno con l allgria che la vita ti dona,non privarti di questo, la vita è una e tu sei forte bella ed indipendente

nory non voleva darle un cosiglio solo sentì il bisogno di farle sapere come lui la pensava e poi prendendola per mano apriì la porta e cambiando completamenteil suo statod animo entrò gridandonon troppo forte............

hey gente guardate chi cè mia nipote frannyynaaaaaaaa dov è mamma ...............
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Mar 24 Mag 2011, 19:05

--Fra_detto ha scritto:
"Grazie giovane!
Che Dio, ti abbia in gloria!"

Finalmente avevo trovato un livornese che mi aveva spiegato, in una lingua a me conosciuta e non 'sto fiorentino strano, la strada da percorrere per arrivare alla Fortezza di Claraluna.
Giunto nel rione della Cigna, davanti a quell'enorme salita, un borbottio mi uscì spontaneo:


"Tanto per cambiare..un altra camminata!
Ora et labora, Benedetto, ora et labora.." (Prega e lavora)

Stremato, raggiunsi il cancello, e tirai la cordicella legata ad una campanella, dal piacevole suono.
Nessuno arrivò.
Allora mi sedetti su di una pietra, a lato della strada, dicendo
"Age quod agis!" (Fa bene ciò che fai!)

Parole propizie, puerchè subito arrivò un giovane a cavallo.

"Salve frate! Posso aiutarvi?"

Mi disse, ed io, subito in piedi, risposi

"Pace e bene figliolo, sono qui giunto dalle lontane terre modenesi, per consegnare questa lettera a.."

Non mi fece continuare che subito, smontato da cavallo, mi si avvicinò:

"Una lettera da Mantua, frate?"

Annuii, vista la stazza del giovane, in questi casi era meglio assecondare il suo impeto, già chè ubi maior, minor cessat! (Quando si presenta chi vale di più, chi vale di meno si ritiri)

"Venite, venite allora!
Vi porterò dalla mia Signora, che tanto ha atteso il vostro arrivo!
Sono sicuro che il vostro lungo viaggio sarà ricompensato a dovere, frate!"


Senza chiedermi altro, quello, mi condusse all'interno della Fortezza.


Vindrveraly ha scritto:
Fiorenza arrivò, di corsa, dall'ingresso.

"Madonna Vera, Vostra madre desidera vederVi, nella sua stanza"

Non alzò lo sguardo dalla tisana fumante, ma sentì che Agnese la stava osservando.

Bene disse, alzandosi in piedi, ma prima che aprisse dalla cucina, un altra figura fece altrettanto.

Evaristo!
Ti sembra il modo?
Esclamò Vera, riconoscendo l'irruenza del gesto.

Oh, mia Signora, eccovi qui, per fortuna!
Un frate è arrivato da Mantua
- iniziò a spiegare, accompagnando le parole con i gesti - ed ha una lettera per Voi!
L'ho incontrato giusto qui, fuori al cancello, ed appena ho sentito che giungeva dalle terre modenesi, l'ho condotto immediatamente da voi!


Vera gli sorrise, e poi si sporse fuori alla porta.
Vide un frate, si voltava qua e la, rimanendo in piedi all'ingresso.
Era alquanto basso, ma di corporatura robusta, tanto che Vera, avvicinandosi, si chiese se riuscisse a vedere i suoi piedi, dall'alto.
La fronte, calva, era ricoperta da goccie di sudore, che lui puliva spesso con un fazzoletto.

Appena la vide, chinò il capo e si presentò.
Si chiamava Benedetto, originario di Terracina, città a parer suo magnifica, era stato trasferito nel Ducato di Modena, per proseguire i suoi studi monastici.
Lì aveva preso il soprannome di "Fra Detto", a causa del suo continuo citare massime in latino, per "salvare il popolo dall'ignoranza".
Ma ciò gli aveva causato forti antipatie, per le quali era stato punito da Vescovo, ed aveva deciso di tornarsene a casa.

Vera sorrise, un poco imbarazzata, avrebbe voluto direttamente avere la lettera, e non trascorrete tempo prezioso ad ascoltare la vita di quell'uomo, ma non ebbe il coraggio di dirglielo.
Fortuna che c'era Evaristo al suo fianco.

"Si frate, ma la lettera? Immagino che non siate venuto qui, per parlare di voi.."

"Ah, ah si!
Però un po' di grazia ragazzo!"
- disse, e porgendo la lettera a Vera, concluse - "Relata refero"

Vi ringrazio, Padre, per il Vostro disturbo..
Permettetemi di ricambiare la Vostra cortesia, ospitandovi qui a ClaraLuna per quanto tempo vorrete.
Evaristo, occupati di lui..
Ora perdonate, ma devo andare, tornerò certamente più tardi da Voi


Un inchino profondo, e poi iniziò a salire le scale, aprendo quella lettera, con un forte senso di pace.
Finalmente aveva ricevuto loro notizie, e questo la rendeva già meno triste.


Cari
sono giorni che vorrei scrivervi questa lettera.
La mia partenza da Livorno è stata quantomeno improvvisa ed inaspettata quindi mi immagino quale possa essere adesso il vostro stato d'animo.
Non mi aspetto che capiate il mio gesto o che lo appoggiate, sappiate che però la mia era una scelta inevitabile.
ormai, il mio animo soffre di un oscuro male che non lascia alla vecchia Francesca modo di respirare...
Questo male oscuro è stato alimentato mese per mese da tutte le delusioni, ingiustizie, comportamenti che ho visto intorno a me ma non solo, c'è dell'altro che ancora neanche io riesco a comprendere, qualcosa che ancor'oggi nonostante tutti i cambiamenti che ho apportato alla mia vita e che hanno coinvolto anche tutti voi non riesce a passare.
Perchè la scelta di Amesha tutti di mi chiedono...ho visto in questo gruppo di persone una rottura con il falso perbenismo fiorentino che ormai mi aveva decisamente stuccato, questo stuolo di nobili e nobilucchi che dicono di cercare solo il bene della repubblica e che invece cercano solo la propria realizzazione personale il centro della ribalta.
Molti di voi pensano che Amesha sia solo un gruppo di balordi nemici di Firenze, in realtà il nemico di amesha non è la repubblica fiorentina, amesha è un esercito rivoluzionario, e coloro che in questo momento cercano di combatterla sono quelli che pochi mesi fa cercavano di sfruttarne la potenza per affermare il proprio potere.
Pensavo che seguendo questa strada il mio cuore si alleggerisse dell'oppressione che lo attanagliava da un po' di tempo...ma mi rendo conto che nemmeno questo basta...anzi adesso ho un peso in più, soffro al pensiero del dolore che vi ho causato.
Mi mancate tutti e vorrei stringere adesso fra le mie braccia i miei piccoli, mi sveglio la notte sentendoli piangere in sogno, ma so che questo non è possibile, devo prima trovare una cura al male che mi opprime.

Un abbraccio
Vostra madre sorella figlia cugina nipote

Francesca


La mia Fra.. disse, mentre il volto le si riempiva di lacrime e la testa delle parole "...il mio animo soffre di un oscuro male che non lascia alla vecchia Francesca modo di respirare.."...."..devo prima trovare una cura al male che mi opprime..."

Non sapeva che dire, non sapeva che fare.
Era nella stessa situazione di prima, anzi, ora stava anche peggio.
La pace che aveva provato quelche istante prima nello stringere in mano quella lettera, si era dissolta nel nulla.
Andò nella sua stanza, seguita da Fides, e vi trascorse tutta la notte, vagando qua e la.


La mattina, ormai fermamente convinta delle sue scelte e avendo capito cosa, secondo lei, fosse meglio fare, attraversò il corridoio e raggiunse la porta, dalla quale si accedeva alle stanze della madre Aurora e bussò tre volte.


Cele ha scritto:
La primavera, nonostante il buio nei cuori degli abitanti di ClaraLuna, si faceva spazio con prepotenza, e il giardino, le stanze, le strade di tutta la città, si risvegliavano, vispi e solari, dopo il lungo letargo.

Aurora dopo una lunga dormita si sentiva decisamente meglio e nonostante avesse ancora un po' di tosse non esitò a spalancare le vetrate di camera sua e se ne stava seduta sulla sua poltrona ad osservare i passerotti che cinguettando ricordavano a tutti quanto fosse bello quel periodo dell'anno.

Il sorriso però non l'accompagnava e i suoi pensieri tornavano costantemente a posarsi su quella notizia saputa solo pochi giorni prima.
Il fratello le era stato accanto e l'aveva invitata al riposo più assoluto.
Non aveva più visto nè Helena nè Vera dopo la loro conversazione in salone.
Forse la mia reazione è stata troppo violenta pensava Aurora Dovrò farmi perdonare.

Bussarono tre volte alla porta, richiamando Aurora dai suoi tristi pensieri. Prego, entrate pure. Disse non sapendo chi ci fosse dietro la porta.


Vindrveraly ha scritto:
"Prego, entrate pure" Sentì, poco distintamente.

Entrò, dopo un profondo respiro, e superata l'anticamera, trovò la madre distesa sul letto.
I suoi capelli ed il volto, dimostravano che si era appena svegliata, e le gote avevano fortunatamente ripreso quel leggero roseo colorito.

"Perfetto, dopo questa lettera, anche quel poco di vitalità, appena ritrovata, sparirà di nuovo.." pensò, mentre si avvicinava a lei. "Ma ricorda Vera, sii forte, non mostrarti addolorata ulteriormente, anche per lei, per la tua amata mamma.."

Madre mia, Evaristo è tornato ieri, a casa, dopo una lunga cavalcata a Pisa, su mia richiesta..

Vedete madre, fuori dai nostri cancelli ha incontrato un Frate, e l'ha condotto da me..esso proveniva dalle terre modenesi..ed ora è nostro ospite..

Ecco madre, sono qui da voi, portandovi la
- deglutì -..la lettera di Francesca - disse immediatamente, pensando che quella fosse la cosa più giusta.

Vide allora le sue mani, che freneticamente si contorcevano, ed il suo volto.

Desiderate che ve la legga ora, o preferite che chiami gli altri e vi accompagni in Salotto? chiese d'un fiato, e rimase a guardarla attendendo una risposta.


Marcos82 ha scritto:
Marcos raggiunse la Grande Biblioteca andando subito a cercare i documenti che aveva quivi archiviato in quei mesi. Buttava di tanto in tanto un'occhiata all'ingresso, attendendo l'arrivo della moglie, che non tardò a fare la sua comparsa. Si misero subito a lavoro, Marcos osservava però con preoccupazione la moglie, trovandola visibilmente stanca. La cinse in un abbraccio caloroso, facendole posare la testa sul proprio petto. Stettero per un po' così, nel quieto silenzio di quel luogo.

-Vai a riposare le membra, mon amour- propose infine lui -Che anche tu sei fatta di carne e ossa, e so che non è stato facile affrontare quel discorso, che ancora non abbiam assorbito il colpo nemmeno noi... Qui finisco io- Lei acconsentì, e lui volle accompagnarla alla sua stanza, per assicurarsi che davvero si concedesse un po' di ristoro. Ma lei rifiutò categorica, e Marcos dovette rassegnarsi alla caparbietà di Helena -Quand'avrò finito andrò a consegnare il rapporto a zia Aurora e cercherò di scambiar due parole anche con Vera... Ha qualcosa nello sguardo che non mi promette nulla di buono...- Quindi si salutarono con un fugace tocco di labbra.

Passò tutta la notte su quelle carte, e anche buona parte del mattino successivo. Ma il risultato lo soddisfaceva alquanto. Si diresse verso la stanza di Aurora. Percorse un lungo corridoio, per poi imboccare le scale che conducevano alla sua meta. E alzando lo sguardo, vide la cugina Vera entrare nella stanza. "Bene! Questa volta sembra proprio che riuscirò a parlare con lei, devo assolutamente capire quel che tiene in serbo in quel suo grande cuore!" E raggiunta a sua volta la porta, bussò con tre colpi secchi e decisi, mettendosi poi in placida attesa con il suo plico sottrobraccio.


Cele ha scritto:
Aurora accolse Vera nella sua camera.
Alla fine la risposta da Mantua era arrivata.
L'espressione della figlia non prometteva niente di buono ma Aurora doveva essere forte, doveva esserlo per sè stessa e per tutti gli altri.

Con il passare dei giorni aveva assimilato quella notizia e ora pensava con più lucidità a cosa era meglio fare per la sua famiglia.
La rabbia che aveva provato appena saputa la notizia ora la trasferiva verso Francesca e le figlie che l'avevano seguita.
Ma come hanno potuto passare sopra l'affetto che ci lega? pensava spesso Aurora, senza riuscire a trovare degna risposta a quella domanda.

Bene, finalmente avremo loro notizie.
Disse Aurora cercando di rendere più disteso il clima e poi sorridendo alla figlia Tesoro, andiamo in salone e così chiamiamo anche gli altri. E' giusto che sappiano tutti quello che c'è scritto nella missiva.

Hai fatto bene ad invitare il Frate a fermarsi. Che abbia il miglior trattamento possibile, mi raccomando. Fallo presente ad Agnese.


Aurora si alzò dal letto e indossò la veste posata nell'armadio.
Si fermò davanti allo specchio e sistemò i capelli.
Aveva schiacciato un pisolino e l'acconciatura si era un po' rovinata.
Dopo qualche spazzolata però erano di nuovo ben raccolti.

Si voltò e andò accanto a Vera, le strinse le mani e poi l'abbracciò forte.
Supereremo anche questa amore mio, e gioiremo tutti insieme di nuovo. Sii forte! Fallo per me. Le sorrise staccandosi da lei e dandole un buffetto sul quel nasino adorabile che aveva.

In quel momento bussarono di nuovo alla porta, stavolta il tocco però non era stato delicato come quello della figlia Vera.


Avanti, avanti disse Aurora mentre si dirigeva verso la porta.

Di certo non poteva ricevere qualcuno con la camera ancora da rifare, e ormai era abbastanza forte per poter girare di nuovo per casa senza farsi sorreggere da nessuno.

Aprì la porta e vide davanti a se il nipote Marco. Gli sorrise
Oh Marco! Eccoti... Stavamo scendendo in salone, vieni con noi? Avevi novità per me?

Sorrise di nuovo al nipote, cercando di ricacciare nel profondo del suo animo tutta la tristezza che invece sentiva. Ributtarsi nelle attività familiari e cercare una soluzione a quel problema le permetteva di pensare meno al fatto che Francesca era lontanissima da lei e che con ogni probabilità non l'avrebbe vista per molto tempo.

Quel pensiero le fece venire un tuffo al cuore e gli occhi le si iniziarono ad inumidire.
No, non posso cedere. Disse a sè stessa e camuffò il tutto con un leggero colpo di tosse.


Vindrveraly ha scritto:
Scelse il salone, "Meglio così, spero almeno che oggi ci sia anche Michele..ho urgenza di parlargli.."

Ad un tratto, un caldo abbraccio la strinse:

"Supereremo anche questa amore mio, e gioiremo tutti insieme di nuovo. Sii forte! Fallo per me"

Annuì senza dire nulla.
Ma poi vedendola sorridente, aprì la bocca, decisa a riverarle la decisione presa durante la notte, ma tre colpi alla porta fermarono i suoi pensieri.

"Oh Marco! Eccoti... Stavamo scendendo in salone, vieni con noi? Avevi novità per me?"

Li raggiunse e sorrise al cugino, appena arrivato.
Aveva un'aria stanca, "Di sicuro ha trascorso tutta la notte su quelle carte" pensò guardando il plico di fogli che Marco conservava sotto il braccio.

Andiamo? esclamò allora, sorridendo, mentre porgeva il braccio alla madre.

Quella notte trascorsa a rimuginare sull'imminente futuro che l'attendeva, le aveva infuso una dolce Speranza, e finalmente il suo sguardo ricominciava a sorridere.
Quanto avrebbe voluto trasmettere quella sua ritrovata vitalità anche ai suoi amati famigliari, che avevano un freddo velo di tristezza negli occhi.


Black96 ha scritto:
Alexander, aveva visto un Frate arrivare in Fortezza ed era stato accolto con tutte le buone maniere.

Bhe, non ho niente da fare, andiamoci a fare due chiacchiere

Si addentrò furtivamente nella stanza dedicata al Frate...

Buongiorno Messere

Disse con tono forte, rendendosi conto solo dopo che l'aveva a dir poco spaventato.

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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Mar 24 Mag 2011, 19:09

Fra_detto ha scritto:
M'avviavo per Claraluna, girovagando qua e la.
Alla fine avrei potuto anche decide di rimanerci per un po' li, era una casa accogliente, come le sue cantine, che il giovane Evaristo mi aveva sapientemente indicato.

Da una prima antipatia iniziale, ieri notte eravamo passati alla più sincera delle amicizie, complice il buon vino nelle botti, ed il fatto che il giovane volesse avvicinarsi alla Chiesa, per poter celebrare, magari un giorno, le sue nozze.

Se mi sentisse Vera.. mi disse, tra le risate.

Oh, chiami la tua Signora per nome? chiesi subito, turbato.

Ma lui subito scosse il capo.

Non sempre, ma sai Frate, siamo cresciuti assieme, giacchè mia madre Agnese doveva badare sia a lei, che a me.
Ma lei è sempre stata migliore di me, mi ha insegnato a leggere, ad andare a cavallo, e tante altre cose.. mentre io le ho insegnato solo come usare al meglio il bastone..
Inutile dire che ora finirei con la faccia sulla sabbia se solo provassi a sfidarla..
rise ancora e continuò a parlarmi di lei, e di tutta la famiglia, con un affetto che avevo visto solo rare volte in un servitore.

Le ore passarono in fretta, e tra una botte e l'altra, ci addormentammo in cantina, e fummo svegliati dalla voce soave di una giovane


Oh, Fiorenza mia! le disse subito Evaristo, alzandosi in piedi e stringendola tra le braccia, ma quella subito, vedendomi, si ritrasse.

è meglio che vada..no no tranquilli, quella buona donna di Agnese mi ha mostrato la mia stanza! Nel caso mi troverete lì Pax et bonum, figlioli!

Così mi ritirai, sorreggendo la mia povera schiena.
Dormire sul pavimento non faceva più per me.
Ma prima che potessi mettermi comodo, ecco che improvviamente udii una voce alle mie spalle


Buongiorno Messere

Buongiorno figliolo! risposi, sorridendo, contento di poter conoscere finalmente uno di quelli, di cui Evaristo mi aveva tanto parlato.


Black96 ha scritto:
E' un piacere conoscerVi.

Io sono Alexander I Della Scala, Alexander per tutti


Disse facendo un occhiolino.

Ma ditemi, Voi chi siete e qual buon vento Vi porta qui ?


--Fra_detto ha scritto:
E' un piacere conoscerVi.

Io sono Alexander I Della Scala, Alexander per tutti


Mi inchinai, sentendo quel nome altisonante.

Ma ditemi, Voi chi siete e qual buon vento Vi porta qui ?


Sorridendo, immediatamente risposi:

Mi chiamo Benedetto, e son un umile frate, del convento di Mantua, in viaggio verso la mia città natìa, Terracina.
Ma poichè ho recato, ad una vostra famigliare, una lettera di Francesca Morgana Di Luna Della Scala, ella, nella sua beltà e gentilezza, mi ha permesso di rimanere qui, fin quando non fossi stato pronto a riprendere il mio viaggio..

Anche se, come disse Livio, io e i miei piedi "hic manebimus optime!" (qui resteremo ottimamente)

Iniziai a ridere.
Era la prima famiglia nella quale avevo trovato ospitalità, e non sapevo bene come comportarmi, ma comunque, stranamente, mi sentivo a mio agio.


Marcos82 ha scritto:
Gli fu aperto. La zia lo accolse con aria da fuggiasca. Sembrava non lo volesse far entrare, pur nascondendo il tutto con il suo solito amabile sorriso. "Come se non conoscessi il delirio che regna in quella stanza! Se sapesse tutte le volte che sono entrato di nascosto per rubarle i soldi dalla borsetta!" E anche Vera era al solito sfuggente, tant'è che non appena Aurora decise di scendere di sotto per radunare la famiglia nel salone, non perse tempo e prese la madre sottobraccio trascinandola praticamente fuori dalla stanza. -Un attimo, un attimo! Datemi udienza solo pochi secondi. Son molto stanco. Ho lavorato tutta la notte su questo rapporto, e vorrei riposarmi un poco prima delle mie incombenze quotidiane. Lascio a voi questo plico, provvederete voi a divulgarlo alla famiglia, se lo riterrete necessario. Vera, quando avrai un po' di tempo libero, mi farebbe piacere scambiare due parole con te. Ora vado, a presto!- La cugina annuì. Marcos baciò le due donne consegnando alla più anziana il frutto delle sue ricerche, poi s'avviò a passo svelto giù per le scale.


[hrp]24 Settembre 1458

Ordine Militare Mercenario Amesha


Subcomandante Caleblost - Comandante Amesha
Generale Eraclitus : Primo ufficiale Amesha
Colonnello Ladykiri : Diplomazia - Ministro della Guerra
Colonnello Nobledupont : Polizia Militare interna Ordine disciplinare
Colonnello Stefan : Reclutatore

1) Le reclute eseguono gli ordini salendo di grado si sapranno piu' cose e si potra' dare ordini ai gradi inferiori. Essendo la nostra organizzazione militare si segue la gerarchia militare.
2) La paga e' sempre data solamente ed esclusivamente in misisone (modalita' esercito) In caso di bottino di guerra imprevisto questo viene diviso come segue :
50% all'organizzazione che ha le spese di tutto
50% diviso in parti uguali
3) Il fatto che una recluta deve aver preso parte ad una missione e che la sua prima missione sara' "al buio" ci evita di avere spie o meglio ne avremo sicaremente di meno anche eprche' la prima missione delle reclute potrebbe essere una missione per capire se sono spie o meno. Non ci fidiamo manco delle nostre mamme quindi questo' e' il nostro modus operandi.
4) Chiunque entri nell'organizzazione ha solo una patria : Amesha
Diversamente se Amesha stipulasse accordi con una nazione ogni membro dell'organizzazione e' tenuto a rispettarli.
5) Abbiamo eletto come nostra base Ventimiglia. Solamente per Ventimiglia se il sindaco richeidesse il nostro aiuto la nostra parcella sara' gratuita. Questo lo dobbiamo come favore per averci accolto in citta'.
7) Per tutti gli altri stati siamo una risorsa a pagamento si prega di contattare il nostro diplomatico."[/hrp]
Così si presentarono al loro ritorno nei Regni Italici dopo l'infame tradimento a Firenze e la vigliacca fuga in terra d'Irlanda.

Da allora si son "distinti" per guerricciole sempre perse mestamente, raggiri, qualche ducato sgraffignato con minacce e menzogne, e tanta tanta vuota tracotanza.

Molti vedono nei loro "ideali" rivoluzionari un propositivo intento di spazzar via la classe dominante corrotta, ma a parer mio è solo fumo negli occhi per gli ingenui, e oro per le loro tasche.

Allego un'ultimo documento affinchè possa esser chiara e inequivocabile la natura malsana e deplorevole di questa armata:

[hrp]27 Novembre 1458

E' giunta l'ora di andare nella terra promessa. Auspico che i capi di ogni organizzazione criminale italica mi contattino ho una proposta molto interessante per voi (sempre che rimanga vivo a lungo).

Criminali d'italia unitevi e venite a professare la luce delle vostre organizzazioni insieme a noi

ONore e gloria a tutti i criminali del mondo !!!

Scrivetemi privatamente contattatemi e vi rendero' partecipi del grande sogno.

Le referenze da mandarmi sono :

Nome organizzazione
Numero membri ed eventuale subforum a cui posso aderire io o un mio confidente
disclocazione attuale
Disponibilita' a prendere parte in uno stato criminale (senza leggi) con mansioni di controllo di una singola cittadina

Conmtattatemi fratelli ..... vi regalero' una citta' affiliato all'organizzazione!!!!

Subcomandante Caleblost
O.N.E. Brigata Amesha[/hrp]


Samy92 ha scritto:
ormai era tutto pronto..tutto pronto per la partenza...la sua borsa era pronta..mancavano solo poche ore..ma a Samantha...qualcosa la bloccava...un pensiero la fermava...

è davvero questo il mio futuro..voglio che sia questo??

e con questo pensiero corse in camera di sua mamma...anche lei già in divisa per partire...quando arrivò davanti alla camera...fece un respiro profondo...e bussò leggermente alla porta...

quando sua le aprì..lei entrò..e fermandosi davanti alla porta le disse..

mamma...io non parto...non è questo il mio futuro..lo so..ho sbagliato a fare questa scelta..

e appoggiandosi alla porta con la schiena scese fino a sedersi per terra..Samantha guardò sua mamma...che nel frattempotempo la guardava...e le uniche parole che riuscì dirle furono..

scegli bene...se esci non potrai più tornare indietro...

Samantha stettè in silenzio per qualche minuto..abbassò lo sguardo..e ripensò a quell'unico messer a cui si era davvero affezionata tutto il tempo..il Colonello..lei sapeva benissimo come ci sarebbe rimasto..lei sapeva benissimo come si potrebbe esser sentito lui..la paura di perdere quella persona avvolse Samantha ma facendo un ulteriore respiro alzò lo sguardo per guardare sua mamma..

si mamma....sono sicura...

e alzandosi l'abbracciò...la strinse forte..ne aveva bisogno...più di quanto ne voleva dimostrare...

piccola..prima di andare a parlare definitivamente con il comandante...vai dal Colonello..parlane con lui..

e Samantha fece solo un leggero cenno con la testa...

e si girò..e andò verso la porta..l'aprì e prima di uscire...si girò verso sua mamma e le disse...

ti amo mamma...

e senza aspettare risposta uscì...

bene ora Colonello...e poi Comandante...

questo era il pensiero finchè andava..nella camera del Colonello..

arrivò davanti..bussò due leggeri colpi alla porta...e appena sentì il consenso del Colonello per entrò..l'aprì...

ehi piccola...ciao...pronta per partire???

ma Samantha non riuscì rispondergli..lui se ne accorse che qualcosa non andava...

ehi che succede dimmi tutto...

samantha gli si avvicinò..con lo sguardo verso il basso...poi lo alzò..ma sentendo che le lacrime stavano per scendere lo riabbassò..non voleva farsi vedere cosi debole..e cosi iniziò a parlare..quasi sotto voce...

Noble...io non partirò con voi..rimmarrò qui e lascio Amesha..questa non è la mia strada..questo non è il mio futuro...

si bloccò..non riuscì proseguire..sapeva perfettamente cosa le rispondeva lui...cosi non disse più nulla...non si mosse di un solo millimetro...aspettava che lui le dicesse qualcosa...e infatti parlò..

Samy..io non ti obbligo a stare dentro a questo gruppo se dentro non ti senti Amesha o ONE...ma stai sbagliando...pensaci bene....

e si fermò...aspettando una parola da Samantha..ma quella aprola non vennè cosi continuò...

buona fortuna ti voglio bene

Samantha alzò un secondo lo sguardo...lo guardò negli occhi...e in un sussurro gli disse..

anche io te ne voglio tantissimo...e non cambierà mai...

girò di nuovo le spalle...aprì la porta lentamente...e con altrettanta lentezza uscì..avrebbe voluto abbracciarlo...dargli un'ultimo bacio..ma no...lui era duro freddo...e lei lo capiva perfettamente...

un'altra porta si era chiusa alle sue spalle e forse quella porta si era chiusa per sempre....

Samantha ora sola...mentre ritornò verso la sua camera iniziò a piangere...le lacrime scendevano e nessuno le vedeva...corse in camera sua...doveva scrivere una lettera a quella famiglia...che le era sempre stata vicino..

cosi..arrivata in camera corse in bagno..si lavò la faccia...e poi prese carta e calamaio...e iniziò a scrivere...


Cara famiglia,
hnon so come state li..non ho più notizie di nessuno...

noi siamo qui pronti per partire...o meglio..mamma e Fiamma partono io...rimango qui a Mantua..si avete capito bene...

dopo tutto quello che ho passato..e che ho fatto passare a voi...faccio un passo indietro..

forse tornerò a Livorno ma per ora no..me ne sto qui un po a Mantua...

i parenti di nonno Black mi ospiteranno...e poi..partirò..viaggierò..e girerò...non so dove..non so per quanto..e non so quando...

e quando tornerò a Livorno..tornerò a testa alta...senza avere vergogna o paura di nulla...

vi voglio bene famiglia...davvero davvero tanto...a tutti...nessuno di più..nessuno di meno!!

spero di ricevere presto vostre notizie...

con Affetto...e mille bacioni

Samy...



poche cose disse Samy ma le più importanti...cosi la chiuse...per bene...uscì dalla porta alla ricerca di un messo..
ne trovò uno pronto per partire verso Firenze...cosi gli diede i pochi ducati che ancora aveva in tasca e la lettera..

portatela a Claraluna...Livorno...mi raccomando è importante...e fate il prima possibile per favore....

vedendo il messo che si mise il viaggio lei si avviò verso la camera del Comandante...entrò e gli disse che lasciava il gruppo...il Comandante solo poche parole le disse..cosi lei si girò..e uscì...

nel mentre che stava per entrare in una taverna vide sua sorella Fiamma...

Ehi Samy pronta per partire...

ehm si ecco..io non parto..

come no...??..che fai rimani qui???

si rimango qui e lascio ONe-Amesha...


sua sorella non poteva crederci...e un 'unica domanda che le fece fu...

con che faccia tornerai a Livorno??

con la mia...sorellina...a testa alta...e senza nascondermi..anche perchè non ho nulla da nascondere...

si guardarono negli occhi...e poi ognuna per la propria strada..erano le ultime parole che si dissero...

Samantha arrivò in camera sua...e si buttò a peso morto sul letto...


Cele ha scritto:
Marcos non voleva scendere in salone, aveva lavorato tutta la notte per raccogliere le informazioni che Aurora gli aveva richiesto su Amesha.

Ma Marco, non volevo di certo che tu non dormissi per trovarmi queste informazioni. Sorrise al nipote Ti capisco perfettamente se non riesci a venire di sotto con noi. Disse infine prendendo i fogli che il nipote le porgeva.

Vai, vai a riposare. Discuto con gli altri di tutto questo e mando subito Vera da te. Concluse Aurora lanciando un'occhiata interrogativa alla figlia.

Marco le salutò con un bacio e andò via.

Aurora diede una rapida occhiata ai fogli che aveva in mano.
Il tutto sembrava molto interessante.

Arrivate in salone trovarono Agnese a sistemare i vasi con i fiori.


Agnese, cara, vorrei che ci raggiungessero mia nipote Helena e suo padre Alexander. Gentilmente puoi vedere dove sono e mandarli qua in salone il più in fretta possibile?

E vedi pure dove si è ficcato il piccolo Manfredi, abbiamo la lettera di sua madre e vorrei che fosse qui quando la leggeremo.


Aurora sorrise alla donna che già era partita in cerca di Helena, Alexander e Manfredi.

Rimasta sola con Vera le disse
Chissà cosa vuole Marco? Non è che stai combinando qualcosa? Fammi stare tranquilla almeno tu e appena finiamo qua vai da lui...
Concluse sedendosi al grande tavolo del Salone.
Era meglio mettersi gli uni di fronte agli altri per affrontare una riunione così importante.

Guardò la figlia con un po' di preoccupazione in attesa di una sua risposta e poi si rimise a leggere le carte che le aveva passato il nipote.

Gli altri sarebbero arrivati da lì a pochi minuti.


Manfredi_lodovico ha scritto:
Il giovane Manfredi quella notte non era riuscito a prendere sonno.
Sua zia Aurora gli aveva fatto preparare una stanza con calde coperte e un morbido cuscino,ma appena aveva preso sonno si sentì soffocare.

Come davanti ad una bocca di fuoco: completamente inerme si era ritrovato immobile spettatore dello sfaldarsi del caloroso abbraccio familiare. L'abbandono della madre, che insieme a Samy e a Fiamma, aveva lasciato Livorno per lidi lontani e ignoti; l'allontanarsi del padre che,lacerato da quello stesso abbandono,aveva subito fatto richiesta di annullamento del loro matrimonio; il preoccupante silenzio dei fratelli rimasti,anche loro costernati,sbigottiti, come di fronte ad un onda gigantesca che spazza via tutto ciò che più di caro hai.

Saltato sofferente giù dal letto era corso a spalancare gli scuri della finestra e i suoi occhi si aprirono alla contemplazione dell'immenso cielo stellato e dell'ammiccante pallida Luna:

Mamma dove sei?

Famiglia, ci riincontreremo tutti un giorno?
Mamma,ovunque tu sei,sappi che ti voglio bene!
Mai dimenticherò tutto l'amore e la gioia che mi trasmettevi!

Mamma dove sei?


Consapevole che per la troppa agitazione che aveva dentro non sarebbe riuscito a prendere sonno facilmente,richiuse gli scuri,s'infilò i pantaloni,calzò un paio di pantofole, indossò il suo mantello e si sedette sul divano accanto al letto,a pensare.

Solo quando i primi raggi di sole presero a filtrare tra le fessure degli scuri,
nostalgia e malinconia lasciarono il passo ad un dolce torpore.

Mentre sognava sentì un qualcosa appoggiarsi sulla spalla,una mano, e una voce di donna ripetere il suo nome.

Mamma

Disse sorridendo,alzando lentamente la sua mano sopra quella che si era appoggiata su di lui e,lentamente aprì gli occhi.

No,non sono tua madre piccolo. Sono Agnese.

Prendendo piena consapevolezza della situazione,il giovane Manfredi disse:

Ah Agnese,sei tu. Scusami,per un istante ho pensato che fosse tornata a casa mia madre. Perdonami. Dimmi tutto!

La governante,accarezzandogli con tenerezza il volto:

Tranquillo piccolo. Tua zia Aurora ti cerca e desidera che tu la raggiunga in Salone.

Capito. Mi vesto e vado. Grazie Agnese! - le rispose Manfredi.

Quando la donna fu uscita dalla camera, si preparò e si incamminò verso il Salone.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Mar 24 Mag 2011, 19:11

Hecate ha scritto:
Avvolta nel dolce abbraccio di Marco, la testa affondata nel suo petto caldo, a tentare di sincronizzare il battito del suo cuore con quello di lui, Helena visse l' unico momento sereno di tutta quella giornata.
Un soffio d' aria pura, nell' inferno soffocante dei recenti avvenimenti.

"Vai a riposare le membra, mon amour" le disse infine "Che anche tu sei fatta di carne e ossa, e so che non è stato facile affrontare quel discorso, che ancora non abbiam assorbito il colpo nemmeno noi... Qui finisco io"
Helena avrebbe voluto rifiutare, voleva dare tutta se stessa in quel frangente, e voleva esser d' aiuto anche a Marco.
Ma era veramente troppo, troppo stanca. Nel corpo ma soprattutto nella mente, dovette riconoscerlo persino lei.
"Grazie." gli disse per la seconda volta in quella giornata terribile, passandogli dolcemente una mano sulla guancia. Se non avesse avuto lui, Helena non sapeva che avrebbe fatto.

Poi Marco le propose di accompagnarla lui stesso in camera. In un primo momento stava per dirgli di sì, ma poi le venne in mente cosa davvero significasse andare a riposare nella sua camera a Claraluna: non riposare affatto.
Era la camera in cui aveva passato così tanto tempo con Francesca..
Non poteva!
Gli disse quindi che sarebbe andata da sola, che non voleva che perdesse tempo con lei, che se la sarebbe cavata, che doveva andare.
Alla fine lui si convinse, e le disse che più tardi avrebbe parlato anche con sua cugina Vera, che aveva qualcosa che non lo convinceva.
Probabilmente aveva ragione: Vera era una persona così sensibile. In fondo era quello che aveva pensato lei stessa quella mattina.
Ma in quel momento Helena non aveva la forza sufficiente a pensare anche a questo. No, non in quel momento. Più tardi, forse.
Leggera, baciò Marco sulle labbra e si allontanò.

In realtà non sapeva dove andare: dovunque si rigirasse si trovava a fronteggiare ricordi dolorosi, legati a quei visi amati, che ora prendevano la forma di smorfie infingarde nella sua mente sofferente.
Cosa era stato del loro essere famiglia, insieme? Perchè una scelta del genere? Helena ancora non se ne era data una spiegazione.
Aveva pensato di tutto, e cancellato quel tutto subito dopo, per poi vederlo riprendere forma nei suoi pensieri addolorati, persi in un labirinto di pianti, colpe, e distruzione virale.

Ad un tratto Helena sentì freddo alle spalle.
Aprì lentamente gli occhi, rendendosi conto solo allora di averli avuti chiusi.
Si guardò intorno: era mattina, e si trovava accoccolata su di un divanetto in una delle tante verande affacciate sui meravigliosi giardini di Claraluna; addosso aveva una delle tante coperte disseminate per il Palazzo che lei stessa aveva confezionato negli anni per allenarsi alla tessitura, che appunto doveva esserle scesa dalle spalle, facendola svegliare.
Evidentemente, stremata, aveva passato la notte lì.

Sentendo un lieve richiamo alla vita nella forma di un leggero languore, Helena risistemò la coperta sul divanetto, alzandosi con l' intenzione di rientrare.
Prese il corridoio che portava alle cucine, incrociando un' Agnese indaffaratissima che dapprima la superò senza accorgersi di lei, poi tornò indietro quasi sorpresa, prorompendo in un:
"Oh Helena, bimba mia! O' dove t' eri cacciata? La tu' zia vi cerca a tutti, l' è arrivata la lettura di Francesca!"
Fu come se la temperatura del corpo di Helena si raffreddasse tutta all' improvviso.
Francesca aveva risposto.
Helena ancora non aveva capito se desiderasse o meno sapere quel che la sorella aveva risposto a Vera. Ma Agnese aveva detto che era stata mandata a cercarli, perciò evdentemente la zia voleva che lo sapessero.

"Grazie Agnese." si rivolse alla donna, cercando di calmarla mettendole una mano sulla spalla ed indirizzandole un piccolo sorriso "Vado subito. In Salone centrale, vero?" chiese allontanandosi dopo il cenno d' assenso d' Agnese.

Giunse lì che la zia già li attendeva, e c' era anche Manfredi.
Abbracciò entrambi, cercando di coccolare un po' di più il nipote, che sentiva istintivamente soffrisse forse più di loro.
"Buongiorno. Manfredi, zia, come state, vi siete riposati?"


Cele ha scritto:
Le domande di Aurora a Vera non trovarono risposta.
Manfredi era arrivato in salone e Aurora si limitò a guardare di nuovo la figlia, sperando che il suo sguardo potesse essere abbastanza eloquente.
Non era di certo quello il momento di fare follie.

Di lì a poco avrebbero letto le parole di Francesca e questo agitava molto Aurora.
Sperava di leggere che Francesca stava tornando da loro, o quanto meno che stava bene, ma sarebbe stato fin troppo bello.
Aurora conosceva bene sua nipote, non sarebbe tornata così facilmente sui suoi passi.

Accolse l'arrivo di Manfredi con un gran sorriso e lo chiamò a sè abbracciandolo
Vieni piccolo mio, siediti accanto a Zia! Gli disse mostrandogli poi la sedia accanto a lei Come hai dormito nella camera preparata per te?
Vedrai che starai bene e se hai qualche problema ricordati che puoi bussare alla mia porta ad ogni ora.


Si rimise a leggere il resoconto di Marco.

Era triste, ancora arrabbiata e per niente serena, ma riusciva a mascherarlo bene.
I suoi familiari avevano già sofferto molto durante la sua assenza, ora toccava a lei trovare una soluzione indolore per tutti.

Leggeva i nomi di alcuni membri di quell'Ordine Militare.


Potrei scrivere a questo tale Caleblost, anche se non mi sembra proprio una persona aperta al dialogo. Ma di certo non mi lascerò intimorire dalla sua figura. Pensava Aurora.

Questa Ladykiri invece si occupa della parte diplomatica, magari con lei potrei riuscire a parlare più apertamente.

Ordine disciplinare: Nobledupont
si soffermò su quel nome. Potrei scrivere anche a lui o al reclutatore del gruppo, questo certo Stefan.

Alla fine potrei scrivere a tutti. Poco m'importa, a me interessa riavere solo le mie nipoti.


Immersa nei suoi pensieri non si era accorta dell'arrivo di Helena in salone.

Tornò in sè solo sentendo quel caldo abbraccio.
Oh, mia piccola Helena. Buongiorno. Le disse sorridendo. Il giorno prima aveva usato contro di lei parole dure, che neanche pensava in realtà, ma in quel momento di smarrimento non sapeva a chi e a cosa aggrapparsi.

Voleva che la nipote capisse che non ce l'aveva con lei, non aveva mai addossato a lei le colpe di tutto quel pandemonio neanche per un istante.
Le avrebbe fatto sentire il suo affetto ancora più forte di prima.
Rimaste sole le avrebbe chiesto scusa.


Ma dove hai dormito? Sotto il ponte che collega il Palazzo a casa tua? Le disse vedendo il suo viso così pallido e provato.
Anche Manfredi ha una faccia!!

Non va per niente bene ragazzi, stanotte tutti nel lettone di Zia, come quando eravate piccoli!
E una risata sincera le uscì dal cuore ripensando ai tempi in cui tutti insieme si addormentavano in quel gran lettone tra canti, risa e non poche volte litigi per chi indossava l'abito più bello o chi voleva il regalo più grande.

Io ho riposato abbastanza bene. Ho avuto tutto il tempo Bartolomeo accanto e ho dovuto per forza dormire. Chi lo sente altrimenti. Sorrise di nuovo.
Però adesso sto molto meglio, mi ha fatto bene una sana dormita, aveva ragione.
Ora sono pronta per trovare una soluzione a tutto.

Tuo marito ha fatto un ottimo lavoro con questo resoconto. Aspettiamo tuo padre e possiamo iniziare. Che dite?


Manfredi_lodovico ha scritto:
Il giovane Manfredi,giunto in Salone,fu accolto dal calore e dalle coccolose premure delle sue amatissime zie.

Accolse poi l'invito di zia Aurora e prese così posto sulla sedia accanto a lei,in trepidante attesa di avere notizie su sua madre e le sue sorelle.


Vindrveraly ha scritto:
"Vera, quando avrai un po' di tempo libero, mi farebbe piacere scambiare due parole con te. Ora vado, a presto!"

Le disse Marco, e lei non potè far a meno di annuire, perplessa.
"Che già sappia?" si chiese "No impossibile..ma avrei comunque parlato con lui o Helena..."
E già erano arrivate al luogo dell'incontro.
La lettera.
Quel misero, fragile, pezzo di carta, le parve diventare, tra le dita, un fardello insostenibile.

"Chissà cosa vuole Marco? Non è che stai combinando qualcosa? Fammi stare tranquilla almeno tu e appena finiamo qua vai da lui..."

La guardò per un lungo momento, ma non le rispose.
A cosa serebbe servito, rivelarle tutto, ora?

Entrarono Manfredi ed Helena.
Quando sarebbe arrivato anche Alexander, tutti avrebbero saputo le condizioni di Francesca.
"Per partire ho atteso anche troppo..", disse stringendo i pungi.
Si alzò e si avvicinò a Fiorenza, sussurrandole

Cara, vai a chiamare Michele, per favore, digli che devo parlare con lui urgentemente..

Poi rimase a guardare il giardino illuminato di sole, dalle finestre ampie del Salone, con aria stanca.


Black96 ha scritto:
Alexander rimase per qualche istante perplesso alle parole del Frate...


Cosa...mia figlia cioè, Francesca Vi ha consegnato una lettera ?
E a chi l'avete lasciata ?

Scusatemi Messere, devo scappare, ho una questione da risolvere, spero in un Vostro piacevole soggiorno, avremo altro tempo per parlare.

A presto...


Disse senza neanche dare la possibilità al Frate di replicare.

Aveva iniziato a correre verso il Salone quando vide Agnese che lo fermò.

Mi cercano ? Oh, grazie Agnese sei davvero un tesoro

Poi riprese a correre.

Arrivato nel Salone dopo qualche istante...

Buongiorno a tutti !
Scusate il ritardo, facevo conoscenza con il Frate.


Vide tutti che erano in procinto di fare una riunione quindi si mise in piedi vicino alla colonna che c'era li e attese che qualcuno prese parola, anche per spiegarli di quella lettere che era arrivata della quale non sapeva nulla.


Vindrveraly ha scritto:
"Buongiorno a tutti !
Scusate il ritardo, facevo conoscenza con il Frate."


Si discostò dalla finestra, alla fine anche lui era arrivato.

"E sia.. questa lettera ha atteso anche troppo nelle mie mani!"

Bene zio disse, rivolta a lui, con un tono sereno innaturale Sono davvero contenta che tu abbia intrattenuto il nostro ospite, ed immagino che lui ti abbia riferito il motivo per cui è giunto qui a ClaraLuna..

Senza fermarsi, dandosi solo il tempo di un respirò, continuò.

Si, è bene che tutti voi sappiate, che ho ricevuto la lettera di Francesca, e vi confesso di averla già letta..senza il vostro consenso.. - Sorrise Oh, l'avrei fatto anche senza..

Comunque appena mamma mi concederà il permesso, io inizierò a leggervela.. e nel farlo, vorrei che tutti voi vi concentraste sulle parole da lei usate..


Concluse con un sospiro, e guardò la madre attendendo un suo gesto.


Cele ha scritto:
Aurora sorrise ad Alexander Tranquillo Alexander, siamo appena arrivati anche noi.

Poi ascoltò Vera, come immaginava la figlia aveva già letto la lettera.

Sì Vera, gentilmente procedi. Abbiamo anche atteso troppo direi.
Dopo diamo un'occhiata a questo resoconto e decidiamo come muoverci.


Strinse con una mano la mano ad Helena e con l'altra quella di Manfredi che erano seduti accanto a lei.

Erano pronti per conoscere la verità.


Vindrveraly ha scritto:
"Sì Vera, gentilmente procedi. Abbiamo anche atteso troppo direi.
Dopo diamo un'occhiata a questo resoconto e decidiamo come muoverci".



Già, "decidiamo", "insieme", sono belle parole, che in situazioni, come quelle, appaiono cosi vane.
E vana pareva in quel momento, a Vera, la speranza di svegliarsi da quel brutto sogno.
Che dolce suono, poi, aveva la Speranza!

Sospirò, ormai pareva non facesse altro, e fingendo un sorriso, esordì, facendosi largo nel silenzio calato nella stanza, come un velo.

Cari ,sono giorni che vorrei scrivervi questa lettera.
La mia partenza da Livorno è stata quantomeno improvvisa ed inaspettata quindi mi immagino quale possa essere adesso il vostro stato d'animo.
Non mi aspetto che capiate il mio gesto o che lo appoggiate, sappiate che però la mia era una scelta inevitabile.


Si fermò per qualche istante, sapere già cosa veniva detto dopo, le fece spostare lo sguardo da quel foglio, sui volti di sua madre, di Helena, di Manfredi e infine di Alexander.

Ormai, il mio animo soffre di un oscuro male che non lascia alla vecchia Francesca modo di respirare...
Questo male oscuro è stato alimentato mese per mese da tutte le delusioni, ingiustizie, comportamenti che ho visto intorno a me ma non solo, c'è dell'altro che ancora neanche io riesco a comprendere, qualcosa che ancor'oggi nonostante tutti i cambiamenti che ho apportato alla mia vita e che hanno coinvolto anche tutti voi non riesce a passare.


Tossì, cercando di rimandare indietro le lacrime, che crecavano con forza di sgorgare dai suoi occhi.

Perchè la scelta di Amesha tutti di mi chiedono...ho visto in questo gruppo di persone una rottura con il falso perbenismo fiorentino che ormai mi aveva decisamente stuccato, questo stuolo di nobili e nobilucchi che dicono di cercare solo il bene della repubblica e che invece cercano solo la propria realizzazione personale il centro della ribalta.
Molti di voi pensano che Amesha sia solo un gruppo di balordi nemici di Firenze, in realtà il nemico di amesha non è la repubblica fiorentina, amesha è un esercito rivoluzionario, e coloro che in questo momento cercano di combatterla sono quelli che pochi mesi fa cercavano di sfruttarne la potenza per affermare il proprio potere.


Sospirò, e scosse il capo per allontanare i dubbi su cosa avrebbe trovato a Mantua una volta che lei e Michele sarebbero arrivati.


Pensavo che seguendo questa strada il mio cuore si alleggerisse dell'oppressione che lo attanagliava da un po' di tempo...ma mi rendo conto che nemmeno questo basta...anzi adesso ho un peso in più, soffro al pensiero del dolore che vi ho causato.
Mi mancate tutti e vorrei stringere adesso fra le mie braccia i miei piccoli, mi sveglio la notte sentendoli piangere in sogno, ma so che questo non è possibile, devo prima trovare una cura al male che mi opprime.
Un abbraccio, Vostra madre sorella figlia cugina nipote, Francesca


Abbassò la lettera, e rimase in silenzio ad attendere la reazione dei suoi famigliari.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Mar 24 Mag 2011, 19:12

Black96 ha scritto:
Alexander udì attentamente tutte le parole di Vera che rappresentavano quelle di Francesca.

Quando finì di leggere, puntò gli occhi a terra e si immerse nei pensieri...

Finto perbenismo, nobili falsi, nuove emozioni, dolori di una madre...

Certo, non era facile per lei pensare ai suoi figli, ai suoi parenti.

Ma ha fatto questa scelta, non possiamo condannarla, giudicarla o qualsivoglia cosa.

Un rumore lo fece riprendere e attese altre parole in silenzio, le sue sarebbero state vane.


Cele ha scritto:
Già dalla prime righe della missiva la nostalgia di Francesca si impossessò di Aurora.
Era tornata dalla Francia con la voglia di stringerla forte, di abbracciarla per ore, raccontarle tutte le loro avventure.
Sicuramente ne avrebbe riso a crepapelle e Aurora con lei.
Le era mancata tantissimo.
Invece, al suo rientro, non l'aveva trovata.

Di certo Aurora non accettava il suo gesto e benchè meno lo capiva.

Strinse forte le mani a Helena e Manfredi via via che la figlia continuava nella lettura.
Francesca parlava di decisione inevitabile.
Diceva che le delusioni, le ingiustizie, subite l'avevano portata a quella scelta, ma Aurora non poteva crederci
Dov'è finita la ragazza forte che ho visto crescere? Nessun ostacolo è mai riuscito a piegarla e ora lascia tutto senza dire niente. Senza aspettarmi. Senza salutarmi.

Le lacrime rigarono il viso di Aurora che, cercando di non farsi vedere, le asciugò rapida e tornò a stringere la mano ad Helena.

Si agitò un po' quando sentì leggere alla figlia di quel male oscuro che sentiva Francesca.

Era un fiume in piena sua nipote, Aurora lo aveva sempre saputo.
Neanche lì, con quel gruppo di mercenari, aveva trovato la serenità che cercava.
Eppure Aurora aveva sempre fatto di tutto per farla stare bene. L'aveva difesa davanti a tutto e tutti quando si era reso necessario, le aveva perdonato i suoi colpi di testa, innumerevoli, le era stata accanto quando erano nati i suoi figli, l'aveva sempre seguita in tutto e per tutto, ma ora davvero non la capiva.

Scappare come una ladra, ammettendo di essere una donna debole, che rendeva conto di quelli che potevano essere i giudizi altrui.
Era il parere della sua famiglia che doveva essere importante per lei, non quello degli altri.

Ma perchè Francesca non capiva?

Sentì la descrizione di quel gruppo che faceva Francesca, di certo in contrasto con quanto scritto nel resoconto del nipote Marco.
Aurora iniziava a dubitare del buon giudizio della nipote.


Come può fidarsi di loro? Pensava....

Vera finì la lettera. Il silenzio cadde nella stanza.

Aurora ancora stringeva le mani di Helena e Manfredi, li guardò e poi si alzò e si mise a guardare al di là della vetrata, verso il ponte che divideva ClaraLuna al resto della città. In cuor suo aveva già preso una decisione.

E' evidente che Francesca non si renda conto di quello che sta facendo.
E' scappata per cercare la serenità, ma neanche lì l'ha trovata.
Come, d'altronde, mi aspettavo.


Aurora impazziva al pensiero che la nipote potesse soffrire, per di più lontana da lei.

E' sempre stata una ragazza e una donna impulsiva, lo sapevamo e lo sappiamo.
Ovviamente non la capisco e non la giustifico. Mi ha molto deluso.
L'avrei voluta vedere qui a combattere contro le ingiustizie di cui parla, invece è fuggita, e da lei davvero non me lo aspettavo.

Mentre Vi aspettavamo ho avuto modo di leggere il resoconto fornitomi da Marco su questo Ordine Militare.
Inutile dire che il loro "statuto" è qualcosa di illegibile.
Gente che non si fa scrupoli e che non guarda in faccia nessuno.
Io non posso credere che Francesca sia diventata come loro. Non lo voglio credere. E tanto meno Samatha e Fiamma. Sono ancora così giovani.
La speranza di vederle tornare da noi è ancora forte.


Si fermò un attimo.

Chi, tra i membri di questo gruppo di briganti, stabilisce quando una determinata classe politica è corrotta o meno? Io penso davvero che Francesca non sia lucida in questo momento.

Aurora aveva concluso la sua analisi della lettera e si rimise seduta al tavolo, per esporre agli altri quella che era la sua idea.

Nel resoconto di Marco proseguì infine ci sono anche i nomi delle cariche più alte di questa Organizzazione.

Se per Voi va bene, avrei deciso di scrivere non solo a Francesca ma anche ad uno di loro.
Per lo meno per garantirmi che le mie nipoti vengano trattate come si deve.
Il loro Capo Caleblost mi pare non sia una persona molto disposta al dialogo, magari una persona più vicina ai soldati potrebbe ascoltare di più le preghiere di una povera e preoccupata Zia.

Avevo pensato di scrivere a tale Nobledupont, cosa ne dite?
Pare faccia parte della Polizia Militare interna Ordine disciplinare. Magari lui essendo più a stretto contatto con i membri dell'Organizzazione potrebbe starmi a sentire.
Se Voi siete d'accordo stasera stessa scrivo la missiva e domani le faremo recapitare a Mantua.

Ditemi anche Voi cosa vorreste dire a Francesca, vedrò di racchiudere le opinioni di tutti in un'unica lettera.


Attese anche che gli altri esprimessero il loro parere.

Lei stessa si stupiva della lucidità e della calma con cui stava affrontando la questione.

La verità era che la rabbia verso le sue nipoti era molta.
Ma la missiva di Francesca l'aveva fatta preoccupare parecchio.
La nipote non stava bene e in più non aveva dato notizie delle figlie che erano con lei.
Aurora voleva solo che fossero serene, e se per permettere questo c'era bisogno di diplomazia e calma, ci avrebbe provato con tutte le sue forze a rimanere lucida.


Black96 ha scritto:
Alexander sentì anche le parole di Aurora.

Commentò brevemente...

Neanche noi Soldati ci facciamo scrupoli quando ammazziamo qualcuno che attacca, eppure anche lui ha una famiglia, anche lui aveva una vita, persone che gli volevano bene.

Per il resto, per me va bene il Colonnello per spedire la missiva.


Tornò assorto nei pensieri.


Cele ha scritto:
Lo so, Alexander. E' quello che spero anche io.
Mi viene difficile pensare che esista una persona pronta a fare quello che fa lui. Tant'è che i concetti che lui, essendo il Capo del gruppo, porta avanti, sono abbastanza chiari, e molto in contrasto con quello che dovrebbe essere il senso di famiglia.


Aurora si fermò un attimo. Riconosce come sua sola famiglia e patria Amesha, nient'altro. Eviterei di scrivere a lui.

Si fermò di nuovo e guardò preoccupata Alexander.

Vuoi che dica qualcosa a Francesca da parte tua? Alexander sembrava assorto nei suoi pensieri.

So quanto sia difficile per te Alexander, ti capisco.
Francesca è come fosse anche mia figlia. E so che già stai pensando al giorno in cui, probabilmente, le Vostre spade si scontreranno.


Pensare a quella cosa le fece venire un nodo in gola.
Tutti sapevano che una cosa del genere poteva capitare in ogni momento, anche se nessuno di loro aveva ancora avuto il coraggio di dirlo.


E' la paura che afflige tutti Alexander.
Vorrei evitare tutto questo e sono pronta a fare qualsiasi cosa per raggiungere questo scopo.
Se non dovessi riuscirci ognuno di noi prenderà le decisioni che meglio crede.
Se un giorno saremo chiamati a combattere contro il nostro stesso sangue, sapremo da che parte andare.


Aurora voleva fosse chiaro che avrebbe fatto di tutto per mantenere l'integrità della famiglia.
Anche se Francesca aveva preso quella decisione così forte, insieme a due dei suoi figli, il legame con loro non poteva essere cancellato.

Il dolore era molto ma la famiglia doveva rimanere unita.


Manfredi_lodovico ha scritto:
[rp]Mi mancate tutti e vorrei stringere adesso fra le mie braccia i miei piccoli, mi sveglio la notte sentendoli piangere in sogno, ma so che questo non è possibile, devo prima trovare una cura al male che mi opprime. Un abbraccio, Vostra madre sorella figlia cugina nipote, Francesca [/rp]

Furono soprattutto quelle parole della madre,

il sapere che alla notte,nonostante l'immensa distanza che li separava,lo stesso, reciproco istinto li destava dal sonno esasperando l'angoscia del distacco e sublimando l'immenso desiderio di unità,
il suo dolce e rassicurante abbraccio materno,il suo amatissimo nome

a chiudere il giovane Manfredi,che in pubblico aveva sempre cercato,anche con l'ironia e la coltura di variegati interessi, di nascondere il suo dramma interiore, nel più assoluto silenzio,nella più profonda meditazione .

E poi quell'oscuro male interiore che era all'origine di tutto, cos'era?
Quale demone aveva sconvolto la vita di sua madre e lacerato la loro bellissima unione?


Black96 ha scritto:
Alexander sentì Aurora con molto interesse.

Si, grazie Aurora.

Scrivile solamente che sarò sempre affianco a lei e che le voglio bene...

Nient'altro


Disse queste poche parole e ripensando a quanto detto da Aurora poggiò la mano sull'elsa della spada.


Vindrveraly ha scritto:
Sua madre fu la prima a parlare, come si aspettava, poi lo zio Alexander.
Manfredi ed Helena rimanevano in silenzio.

Ciondolò per qualche momento, ponendo il suo peso prima sul piede destro poi su quello sinistro.

Troppe parole già spese, quante ancora da consumare.
La voglia di partire però era sempre più forte, in lei, che osservava sia i volti dei suoi famigliari, sia i loro gesti, cercando di carpire, per quanto sciocco ed impossibile fosse, qualche loro pensiero.
[
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Mar 24 Mag 2011, 19:14

Carn ha scritto:
Palazzo Claraluna...
Palazzo Claraluna...
Palazzo Claraluna...

Questo era l'unico pensiero di Vittorio,raggiungere prima possibile quel palazzo...
Era un palazzo ,agli occhi di un semplice visitatore,come molti altri,ma per Vittorio era estremamente importante perchè vi ci abitava una persona molto speciale...
una persona per la quale aveva aspettato due settimane nella vicina pisa,pronto com'era a raggiungerla il prima possibile...
una persona per la quale aveva lasciato la sua famiglia a San Miniato per cosi tanto tempo...
una persona ,o meglio,l'unica persona capace di fargli battere il cuore in ogni momento e in ogni circostanza...

Vittorio era giunto a Livorno già da due giorni,ma era arrivato solo adesso a Palazzo forse perchè aveva paura e timore di ciò che stava andando ad affrontare...

si trovava davanti a una porta abbastanza piccola-probabilmente sarà una delle entrate secondarie-pensò Vittorio
era completamente spalancata e poco dietro c'era un ragazzo che lavorava strenuamente.

Si scoprì successivamente che il suo nome era Evaristo e dopo essersi presentato Vittorio fu fatto accomodare in giardino dove si sarebbe recata appena possibile Aurora.

[hrp]
scusate l'estremo ritardo ,ma mi presento pure qui^^[/hrp]


Cele ha scritto:
Va bene Alexander, sarà fatto. Rispose Aurora.

Sperava che le sue parole avessero almeno per un istante alleviato la sofferenza di quel padre, di quel nonno, che ora temeva per la vita del suo stesso sangue, ma che, allo stesso tempo, aveva negli occhi l'orgoglio e la fierezza tipici dei più valorosi soldati.

Aurora sapeva che avrebbe sempre fatto la cosa giusta, e ammirava il modo in cui stava affrontando la cosa.

Infine rivolse il suo sguardo verso Helena che, molto provata da tutte quelle vicende, non aveva ancora fatto alcun commento sulla lettera della sorella.

Aurora le accarezzò il volto
Tesoro, e tu che mi dici?

In quel preciso istante bussarono alla porta del salone, Aurora sospirò spazientita, si voltò verso la porta Entrate pure.

Evaristo sbirciò titubante.
Cercava proprio lei
Mia Signora, è desiderata in giardino.

Aurora lo guardò perplessa Evaristo, sto discutendo con i miei familiari.
Non puoi dire alla persona che mi cerca di tornare in un altro momento?


Evaristo non sapendo bene come muoversi, provò a dire qualcosa, poi fece un passo indietro, verso la porta pronto ad uscire, e disse Come preferite, Signora. Dico a Messer Guicciardini di tornare un'altra volta.

Prima che potesse chiudere la porta Aurora era già scattata in piedi Evaristo, fermati!! Chi hai detto che c'è ad attendermi?

Il ragazzo tornò nel salone Un certo Messer Vittorio Alberto Guicciardini, Signora.

Allora è arrivato davvero
pensò Aurora diventando rossa.

Dì a Vittorio di attendermi nei giardini, arrivo il prima possibile.

Rimase a guardare Evaristo mentre andava via e richiudeva la porta dietro di sè e poi si voltò verso gli altri, che ovviamente avevano ascoltato tutto e la guardavano sbigottiti.

Solo Vera sapeva della missiva che Vittorio aveva fatto recapitare ad Aurora in Francia. Solo lei e Roberto.

La guardò velocemente per non far trapelare troppo le sue emozioni e poi, volendosi di nuovo concentrare sul motivo di quella riunione, disse
Dove eravamo rimasti? Ah sì... Helena!

E si rimise seduta di fronte ad Helena per ascoltare le sue parole e dopo correre il più velocemente possibile da Vittorio.


Hecate ha scritto:
Helena era letteralmente sbiancata.

Sentiva dentro di sè di non essere pronta a sentire le giustificazioni alle azioni di sua sorella. Non ancora.
Forse avrebbe preferito un muto silenzio. L' avrebbe trovato forse più dignitoso. O magari no?
Non lo sapeva. Ma non aveva avuto tempo per far chiarezza in se stessa.

Aveva ascoltato, e la stanza s' era fatta buia, la mano della zia Aurora evanescente.
Scelta inevitabile?
Per un attimo, sugli occhi di Helena si era steso un velo rosso.
Le parole "scelta" ed "inevitabile" erano inconciliabili, tra loro. Il fatto che sia una scelta implica da sè che non può essere obbligata, proprio per la sua natura. Francesca doveva aver scelto scientemente la sua via, e per questo doveva prendersi anche i suoi lati negativi. Una scelta può esistere solo in virtù di una rinuncia.

Dopo un attimo di pausa, Vera aveva ricominciato a leggere.
Ora Francesca parlava di un misterioso male oscuro. Era dunque questa la sua spiegazione?
Traumi, ingiustizie, delusioni e quant' altro..
Ancora una volta, Helena dovette rendersi conto che la forza della sorella non era che un' illusione, pallida maschera di ciò che in realtà era la vera natura di Francesca: una donna insicura, forse, incapace di difendersi, bisognosa di un' approvazione universale che, Helena sapeva da sempre, era impossibile da ottenere.
Nobiltà corrotta, potere personale? Forse. Ma la strada della distruzione assoluta portava davvero a fini più alti, alla meritocrazia reale?
Come poteva Francesca credere a questa palese presa in giro? Come aveva fatto lei, e le sue due figlie, a farsi prendere all' amo da tutte quelle false promesse?
Erano sul serio così ingenue? Davvero lo stavano facendo per scopi così "giusti", credendo in quello che stavano perseguendo, o pensando di perseguire?
No, doveva esserci dell' altro.

Ma come volevasi dimostrare, Francesca non aveva trovato la pace che cercava neppure tra quei balordi. Helena si chiese come avesse potuto pensare di trovare la serenità in un gruppo di assassini e ricattatori.
Ed ora soffriva per il dolore che aveva causato loro.
Ora.
Un po' tardi per accorgersene, pensava Helena. La ferita era aperta, e salvo infezioni, ne sarebbe dovuto passare di tempo prima che si richiudesse. Anche nella certezza dell' inevitabile cicatrice che avrebbe lasciato.

Le parole di sua zia Aurora riscossero Helena dai propri pensieri.
Condivideva quello che stava dicendo.
Poi disse loro che intendeva scrivere ai comandanti di quell' organizzazione.
"A che pro?" si chiedeva Helena stordita. La zia aveva detto che era per assicurarsi che venissero trattate bene. Ad Helena venne istintivo un sorriso amaro: certo che sarebbero state trattate bene, era ovvio. Così come era sfamato fino a scoppiare un maiale che sarebbe stato sgozzato per la festa del figlio maggiore. Sì, è così che sarebbero state trattate bene: come carne da macello qual erano.
Inspirò a fondo, per mantenersi lucida dalla rabbia di cui era pervasa.

Anche suo padre Alexander era intervenuto nella discussione, ribadendo la sua volontà di rimanere legato ai propri ideali. Era un soldato, e da soldato sarebbe morto per mano anche della propria figlia e delle proprie nipoti, se si fosse reso necessario.

D' un tratto, Evaristo era entrato annunciando che un certo messere attendeva la zia Aurora nei giardini. Helena non aveva prestato attenzione al suo nome, nè troppo alla reazione di sua zia, in quel momento.
Ma capì, attraverso la cortina di sentimenti che la stava soffocando, che la zia aveva premura di incontrare il messere.

Chiamata in causa, Helena disse:
"Sta sbagliando, e se ne accorgerà presto.
Mia sorella è debole, ed in questa sua debolezza ha permesso che molte cose avvenissero.
Indubbiamente sta soffrendo, come dice. Ma chi soffre è sempre egoista.
E così è successo a lei: nel suo sofferente egoismo ha trascinato con sè due delle sue figlie, che potrebbero averlo fatto anche solo perchè la amano e non perchè sia la loro strada, ed ha abbandonato gli altri, creando in loro una mancanza che nessun altro potrà mai colmare.
Oltre ad aver deluso tutti noi, che ora vediamo chiaramente quanto poco valessimo per lei a fronte della sua 'oscura malattia'.

Sono d' accordo con mio padre: quando e se si renderà necessario, sarò pronta a combattere contro di lei, contro Samantha e Fiamma.
Nessuna pietà, perchè ciò offenderebbe loro, nella loro scelta, ed offenderebbe me nella mia.
Ma vorrei anche io che una possibilità del genere non debba mai presentarsi, e mi assicurerò usando tutto ciò che è in mio potere che non succeda mai.
Nel momento in cui - se - decideranno di tornare abbracciando i princìpi che abbiamo tentato di condividere con loro, sarò la prima ad accoglierle a braccia aperte.
Ma se così non fosse, spero che non torneranno mai più.
Se vuoi, è questo che puoi dirle nella lettera da parte mia.

Ogni scelta comporta delle conseguenze. Io sono pronta ad accetare quelle derivanti dalla mia."
concluse.

Prese poi la mano della zia Aurora. "Ora và, zia. Ho notato che la visita di quel messere annunciato poco fa ha una qualche importanza, per te.
Se vuoi ti aspettiamo in Salone, non preoccuparti per noi."


Cele ha scritto:
Alla fine anche Helena aveva espresso la sua opinione.

Helena le disse Aurora accarezzandola condivido i tuoi pensieri. Forse non ho il coraggio di esprimerli con la tua stessa forza, ma è quello che penso e sento anche io.
Non accetto e non capisco quello che Francesca, insieme alle sue figlie, ha fatto. Non lo capirò mai...
Per questo voglio che la mia risposta sia forte e chiara.


Helena aggiunse "Ora và, zia. Ho notato che la visita di quel messere annunciato poco fa ha una qualche importanza, per te.
Se vuoi ti aspettiamo in Salone, non preoccuparti per noi."


Aurora arrossì lievemente, parlando con lei si era quasi dimenticata che Vittorio l'attendeva fuori. Si erano accorti della sua agitazione....

Sì, meglio non farlo aspettare troppo a lungo.
Mi assenterò solo pochi minuti, promesso.
Se per Voi va bene aspettatemi pure qua.
Vorrei avvalermi della tua consulenza, Helena, e dell'ordinata grafia di Vera, per la stesura delle missive.


Si alzò dalla sedia e chiedendo scusa uscì dal salone, il momento di parlare con Vittorio era giunto.

Percorse a passi lenti il corridoio, fino al grande portone che dava sui giardini.
Lo aprì e venne lievemente riscaldata da quel pallido sole primaverile.

Aurora non vide Vittorio, perciò si incamminò fuori, trovandolo infine seduto ai bordi della fontana che padroneggiava al centro del giardino.

Non l'aveva sentita arrivare.

Aurora si avvicinò e poggiò una mano sulla spalla di lui
Vittorio, eccomi. Scusa per questo ritardo, ma avevo alcune cose di cui discutere con i miei familiari. Levò la mano dalla spalla dell'amico e rimase lì aspettando una sua reazione.


Vindrveraly ha scritto:
Sorrise alla madre quando ella uscì, scusandosi, per andare in Giardino da Vittorio.
Poi guardò Helena.

Non sono completamente d'accordo.. disse, semplicemente, prima di avvicinarsi di più al tavolo.
Gesticolando, con ancora la lettera stretta nella mano destra, continuò.

Come hai detto tu, chi soffre è sempre egoista, ed io lo so per esperienza.
Per questo io non condanno la sua scelta, non ne ho motivo..
è vero, essa va contro i principi che sorreggono da tempo il nostro Casato, ma chi sono io per dirle che ha sbagliato?
Helena, tu dimentichi che chi soffre è anche molto fragile, e lei forse è rimasta affascinata da questo
- indicò i resoconti che aveva portato Marco - in un momento in cui nemmeno lei sapeva cosa voleva davvero.

Sospirò.

Una follia, ci sembra sempre sensata quando non ragioniamo lucidamente..
Con molta probabilità quando ha preso questa decisione, lei non era in se..e non lo è anche adesso..
Il problema più importante, per me, non è cosa ha fatto, ma come l'ha fatto!
Lasciando tutto all'improvviso, senza dire nulla, abbandonando i suoi figli, abbandonando la sua famiglia, abbandonando tutto ciò che era e che aveva per inseguire qualcosa di così..così..sciocco..


Vera odiava la guerra, gli eserciti e i soldati.
Le battaglie le avevano portato via per sempre il suo grande amore e sua figlia, e aveva temuto per la sorte dei suoi cari, quando la guerra gli aveva spinti in territori stranieri.
La considerava come una cosa stupida, sciocca e senza senso, non univa ma divideva, non proteggeva gli uomini ma faceva sì che le persone perdessero la vita.
Era convinta del fatto che un gran ideale poteva essere anche sostenuto e difeso attraverso il sapiente utilizzo delle parole.
Ma capiva, però, che quello era il suo semplice punto di vista, la visione di una persona che era sempre stata ai margini delle battaglie ed aveva solo osservato da lontano, maturando la convinzione di quanto a poco portasse tutto ciò.
Non aveva mai preteso che il suo parere fosse universale, infatti era conscia del fatto che nel mondo, o per meglio dire, nel suo piccolo mondo, vi erano persone, suoi cari, che credevano fermamente nell'esercito, come suo zio Alexander.
Lo guardò, ripensando alle parole che prima l'uomo aveva rivoltò ad Aurora, e fra loro sentì quanto suo zio fosse diviso tra l'affetto per una figlia e delle nipoti, e l'amore per i suoi principi.

Scosse il capo:

Ti prego Helena, non dire di sperare che non tornino più..
Perchè io voglio sapere da loro, voglio sentire dalle loro parole, se sono consapevoli di ciò che comporterebbe questa loro decisione.
Guardandole in faccia, e non attraverso un pezzo di carta..
E fin quando non le rivedrò, io.. io non posso.. non posso..


Aveva ormai semi distrutto il foglio che stringeva in mano.
Ancora in piedi, cercò allora di distenderlo bene, aiutandosi con il pesante e forte tavolo, e lo ripose poi tra le carte di Marco, che la madre aveva lasciato al suo posto.

Mi dispiace.. concluse.

Che altro avrebbe potuto dire?
Forse le sue parole era state già abbastanza..


Black96 ha scritto:
Alexander stette attento alle parole di Helena, poi a quelle di Everisto e a quelle di Aurora.

Vittorio a Claraluna ?
E che ci fa qui Vittorio ? e perchè vuole vedere Aurora ?

Mha, misteri su misteri avvolgevano quell'atmosfera ormai scura.

Sentì anche le parole di Vera...

Era combattuto, forse anche troppo.

Si sedette e si riempì un bicchiere con dell'acqua fresca.


Hecate ha scritto:
Sua zia Aurora voleva il suo aiuto nella stesura delle lettere.
Da un certo punto di vista, ad Helena sembrò perversamente giusto. Il suo ruolo, per quanto doloroso fosse in quel momento, era quello di aiutare la zia nelle faccende del Casato, e lo avrebbe svolto fino in fondo, avesse anche dovuto perderci i sensi.

Vide sua zia andare verso i giardini, e sperò intimamente che non fossero altre cattive notizie. Forse, invece, quella si sarebbe rivelata un' occasione per risollevarsi, chissà.

Le si avvicinò allora sua cugina Vera, dichiarando un agitato:
"Non sono completamente d'accordo..".
Helena se lo aspettava, immaginava la sua reazione. Ma rimase ugualmente ad ascoltarla, voleva che si sfogasse, voleva soprattutto che ne sentisse il bisogno, perchè una cugina che non se la sente di confidare le proprie ansie all' altra, non serve a nulla.

La lasciò parlare, e dopo la abbracciò dolcemente, spingedola a sedersi accanto a lei. Le fece appoggiare il viso nell' incavo del collo, dove avrebbe potuto piangere, se avesse voluto, poi prese lei stessa la parola: "Io sono estremamente convinta che Francesca sia fragile, ora. Ho iniziato, prima, dicendo proprio questo.
Ma nella posizione in cui ci ha messo, non possiamo fare molto per aiutarla. Deve trovare da sola la forza necessaria a capire cosa veramente vuole fare di se stessa.

Sono anche io molto arrabbiata e delusa dal modo in cui ha gestito tutto. E' quasi più grave questo, dell' atto in sè.
Fa sentire impotenti, sapere che come famiglia non le siamo stati sufficienti ad essere una persona serena. E come noi suo marito, ed i suoi figli.
Di fronte ad una cosa del genere, ci si chiede se ci amasse come noi l' abbiamo amata, e se forse non glielo abbiamo dimostrato abbastanza. Ma non ho intenzione di ammettere che sia stata una nostra mancanza, a spingere lei e le mie nipoti a decidere la loro strada. Peccheremmo di prepotenza.

La mia speranza, sai, quella più grande, più luminosa, è che tornino, sì. Ma per rimanere. Per rinnegare ciò in cui hanno provato a credere. Per ammettere che avevano sbagliato.
E non per una questione di orgoglio. Ma perchè, semplicemente, si rendano conto che poteva essere un errore pagato troppo, troppo caro. Perchè siano infine capaci di dire:
'Ci siamo sbagliate, abbiamo preso una via che non ci appartiene, vogliamo ricominciare da capo.'
Ma se così non dovesse essere, Vera, allora sì, preferirei che non tornassero.
Perchè dovessero tornare, lo farebbero per combatterci.
Perchè dovessero tornare, non potrei sopportare di vederle perpetrare ingiustizie in nome di un falso ideale.
Perchè dovessero tornare senza essersi accorte di ciò che veramente stiano facendo, non posso sapere come l' amore che tuttora provo per loro potrebbe tramutarsi.

Perdonami, Vera."
disse cullandola lievemente nel suo - crudele, se ne rendeva conto - abbraccio.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Mar 24 Mag 2011, 19:15

Carn ha scritto:
Era li accanto a lei,splendida come un raggio di sole in una tiepida giornata primaverile...
Vittorio era visibilmente emozionato,ma cercò per quanto era possibile di nascondere quello che era il semplice manifestarsi dei suoi sentimenti...
La sua gola era secca,il suo corpo tremava e il suo cuore batteva freneticamente... non riusciva a muoversi...
Era bellissima....e i raggi del sole ,in tramonto sul lago ,riflettevano su di lei un fioco barlume di luce con contorni delicati e sontuosi..
La guardò intensamente per svariati secondi senza trovare la forza di reagire dinnanzi a quello che ,a suo avviso ,era il vivo e reale splendore della natura stessa....
quei momenti sembravano ore...

Ad un tratto la prese per mano e la guardò dritta negli occhi

Aurora disse Vittorio con voce ferma e sicura

Ti chiederai il motivo della mia visita qui..a palazzo..,ma probabilmente la lettera che ti ho inviato ti ha già fatto capire il motivo...

detto ciò Vittorio si inginocchiò di fronte a lei , le prese entrambe le mani e le portò sul suo petto

questo mio cuore ormai non mi la lascia più vivere sereno perchè batte ormai solamente per te...
Non riesco neanche a parlare e la lingua mi si intorpidisce

so di non essere l'uomo perfetto...
quello che non sbaglia e cade mai e che
ma mi sono reso conto che Solo con te riesco a cogliere tutti gli aspetti positivi della vita...
Solo con te riesco a stare bene con me stesso...
Solo con te la mia vita ha senso...

Ti amo Aurora....
ti amo con tutto me stesso e non riesco a immaginare la mia vita senza di te...


rimase immobile...statico...continuando a guardarla in attesa di una sua risposta...


Cele ha scritto:
Quando Vittorio si voltò e fissò quei suoi occhi scuri dentro ai suoi, Aurora si sentì mancare.
Non ricordava Vittorio come un uomo così bello, o forse era quello che provava per lui ad essere cambiato dopo la sua missiva.
Lo aveva sempre visto come un grande amico e collega, solo pensare a lui come qualcosa di più le regalava una strana emozione. Un miscuglio di agitazione e confusione che non le permetteva di vedere il tutto con la lucidità di cui era solitamente capace.

Trovò Vittorio particolarmente agitato ed emozionato, gli sorrise sperando di metterlo più a suo agio.

La guardò per dei lunghi ed intensi minuti e poi disse il suo nome con voce ferma iniziando a spiegare i motivi per cui era giunto fin lì.

Inaspettatamente Vittorio le si inginocchiò di fronte, prendendole le mani e portandosele sul cuore, le disse le parole che Aurora mai si sarebbe aspettata. Non da lui almeno....


so di non essere l'uomo perfetto...
quello che non sbaglia e cade mai

Oh, Vittorio... Non sai quanto ti sbagli
pensò Aurora mentre il suo cuore correva all'impazzata e i suoi occhi non riuscivano a mascherare l'agitazione e la sorpresa.

Solo con te riesco a cogliere tutti gli aspetti positivi della vita...
Solo con te riesco a stare bene con me stesso...
Solo con te la mia vita ha senso...

Ti amo Aurora....
ti amo con tutto me stesso e non riesco a immaginare la mia vita senza di te...


Vittorio fermò quel fiume di parole e rimase a guardarla.

Aurora sbattè le ciglia più volte, voleva essere certa che quello che aveva davanti, e quello che aveva sentito, non era frutto della sua immaginazione. Ma Vittorio era sempre lì, stava lì a guardarla.
Provò a dire qualcosa più volte, ma richiuse la bocca senza proferire parola.
Si abbassò anche lei, poggiando le ginocchia sull'erba.
Ora il suo viso era perfettamente di fronte a quello di lui.


Vittorio, la tua lettera, in Francia, mi ha spiazzata e non poco.
Per giorni sono rimasta a guardarla senza avere il coraggio di leggerla.
Ti ho anche risposto sai?
Aurora sorrise imbarazzata ma poi mi son detta: "gli potrei consegnare io stessa la risposta", e allora non ho mai inviato la missiva. Ci avrei pensato tornata in Repubblica.
Arrivata qui però un leggero malore legato alla stanchezza del viaggio e gli eventi che hanno interessato la mia famiglia, che immagino tu abbia saputo, mi hanno occupata parecchio e non ci ho più pensato.


Aurora si fermò un attimo.
Aveva divagato facendo un'analisi obiettiva dei fatti che potesse allontanarla dal momento in cui, invece, avrebbe dovuto parlare dei suoi sentimenti.


Vittorio, ti stavo aspettando in realtà disse infine.
Nonostante il periodo poco positivo per i miei familiari, io speravo di trovarti qua al mio rientro dalla Francia, Vittorio. Strinse di più le mani dell'uomo.

So che potrà sembrarti sciocco, ma quella tua missiva ha alimentato in me un fuoco che già c'era, seppure si trattava di una leggera fiammella.
Cioè Vittorio, non fraintendermi.
Voglio semplicemente dire che ho sempre avuto per te un affetto infinito e la tua missiva, le tue parole adesso... Insomma Vittorio, sono innamorata anche io di te.


Il suo viso si inondò del suo consueto rossore, imbarazzata e volendo nascondere quell'emozione abbassò lo sguardò e il viso.
Rimase a fissare il prato in attesa che Vittorio concludesse quell'incontro, quel discorso.


Dopo tutti questi anni e tutte le esperienze, ancora riesco ad imbarazzarmi con una bambina pensò vergognandosi un po'.


Vindrveraly ha scritto:
Vera ascoltò le parole della cugina, stando seduta accando a lei, con la testa poggiata delicatamente nell'incavo del suo collo.
Se Helena non avesse parlato, Vera avrebbe potuto ascoltare i battiti del suo cuore.

"..Perchè dovessero tornare, lo farebbero per combatterci.
Perchè dovessero tornare, non potrei sopportare di vederle perpetrare ingiustizie in nome di un falso ideale.
Perchè dovessero tornare senza essersi accorte di ciò che veramente stiano facendo, non posso sapere come l' amore che tuttora provo per loro potrebbe tramutarsi.

Perdonami, Vera."


Rimase un altro po' in quel caldo abbraccio, senza dire nulla, poi si staccò e la guardò.
Una carezza a quel viso infelice, poi parlò:

Helena non devi chiedermi affatto scusa, anzi!
Hai ragione, le tue parole sono vere e giuste, e la mia ragione mi spingerebbe ad accettarle in pieno...


Un sorriso amaro si dipinse sul suo viso

Ma come ben sai, per prima, seguo sempre quello che dice il mio cuore.
Questo mi porterà ad errare, anche, forse, sopratutto in questa situazione, ma non posso non dargli ascolto..

Quindi scusatemi voi, tutti quanti, perchè continuerò a pensare che il loro comportamento sia stato sbagliato e non la loro scelta in se.


Mentre pronunciava l'ultima frase, strinse le mani di Helena, e guardò ciascuno di loro negli occhi, certa delle sue parole.


Hecate ha scritto:
Sua cugina le carezzò dolcemente il viso, poi rispose alle sue parole, con sentimento, come solo Vera poteva fare.

Le strinse le mani e guardò tutti negli occhi, in attesa di un commento.
"Facciamo che nessuno scusa nessuno, d' accordo?" le rivolse un sorriso stanco, nella speranza che nonostante questo potesse risollevarla "Tu sei, Vera, la persona più piena di sentimento che io conosca, ed è bello scoprire che tu sia stata in grado di non perdere te stessa, con quello che è successo.
Non c' è nessuno in possesso di una verità assoluta. Nè io, nè te. Esistono solo modi diversi di sentire.
Tu hai forse quello più puro, tra tutti noi, ed io mai vorrei che fosse altrimenti.

Facciamo del nostro meglio, Vera."
le disse, incoraggiante, ricambiando la stretta sulle sue mani.


Carn ha scritto:
Vittorio rimase sempre fermo anche dopo le parole di Aurora e la sua timida reazione....

Il suo cuore batteva...batteva...batteva forte ...
Guardava il suo viso che ,timido com'era ,si era abbassato per evitare i suoi occhi...

cosi bella...
cosi dolce...
cosi instancabilmente vera e luminosa...

era per questo che l'amava alla follia..

Vittorio,sempre inginocchiato,si avvicinò di più ad Aurora che teneva sempre lo sguardo fisso al prato.
Dietro si stagliava una leggiadra prateria di luci e colori dovuta al tramonto del sole,i cui raggi rendevano Aurora ancora più bella...
Ad un tratto,con un gesto tanto delicato quanto dolce,sfiorando il suo viso con le dita,riuscì finalmente a vedere il suo volto vsibilmente emozionato.
Sempre delicatamente si avvicnò ancora di più a lei e accarezzandole i capelli , dopo un breve ,ma inteso momento ,la baciò con tutto se stesso...
la baciò cosi intesamente che quei secondi sembranono ore..
ore di una vita che Vittorio sperava di trascorrere con lei fino alla fine...


Vindrveraly ha scritto:
"Facciamo del nostro meglio, Vera."

La ragazza annuì, e si alzò, sorridendo.

Bè famiglia, non so voi ma a me è venuta fame!
E come diceva qualcuno, si ragiona meglio a stomaco pieno!

Indi per cui, mentre attendiamo il ritorno di mamma..
- ridendo, verso la porta, sicura che i domestici fossero li dietro ad ascoltare, disse - Fiorenza!
Fiorenza!


Lesta la ragazza entrò, senza battere ciglio.

Porta qui qualche dolce di Agnese, e una bella tisana calda per tutti! - e rivolgendosi ai presenti -Sono sicura che ridarà un po' di colore ai vostri visi pallidi, miei amati

Sorrise, ma prima che la giovane si dileguasse verso le cucine, le chiese

Ah, Michele è arrivato?

La ragazza scosse il capo e, accingendosi ad eseguire l'ordine, disse:

Miei Signori, arrivo subito!


Cele ha scritto:
Vittorio la obbligò, con un gesto gentile e delicato, a sollevare il volto.

Fissò i suoi occhi in quelli di lui e emozionata si fece trascinare in quel primo bacio che dilatò quei minuti come fossero ore.

Si staccò da lui dopo qualche minuto e lo abbracciò forte.


Vittorio, che bello averti qua.
In un periodo così pieno come questo, mai avrei pensato di riuscire a sorridere e ad essere felice in questo momento.
Grazie...


Rimase a guardarlo per qualche minuto, poi sorridendo disse Meglio alzarsi ora, sembriamo due giovani alle prime armi qui inginocchiati sul prato e si alzò mentre ancora teneva le mani di Vittorio.

Vittorio, ero in riunione con i miei familiari perchè stavamo discutendo di una questione molto importante e delicata.
Dovrei tornare da loro per scrivere alcune missive, ti va di venirci?
Hai altri impegni?


Rimase a guardarlo.
Avrebbe voluto passare tutta la serata insieme a lui ma sapeva che, in quel momento, la sua famiglia aveva bisogno di lei, e non poteva mancare.

Vittorio, proprio per il bene che da sempre li aveva legati e per il fatto che anche lui aveva una famiglia molto numerosa, avrebbe capito, e Aurora era felicissima all'idea di averlo accanto anche in quel difficile e delicato momento.


Carn ha scritto:
Aurora disse Vittorio con voce ferma
purtroppo sono estremamente stanco a causa di un viaggio e di un'attesa che alla fine si sono rivelate estenuanti...
tuttavia valeva assolutamente la pena venire fino a qui solo per vedere il tuo viso candido e solare..

qui a livorno ho un amico che può ospitarmi,dammi il tempo di risitemarmi di riposare un pò e verrò da te nuovamente a presentarmi ai tuoi famigliari


era visibilmete stanco,ma cercò di ostentare una sicurezza e una vitalità che in quel momento non aveva...
non dormiva da troppo tempo ormai proprio perchè non riusciva mai a prendere sonno all'idea di rivederla ancora..

rimase fermo ,in attesa di una sua risposta.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Mar 24 Mag 2011, 19:20

Cele ha scritto:
Aurora ascoltò Vittorio con attenzione.
In effetti non aveva tenuto in considerazione tutti gli sforzi che l'uomo aveva fatto per giungere fino a lì.


Certo Vittorio, comprendo perfettamente.
E' giusto che tu abbia modo di riposare e di riprendere le forze.

Va dal tuo amico e appena te la sentirai e potrai torna pure qui. Sono certa che l'accoglienza che ti faremo trovare sarà delle migliori.

Già conosci alcuni dei miei familiari ma è giusto che tu venga a conoscere la famiglia per intero.


Lo guardò. La sua stanchezza si notava eccome.
Si incamminarono verso il grande cancello che dava sul viale verso la città.

Giunti lì Aurora lo salutò
Ti aspetto presto allora e grazie.
Era ancora emozionata e con un leggero bacio sulle labbra lo salutò per lasciarlo al suo meritato riposo.

Lo osservò andare via mentre nella sua mente passavano ancora le immagini delle dichiarazioni che si erano scambiati pochi istanti prima.
Era sicura che con Vittorio al suo fianco sarebbe andato tutto bene e ora, nonostante in Salone l'attendessero dei compiti poco piacevoli, in quell'istante, Aurora era felice.

Quando non vide più Vittorio davanti a sè tornò in casa, l'aria si era fatta un po' più fresca anche se tra le braccia di lui non se ne era accorta.

Con un bel sorriso stampato in viso entrò in salone.
Vedendo i volti degli altri si ricordò immediatamente cosa l'attendeva e cercò di cambiare espressione, nascondendo la grande e improvvisa gioia che sentiva in quel momento.


...ehm... sono tornata! Si procede?


Vindrveraly ha scritto:
Fiorenza era velocemente tornata dalle cucine, ed era accompagnata da Evaristo, che l'aiutava a portare la pesante brocca di acqua calda e fiori di camomilla.

Merçì! disse loro Vera, mentre posavano le vivande sul tavolo, e subito prese uno di quei panini dolci, fatti col miele, che tanto adorava.

Vedendo i suoi parenti restii a cibarsi, li incoraggiò a farlo.

Avanti, miei cari!
Sono sicura che avete anche voi dormito male o non avete chiuso occhio, come me, questa notte, quindi la cosa migliore è riempire almeno le nostre pance con un po' di dolcezza..


Sorrise loro.
La tensione che sentiva all'inizio e che aleggiava nell'aria, era come quasi dissipata, ora le appariva tutto qui calmo e sereno.
Forse dire ciò che pensava aveva giovato al suo cuore, e non restava altro che rivelare quel suo ultimo proposito, ma l'avrebbe fatto soltando dopo aver parlato con Michele e con Marco.

"...ehm... sono tornata! Si procede?"

Alzò lo sguardo dal boccale fumante e sorrise alla madre.

Maman, vuoi un dolcetto? chiese, mentre, dopo essersi alzata, si avvicinava a lei offrendole il cesto di biscotti di Agnese.


Hecate ha scritto:
Vedendo l' espressione rasserenata di sua cugina, Helena allungò lentamente una mano verso i dolciumi e la tisana bollente.
Scelse prima di mandar giù la bevanda: era sicura che l' avrebbe rinvigorita, così calda.

Se la portò con studiata lentezza alle labbra, ringraziando con un lieve sorriso Vera, che aveva avuto un pensiero davvero indicato.
In quei giorni, le cose più normali e quotidiane avevano assunto una difficoltà d' esecuzione incredibile, quasi come se in quei momenti, i loro corpi rifiutassero la più innocua routine.

In quel mentre, riapparve la zia Aurora.
Helena notò che il suo colorito era lievemente più acceso, ma attribuì la cosa al vento freddo che doveva essersi alzato nei giardini.
Indubbiamente, però, il tono era di sicuro più sollevato.

Le sorrise, mentre Vera le offriva un dolce, dicendo: "Per me va bene, zia. Quando vuoi cominciare, io sono pronta. Vieni a sederti quì." la invitò.


Black96 ha scritto:
Alexander notò che l'atmosfera si stava calmando.

Il sole ormai, entrava forte dalle vetrate e con la divisa faceva un pò caldo, quindi si levò i guanti e li poggiò sul divano vicino a lui.

Prese, quindi, una tazza di tisana e dei biscotti.

Pochi istanti dopo arrivò Aurora...

E quindi ? Vittorio che fine ha fatto ? Mha...

I dubbi lo prendevano ancora una volta.

Certo, per me si può procedere disse.


Cele ha scritto:
Maman, vuoi un dolcetto? le chiese Vera.

Sì tesoro, volentieri. Ora che ci penso ho una leggera fame...

Helena la invitò a sedersi accanto a lei, così potevano iniziare la stesura delle missive. Accettò l'invito e sorridendo si sedette.

Annuì ad Alexander che la guardava un po' perplessa. Forse si aspettava di vederla entrare insiema a Vittorio. Gli sorrise.


Bene, direi che possiamo iniziare con quella per Francesca. Vera scrivi tu?

Attese una risposta della figlia e intanto finì il dolcetto e bevve un po' di tisana calda.

Di tanto in tanto si voltava verso le vetrate e sospirando ripensava a Vittorio sperando in un suo veloce ritorno.


Kestel ha scritto:
"Testarda" pensava chiuso in camera. Pensa a lei, la sua gemella che se n'era andata, era partita senza manco salutarlo, senza spiegarli o parlargli semplicemente. Nessuna lettera, nè a lui nè a nessun'altro.
Da giorni non pensava ad altro. Non sapeva che fare, un turbine di pensieri gli volavano senza meta dento la testa.
Ma soprattutto era triste. Triste, deluso ed abbandonato. Non gli piaceva piangere, troppo orgoglioso e ostinato, come lei del resto. E gli mancava da matti.
Si alzò dal letto e si mise sull'uscio, osservando un punto qualsiasi nel buio della sala che gli stava innanzi, sentiva le parole degli altri parenti che discutevano, al piano di sotto. Zia si era alzata. Non aveva una gran voglia di scendere, a fare che?
Ascoltava restando impettito.
Sentiva le parole ricordando come quando sentiva la natura che lo abbracciava durante le ronde con la milizia cittadina.
Vedeva i volti pronunciare quelle parole, muovere quei gesti, ma non scorgeva ad un metro a causa del buio.
Gli si stringeva il cuore per lei, la sua adorata gemella che stava lontano.
Infine, si appoggiò ad un angolo con un sospiro.
Tornò dentro la stanza, ravvivò un attimo il fuoco e si passò la mano tra i capelli.
Si avvicinò alla finestra, dove stavano i vestiti, scostò qualche lembo di tessuto appoggiato al muro e pensò "Lo so cosa vorrei fare..." ed un pezzo di metallo liscio risplendette alla luce della luna.
Prese un sigaro dalla mensola e senza accenderlo, si avviò giù per le scale camminando senza fretta. Raggiunse i famigliari e con freddo saluto, appena accennato della mano, rispose agli sguardi che si voltavano.


Vindrveraly ha scritto:
"Bene, direi che possiamo iniziare con quella per Francesca. Vera scrivi tu?"

La ragazza annuì e si alzò, lasciando a metà quel suo frugale pasto.

Vado a prendere l'occorrente in biblioteca! ma nel mentre entrò sul cugino Michele.

Vera sospirò, vedendolo così distaccato, reso quasi irriconoscibile dal dolore che provava, ma del resto come non capirlo?
La gemella, con la quale era cresciuto, era entrato in esercito, aveva viaggiato, era scomparsa nel nulla.

Vera gli rivolse un sorriso, e gli appoggiò una mano sulla spalla.

Cugino mio, finalmente sei qui!
Francesca ha risposto alla lettera che le avevo inviato, ma ti diranno tutto loro.. io devo andare a prendere carta e calamaio!


Gli schioccò un bacio sulla guancia ed uscì dalla stanza.

Il precorso dal Salone alla Biblioteca era piuttosto breve, ma Vera voleva godersi quel momento con estrema calma.

Incontrò Agnese, intenta a portare le vesti lavate ed asciutte di ognuno, nelle relative stanze.

"Uh, bambina mia! 'ome procede?
'ome stanno lè mì belle figliole?"


Deglutì preoccupata, ma prontamente rispose.

Bene..bene mà nounou!
Vedrai presto o tardi, torneranno a Claraluna!


Sorrise e si dileguò velocemente dietro la porta della biblioteca, che richiuse alle sue spalle, con un sospiro.

"Non potevo dirle la verità, è anziana, e soffrirebbe così tanto.. senza eliminare il fatto che darebbe anche la colpa a se stessa.." scosse il capo "No Vera, hai fatto bene..ed ora cerchiamo una bella piuma.."


Contessaromana ha scritto:
Negli ultimi giorni Alessandra era rimasta chiusa in camera sua, usciva solo per mangiare e per aggiornarsi sulle ultime notizie da lontano...quel giorno però...vide tutti in salotto che discutevano...

"lo so che in questi giorni vi ho abbandonato ma non riuscivo a parlare di questa cosa, avevo troppi pensieri, troppo dolore... scusate se non vi sono stata vicina come avrei dovuto e voluto ma non ce l'ho fatta...come potete immaginare la notizia mi ha colpito particolarmente"disse con le lacrime agli occhi "ho provato a scrivere migliaia di lettere pre la mamma,ma tutte mi sembravano sbagliate" dopo aver abbracciato tutti continuò "voi che fate tutti qui riuniti? C'è qualcosa che devo sapere?"


Cele ha scritto:
Aurora salutò Michele Tesoro, finalmente sei uscito da quella camera. Dai su, aggiungiti a noi. Sorrise affettuosa.
Sapeva che l'umore del nipote non era dei migliori, conosceva la sua rabbia e la sua delusione, perchè la sentiva pure lei, ma doveva fare di tutto affinchè gli altri stessero bene.

Dopo poco entrò pure Alessandra. Gli occhi di Aurora si illuminarono.
Corse verso di lei e l'abbracciò forte.


Piccola mia, mi sei mancata così tanto. Sarei venuta a trovarti a casa dopo la riunione.

Ascoltò attenta le sue parole.

Non devi giustificarti Alessandra, nè tu nè i tuoi fratelli dovete farlo.
Siete la parte forse più colpita da tutta questa vicenda ed è giusto che Voi viviate come meglio crediate il Vostro dolore.

Adesso scriveremo insieme una lettera a Vostra madre.
Ha appena risposto alla lettera di Vera. Le notizie non sono tutte positive.
Come prevedevamo tua madre, neanche con questo gruppo, ha trovato la pace sperata.
E' ancora con loro, stanno tutte bene anche se il dolore di questa separazione pesa sulle loro spalle tanto quanto pesa sulle nostre.

Vieni, siediti qua con noi.
E prendendola per mano l'accompagnò al grande tavolo e prese posto anche lei insieme a tutti gli altri.

Bene... Se Voi non avete altro da aggiungere procederei con la stesura della lettera. Aspettiamo che Vera torni dalla biblioteca, così posso iniziare a dettarle qualcosa. E rimase in attesa del rientro della figlia.


Vindrveraly ha scritto:
Respirò a fondo, aveva sempre amato quel dolce profumo di libri, del quale la stanza era piena.
Fin da quando era andata a vivere a Claraluna, aveva trascorso molta parte del suo tempo alla Fortezza chiusa lì dentro.
Molti, poi, dei libri che avevano ricevuto il gravoso dono del tempo, l'usura, li aveva riscritti lei, così che le antiche storie della sua famiglia non andassero perdute.

Qualcosa abbaiò da sotto il tavolo.

Fides! - esclamò -Non eri in giardino?

Si chinò ad accarezzarlo un poco, poi velocemente si rialzò.

Bene, dai vieni con me..il tuo musino così dolce porterà sicuramente allegria in Salone!

Uhmm fogli..fogli..ah! eccoli!


Ne prese un bel po', considerando le brutte copie che avrebbe fatto di quella lettera, e scelse l'inchiostro nero.

Bene, andiamo! e Fides la seguì, scodinzolando.

Velocemente, così da non imbattersi in nessuno lungo la via, raggiunse il salone ed entrò, lasciando la porta aperta per Fides.

"..Aspettiamo che Vera torni dalla biblioteca, così posso iniziare a dettarle qualcosa".

Eccomi, Maman! disse, mentre richiudeva la porta, dopo che il cagnolino era entrato.

Alessandra! - esclamò stupita, nel vedere finalmente la cugina fra loro.
Mentre riprendeva il suo posto, le schioccò un bacio sulla guacia Sone felice di vederti qui le disse.

Bene, sono pronta!
Iniziamo!


Intinse la piuma, e vergò qualche riga


Fortezza di ClaraLuna, Livorno
Giorno XXIII del mese di Marzo, Anno Domini 1459


A Francesca Morgana Di Luna Della Scala

...



Manfredi_lodovico ha scritto:
Negli ultimi giorni Alessandra era rimasta chiusa in camera sua, usciva solo per mangiare e per aggiornarsi sulle ultime notizie da lontano...quel giorno però...vide tutti in salotto che discutevano...

"lo so che in questi giorni vi ho abbandonato ma non riuscivo a parlare di questa cosa, avevo troppi pensieri, troppo dolore... scusate se non vi sono stata vicina come avrei dovuto e voluto ma non ce l'ho fatta...come potete immaginare la notizia mi ha colpito particolarmente ... ho provato a scrivere migliaia di lettere per la mamma,ma tutte mi sembravano sbagliate" disse con le lacrime agli occhi


Il cuore di Manfredi si riempì di gioia nel rivedere dopo diverso tempo sua sorella Tessa e ancor più forte fu l'emozione nell'ascoltare le sue parole a tal punto che, comprendendo e condividendo pienamente il suo stato d'animo,d'istinto l'abbracciò forte e versò qualche lacrima con lei.



Cele ha scritto:
Fortezza di ClaraLuna,
23 Mese III A.D. 1458

A Francesca Morgana Di Luna

...




Sì, ecco.... Allora iniziamo!

Aurora si schiarì la voce e cercò di raccogliere le mille idee che invadevano la sua mente. Alla fine aveva pensato che una lettera semplice sarebbe stata l'ideale.
Senza perdersi in discorsi troppo lunghi e complicati che comunque non avrebbero mai trovato risposta.


Con dolore e delusione leggiamo le tue parole.
La tua scelta è giudicata da noi tutti sbagliata e irraggionevole.
Parli di questo gruppo di mercenari come se fossero l'unica salvezza possibile, ma siamo convinti che questa sia un'opione del tutto sbagliata, Francesca, e te ne renderai conto presto.


Aurora non sapeva bene cosa mettere prima.
Le emozioni erano tante e le cose da dire moltissime.


La nostra famiglia è sempre stata molto unita e, speravamo, pronta a superare i problemi e i disagi tutti insieme.
E' evidente che ci sbagliavamo.

Sei fuggita davanti al primo ostacolo, passando sopra al bene che ci vogliamo, passando sopra al legame parentale e affettivo che ci lega.
Hai lasciato qui i tuoi figli, i tuoi fratelli e sorelle, hai lasciato qui un padre, un marito, hai lasciato qui una famiglia che ancora oggi è pronta a spalancare le braccia per riabbracciarti di nuovo quando deciderai di tornare sui tuoi passi.
Hai lasciato un profondo vuoto in questa casa. Un vuoto incolmabile nel cuore di tutti noi.

Inutile mentirti dicendoti che stiamo tutti bene. Così non è.
Lo scossone è stato forte e il dolore è lento a passare.

Le novità sono tante. Moltissime cose nuove che riguardano la nostra famiglia sono successe e succederanno, e pensare di non poterle condividere con te ci distrugge.

Ma in fondo chi siamo noi per decidere delle vite altrui? Sarebbe un discorso egoista obbligarti a stare qui, con la tua famiglia.
E’ ben altro quello che vuole il tuo spirito, la tua anima.
Anche se ci sembra di capire, leggendo la tua missiva, che neanche dove ti trovi adesso sei riuscita a trovare pace.

Pensavamo avessi imparato che non è fuggendo che si superano le avversità, Francesca.

Dov’è la forza che ti caratterizzava? Dov’è quella donna piena di passione, di grinta, di coraggio?
Questa forza ora dovranno averla i figli che hai lasciato qua, dovremmo averla noi. La forza per superare tutto questo!


Aurora sospirò stanca.

Non abbiamo molto da aggiungere.

Hai preso la tua decisione ormai.
Osserveremo da lontano i tuoi passi, ti aspetteremo con la speranza di vederti di nuovo entrare a Palazzo.
Staremo accanto ai tuoi figli affinchè possano andare avanti serenamente.

Anche se profondamente delusi non abbiamo smesso di volerti bene, Francesca e il nostro cuore è lì con te.

Abbi cura di te stessa e delle tue figlie.

Quando ti sarà possibile facci avere Vostre notizie.

Con la speranza che tu possa tornare sui tuoi passi, ti mandiamo i nostri saluti.


Aurora si fermò e si rivolse agli altri Voi che dite? C'è altro da aggiungere?

Scrivere quella lettera non era facile, Aurora se ne rendeva conto perfettamente.
Forse sarebbe stato meglio scriverla da sola, senza obbligare anche gli altri a questo sforzo, o forse così poteva essere sicura di usare le parole migliori.


Black96 ha scritto:
Alexander vide il figlio entrare in sala, era notevolmente nervoso e accennò un saluto, Alexander lo guardò negli occhi come per salutarlo.

Arrivò, in seguito, Alessandra.

Benvenuta Alessandra

Disse.

Poi sentì quanto detto da Aurora.

Si, per me va bene quello che hai detto.



Hecate ha scritto:
Si era infine fatto vedere anche Michele.
Helena s' accorse del modo forzatamente distaccato con cui li salutò, ma davvero non s' aspettava nulla di diverso.
Michele, fratello gemello di Francesca. Per Horione, Roberta, e per lei stessa, le cose erano diverse. Se pure si volevano un bene dell' anima, si erano ritrovati con gli altri sul finire della loro infanzia. Per i due gemelli, invece, si trattava di tutt' altra cosa: mai Francesca e Michele si erano separati fin dalla nascita.
Quel momento doveva rappresentare per Michele qualcosa di infinitamente più sofferto che per le altre sorelle, Helena ne era dolorosamente consapevole.
Vera lo aveva raggiunto subito, baciandolo sulla guancia, e la zia Aurora lo aveva invitato ad unirsi a loro.
Helena semplicemente si alzò, e senza dire una parola lo raggiunse, tenendo lo sguardo fisso in quello di lui - nessuna parola, per dirne mille - lo aveva preso dolcemente per mano e lo aveva condotto a sedersi vicino a loro.

Poco dopo, entrò anche Alessandra.
Alla sua comparsa, il cuore di Helena non sapeva se gioire o spaccarsi ancor di più, poichè la sofferenza della ragazza era così evidente, che era impossibile ritrarsene.
La sua fragilità divenne palpabile anche nella sue parole, bagnate di calde lacrime.
La abbracciò, come faceva quando era piccola e la teneva sulle ginocchia nel tentativo di calmarla dopo qualche marachella delle sue debitamente punita o rimproverata. Le ravviò i capelli ribelli, carezzandoli, e le disse: "Se vuoi rimanere, ci fa piacere. Ma è una cosa che devi sentire tu."
Poi anche la zia la invitò a sedere, e le disse cosa si stava facendo e quello che avevano saputo.

Infine Vera tornò dalla biblioteca, dove aveva preso tutto l' occorrente per la lettera. Sedette, e cominciò ad intestare la carta.
Con voce chiara e - Helena lo capiva bene - troppi pensieri da esprimere, la zia Aurora dettò il contenuto della lettera, chiedendo poi i loro pareri.
Suo padre Alexander si disse d' accordo, ma Helena disse: "Mi sembra perfetta zia, rispecchia lo stato d' animo di tutti noi, credo.
Aggiungerei solo una cosa: nella sua lettera, Francesca non accenna nè a Samantha, nè a Fiamma.
Ha parlato unicamente della sua situazione, ma vorrei sapere come stanno anche le mie nipoti, se hanno qualcosa da dirci, se vogliono condividere anche loro con noi - alla fine - le motivazioni della loro scelta.
Ho visto quelle ragazze nascere, crescere, farsi donne, amare, disperarsi, trovare un loro posto nel mondo - o almeno così credevo. Non posso pensare di aver perso anche loro.
Chiedi anche di Samantha e Fiamma, per favore, zia.
Francesca è adulta, e le sue decisioni sono responsabili, per quanto sbagliate. Ma loro.. Loro sono ancora giovani, sono ancora lungo il cammino della crescita, hanno tempo."
concluse.


Cele ha scritto:
Aurora ascoltò Alexander e poi l'appunto di Helena.
La nipote aveva perfettamente ragione.

Si rivolse a Vera.


Tesoro, aggiungi dopo la frase "Staremo accanto ai tuoi figli affinchè possano andare avanti serenamente. " questo:

Nella tua missiva accenni appena alle tue due figlie.
Siamo sicuri che con te accanto non corrono rischi, Francesca.
Ma siamo comunque preoccupati per loro.
Abbiamo paura che la loro giovane età possa spingerle a compiere azioni che in realtà non sentano davvero.

Facci avere notizie su di loro.
La preoccupazione è grande e ci mancano molto.


Aurora si fermò di nuovo Direi che così può andare.
Proviamo a vedere come viene la copia definitiva della missiva e poi correggiamo eventuali errori o sviste.
Ricorda anche il sigillo Vera.
Sorrise alla figlia e attese che terminasse il suo lavoro per poterne vedere i risultati.


Vindrveraly ha scritto:
Con mano attenta e veloce, eseguì gli ordini della madre, senza aprire bocca.
Quella era una lettera di famiglia, e quello era il pensiero di essa.

Non poteva certo chiederle di non condannare così duramente la sua scelta, perchè lei criticava solo il modo in cui l'avevano fatta?
E poi non le sarebbe piaciuto mettere per iscritto quelle cose, voleva vederla, Francesca, e dirle tutto, faccia a faccia.

La piuma si spezzò.

"Accidenti!", disse piano.

La cambiò velocemente, e intinse la punta nella boccetta d'inchiostro nero, tanto era il suo umore quel giorno.

Poco dopo, apportate le modifiche richieste, riscrisse tutto in bella copia.
Per fortuna, Vera aveva anche deciso di portare con sè, la cera rossa ed il sigillo del casato, così la lettera in breve tempo fu pronta.

Eccola..che ne dite? disse, mostrando il lavoro, fatto e finito, in attesa di giudizio.



Fortezza di ClaraLuna, Livorno
Giorno XXIII del mese di Marzo, Anno Domini 1459

A Francesca Morgana Di Luna Della Scala,


Con dolore e delusione leggiamo le tue parole e la tua scelta è giudicata da noi tutti sbagliata e irraggionevole.
Parli di questo gruppo di mercenari come se fossero l'unica salvezza possibile, ma siamo convinti che questa sia un'opinione del tutto sbagliata, Francesca, e te ne renderai conto presto.

La nostra famiglia è sempre stata molto unita e, credevamo, pronta a superare i problemi e le avversità, che la vita ci avrebbe posto davanti, tutti insieme.

E' evidente che ci sbagliavamo.

Sei fuggita davanti al primo ostacolo, Francesca, calpestando sia il bene che ci vogliamo, sia il legame parentale e affettivo che ci lega.
Hai lasciato, qui, i tuoi figli, i tuoi fratelli e sorelle, hai lasciato qui un padre, un marito, hai lasciato qui una famiglia che ancora oggi è pronta a spalancare le braccia per riabbracciarti di nuovo quando deciderai di tornare sui tuoi passi.
Hai lasciato un profondo vuoto in questa casa.
Un vuoto incolmabile nel cuore di tutti noi, ed è inutile mentirti, scrivendoti che stiamo tutti bene, perchè, così, non è.
Lo scossone è stato forte e il dolore, lento a passare.

Le novità sono e saranno tante. Moltissimi nuovi avvenimenti, che riguardano la nostra famiglia, sono accaduti ed accadranno, ed ora pensare di non poterle condividere con te, ci distrugge.

Ma in fondo chi siamo noi per decidere delle vite altrui?
Sarebbe un discorso egoista obbligarti a stare qui, con la tua famiglia.
E’ ben altro quello che vuole il tuo spirito, la tua anima.
Anche se ci sembra di capire, leggendo la tua missiva, che neanche dove ti trovi adesso sei riuscita a trovare pace.

Pensavamo avessi imparato che non è fuggendo che si superano le avversità, Francesca.

Dov’è la forza che ti caratterizzava? Dov’è quella donna piena di passione, di grinta, di coraggio?
Questa forza ora dovranno averla i figli che hai lasciato qua, dovremmo averla noi.
La forza per superare tutto questo!

Non abbiamo molto da aggiungere, hai preso la tua decisione ormai.
Osserveremo da lontano i tuoi passi e ti aspetteremo con la speranza di vederti di nuovo varcare le soglie della Fortezza, mentre staremo accanto ai tuoi figli, con tutto l'affetto possibile, affinchè possano andare avanti serenamente.

Ma Samantha e Fiamma? Nella tua missiva accenni appena a loro.
Anche se siamo sicuri che con te accanto non corrano rischi, Francesca, siamo comunque preoccupati.
Abbiamo paura che la loro giovane età possa spingerle a compiere azioni che in realtà non sentano davvero.
La preoccupazione è grande e ci mancano molto.

Anche se profondamente delusi, non abbiamo smesso di volerti bene, Francesca e il nostro cuore è lì con te, e con le tue figlie.
Abbi cura di te stessa e di loro e, quando ti sarà possibile, facci avere Vostre notizie.

Con la speranza che tu possa tornare sui tuoi passi, ti mandiamo i nostri saluti.


La Vostra Famiglia,





Cele ha scritto:
Eccola..che ne dite? Aurora prese la pergamena tra le mani e la rilesse velocemente.

Direi che è perfetta disse alla figlia accarezzole il volto.

So che non vorresti tutta questa durezza Vera, te lo si legge negli occhi.
Ma per carità, mettiti anche nei nostri panni e non solo in quelli di Francesca, Samantha e Fiamma.
Sorrise amaramente.

Cerca di capire che per noi sono libere di fare quello che vogliono della loro vita, ma allo stesso modo noi dobbiamo avere la libertà di soffrire e di reagire a questo dolore.
Scusa se mi mostro a te, a Voi, così debole e in preda a sentimenti così brutti come la rabbia e la delusione, ma ciò è quello che provo in questo momento, e secondo me è giusto che Francesca lo sappia.

Una famiglia non è tale solo quando c'è da gioire, Vera. Ma anche e soprattutto quando si devono affrontare situazioni difficili, come questa.
E visto che io e Francesca abbiamo sempre condiviso tutto, è bene che adesso sappia cos'ha lasciato. Mi spiace.


Lo sguardo di Aurora si era fatto duro.
Quasi mai era dura con la sua famiglia, era sempre stata molto morbida e accondiscendente, ma ora era bene mettere in chiaro le cose.


Il tempo curerà le ferite ma adesso non è giusto che loro non sappiano il dolore che c'hanno dato.

E poi mi pare di aver messo che siamo pronti a riabbracciarle quando torneranno. Il bene che abbiamo per loro di certo non si lascerà offuscare da tutto ciò.


Abbassò lo sguardo e andò di nuovo a sedersi al suo posto.

Conosceva troppo bene Vera e sapeva già cosa voleva fare, lo intuiva dal suo sguardo.
Le lanciò un'ultima occhiata stanca.
Quella giornata si stava rivelando più lunga e difficile del previsto.

Consapevole di non poter fare altro tagliò corto
Direi di procedere con la missiva per il Colonnello Nobledupont.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Mar 24 Mag 2011, 19:23

Black96 ha scritto:
Alexander in quel momento era molto taciturno...

E sia, ma cosa vogliamo scrivere al Colonnello ?

Si domandò


Vindrveraly ha scritto:
Annuì alle parole della madre.

"Che detestabile libro, amorevolmente aperto, sei Vera!.." sorrise, pensando a se stessa.


"E sia, ma cosa vogliamo scrivere al Colonnello?" esordì poi suo zio Alexander.

Giusto, zio!
Ecco, ho già preso un nuovo foglio!
Iniziate che scrivo, così poi mandiamo Evaristo a Pisa!


Sorrise e si concentrò, intinse la punta della piuma nuova nell'inchiostro, la picchiettò sul bordo della boccetta per eliminare il colore in eccesso, ed attese.


Cele ha scritto:
E sia, ma cosa vogliamo scrivere al Colonnello? La domanda di Alexander la richiamò dai suoi pensieri.

La figlia Vera era già pronta per scrivere la nuova missiva.

Aurora sospirò
Sì, in effetti scegliere le parole più adatte da dire ad un Colonnello di un Ordine Militare del genere non è semplice.
Vedrò di usare le parole migliori.


Si fermò e prima di iniziare aggiunse un'ultima cosa.

Se per Voi va bene questa missiva avrei deciso di firmarla solo a mio nome, in quanto Capo Casato.
E' giusto che se quest'uomo abbia qualcosa da dire la dica rivolgendosi alla mia figura di Capo Casato, e meno Vi coinvolgo in tutto questo e meglio è.
Non vorrei mai farVi avere contatti con questo genere di persone, sinceramente.


Guardò tutti e iniziò. Bene, iniziamo. Vediamo....

Salve Colonnello Nobledupont,
so che leggere il mio nome non rievocherà nulla nella Vostra mente e nei Vostri ricordi, o forse e purtroppo, il mio cognome Vi è già diventato familiare.
Sono Aurora Celeste Di Luna, da Livorno, Capo famiglia del Casato Di Luna.
Ricoprendo questo ruolo di rappresentante della mia famiglia, è mio dovere scriverVi queste righe, anche se, Vi avverto, non si tratterà certo di una missiva di cordiali saluti.


Aurora si fermò un attimo per riflettere sulle cose da dire.

Il mio ruolo di Capo Casato, ma soprattutto il forte bene e il forte legame che io ho con tutti i componenti della famiglia Di Luna, mi spinge a voler difendere con la mia stessa vita questo Cognome e tutte le persone che lo portano.

Vado subito al sodo Colonnello, lungi da me tediarVi oltre.
So che tre delle mie nipoti, ed esattamente Francesca Morgana Di Luna Della Scala, Samantha Regina Di Luna Merisi e Fiamma Selvaggia Di Luna Merisi, sono entrate a far parte del gruppo in cui Voi ricoprite il ruolo di Colonnello. L'Ordine Militare dell'ONE.
Ma questo, ne sono certa, è cosa che Voi già sapete.

Non è volontà mia, nè dei miei familiari, ostacolare questa loro scelta, benchè noi la consideriamo alquanto errata e sconsiderata.
Nella mia vita ho imparato che le persone sono davvero tue quando sei capace di lasciarle libere di andare per la propria strada.
E loro sanno benissimo, nonostante il momento di sconforto e incredulità, che la famiglia Di Luna mai le abbandonerà, e mai farà mancare loro un abbraccio, un conforto, un consiglio e una casa.
La nostra speranza è quella di vederle tornare dalla loro famiglia, non posso negarvelo. E' l'unica cosa che tutti noi desideriamo.

Vi parlo con il cuore in mano, un cuore spezzato e triste per questa decisione. Mi mancano e mi mancheranno tremendamente.
Come a me anche a tutto il resto della famiglia.
E d'altronde, potrebbe mai non mancare un figlio alla propria madre?
Il mio, per fortuna, è un cuore forte! Più di ogni altra cosa...
E l'amore che provo per tutti i miei familiari è forte, molto. Più del mio stesso cuore.


Aurora si portò una mano alle tempie.
Dire quelle cose ad uno sconosciuto era molto difficile e aprirsi, mostrando il suo dolore e quello dei suoi familiari, le costava molto.

Dopo qualche minuto di silenzio continuò.

Proprio per tutti questi motivi vorrei avvisarVi che semmai qualcosa di male succederà alle tre persone sopracitate, semmai anche una sola di queste tre ragazze verrà da me a dirmi che c'è qualcosa che non va, semmai io vedrò, una di loro versare lacrime a causa del Vostro gruppo, o anche soltanto di uno di Voi, sarà meglio che Vi prepariate alla battaglia più dura e crudele che Voi abbiate mai combattutto Colonnello Nobledupont. Perchè Vi giuro che l'amore di una Zia, soprattutto il mio, non è per niente facile da sconfiggere e se qualcosa succederà alle ragazze avrò la mia vendetta, ve lo posso assicurare.
Già oggi so che mia nipote Francesca non è serena, mi auguro che sia solo un periodo passeggero, altrimenti preparateVi a ricevere presto una mia visita.


Si fermò di nuovo. Aveva detto tutto quello che gli stava a cuore.
Non le rimaneva che aggiungere i saluti.


Non mi rimane che porgerVi i miei saluti e invitarVi a prenderVi cura delle mie nipoti. Ricordate che per loro sono pronta a fare qualsiasi cosa.

Il mio sguardo non smetterà di seguirle e, da questo momento, di seguire anche Voi.


Finalmente aveva finito.

Direi che è tutto. Che ne pensate? Rivolgendosi a Vera Qua c'è da mettere il sigillo come l'altra e poi, quando avrai sistemato la pergamena, ci metto la mia firma personale, Vera. No?

Si fermò aspettando il parere degli altri.


Hecate ha scritto:
Helena annuì alle parole della zia.
Condivideva quel messaggio, anche se forse costituiva in parte anche una sorta di sfogo contro quegli uomini che avevano portato via da loro sua sorella e le sue nipoti: sapevano tutti che non era così. Erano loro ad aver scelto, e quella gente, almeno per questo, non aveva colpa.

"Per me va bene, zia" le disse "E anche se hai messo solo la tua firma, hai parlato comunque al plurale, e ti sei fatta garante, come il tuo ruolo prevede, della volontà di tutta la nostra casa.
In questo momento non sei tu ad aver scritto quelle parole: siamo stati tutti noi.
Perciò sì, non mi sembra manchi nulla."


Vindrveraly ha scritto:
Una firmetta qui.. disse, una volta conclusa l'opera.

A volte si meravigliava di quanto potesse trascrivere velocemente le parole, dette a voce.

Soddisfatta, mostrò anche questa volta il proprio lavoro..



Fortezza di ClaraLuna, Livorno
Giorno XXIII del mese di Marzo, Anno Domini 1459

Al Colonnello Amesha, Tito Alessandro Colonna
,

so che leggere il mio nome non rievocherà nulla nella Vostra mente e nei Vostri ricordi, o forse e purtroppo, il mio cognome Vi è già diventato familiare.
Sono Aurora Celeste Di Luna, da Livorno, Capo famiglia del Casato Di Luna.
Ricoprendo questo ruolo di rappresentante della mia famiglia, è mio dovere scriverVi queste righe, anche se, Vi avverto, non si tratterà certo di una missiva di cordiali saluti.
Il mio ruolo di Capo Casato, ma soprattutto il forte bene e il forte legame che io ho con tutti i componenti della famiglia Di Luna, mi spinge a voler difendere con la mia stessa vita questo Cognome e tutte le persone che lo portano.

Vado subito al sodo Colonnello, lungi da me tediarVi oltre.
So che tre delle mie nipoti, ed esattamente Francesca Morgana Di Luna Della Scala, Samantha Regina Di Luna Merisi e Fiamma Selvaggia Di Luna Merisi, sono entrate a far parte del gruppo in cui Voi ricoprite il ruolo di Colonnello. L'Ordine Militare dell'ONE.
Ma questo, ne sono certa, è cosa che Voi già sapete.

Non è volontà mia, nè dei miei familiari, ostacolare questa loro scelta, benchè noi la consideriamo alquanto errata e sconsiderata.
Nella mia vita ho imparato che le persone sono davvero tue quando sei capace di lasciarle libere di andare per la propria strada.
E loro sanno benissimo, nonostante il momento di sconforto e incredulità, che la famiglia Di Luna mai le abbandonerà, e mai farà mancare loro un abbraccio, un conforto, un consiglio e una casa.
La nostra speranza è quella di vederle tornare dalla loro famiglia, non posso negarvelo. E' l'unica cosa che tutti noi desideriamo.

Vi parlo con il cuore in mano, un cuore spezzato e triste per questa decisione. Mi mancano e mi mancheranno tremendamente.
Come a me anche a tutto il resto della famiglia.
E d'altronde, potrebbe mai non mancare un figlio alla propria madre?
Il mio, per fortuna, è un cuore forte! Più di ogni altra cosa...
E l'amore che provo per tutti i miei familiari è forte, molto. Più del mio stesso cuore.

Proprio per tutti questi motivi vorrei avvisarVi che semmai qualcosa di male succederà alle tre persone sopracitate, semmai anche una sola di queste tre ragazze verrà da me a dirmi che c'è qualcosa che non va, semmai io vedrò, una di loro versare lacrime a causa del Vostro gruppo, o anche soltanto di uno di Voi, sarà meglio che Vi prepariate alla battaglia più dura e crudele che Voi abbiate mai combattutto Colonnello Nobledupont. Perchè Vi giuro che l'amore di una Zia, soprattutto il mio, non è per niente facile da sconfiggere e se qualcosa succederà alle ragazze avrò la mia vendetta, ve lo posso assicurare.
Già oggi so che mia nipote Francesca non è serena, mi auguro che sia solo un periodo passeggero, altrimenti preparateVi a ricevere presto una mia visita.

Non mi rimane che porgerVi i miei saluti e invitarVi a prenderVi cura delle mie nipoti.
Ricordate che per loro sono pronta a fare qualsiasi cosa.

Il mio sguardo non smetterà di seguirle e, da questo momento, di seguire anche Voi.








Bene, visto che abbiamo finito.. - si avvicinò alla porta e l'aprì, sorridendo -Evaristo, sella il cavallo e preparati a partire, Pisa ti aspetta!

Il giovane, un po' confuso per essere stato scoperto ad origliare e non essere stato, conseguentemente, punito, fece quanto detto, e si dileguò verso il Portone Principale.

Vera sospirò, e si volse verso i suoi cari.

Ed ora.. non rimane che attendere..


Cele ha scritto:
Perfetto Vera.
Mi sembra tutto ottimo...
Si complimentò con la figlia mentre firmava la missiva per il colonnello.

Vera mandò immediatamente Evaristo a Pisa per affidare le missive a qualcuno di fiducia in partenza per Mantua.

Il silenzio cadde nella sala, tutti erano abbastanza stanchi, la giornata era stata lunga.

Aurora, lì seduta, li guardò uno per uno.
Era orgogliosa della sua famiglia. Lo era con tutto il cuore.

Ragazzi, Vi ammiro tutti per come state gestendo questa storia.
Lo abbiamo detto molte volte nella giornata di oggi, non è facile, e non lo sarà, ma sono sicura che insieme supereremo anche questa.
Sorrise a tutti.

So che forse non è il momento più adatto per cambiare discorso, ma sento il bisogno di dirVi una cosa che mi auguro possa regalarVi un sorriso e un po' di gioia, la stessa che ha regalato a me.

Era giunto il momento di dire a tutti di Vittorio.

Mentre ero in Francia, Vera ne è testimone, Vittorio, il Messere con cui prima ho parlato in giardino, mi ha inviato una lettera.
La cosa mi stupì molto, anche perchè conosco da anni Vittorio, e siamo sempre stati grandi amici.
Molti di Voi lo conoscono già e possono confermare.


Aurora si fermò un attimo.
Era leggermente imbarazzata, ma sapeva che con Vittorio tutto sarebbe andato bene e voleva condividere con tutti loro quella sua gioia.


Vittorio mi ha appena dichiarato il suo amore nei miei confronti.

Finalmente lo aveva detto.
Tutto d'un fiato, senza pensarci troppo.


Inutile nasconderVi la gioia che sento in questo momento.
E' un brav'uomo, e so che sarà sempre al mio fianco.

Il Vostro parere sapete quanto sia importante per me perciò eccomi qua...
Vi ho detto tutto per sapere cosa ne pensiate Voi.


Aurora rimase in silenzio.
Sperava di aver dato una buona notizia a tutta la famiglia.
Aspettava i loro commenti.


Hecate ha scritto:
Per un attimo, fu come se l' aria che li circondava avesse smesso di circolare, fermandosi immobile.
Piano, piano, il colore tornò a sfiorare le guance di Helena, facendola sorridere come non ricordava di fare da settimane.

Svelta, senza che neanche trovasse lei stessa il tempo per accorgersene, corse ad abbracciare sua zia Aurora, tenendola strettissima.
La baciò sulla guancia, guardandola raggiante, e tornò ad abbracciarla.
Non riusciva ad esprimere a parole la felicità, non senza un certo sollievo, che provava in quel momento.
Così bello, proprio perchè così denso e tragico al contempo. Come non poter apprezzare un raggio di luce così intensa, nel buio totale degli ultimi giorni?

Si staccò da lei, per permettere anche agli altri di andare a festeggiarla, dopodichè, disse solamente:
"E' tutto il contrario, zia: non siamo noi ad aver gestito bene il tutto, sei stata tu. Per te è stato forse più difficile che per noi, ma hai tirato fuori la grinta che sempre hai avuto, e ti sei ripresa in modo stupefacente.
Ed ora forse so che lo devo anche a questo messere che ti fa battere il cuore."
sorrise benevola.


Black96 ha scritto:
Alexander ascoltò attento le parole di Aurora

Rimase scioccato e immobile per qualche secondo.

Cosa ? Tu e Vittorio...insieme, ti ha dichiarato il suo amore.
E da quando è nato questo amore ?

Bhe...spero che siate felici insieme, anche se dovrò parlare con Vittorio


Disse sorridendo...forse nascondeva un filo di gelosia per la sua cara parente


Vindrveraly ha scritto:
"Il Vostro parere sapete quanto sia importante per me perciò eccomi qua...
Vi ho detto tutto per sapere cosa ne pensiate Voi."


Rimase senza parole, voleva urlare di gioia, stringere sua madre forte, e dirle quanto fosse contenta per lei, ma allo stesso tempo quella notizia l'aveva estasiata a tal punto da farla rimanere immobile.

Iniziò a sorridere, poi ridere, mentre abbracciava la madre forte, dopo Helena, che le aveva appena detto:

"E' tutto il contrario, zia: non siamo noi ad aver gestito bene il tutto, sei stata tu. Per te è stato forse più difficile che per noi, ma hai tirato fuori la grinta che sempre hai avuto, e ti sei ripresa in modo stupefacente.
Ed ora forse so che lo devo anche a questo messere che ti fa battere il cuore."


La nostra giovane annuì.

Helena ha ragione mamma!
Sono davvero, davvero contenta!
Tu meriti, con tutto il cuore, qualcuno che ti dica "Non riesco ad immaginare un mondo senza te!"
E se questo è Vittorio, se lui riesce a renderti così amabilmente felice, allora, voglio che ti stia accanto sempre, mamma!
Sempre..


Sorrise, e la strinse di nuovo, per poi lasciarla agli abbracci dei cugini.
Poco distante udì le parole di suo zio Alexander.

"Cosa ? Tu e Vittorio...insieme, ti ha dichiarato il suo amore.
E da quando è nato questo amore ?

Bhe...spero che siate felici insieme, anche se dovrò parlare con Vittorio"


Lo guardò e si mise a ridere.

Quando parlerete, voglio assolutamente esserci! disse, schioccando un bacio sulla guancia destra dello zio.

Una giornata iniziata male, si poteva dire conclusa nel migliore dei modi..


Nobledupont ha scritto:
Il fanciullo arrivò alla spicciolata, mise la testa in una delle tante fessure della tenda del Colonnello e con voce flebile, quasi non volesse disturbare, disse di una missivi arrivata da lontano.
Tito Alessandro, stupito, fece entrare il piccolo e si fece dare la missiva tenuta nascosta in mezzo a tanti sassi di misure diverse.
Non ho ducati per la mancia disse il Colonnello, ma posso offrirti del buon whiskey irlandese, così da forgiarti più forte che mai.
Il piccolo, imbarazzato, disse di no con la testa, lasciò la pergamena fra le mani di lui, salutò e prima di uscire dalla tenda accettò un piccolo dono dal Colonnello; un elmo trofeo di guerra.
Tito Alessandro lesse la pergamena tutto di un fiato e terminata l'ultima riga uscì dalla tenda alla ricerca del fanciullo, che presto ritrovò fra te tende a spiare l'accampamento Amesha.


Torna nella mia dimora, devi portare la mia risposta al mittente, subito, in fretta, senza fermarti...è importante. In pochi minuti scriverò la missiva.

Il Colonnello tagliò energicamente un angolo del suo mantello e sulla stoffa scrisse la risposta.



Cara Cele, zia del mondo, ho letto attentamente le vostre parole, parole scritte col cuore in mano, lo sento, lo vedo...
La decisione delle vostre belle nipoti è qualcosa che dovrebbe farvi onore, hanno avuto il coraggio di spezzare le catene dell'arroganza fiorentina, di un certo modo di vivere. di ribellarsi a una politica falsa, ipocrita, priva di fantasia.
Vi assicuro, guardandole negli occhi, vedo in loro la sofferenza per aver lasciato persone uniche come sicuramente esistono nella vostra famiglia, ma la lotta per un nuovo sogno è qualcosa di ancora più grande e loro a questo vogliono arrivare.
Dopo un comprensibile disagio iniziale, queste donne guerriere ora sono felici della loro scelta, di questo repentino cambio di vita.
Quello che vi chiedo è di amarle come prima, anzi più di prima per il loro coraggio, per la loro grande forza, per il senso morale di questa scelta difficile.
Tutto procederà come previsto, tutto succederà all'ombra della luna nuova, ogni piccola emozione sarà vissuta come un sogno che sta per arrivare.....e non ci sarà nessuna battaglia fra Voi e me...
Vi posso assicurare che non avranno bisogno della mia protezione, sono donne coraggiose, che sanno il fatto loro e io mi limiterò soltanto a qualche consiglio per le battaglie future.
Il vento fischia come non mai, il cuore batte sempre più forte...
Amesha ti porta lontano, saranno momenti indelebili da vivere tutti insieme come fossero atti di passione che non finiscono mai...
...Il cambio della guardia è imminente, state serena Madame Cele, le vostre nipoti sono forti, romantiche, uniche.

Con rispetto

Tito Alessandro Colonna Nobledupont

Colonnello Brigata AMESHA

...Non un passo indietro...


Cele ha scritto:
Erano passati sei giorni dalla riunione e stesura delle missive per Francesca e il colonnello Nobledupont.

Aurora aveva ringraziato tutti per le belle parole alla notizia del suo fidanzamento.
Aveva abbracciato Helena e Vera, riso con Alexander per quella sua buffa gelosia che la divertiva così tanto.

Nei giorni successi aveva riposato e si era completamente ripresa dal viaggio.
Ora era tornata in perfetta forma e passava i pomeriggio nei giardini di ClaraLuna a godersi quel sole caldo.

I fiori erano stupendi e la primavera insieme all'amore che adesso provava per Vittorio, la facevano stare serena, nonostante il trambusto di quel periodo.

Stava leggendo un libro seduta ai bordi della fontana quando Evaristo la venne a cercare.


Dama Aurora, torno ora da Pisa, è arrivata una missiva per la famiglia, da Mantua. Aurora chiuse il libro e guardò Evaristo.

Ma non aspettavamo notizie da Mantua, Evaristo.
Abbiamo inviato le missive cinque giorni fa, è impossibile che sia giunta risposta. Con ogni probabilità Francesca e il Colonnello stanno ricevendo adesso le nostre.
Constatò perplessa.

Lo so Dama Aurora. Non so dirVi altro purtroppo. E le porse quella missiva.

Aurora la prese e si incamminò tutta di fretta in casa.
Aristotele, fa che non sia successo niente di grave pensava.

Una volta in camera sua aprì la lettera e iniziò a leggerla.
Se ci fossero state brutte notizie le avrebbe comunicate lei al resto della famiglia.




Cara famiglia,
non so come state li..non ho più notizie di nessuno...

noi siamo qui pronti per partire...o meglio..mamma e Fiamma partono io...rimango qui a Mantua..si avete capito bene...

dopo tutto quello che ho passato..e che ho fatto passare a voi...faccio un passo indietro..

forse tornerò a Livorno ma per ora no..me ne sto qui un po a Mantua...

i parenti di nonno Black mi ospiteranno...e poi..partirò..viaggierò..e girerò...non so dove..non so per quanto..e non so quando...

e quando tornerò a Livorno..tornerò a testa alta...senza avere vergogna o paura di nulla...

vi voglio bene famiglia...davvero davvero tanto...a tutti...nessuno di più..nessuno di meno!!

spero di ricevere presto vostre notizie...

con Affetto...e mille bacioni

Samy...



Aurora lesse altre due volte la missiva, incredula.
Samantha aveva deciso di lasciare quel gruppo di mercenari e di tornare a casa. Certo, non ora, ma sarebbe tornata.
Aurora aveva gli occhi pieni di lacrime di gioia.


Samantha mia, piccola di Zia pensò.

Decise di scendere giù a cercare qualcuno con cui condividere la notizia.
Mentre scendeva le scale rileggeva la lettera, più e più volte.


Parla di partenza, ma per dove? Francesca e Fiamma partiranno. Devo pensare a qualcosa... Nonostante questi pensieri la gioia di poter riabbracciare Samantha la rendeva incredibilmente felice.


Frannymorgana ha scritto:
Erano giorni frenetici a Mantua, i preparativi per la partenza tenevano Francesca sempre impegnata, non riusciva neanche ad allenarsi ogni mattina con la spada. Fare i bagagli, preparare le provviste, era l'unica occupazione che poteva concedersi. Ma in fondo non le dispiaceva, occuparsi di cose semplici le lasciava modo di pensare agli ultimi avvenimenti. Due giorni prima sua figlia Samantha le aveva confidato di voler lasciare ONE e di voler rimanere a mantua con la nonna. Capiva i suoi sentimenti, cambiare vita in quel modo non era una scelta facile, ci voleva un gran coraggio e la piccola Samy non se la sentiva. Francesca l'aveva ascoltata a lunga e non aveva fatto niente per farle cambiare idea, anzi, era quasi sollevata che almeno lei si dovesse risparmiare le asperità di quella vita che si erano scelte. Cmq Samy rimaneva nelle mani amorevoli di nonna Pam e di zio Nory e nessuno le avrebbe fatto del male.
La sera prima Francesca aveva anche ricevuto una lettara da Claraluna, nonostante la durezza delle parole in essa contenute e l'impersonalità del sigillo utilizzato per le missive ufficiali, era riuscita a cogliere il calore della famiglia che nonostante tutto le voleva ancora bene, pur non avendo compreso a pieno la forza della sua scelta.
Quanto dolore traspriva da quelle lettere, quanta delusione, ma Francesca non si aspettava niente di diverso, aveva messo in conto tutto prima di partire, e via via che i giorni passavano era sempre più convinta della sua scelta, il male che fino a pochi giorni prima la divorava dentro stava scomparendo anche se la mancanza dei suoi familiari si faceva sempre più pressante.
Decise quindi di rispondere poche righe prima di rimettersi al lavoro, entro 3 giorni sarebbero partiti e non aveva più così tanto tempo.



Cara Famiglia
vi scrivo queste poche righe in risposta alla vostra lettera per informarvi che fra 3 giorni partiremo con ONE verso la lontana Styria. Non so quando faremo ritorno. Fiamma sta bene è sempre più innamorata e sta crescendo forte e sicura di se. Si fa rispettare da tutti e non ha paura di nessuno. Samantha invece ha lasciato l'esercito, per il momento rimarrà da nonna Pam a mantova, ma spero che presto ritorni a Livorno da voi. Mi raccomando prendetevi cura di lei e non lasciate che qualcuno le faccia del male.
Un abbraccio grande a Manfredi April Alessandra Michele Giovanni e Marco, vostra madre vi è sempre vicino anche se solo col pensiero, siate forti e coraggiosi come vi ho sempre insegnato.
Spero di rivedere tutti voi un giorno
Francesca




Consegnò quindi la la lettera ad un corriere, pagandolo profumatamente e assucurandosi che per il giorno successivo fosse consegnata.


Hecate ha scritto:
Persa nei propri pensieri, lo sguardo posato oltre la finestra della camera da letto, rivolta a nord, Helena toccò distrattamente la copertina di un libro poggiato sullo scrittoio.
Lo aveva preso - ormai troppo tempo addietro - per farne una copia da mettere nella Biblioteca di Livorno.
Alla fine, dopo averlo ricopiato per intero, lo aveva riportato indietro per rimetterlo al suo posto, nella biblioteca di Claraluna. Ma non c' era mai arrivato: era rimasto a casa sua, dimenticato insieme ad una miriade di altri progetti e cose da fare, interrotti tutti dai recenti avvenimenti.

Sospirando, Helena decise che forse era giunto il momento giusto per riportarlo a Palazzo.
Prese così con sè il volume, scese le scale esterne di casa propria, ed uscì, diretta a Claraluna.
Gli alberi che ornavano il ponte che separava la piazza dove si trovava casa sua dall' isolotto di Claraluna erano tutti in fiore. Un dolce profumo ne proveniva invadendo l' aria. Aria di casa.

Oltrepassò il grande portone del Palazzo, appena in tempo per vedere sua zia Aurora scendere la scale, una lettera in mano e l' aria agitata.
"Zia," si avvicinò preoccupata "Che succede, di chi è la letttera?"
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Mar 24 Mag 2011, 19:28

Cele ha scritto:
Ecco Helena entrare a Palazzo.
Aurora le andò incontro per rispondere alle sue domande.


E' Samantha tesoro, leggi leggi. Le disse sorridendo e porgendole la lettera.


Hecate ha scritto:
"Samantha?" I battiti del cuore di Helena accelerarono all' improvviso, mentre prendeva la lettera che la zia le stava porgendo.

La scorse con i pensieri in subbuglio, non sapendo cosa aspettarsi.

Lesse l' ultima parola senza riuscire benissimo a distinguerla: la vista le si era annebbiata per via delle lacrime. Lacrime di gioia, immensa gioia.
"Oh Samantha.." si lasciò sfuggire quasi in un singhiozzo, stringendo a sè la lettera. "Oh, zia!.." esclamò poi felice, abbracciando di slancio la zia Aurora, che le sorrideva.

"Dobbiamo dirlo a tutti!" esclamò, staccandosi da lei, in un' agitazione crescente "Primi tra tutti i suoi fratelli e sua sorella, direi! Ah, e ovviamente lo deve sapere Silvano.." girava in tondo, cercando di enumerare le cose da fare ed al contempo decidere che direzione prendere "Poi direi subito dopo Vera, perchè dobbiamo assolutamente risponderle, rassicurarla, ora ha bisogno di noi più che mai, e..
Ah, ci sono! Indiamo una riunione a Palazzo! Chiamiamo tutti!
Agnese, Agnese!! Chiama a raccolta tutti quelli che sono al momento a Claraluna, a quelli in case proprie penserò io!
Manderò a tutti un bigliettino tramite Saetta, ci vediamo più tardi zia!"
ed uscì di corsa da Palazzo.
Ovviamente riportandosi indietro il libro che era andata a restituire.

Raggiunta casa sua, Helena scrisse una breve pergamena, che ricopiò in diverse repliche:


"A tutti gli appartenenti al Casato Di Luna"

Riunione urgente a Palazzo Claraluna.
Ci sono notizie.

Vostra, Helena



Le legò tutte alla zampa di una maldisposta Saetta, che pretese un succulento pezzo di carne in ringraziamento, dopodichè partì.
Le destinazioni le conosceva a memoria.


Cele ha scritto:
Helena l'abbracciò forte e dopo, in preda all'euforia, iniziò ad organizzare mille cose e infine optò per una riunione di famiglia.

Aurora sorrideva mentre la vedeva così euforica, la guardò andare via e poi scrollò le spalle ridendo davanti all'incredula Agnese.


Vedete Agnese? Basta un po' di pazienza e ottimismo. Le cose piano piano si rimettono sempre a posto.


E andò verso il salone ad attendere l'arrivo di tutti gli altri.


Vindrveraly ha scritto:
Picchiettò ripetutamente il dito sulla scrivania, mentre si sedeva con la schiena dritta.
Il braccio sinistro le faceva male, già che aveva trascorso tutta la notte con la testa appoggiata su di esso.

è mattina.. sospirò, vedendo il sole sorgere.

Ripose quelle carte nel cassetto e stanca si avviò verso la sua stanza.
Non aveva dormito nemmeno quella notte, ma per lei era normale, arrivare ad un punto della settimana in cui, spossata dal non dormire, giaceva stremata a letto.
Quel momento non era ancora giunto.

Percorrendo i corridoi della Fortezza, iniziò a chiedersi quando avesse cominciato, quella bislacca usanza, di rimanere sveglia.
Non seppe trovare una risposta.

Sospirò e aprì la porta della sua stanza, lentamente, quei giorni le piaceva fare le cose con estrema calma, Tanto non ho fretta.. si ripeteva.

Superata l'anticamera, giunse ai piedi del letto.
Tolse le scarpe, e si preparò per riposare almeno qualche ora.

Tanto non ho fretta..

Chiuse gli occhi, ed un caldo torpore l'avvolse...

Una mano le battè sulla spalla, ed una voce, insistente disse:

"Sveglia! Sveglia! è mattina!
Helena e Aurora vogliono vedere tutti nel salone!

Presto, presto!

Ti ho già preso i vestiti, sono qui, sul letto, ed ho anche preparato quei panini dolci che ti piacciono tanto!"


Aprì gli occhi, e rimase a guardare il soffitto, credendo di essersi immaginata tutto, ma il viso di Agnese le comparve davanti, con un gran sorriso:

"Lesta, lesta mì bambina, che la sera è quasi vicina!"

Si mise seduta, e sorrise

Non ci credo.. disse, più a se stessa che alla donna.

"Forza, forza!
Oh, ma guarda quanto sei pallida!
Questo è perchè non mangi abbastanza.."


o perchè dormo poco? la donna parve non ascoltarla.

"..bisogna assolutamente rimediare!
Una bella tisana e poi, vedrai, ti cucinerò quei piatti che ti piacciono tanto e poi..e ancora..


Continuò poi a parlare, ma Vera, ora, non le porse attenzioni.
La testa iniziava a farle male.
Scese dal letto, si rivestì e ciondolando s'incamminò verso la madre e la cugina..


Black96 ha scritto:
Camminava lungo il lago di mattina presto, quanto gli era mancata Livorno.

Nel camminare, assorto nei pensieri gli cadde in testa una pergamena.

Piovono pergamene...come passa il tempo

La lesse, e capì che qualcosa di importante doveva essere successa.

Si recò immediatamente a Claraluna, dove salutò i presenti.


Vindrveraly ha scritto:
S'udivano canti gioiosi di uccellini, provenienti dalle ampie finestre aperte della Fortezza.

Il sole splendeva anche quel giorno, e riscaldava il lago, gli alberi, i livornesi ed anche i componenti della famiglia Di Luna.

"Che sia un giorno migliore di ieri?" si chiese la ragazza, raggiungendo il Salone.

Bussò tre volte, sperando che qualcuno rispondesse.


Cele ha scritto:
Avanti disse Aurora e rimase a guardare l'entrata della figlia Vera.

Intanto era arrivato anche Alexander.
Helena invece non era ancora rientrata
Era talmente eccitata per la notizia che si sarà persa pensò Aurora.

Vieni Vera, vieni. Aspettiamo gli altri ed Helena e Vi diremo. Rimase in attesa sorridente.


Manfredi_lodovico ha scritto:
Quella mattina il giovane Manfredi aveva lasciato presto Claraluna per recarsi al porto. Aveva intensamente desiderato ammirare il sorgere del sole e il suo riflesso sull'immenso orizzonte del mare,lasciarsi dolcemente accarezzare dalla brezza e respirare a pieni polmoni la salutare aria salmastra.Il tutto per sognare ad occhi aperti i dolcissimi ricordi di un passato che ormai sembrava sempre più irripetibile, perso per sempre, man mano che passavano i giorni e le settimane. E fece giusto in tempo per esaudire questo suo desiderio.

Mentre se ne stava di vedetta, vide avvicinarsi dall'alto un piccione e capì che era diretto proprio verso di lui. Infatti gli si posò sul braccio e vide che portava con sè,legato ad una zampina,un fascio di bigliettini. Ne slegò uno e vi lesse:



"A tutti gli appartenenti al Casato Di Luna"

Riunione urgente a Palazzo Claraluna.
Ci sono notizie.

Vostra, Helena




C'erano nuove! Un fremito di speranza percorse il giovane Manfredi che avrebbe il prima possibile raggiunto i suoi cari a Claraluna.


Hecate ha scritto:
Bene, aveva disposto tutto.

Ora non le rimaneva che tornare a Claraluna, ed aspettare che anche tutti gli altri arrivassero. Anzi, era già probabile che qualcuno fosse già ad aspettarla.
Infatti, non appena varcò la soglia della grande Sala, Helena notò che vi si erano già riuniti la zia Aurora, la cugina Vera, suo padre Alexander, ed il nipote Manfredi.

"Bene!" esclamò sorridendo "Avete fatto presto! Aspettiamo ancora qualcun altro?" chiese, scalpitante.
Non vedeva l' ora che la zia rivelasse la buona notizia, ma voleva anche che ci fossero più persone possibili presenti.
Sapeva che avrebbe sollevato il morale di tutti.


Vindrveraly ha scritto:
"Avanti" disse una voce.

Vera entrò e sorrise, la madre sedeva già al grande tavolo ovale, pronta a raccontare qualcosa.

Mentre le si avvicinava, per darle un bacio sulla guancia, entrò suo zio Alexander.

Vera salutò anche lui e dopo qualche istante si ritrovò abbracciata al piccolo Manfredi.

"Oh..temo che il momento del sonno sia quasi arrivato.." pensò mentre prendeva posto, quasi preoccupata, fingendo attenzione per ciò che avveniva nella stanza "Perfetto, quale momento migliore, per dover dormire?"

Irata con se stessa cercò di non sentire il bruciore degli occhi, dalle palpebre pesanti, e la testa che lentamente s'inclinava verso destra, tendendo a posarsi sul tavolo.

Si riprese velocemente, e mostrò un gran sorriso ai presenti "Fortuna che nessuno se ne accorto" si disse, mentre continuava ad annuire, senza un perchè.

"Avete fatto presto! Aspettiamo ancora qualcun altro?"

Eh? Chi è? Che c'è? disse, riprendendosi dal torpore che la stava avvolgendo, di nuovo.

Ah, Helena! Ben arrivata! le sorrise e proseguì Bè non so chi altro voglia unirsi a noi.. ma, magari, potreste anticiparci, il perchè di questa riunione

Sorrise di nuovo, e rimase a fissare la cugina, sicura che così i suoi occhi non si sarebbero chiusi.


Cele ha scritto:
Helena era finalmente arrivata.
Aurora voleva fosse lei a dare la bella notizia, ne era così contenta.


Sì, direi che è il caso di dirVi qualcosa visto che siete già arrivati.
Poi se verranno altri ci ripeteremo insomma.
Sorrise.

Helena, ti va di dare tu la notizia?


Hecate ha scritto:
"Helena, ti va di dare tu la notizia?" le chiese la zia Aurora.

Si può dire che Helena non aspettasse altro.
Annuì entusiasta, e sventolando la lettera della nipote, disse: "Oggi è arrivata questa. E' di Samantha." lasciò un attimo di tempo per fare in modo che l' informazione fosse assorbita.
Ma non troppo, poichè sapeva, che come lei, non avrebbero resistito a lungo senza sapere cosa dicesse.

Sul suo volto si fece largo un gioioso sorriso, mentre annunciava:
"Ha coraggiosamente lasciato gli ONE. Tornerà da noi."


Manfredi_lodovico ha scritto:
Yuppyyyyyyyyyyyyyyyyy !!! Questa si che è un'ottima notizia!!! Esclamò il giovane Manfredi balzando in piedi con i pugni chiusi in segno di vittoria,pieno di giubilo.

Il velo oscuro del distacco e della nostalgia si era finalmente squarciato!

La speranza in Manfredi era ora più forte.


Vindrveraly ha scritto:
"Ha coraggiosamente lasciato gli ONE. Tornerà da noi."

I suoi occhi brillarono, e felici seguirono i lineamenti del volto che si trasformava in un dolce sorriso.

"Samyna mia, ritorna!Ritorna!" come un urlo, le tuonò nel capo quel pensiero

Ma quando?
Lo dice?
E le altre?
Dobbiamo andare a prenderla?
Sta bene?
Con chi è a Mantua?

Li ha lasciati perchè è accaduto qualcosa?
Ma non le è accaduto nulla, vero?
Vero?


Come un fiume che straripa dagli argini, Vera, impetuosa, riversò i suoi dubbi sulla cugina e sulla madre.

Partire? Si, ora aveva un altro buon motivo per farlo.


Black96 ha scritto:
Alexander sorrise alla notizia.

Voleva porre delle domande...ma le aveva già fatte Vera, quindi attese risposte.

Cele ha scritto:
Aurora ascoltò le domande di Vera e provò a rispondere.

Samantha non dice poi molto nella lettera.
Ci spiega che quello alla fine non era il suo mondo, la sua vita e che tornerà da noi, ma non ora.
Passerà dei giorni presso la famiglia di Alexander a Mantua e poi farà rientro a casa, quando le acque si saranno calmate e lei avrà di nuovo la forza per affrontare la vita quotidiana qua a Livorno.

Aurora si fermò un attimo e il tono di voce si abbassò leggermente dovendo parlare delle altre nipoti rimaste lì.

Le altre rimangono in ONE e pare partano presto per l'estero.
Ma stanno entrambe bene.

Non c'è bisogno di andare a prenderla, dice che dalla famiglia di nonno Alexander starà benissimo e in più con lui c'è Wordan. Non ha bisogno di nulla.

La conoscete insomma, è molto più forte di quanto non sembri.
Molto più di noi a quanto pare, ed ha avuto molto coraggio facendo questa scelta.

Sta benissimo comunque.
Li ha lasciati perchè la sua vita è qua, non con loro e non le è accaduto assolutamente nulla.

State tranquilli. Non sarei qui se così non fosse...
Vi pare?


Aurora aveva risposto a tutto.
Rimase in attesa di altre domande.


Vindrveraly ha scritto:
Ah! esclamò, con un sorriso.

Sapere che la cugina stava bene, questo per lei era già sufficiente.

Sospirò, scoprendo che Francesca e Fiamma sarebbero partire per territori molto lontani da casa, ma la speranza di rivederle un giorno nei giardini di ClaraLuna, non l'abbandonava.

Bene!
Di certo anche gli altri vorranno sapere, questa lieta notizia!
Spero arrivino presto!


E sorridendo si avvicinò alla finestra, per osservare i fiori che sbocciavano sul sentiero, che s'inoltrava fino alla fonte, ai margini del giardino.

è una meravigliosa giornata di sole, non trovate? disse, pensosa.


Cele ha scritto:
è una meravigliosa giornata di sole, non trovate? disse Vera.

Nonostante la bellissima notizia che avevano appena avuto, Aurora non riusciva a vedere Vera completamente felice.


Ma cosa ha? Che cosa turba il suo animo nonostante le belle notizie che ci mostrano uno spiraglio di luce in mezzo alle tenebre? Aurora si chiedeva quelle cose da giorni, senza trovare risposta.
Non aveva avuto tempo di sedersi e occuparsi solo e soltanto di sua figlia in quei giorni.
Non era riuscita a ritagliarsi quell'ora di tempo da dedicare solo ed esclusivamente a lei, e di questo ne soffriva. Si sentiva in colpa.

Il loro ritorno dalla Francia doveva essere un momento pieno di gioia, l'abbraccio con gli altri, l'adozione.
Invece no, mille altre cose avevano preso il sopravvento e le cose a cui prestare attenzione erano state molte, troppe.

Aurora stava per chiederle cosa avesse quando Evaristo bussò forte alla porta del salone.

Entrò senza aspettare il permesso
Dama Aurora, è urgente. Dovrebbe seguirmi subito.
Aurora lo guardò un attimo indecisa se seguirlo o rimanere lì per parlare con Vera, ma il ragazzo insisteva e alla fine si alzò e lo seguì richiudendosi la porta del salone alle spalle.

Evaristo, di grazia, si può sapere cosa c'è di così urgente? Il ragazzo era pallido.

Signora, un uomo, da Mantua. E' appena arrivato, dice che Vostra nipote Francesca lo ha fatto cavalcare tutto il giorno e tutta la notte per consegnarVi una missiva. E' stremato! Sono preoccupato per la sua salute. Il ragazzo fermò le sue parole, mentre i due avevano quasi raggiunto le stanze di Evaristo, dove l'uomo era stato portato al suo arrivo.

Aurora lo guardò preoccupata. Lì sdraiato su quel letto, distrutto da quel viaggio lunghissimo e faticoso.
Sarà successo qualcosa ad una delle mie nipoti? si chiese.

Evaristo, corri! Chiama mio fratello Bartolomeo e digli di occuparsi di questo ragazzo, con discrezione però. Non voglio che gli altri si accorgano di questo trambusto.

Il ragazzo annuì e uscì in cerca di Bartolomeo.
Aurora era rimasta sola con quel giovane, si avvicinò, voleva sapere il motivo di quel viaggio, per poi lasciarlo riposare.


Messere, sono Aurora Celeste Di Luna, mi dispiace vederVi così provato e Vi prometto che io e la mia famiglia ci occuperemo di Voi.
La nostra casa è la Vostra da questo momento, non abbiate timore nel chiedere qualsiasi cosa.


Accarezzò delicatamente la fronte di quel giovane ragazzo, chissà i suoi familiari se erano preoccupati per lui.

Non vorrei farVi stancare ulteriormente ma mi piacerebbe sapere il motivo della Vostra presenza qui a Livorno.

Il ragazzo le sorrise stanco e le rispose respirando profondamente Dama Aurora, scusatemi per questa presenza forzata, ma il viaggio da Mantua fin qua è stato più duro di quanto non pensassi e avevo promesso a Vostra nipote che avrei fatto in fretta. Aurora lo guardò dubbiosa.

TranquillizzateVi, a lei non è successo nulla, come non è successo nulla neanche alle altre Vostre nipoti che si trovano a Mantua. Vi devo solo consegnare queste missive. E con gesti lenti prese due missive dalla sacca che aveva lasciato cadere vicino al letto e gliele consegnò.

Vi ringrazio Messere.
Ora Vi lascio riposare nell'attesa che arrivi mio fratello. Lui avrà cura di Voi.
Fece un leggero inchino e si mise a leggere le missive rimanendo però in camera, in attesa che il ragazzo si addormentasse.

La prima era del Colonnello Nobledupont.

Aurora lesse velocemente quelle righe



[color=orange]Cara Cele, zia del mondo, ho letto attentamente le vostre parole, parole scritte col cuore in mano, lo sento, lo vedo...
La decisione delle vostre belle nipoti è qualcosa che dovrebbe farvi onore, hanno avuto il coraggio di spezzare le catene dell'arroganza fiorentina, di un certo modo di vivere. di ribellarsi a una politica falsa, ipocrita, priva di fantasia.[/orange]


Aurora mormorava leggendo. Non capiva come si potessero dire quelle cose, ma cercò di mantenere la calma. La voglia di leggere oltre e di scoprire cosa fosse successo era grande.


Vi assicuro, guardandole negli occhi, vedo in loro la sofferenza per aver lasciato persone uniche come sicuramente esistono nella vostra famiglia, ma la lotta per un nuovo sogno è qualcosa di ancora più grande e loro a questo vogliono arrivare.
Dopo un comprensibile disagio iniziale, queste donne guerriere ora sono felici della loro scelta, di questo repentino cambio di vita.
Quello che vi chiedo è di amarle come prima, anzi più di prima per il loro coraggio, per la loro grande forza, per il senso morale di questa scelta difficile.
Tutto procederà come previsto, tutto succederà all'ombra della luna nuova, ogni piccola emozione sarà vissuta come un sogno che sta per arrivare.....e non ci sarà nessuna battaglia fra Voi e me...
Vi posso assicurare che non avranno bisogno della mia protezione, sono donne coraggiose, che sanno il fatto loro e io mi limiterò soltanto a qualche consiglio per le battaglie future.
Il vento fischia come non mai, il cuore batte sempre più forte...
Amesha ti porta lontano, saranno momenti indelebili da vivere tutti insieme come fossero atti di passione che non finiscono mai...
...Il cambio della guardia è imminente, state serena Madame Cele, le vostre nipoti sono forti, romantiche, uniche.

Con rispetto

Tito Alessandro Colonna Nobledupont

Colonnello Brigata AMESHA



Il Colonnello Tito Alessandro Colonna Aurora ripetè il suo nome a bassa voce.
Quella lettera l'aveva leggermente stupita.
Mai avrebbe pensato che un uomo appartenente a quell'Ordine Militare era capace di provare e di scrivere quelle parole così belle e sentite.


Sì è vero disse tra sè e sè Aurora le mie nipoti sono forti e mai, a loro, mancherà il mio amore.

Ripose quella lettera e prese l'altra. La calligrafia era inconfondibile, era di Francesca. Le mani di Aurora tremarono leggermente.


Cara Famiglia
vi scrivo queste poche righe in risposta alla vostra lettera per informarvi che fra 3 giorni partiremo con ONE verso la lontana Styria. Non so quando faremo ritorno. Fiamma sta bene è sempre più innamorata e sta crescendo forte e sicura di se. Si fa rispettare da tutti e non ha paura di nessuno. Samantha invece ha lasciato l'esercito, per il momento rimarrà da nonna Pam a mantova, ma spero che presto ritorni a Livorno da voi. Mi raccomando prendetevi cura di lei e non lasciate che qualcuno le faccia del male.
Un abbraccio grande a Manfredi April Alessandra Michele Giovanni e Marco, vostra madre vi è sempre vicino anche se solo col pensiero, siate forti e coraggiosi come vi ho sempre insegnato.
Spero di rivedere tutti voi un giorno
Francesca



Tre giorni.... Styria. Aurora disse quelle parole, forse a voce troppo alta, perchè svegliò il ragazzo, che nel mentre si era addormentato.

Aurora si alzò velocemente lasciando cadere sul pavimento le missive.


Ragazzo, ragazzo! Scusatemi, una domanda. In quanto posso arrivare a Mantua, cavalcando senza fermarmi?

Il ragazzo sgranò gli occhi Dama, non potete! E' impossibile... Sono distrutto io! Come potete pensare di riuscirci? Da sola poi... Sapete i briganti e gli eserciti che si incontrano per strada? Soprattutto se non conoscete la strada. Aurora si preoccupò poco delle sue parole.

Quanti giorni, ragazzo? insistette.
Un dì e una notte interi senza fermarsi, Madonna. Ma ve lo sconsiglio.

Aurora uscì di corsa dalla camera senza aggiungere altro.

Incontrò Evaristo che tornava indietro.
Evaristo, eccoti. Lo tirò per un braccio e lo trascinò all'interno della Sala della Musica, che era lì vicino.

Ascoltami bene, Evaristo.
Stanotte dovrò partire. Lo farò quando tutti saranno già andati a letto.
Stasera preparami due cavalli e avvisa Manfredi senza che lo sappiano gli altri, mi raccomando. Digli che lo aspetto alle stalle quando anche l'ultima luce di casa si sarà spenta, di non portarsi nulla. Avrò tutto io.

In camera tua mi sono scivolate le missive che mi ha consegnato quel ragazzo, prendile e domani pomeriggio, e ripeto, solo domani pomeriggio, quando sarò ormai lontana, consegnale a Helena insieme a questo.


Aurora si voltò e prese da una cassettiera una pergamena e l'inchiostro.
Vi intinse una piuma e ci scrisse:



Perdonami Helena, perdonatemi tutti.
Non potevo non partire.
Francesca e Fiamma sono in partenza per la Styria e non potevo lasciarle andare senza rivederle un'ultima volta.
Sarebbe stato troppo pericoloso partire tutti insieme.
Correrò questo rischio da sola, facendo venire con me solo il piccolo Manfredi.
Lo so, forse è una follia, è ancora troppo giovane. Ma l'ho sentito piangere per la lontananza da sua madre troppe volte. Glielo dovevo.
Non gli succederà nulla.
Torneremo il prima possibile e baderemo a noi stessi.

Perdonatemi se potete.

Vostra Zia Aurora.



Evaristo, ecco tutto! E piegando la pergamena la consegnò al ragazzo.

Ricorda, solo domani pomeriggio, quando saremo ormai lontani.
E ora vai a prendere le altre due lettere cadute sul pavimento di camera tua e consegnale, insieme a questa, domani quando ti ho raccomandato ad Helena.

Ora aspetta Bartolomeo con quel ragazzo e digli che lo hai trovato per strada stremato. Non fare parola con mio fratello di Mantua e di queste missive. Non fino a domani.


Aurora si incamminò verso la porta e prima di aprirla per uscire aggiunse A stasera, nelle stalle. E infine uscì diretta verso le sue stanze.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Mar 24 Mag 2011, 19:31

Manfredi_lodovico ha scritto:
Il giovane Manfredi,rallegrato dall'ultima novità e più speranzoso nell'avvenire, si trovava in stalla intento a spazzolare e coccolare il suo bianco Lazzarone, quando gli si fece incontro Evaristo,dicendogli:

Manfredi,vi porto una nuova importante da vostra zia Celeste.

Manfredi,appoggiata la spazzola su una mensola e legato Lazzarone,rivolse tutta la sua attenzione a quanto Evaristo aveva da comunicargli:

Dimmi tutto Evaristo!

Vostra zia mi ha mandato a dirvi
che vi aspetta alle stalle quando anche l'ultima luce di casa si sarà spenta.
Andrete insieme a lei a Mantua,incontro a vostra madre.
Si è anche raccomandata che che non portiate nulla con voi. Provvederà a tutto lei.


Manfredi rimase per un istante fermo,stupito da tale iniziativa della sua formidabile zia Cele. Grazie al suo coraggio e alla sua determinazione,sfidando ogni possibile pericolo,avrebbe presto rivisto,abbracciato e ricoperto di baci la sua amatissima madre e le sue carissime sorelle.

Ripresa la parola, Manfredi rispose,trattenendo a fatica l'emozione:


Dì a mia zia che farò esattamente come lei mi ha chiesto! Grazie Evaristo!


Black96 ha scritto:
Alexander, dopo aver appreso della bella notizia, salutò tutti e andò vicino al lago ad allenarsi con la spada.

Aveva intenzione di rimanere li fino a tardi...


Vindrveraly ha scritto:
"Dama Aurora, è urgente. Dovrebbe seguirmi subito"

Evaristo entrò nella stanza, evitando i modi consoni ai quali era stato educato.
Scosse il capo, ma voltandosi vide lo sguardo del giovane, rimanendo turbata.

L'aveva visto altre volte così, quando era preoccupato, quando stava accadendo qualcosa di infausto.

Seguì con gli occhi la madre che, preceduta da Evaristo, lasciava la stanza e si avviava verso altri luoghi.

Lentamente ciascuno lasciò il Salone, per recarsi a continuare le proprie attività quotidiane.
Non che Vera ne avesse qualcuna, però!

Da sempre in viaggio, o in convento, aveva venduto da tempo il suo campo e la sua bottega giaceva ormai inerte.

"Pare sia giunto il momento di iniziare gli studi" si disse, mentre percorreva le gradinate che conducevano ai giardini.
Da sempre conservava il sogno di diventare un medico, ed ora, se suo zio Bartolomeo l'avesse aiutata, avrebbe potuto iniziare, per lo meno, ad intraprendere gli studi, senza dover necessariamente frequentare le sale universitarie fiorentine.

Avevo ragione.. - esclamò, prendendo posto sotto l'ombra di una folta quercia -è proprio una meravigliosa giornata di sole!


Cele ha scritto:
Il momento era finalmente giunto.
Durante tutta la giornata Aurora aveva evitato di farsi vedere troppo in giro per ClaraLuna, di certo non avrebbe retto gli sguardi degli altri.

Più volte Evaristo aveva bussato alla porta di camera sua per cercare di persuaderla. Non voleva partisse, non da sola con il giovane Manfredi.
Ma Aurora ormai aveva deciso.
Doveva farlo, doveva partire.
E nonostante i pericoli fossero molti, niente e nessuno l'avrebbe fermata.

Durante la cena aveva mantenuto un comportamento normale, parlando del più e del meno insieme agli altri.

Da quando Alexander era tornato a Livorno la casa era sempre più animata e le cene erano sempre accompagnate da grandi discussioni e chiaccherate.

Qualche sguardo fugace con Manfredi che le aveva fatto capire che era pronto.

Lo stomaco di Aurora era chiuso, la preoccupazione era tanta. Mangiò poco dicendo che non si sentiva proprio al massimo e decise quindi di ritirarsi presto in camera.

Diede un caloroso e prolungato bacio a Vera sulla fronte sussurrandole all'orecchio. Ti voglio bene figlia mia. E lasciò la sala da pranzo.

Salita nelle sue stanze trovò sulla scrivania una sacca contenente 5 pani che aveva chiesto ad Agnese di preparare.
Due borracce piene d'acqua e i vestiti che nel pomeriggio aveva messo da parte.

Si cambiò velocemente. Tolse il vestito celeste, troppo scomodo per una lunga cavalcata, e indossò gli abiti più comodi che usava per il lavoro e la difesa della città.
Nella sacca ripose un cambio d'abito e un cambio per Manfredi che si era fatta portare da Fiorenza.

Tutto era pronto.

Il vociare in casa si fece sempre meno forte e sentì i passi di alcuni ritirarsi nelle proprie camere.
Spostò un po' le tende, le luci nelle stalle erano accese, Evaristo stava preparando i cavalli.
La luce in camera di Manfredi era ancora accesa.

Aurora prese tutto e facendo attenzione a non fare troppo rumore spense la candela sulla sua scrivania e scivolò nel buio dei corridoi, richiudendosi la porta di camera alle spalle.

Non incontrò nessuno fino alle cucine.
Lì l'aspettava Agnese.

Dama Aurora, mia Signora. La fermò la donna Pensateci bene, perchè correre questo grave pericolo? Quella gente non guarda in faccia nessuno.
Aspettate insieme a noi altre notizie. Magari rimanderanno la partenza.


Aurora le sorrise. Agnese, ormai mi conoscete. Non tornerò indietro, ho deciso. E' giunta l'ora.
Baderò a me, non dovete preoccuparVi. Piuttosto abbiate cura di mia figlia Vera e di tutti gli altri durante la mia assenza.
Vi prometto che staremo via poco.


Agnese la guardò con gli occhi pieni di lacrime. Prendete almeno queste mele. Ne ho fatte raccogliere un po' da Ermenegildo. Vi serviranno. Il viaggio è lungo e faticoso.

Aurora prese la sacca. Grazie Agnese, siete una santa donna. E la baciò sulla fronte. Ora andate nelle Vostre camere a riposare.

Sorrise un'ultima volta e uscì.

Arrivata nelle stalle trovò Evaristo con i cavalli sellati e pronti.
Il ragazzo si inchinò silenziosamente. Fino alla fine aveva sperato in un cambio di idea da parte di Aurora.


Evaristo, non fare quella faccia. Torneremo prima che se ne accorgano.
Ricordati domani pomeriggio di consegnare le missive che ti ho dato.


Il ragazzo annuì e Aurora si mise a sistemare per bene le sacche con i viveri fissandoli alla sella dei cavalli. Ruben gli era stato donato dal cugino Condor. Era un esemplare bellissimo. Aurora sapeva che stava richiedendo a quell'animale un grosso sforzo, ma si fidava di lui.

Rimase lì in attesa dell'arrivo del nipote Manfredi.
Mancava solo lui. Dopo sarebbero partiti.


Vindrveraly ha scritto:
Nel tardo pomeriggio cercò Evaristo, per chiederli il perchè di quei modi usati nel Salone, ma le sue domande non trovarono risposta.
Chiese ad Agnese dove fosse il ragazzo, ma lei distrattamente rispose che forse era in compagnia del Frate Benedetto e di Fiorenza.

Forse? domandò perplessa, ma la donna, accarezzandole il viso, disse che non ne era certa, e non aveva tempo di occuparsi del figlio, dato che le faccende da sbrigare erano tante.

La nostra giovane annuì, e si recò nella sua stanza, preparandosi per la cena.

Le piacque particolarmente quella sera.
Ritrovarsi tutti assieme attorno al tavolo ovale, ridendo e scherzando come un tempo, fece obliare molti pensieri di Vera.

Sorrise spesso a suo zio Alexander, finalmente tornato a casa, ma si preoccupò per la madre, che non aveva appetito.
La donna le rispose di sentirsi alquanto stanca, e che si sarebbe ritirata presto nelle sue stanze.

Impegnata in una conversazione con il cugino Michele, non potè far a meno di annuire alla madre, pensando di andarla a trovare l'indomani, per una passeggiata nei giardini.
Voleva dirle della sua decisione di intraprendere "la via della scienza", ma senza frequentare l'università, per il momento, sostenendo suo zio Bartolomeo durante le visite, e magari aiutare durante le guerre nelli Spedali da Campo, che si creavano poco lontani del suolo della battaglia.
Voleva un suo parere ed il suo benestare, prima di iniziare il tutto, così da aiutarla a convincere suo zio.

Prima che Aurora lasciasse la stanza, diede un bacio a Vera, che ricambiò con un abbraccio.
"Ti voglio bene figlia mia" le sussurrò, e prontamente Vera rispose con un sorriso

A domani, maman, ti auguro una dolce notte!

Rimase altro tempo nel Salone assieme agli altri, finchè ciascuno si avviò nelle proprie stanze.

Fides, addormentato accanto alla porta, nell'udire i passi di Vera balzò sulle zampe e le corse incontro.

Oh, piccolo! Sei qui?
Credevo fossi in giardino assieme agli altri!


E prima che Agnese lo vedesse e lo cacciasse via, la giovane lo portò nella sua camera, ed accarezzando il morbido pelo del suo cucciolo, iniziò a narrargli l'intera giornata.
Ma dopo qualche ora, finalmente, si addormentò.


Manfredi_lodovico ha scritto:
Se tutto sarebbe andato secondo i piani di zia Celeste,tra pochi giorni,se non pure meno,avrebbe riabbracciato sua madre e le sue sorelle Samy e Fiamma a Mantua - non smetteva di pensare il giovane Manfredi. Non avrebbe svelato a nessuno quel segreto,nemmeno ai suoi fratelli Tessa e Pier... anche se un pò gli dispiaceva non poter condividere almeno anche con loro due questa spericolata, promettente avventura,ma d'altra parte erano anche fin troppo impegnati in città, i suoi ammirati fratelloni.

All'imbrunire raggiunse tutti in Salone per la cena dove,con qualche sguardo fugace, fece comprendere a sua zia che aveva ricevuto il suo messaggio ed era pronto.
Cercò di nascondere ogni emozione,conversò di tutto con tutti i presenti e,terminato il desinare,si accommiatò con baci e abbracci per la buona notte.

Salito in camera sua,si preparò,sperando che nessuno venisse a bussare alla porta e soprattutto che nessuno lo vedesse tutt'altro che in pigiama.
Spente le candele,con passo felpato e cercando di non far rumore,aprì e richiuse la porta alle sue spalle e scese le scale verso l'androne.

Diede un ultimo sguardo verso il salone illuminato dalla fioca luce della luna, che penetrava leggera tra le finestre, per poi sgattaiolare fuori verso le stalle dove lo aspettavano zia Celeste ed Evaristo con in mano le redini dei loro due cavalli.

Abbracciò fortissimo sua zia e le disse: Eccomi! Sono pronto per partire!


Maghella ha scritto:
[hrp]Nel frattempo .... Accampamento ONE - Mantua [/hrp]

Fervevano i preparativi al campo ONE, il viaggio che li attendeva sarebbe stato molto lungo, le cose da fare erano tante, ma il tempo per bere un buon whiskey irlandese e scambiare due chiacchiere in compagnia si trovava sempre.

Quella sera, seduti a terra intorno al fuoco, il Colonnello Tito si avvicinò a Maghella.

Da quando era giunta quella missiva da Livorno, si era accorta che il Colonnello era molto più riservato del solito.
Lui si era recato subito nella sua tenda per farle leggere il contenuto , ne avevano parlato insieme .
Si faceva riferimento a due nuove reclute ONE ed era stato piacevole scoprire che entrambi avevano un'ottima opinione di loro.


"Che hai Noble? Da quella sera ti vedo cambiato .... se Samy ha capito che questa non è la vita che fa per lei dobbiamo comprenderla ... la nostra non è una vita facile. Meglio che abbia deciso adesso di tornare a casa" disse Maghella.

Il Colonnello Tito ascoltava in silenzio, fissando la fiamma e sorseggiando il suo whiskey.


"Frannymorgana però rimarrà con noi .... ha il temperamento della guerriera ... è un ottimo elemento ed è convinta della via intrapresa. Sono orgogliosa di lei. La vedo un po' spaesata ma sono certa che presto si ambienterà e saprà esprimersi al meglio" continuò lei.

"Anzi .... se sei d'accordo Colonnello ... vorrei affidarle un compito di responsabilità per il prossimo viaggio. Ha il polso giusto per farsi rispettare dai soldati .... è qua da poco ma già si è fatta amare .... la metterei a capo di un reggimento .... cosa ne pensi?"

Noble la guardò.

"Maggiore ...." rispose lui ... "mi trovi d'accordo ... questa è una buona opportunità" sorrise mentre i due boccali si incontrarono per un brindisi.

"Eccola ..... sta venendo verso di noi ...." disse Maghella vedendo Franny avanzare nella loro direzione.


Frannymorgana ha scritto:
I preparativi nell'accampamento One erano al termine, di lì a poche ore le tende sarebbero state smontate, i carri caricati e le truppe si sarebbero messe in cammino.
La destinazione era la lontana Styria...Francesca non sapeva neanche bene dove si trovasse, se non per gli studi che aveva fatto in accademia militare.

E poi la sua testa era piena di pensieri, si stava allontanando inesorabilmente dalla sua famiglia e da molti dei suoi figli, sentiva lo stomaco stringersi aveva bisogno di parlare con qualcuno, qualcuno che non sapesse niente di lei e di come si sentiva.

Passeggiando per il campo vide il Maggiore Maghella e il Colonnello Tito attorno al fuoco che stavano bevendo whiskey, si avvicinò con passo deciso, le stavano entrambi molto simpatici. Dal momento del suo arrivo aveva potuto contare sul loro appoggio erano superiori competenti e decisi e sapeva farsi rispettare quindi sorridendo esordì:

Colonnello, Maggiore buona sera, avete del whiskey anche per me? stasera ne ho davvero bisogno!! e attese che la invitassero a sedersi


Cele ha scritto:
Eccomi! Sono pronto per partire! disse Manfredi entrando nelle stalle.

Aurora sorrise al nipote e fece cenno ad Evaristo.
I cavalli furono portati fuori dai cancelli.
Sarebbero montati fuori da palazzo, per evitare di fare troppo rumore.

Aurora si voltò un'ultima volta verso la fortezza prima di salire in sella.
Tutto taceva.

Montata a cavallo si legò meglio il mantello e consigliò di fare altrettanto al nipote.

Evaristo sussurrò abbi cura di tutto e usa un po' di tatto quando darai la notizia agli altri. Non state in pena, torneremo presto.
Ora torna in casa.


Lo salutò e aspetto che fosse di nuovo nei giardini.

Si rivolse quindi a Manfredi
Tesoro, il viaggio sarà duro e provare a incontrare tua madre, pericoloso. Non c'è da fidarsi di quelle persone.
Ci fermeremo solo alle porte della città di Modena, quando i cavalli non reggeranno oltre. Correremo veloci.
Stammi dietro e non preoccuparti.
Io sono qua.


Un cennò del capo, un colpo con le gambe e avviò la cavalcata.
Veloce, fin da subito.
Sarebbero passati accanto alle case di loro concittadini, avrebbero svegliato qualcuno di loro, ma non potevano perdere altro tempo.

Superato il ponte, la casa di Helena e Marcos.
Aurora la guardò con la coda dell'occhio.
Helena si sarebbe sicuramente svegliata, abituata com'era con il suo lavoro, ma il tempo di affacciarsi alla finestra avrebbe visto solo due scuri mantelli allontanarsi a gran velocità.

Alle porte di Livorno Aurora si fermò a parlare con chi era di guardia.
Per fortuna, conoscendola bene, non fecero troppe domande.

La corsa poteva ricominciare.
Pisa, l'ALT degli eserciti, farsi riconoscere in fretta per poi continuare, più in fretta di prima.
Correvano nella notte buia.
Poi Massa e le foreste che la circondavano.

Veloci, sempre di più!!

Aurora si voltava spesso a controllare che il nipote la seguisse, che tutto andasse bene.
Il respiro dei cavalli era sempre più forte, sempre più pesante, più stanco.

Erano passate tante ore dalla loro partenza da Livorno, quel vento sulla faccia non aveva permesso loro, finora, di sentire la stanchezza.

Le prime luci dell'alba.
E infine Modena.

Aurora scese da cavallo, prese dalla sacca una mela e la passò al nipote.
Mangia, ti farà bene.
Bevve un po' d'acqua e si presentò alle guardie della città. Erano in Capitale.

Sono Aurora Celeste Di Luna, dalla Repubblica Fiorentina, e lui è mio nipote Manfredi Lodovico Merisi Di Luna.
Cerchiamo alloggio per qualche ora, abbiamo bisogno di riposo noi e i nostri cavalli.
Ripartiremo nel pomeriggio.


Le guardie fecero altre domande e poi una di loro accompagnò i due in una locanda lì vicino.
Era molto presto e il loro arrivo svegliò la padrona di casa che nonostante questo accolse sorridente gli inaspettati ospiti facendoli accomodare in un'accogliente camera.


Vado a svegliare mio figlio.
Lui si occuperà dei Vostri cavalli.
Disse la donna, e poi lasciò riposare Aurora e Manfredi.

Senza aggiungere nulla, dopo pochi minuti, Aurora si addormentò.
Avrebbe parlato con il nipote al suo risveglio.

Le fatiche del viaggio, ora, si sentivano tutte.


Vindrveraly ha scritto:
Si svegliò, con i raggi del sole primaverile che invadevano con forza la sua stanza da letto.

Si mise seduta, svegliando il piccolo Fides, ancora assopito.

Su, su piccolo sveglia!
Devo portarti fuori, prima che passi Agnese..
nel mentre si accingeva ad aprire le finestre.

Il lago dorato era profondamente amabile, alle prime luci del nuovo giorno.
Poco dopo fu pronta ad indossare una veste celeste, a cincersi la vita con un cordone blu, ed a calzare delle scarpe blu.
Ravvivò i capelli corvini e dopo aver assaporato un poco di quella brezza mattutina, uscì delle sue stanze, con in braccio Fides.

Percorse velocemente i corridoi, raggiungendo in fretta il giardino, passando però dalla porta finestra del suo studiolo.

Così Agnese, non potrà dirmi nulla! e prima che posasse il cagnolino a terra, vide Evaristo poco lontano.

Evaristo! gridò, agitando le braccia, dopo aver lasciato libero Fides.

Evaristo! disse di nuovo, ed il giovane si fermò, si voltò e dopo un inchinò si rialzò, mantenendo lo sguardo verso terra.

"Buon giorno Madonna Vera, avete riposato, questa notte?"

Si, grazie! Finalmente!
Ma ieri dove eri? Ti ho cercato senza risultato!
Volevo parlarti del tuo comportamento di ieri e..Evaristo mi stai ascoltando?


"Uhm, si certamente!
Vi porgo le mie scuse, mia Signora.. ma ora devo raggiungere Vostra cugina Helena.."


Sempre più perplessa e turbata, Vera lo lasciò andare.

Ne parliamo più tardi allora.. ora và e continuò a seguirlo con lo sguardo, mentre, a piedi, oltrepassava i cancelli di ClaraLuna.

Scuotendo il capo, andò nelle cucine, a mangiare qualcosa e ad attendere il risveglio di sua madre, così assieme sarebbero andate da Bartolomeo.


Samy92 ha scritto:
Samantha dopo quella scelta che aveva fatto aveva passato molto tempo a passeggiare tra gli alberi della foresta..il suo amore Wordan si era dovuto rinchiudersi tra il monastero..e lei aveva molto tempo da occupare...

ma la voglia di sorridere ancora con il cuore non c'era..

molti ricordi si stavano facendo sentire...e molte lacrime iniziavano a scendere..

decise di fermarsi prese un foglio...e scrisse solo poche righe..


TI AMO MAMMA
SEI IL MIO PUNTO DI RIFERIMENTO QUANDO HO BISOGNO
SE IO SONO QUELLA CHE SONO ORA è GRAZIE A TE..
E SPERO MAMMA...DI FARTI ESSERE SEMPRE FIERA DI TUA FIGLIA..



e poi lei si avviò verso la sua camera...quando vide sua mamma entrare in taverna...

Samantha la guardò...era sicura di se..ma allo stesso tempo debole..

lei passo davanti alla taverna...senza entrare...e guardo dalla finestra..
il COlonello e il MAggiore erano li che parlavano e ora anche sua mamma..

Samantha rimase li a guardarli con gli occhi piene di lacrime...mise una mano sul vestro...come se lei volesse accarezzarli..toccarli..abbracciarli...ma la forza di guardarli solo da lontano non c'era...

aspettò qualche minuto prima di entrare...voleva calmarsi..non voleva farsi vedere in lacrime...anche se sembrava una cosa del tutto normale...

cosi dopo un po aprì la porta...

guardò sua mamma...e senza dire nulla corse ad abbracciarla..tirando fuori il biglietto e mettendoglielo in tasca senza che lei se ne accorgesse...

poi guardò il Colonnello e Il Maggiore...e fece un sorriso abbassando lo sguardo..

scusatemmi se vi ho disturbato..vi volevo salutare prima che partiste..


Frannymorgana ha scritto:
Francesca vide la piccola Samantha avvicinarsi al fuoco dell'accampamento mentre sorseggiava il secondo bicchiere di whiskey. Il liquore aveva dato i suoi risultati, si sentiva decisamente più rilassata e incline al riso. la serata era splendida, l'aria dolce e temperata.
Samantha l'abbracciò con slancio e Francesca ricambiò...di lì a poco avrebbe salutato anche lei e chissà quando l'avrebbe rivista. Quando si allontanarono la guardò negli occhi che erano rossi...si vedeva che aveva pianto. Quindi la baciò ancora sulla fronte, la mise a sedere vicino a se e cominciò a cullarla come quando era piccola.
Tesoro non preoccuparti, andrà tutto bene, sappi che mamma è sempre con te e ti ama, qualunque sia la tua scelta, e qualsiasi sia la tua vita, adesso fammi un sorriso, che voglio stamparlo bene nella mia mente e ricordarlo quando saremo lontane...
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Ven 03 Giu 2011, 18:46

Hecate ha scritto:
Nel silenzio ovattato della notte, Helena venne svegliata da un leggero cambiamento nel ritmo del respiro di tutta Livorno.
L' abitudine la fece alzare in piedi prima ancora che si accorgesse di essere sveglia e di cosa realmente l' avesse destata: rumore di zoccoli sul selciato.
La sua camera da letto aveva un' unica finestra, che dava a nord. Ma non era da lì che provenivano i rumori.

Svelta, uscì sulla loggia accessibile solo da una porta a sinistra del camino della sua camera, e che aveva una visuale a quasi 360 gradi.
La luce della luna li illuminò, e li vide: due cavalieri... no, tre. Sembravano dirigersi verso la parte settentrionale della città.

Un tocco leggero sulle spalle, e per poco "il misterioso assalitore" non si sarebbe ritrovato nel giardino di sotto: suo marito Marco l' aveva raggiunta, adagiandole una coperta sulle scapole, senza farsi sentire.
Il volto teso di Helena si trasformò in un dolce sorriso, mentre lo rimproverava scherzosamente: "Sai che stavo per realizzare per te l' eterno sogno di ogni uomo di poter volare?"
Lui la strinse in un abbraccio ancora più forte, mentre lei lo udiva ridere sommessamente contro la propria pelle del collo.
"Non preoccuparti, mon amour." disse accennando alla strada. Evidentemente, aveva sentito anche lui il distinto scalpiccio. "Nessuna pericolosa imboscata, son sicuro." la prese un po' in giro.


Il pomeriggio seguente, Helena aveva deciso di curarsi un po' di più del giardino: era decisamente ora. La primavera stava facendo crescere tutte le piante in una maniera quasi spaventosa.

Mentre piantava un lungo bastone a sostegno di un glicine particolarmente rigoglioso, il giovane Evaristo fece il suo ingresso dal portone principale, seguito da Marco.
Aveva uno sguardo basso ed impacciato, che solo in occasione di pessime notizie sfoggiava in tutta la sua incosapevolezza.
Immediatamente Helena si rabbuiò, pur facendo cenno al ragazzo di avvicinarsi.
"Dimmi Evaristo, quali nuove ti portano quì?"
"Dama Helena, sono stato incaricato di consegnarvi queste."
rispose lui titubante, mostrando tre lettere.
Helena le prese, notando che una era indirizzata a sua zia Aurora, una alla famiglia Di Luna, e l' altra a lei stessa.
"Grazie Evaristo." disse, anche se non era esattamente grata. "Vai in cucina, rifocillati pure, sono sicura che questo compito, pur se facile in tema di distanza, ti ha comunque privato delle tue giovani forze. Ci sono dei biscotti sul tavolo - non ti preoccupare, non li ho fatti io: sono del forno all' angolo - ed una brocca d' acqua."

Il ragazzo s' affrettò a seguire il benevolo consiglio, e se la battè più in fretta che potè.
Rimasta sola con Marco, Helena gli fece cenno di venirsi a sedere con lei sui gradini del porticato.
Scelse di aprire per prima la lettera indirizzata a lei, che spiegò in modo da tenerla leggibile anche per il marito: non c' erano segreti, tra lei e lui. Quel che era indirizzato a lei, doveva saperlo anche lui.

Riconobbe la calligrafia di sua zia Aurora.
Le sue mani per poco non accartocciarono la fine pergamena.
Stava per venirle un lieve tic all' occhio destro, lo sentiva.
Gonfiò le guance strizzando gli occhi, liberando poi la bocca di un urlo di frustrazione, mentre Marco borbottava come suo solito.
"Accidenti a lei, e alla sua dabbenaggine!" sbottò "Molto responsabile, davvero, partire alla cieca portandosi dietro il nipote più giovane di cui disponesse! Proprio quel che ci voleva!
Grrrr la strozzerei! Manfredi lo posso capire, poverino, è giovane ed ha un temperamento di ogni ragazzo della sua età che abbia subìto quel che ha subìto. Ma la zia! Accidenti a lei! E' questa la maniera di comportarsi da Capocasato?!"
chiuse gli occhi, muggendo come un toro.
Poi rilasciò la lettera, calmandosi del tutto e brontolando: "Ahh.. ma con chi me la sto prendendo.."

Preso poi coraggio, lesse la lettera indirizzata alla famiglia: ora aveva un' idea piuttosto precisa di chi fosse il mittente.
La lettera era infatti di sua sorella Francesca.
Come la zia Aurora aveva anticipato, annunciava che lei e Fiamma stavano partendo verso la Styria.
"Non c' era bisogno che si raccomandasse per Samantha. Cercheremo in tutti i modi di proteggerla. E' stata così coraggiosa, sono fiera di lei." disse. Lo pensava sul serio, ma stava evitando apposta di parlare di sua sorella.
Quel viaggio rappresentava molto di più, di un allontanamento materiale: le loro strade si stavano dividendo in maniera sempre più netta.
Finiva così quella comunione che lei e Francesca avevano sempre avuto, sempre sentito?
"Forse che tu hai sempre sentito.." si corresse mentalmente.
Dov' era finita la sorella maggiore che rappresentava un punto fermo, per lei? Dove?
Di una cosa era sicura: non era quella che stava andando in Styria.

Con mossa intenzionalmente decisa, mise via la seconda missiva per aprire infine la terza.
Era la risposta del Colonnello a sua zia.
Incredula, Helena ne lesse in silenzio il contenuto.
Ma cosa diavolo aveva, in mano? Un manifesto politico? Una pubblicità di una nuova bottega? Una poesia?
Sì, un po' tutte e tre le cose messe assieme.
Inevitabilmente, venne scossa da un accesso di piccole risa. Anche piuttosto isteriche.
"Non posso crederci!" ripeteva, le sopracciglia innalzate all' ilarità della cosa "Si sono fatte mettere nel sacco da.. Da queste parole?!
Oh Sant' Aristotele, siamo messi proprio male...
Una donna manda una lettera di preoccupazione e di vaga minaccia, e si vede rispondere "all'ombra della luna nuova", di "piccole emozioni che saranno visssute come un sogno che sta per arrivare", di "vento che fischia", di "cuori che battono sempre più forti", di "momenti indelebili da vivere tutti insieme"... Ma è un viaggio vacanze o un gruppo di mercenari al soldo, questo quì??
Poveri noi.."
ripetè, alzandosi dal fianco del marito, e dicendogli: "Se non altro, ho recuperato un po' di buonumore, grazie al nostro Colonnello sognatore."

"Mon amour, che facciamo con la zietta?"
le si rivolse lui, appena un' ombra di preoccupazione nelle parole scherzose.
"Noi nulla." gli rispose lei. "Ricordi dei cavalieri di stanotte, vero? Di certo, i primi due erano la zia Aurora ed il nostro Manfredi.
Ma so esattamente chi fosse il terzo."
affermò con un sorriso "da spepa", come amava dire lui. "Aspettiamo."


Marcos82 ha scritto:
"Ma tu guarda che faccetta da spepa!" pensò Marcos ascoltando la risposta allusiva della moglie. L'adorava. In particolar modo quando le usciva fuori quell'espressione birba tipica di chi la sa lunga senza preoccuparsi neanche troppo di negarlo. "Che abbia fatto spiare i movimenti della zia, possibile???" Non potè trattenersi dall'abbracciarla nascondendo un sorriso divertito.

Da quando era iniziata tutta quella vicenda aveva affidato ad un suo uomo fidato il compito di tenere d'occhio tutto quel che accadeva a Claraluna, in modo da essere informato costantemente sulle novità. Ed è così che era riuscito a tenersi aggiornato riguardo alle recenti visite, da Frate Benedetto al "ganzo" di zia Cele, ai vari messi che si erano alternati recando le missive da quel di Mantua. E sempre gli era stato fornito anche il preciso resoconto di quelle missive, ma evidentemente il suo uomo non aveva saputo intercettare quella decisione della zia.

Non ne aveva fatto parola ad Helena, che credeva avversa ad usare quel tipo di metodica investigativa, che quotidianamente praticavano per lavoro, anche all'interno delle questioni di famiglia. Non le nascondeva mai nulla, e viveva quel segreto come un triste peso. Fu un poco sollevato quindi all'idea che anche lei avesse potuto fare altrettanto. D'altronde era forse più importante la sicurezza della Repubblica in confronto alla salvaguardia del proprio nucleo familiare?

-Aspettiamo, si. Mi fido del tuo buon giudizio, mon amour. E tieni a mente che Manfredi, seppur giovane, è un ragazzo sveglio e capace, vedrai che saprà vegliare sul proprio cammino quanto su quello della vecchia!- le disse, facendole l'occhiolino e posandole un dolce bacio sulle labbra. "Devo assolutamente contattare il mio buon segugio, non è da lui non farsi sentire per così tanto tempo".


Black96 ha scritto:
Alexander dopo la cena a Palazzo Claraluna, nella quale finalmente era ritornato a star bene, stando a casa, andò prima nel suo ufficio al Municipio, li ci aveva appeso anche la divisa...l'alta uniforme che indossava fino a poco tempo prima.

Prese alcuni fogli e iniziò a scrivere e a gettarli subito dopo, guardava la divisa, prese quindi la decisione di lasciare l'ufficio e andare al lago dove avrebbe ripreso i suoi allenamenti con la spada, il lavoro avrebbe potuto attendere l'alba.

Dopo un paio di ore, mentre al lago maneggiava la spada, vide tre figure dirigersi verso l'esterno della città...bhe una cosa normale pensò.

Tornò quindi a Palazzo, dove alloggiava per ora.


Maghella ha scritto:
[hrp]Accampamento ONE - Mantua[/hrp]

"Colonnello, Maggiore buona sera, avete del whiskey anche per me? stasera ne ho davvero bisogno!!"disse Franny giunta dinanzi a loro.

“Buonasera Franny, siediti con noi …. “ rispose Maghella porgendo la sua borraccia …. “assaggia … questo allontana tutti i cattivi pensieri … “

Franny pareva gradire quel prezioso liquido e ne approfittò una seconda volta.

Maghella la osservava quotidianamente a volte senza farsi vedere, il suo sguardo assente e la mente altrove …. Non sapeva niente del passato di Franny. Ma immaginava che quel passato, ancora molto vivo in lei, fosse la causa del suo bisogno di cambiare vita. Bisognava trovare il coraggio per guardare avanti, integrarsi e trovare in quel gruppo la nuova famiglia … insieme raggiungere il sogno …. E col tempo, anche il passato, avrebbe occupato soltanto il giusto spazio nel suo cuore e nella sua mente e l’avrebbe sicuramente resa una persona più serena.

Samy era la figlia di Franny. Erano giunte insieme all’accampamento. Ma dopo un breve periodo Samy aveva capito che quella non era la vita che voleva e decise di lasciare il gruppo.

La vide in lontananza avvicinarsi a loro con passo incerto, gli occhi rossi dal pianto.

Madre e figlia di abbracciarono.

Poi la giovane si rivolse ai due ufficiali.


“Colonnello, Maggiore, scusatemi se vi ho disturbato..vi volevo salutare prima che partiste..”

“Grazie Samy …. Arrivederci …. Abbi cura di te” rispose Maghella senza aggiungere altro perché quei momenti le mettevano sempre una certa tristezza.

Riprese a sorseggiare il suo doppio malto assorta nei suoi pensieri .... guardando quel fuoco che ormai si stava spegnendo .... il fuoco ... lo specchio della sua anima ....


Nobledupont ha scritto:


Quella sera Francesca arrivò quasi timorosa in quell'angolo di libertà che Maghella aveva costruito all'interno della Brigata.
Ogni calar del sole Tito Alessandro isnieme all'amica sorseggiava whiskey come fosse una poesia.
Prego Generale Frannymorgana, venite, non abbiate timore, la vostra presenza sarà una ricchezza per il gruppo e voi, ne sono certo, vi sentirete nel vostro mondo, un nuovo mondo fatto di battaglie ma anche di sogno.
Passarono tutta la notte a parlare e scambiarsi opinioni sulla durezza della vita, trovandosi daccordo che una vita vissuta senza ideali nè speranza, è una vita grama, povera, priva di senso.
Tranquillizzate la vostra famiglia, siete in buone mani, Madama Cele non deve preoccuparsi, tanto meno chi da lontano non ha il coraggio di intraprendere le azioni sognate per non inimicarsi tutto il mondo intorno.
Sono sicuro di questo, Generale, la vostra vita vivrà di nuovi bagliori, quelli che illumineranno la mente rimasta per troppo tempo sbiadita ai margini della solitudine.
...E la vostra famiglia, almeno chi vi vuole davvero bene, comprenderà.


Frannymorgana ha scritto:
Francesca ascoltò le parole del Colonnello cullando ancora fra le sue braccia Samantha che nel frattempo di era addormentata accompagnata dalle parole dei tre soldati...

Generale...disse la donna sorridendo Non sono più un generale Colonnello, sono un semplice soldato. Ho lasciato tutti gli onori a Firenze. Chiamatemi Francesca, mi sembra più adeguato.
E continuò a parlare delle morivazioni che l'avevano spinta così lontana da casa e dei piani per il futuro. Trovava con entrambi una forte affinità di pensiero, li spingeva la stessa voglia di giustizia e di libertà, la voglia di cambiamento.
Era una serata tranquilla, Francesca alzò gli occhi al cielo che piano piano si stava schiarendo. Le stelle del mattino si stavano affacciando all'orizzonte, un nuovo giorno stava per iniziare....il giorno della partenza.


Cele ha scritto:
[hrp]A Modena, primo pomeriggio.... [/hrp]

Aurora si svegliò agitata.
Le sembrava di aver dormito per giorni interi invece l'ora di pranzo era appena passata.

Senza svegliare Manfredi scivolò davanti allo specchio e sistemò i capelli e dopo, poco più in là. rinfrescò il viso nella tinozza con acqua fresca che la locandiera aveva sistemato in camera.

Prese un pezzo di pane dalla sacca e lo mangiò con avidità.
Dalla sera prima non mangiava nulla e ora la fame era tanta.

Appena finì prese un pezzo di pane e andò a svegliare Manfredi.


Tesoro, piccolo mio, è ora di svegliarsi.
Mancano ancora alcune ore per Mantua e stanotte tua madre e tua sorella partiranno.
Dobbiamo partire quanto prima.
Intanto tieni, mangia questo pezzo di pane e riprendi le forze.
Datti una sistemata e raggiungimi sotto.
Vado a chiedere le condizioni dei cavalli.
Se tutto va bene partiamo fra pochi minuti.


Baciò il nipote in fronte e con le sacche in mano si avviò verso il primo piano della locanda.
Chiaccherò un po' con la locandiera e poi si assicurò, con il figlio di lei, che i cavalli fossero pronti per qualche ora di cavalcata.

Finora era andato tutto bene.
Tra poche ore sarebbero stati a Mantua.


Vindrveraly ha scritto:
[hrp]Fortezza di ClaraLuna, Livorno - Tardo Pomeriggio[/hrp]


Nervosa, battè il piede a terra.

Allora? disse, infastidita dal silenzio dei domestici.

Aveva cercato sua madre per l'intera Fortezza, per poi espandere la sua ricerca fino alle vie livornesi.
Nulla.
In più al Porto non aveva nemmeno incontrato il suo cuginetto, Manfredi.

A braccia conserte, ora, irritata più che mai, stava ritta all'ingresso ad attendere che qualcuno le rispondesse.
Non aveva fame, non aveva sete, non sentiva niente a parte una gran rabbia e una forte angoscia.

Dove è finita Aurora Celeste Di Luna? ripetè, ed il suo tono di voce diventò sempre più forte...


Manfredi_lodovico ha scritto:
[hrp]A Modena, primo pomeriggio....[/hrp]

Appena finì zia Celeste prese un pezzo di pane e andò a svegliare Manfredi.

Tesoro, piccolo mio, è ora di svegliarsi.
Mancano ancora alcune ore per Mantua e stanotte tua madre e tua sorella partiranno.
Dobbiamo partire quanto prima.
Intanto tieni, mangia questo pezzo di pane e riprendi le forze.
Datti una sistemata e raggiungimi sotto.
Vado a chiedere le condizioni dei cavalli.
Se tutto va bene partiamo fra pochi minuti.


Grazie zia - disse il giovane Manfredi,prendendo in mano e mangiando di gusto quel pezzo di pane.

Non vedo l'ora di riabbracciare mia madre.
Sono certo che nessuno oserà impedircelo.


Samy92 ha scritto:
Samantha aveva passato tutta la sera con il Maggiore il Colonello..tra le braccia di sua mamma dormendo...quando si svegliò,..loro erano ancora li che parlavano...lei li salutò...

“Grazie Samy …. Arrivederci …. Abbi cura di te”

e facendo un sorriso..

grazie..

poi Samantha si alzò...e incrociò gli occhi del colonello...aveva voglia di fare qualcosa..ma lei sapeva che tutto si era perso..era scomparso...come fosse stato tutto un sogno...

prima di uscire...guardò negli occhi sua mamma...quella persona che la capisce anche solo con uno sguardo...senza dire una parola..

le sorrise...voleva che la ricordasse con il sorriso...e con la forza che aveva sempre avuto...chissà fra quanto tempo ora si sarebbero riviste..

li lasciò li a chiaccherare..mentre lei si avviò verso palazzo Roccaforte che sempre l'aveva ospitata...e sarebbe sempre stato cosi...


Maghella ha scritto:
[hrp]Accampamento ONE - Mantua[/hrp]

Aveva trascorso tutta la serata ad ascoltare il racconto di Francesca, il suo passato, i suoi dubbi, le sue scelte per il futuro.

Si rispecchiava molto in lei, un passato molto simile, lo stesso coraggio di lasciare tutto stanca delle ingiustizie, dei soprusi e del potere.

Il boccale era ormai vuoto, si alzò .....
"Vado a riposare ... è rimasto ormai poco tempo, all'alba dobbiamo iniziare a smontare le tende e il viaggio sarà molto lungo. E' stata una piacevole serata Francesca, buona notte" disse rivolgendosi alla donna.

Sorrise al Colonnello ....
"Buona notte Tito .... " alzò gli occhi al cielo e fissò quella stella che brillava sopra di loro .... "ti lascio in sua compagnia" disse riferendosi alla stella .... "non un passo indietro.....buona notte "

Si incamminò verso la tenda, i soldati di guardia aprirono un varco per permetterle di entrare, scivolò nella sua branda e si lasciò cullare tra le braccia di Morfeo.


Nobledupont ha scritto:
...Ormai l'alba si stava alzando, ancora poche ore e sarebbero partiti per una destinazione lontana, Tito scriveva per far passare il tempo, Francesca continuava a raccontare del suo passato e la piccola Samy aveva ormai preso la decisione di lasciare il gruppo che tantop aveva desiderato.
Maghella assonnata e con molto alcool in corpo continuava a maledire il mondo, era così carina quando cercava di essere cattiva...
Ad un tratto Tito Alessandro scorse Francesca intenta a lasciare qualche parola per l'amata figlia che da lì a poco si sarebbe staccata dalla Brigata.
Riuscì a leggere quella missiva, era molto bella, come solo una madre può fare...

[rp]Vaga melodia,
verso di te si innalza
e piangendo conduce
il tuo cuore
già esausto di dolore
e sognando lo consola.
...I tuoi occhi
non piangeranno più...[/rp]

Aspettarono l'arrivo del tiepido sole di primavera...


Vindrveraly ha scritto:
Basta! Basta!
Sparite! Sparite tutti dalla mia vista!
iniziò a gridare, visto che nessuno le rispondeva.

Anzi no!
Me ne vado io e col cavolo che torno sta sera!

Anzi no!
Torno, perchè questa è casa mia! ma non vi azzardate a presentarvi innanzi a me


E continuando a borbottare, uscì e si avviò ai neri cancelli.
Aveva bisogno di qualcuno che l'ascoltasse, che capisse quello che provava in quel momento.

"Helena, la mia dolce cara Helena!" pensò subito, e si avviò verso la sua dimora.


Frannymorgana ha scritto:
Non aveva riposato che un'ora, quando i rumori dell'accampamento One la risvegliarono dal sonno leggero. Sempre abituata a dormire con un occhio aperto Francesca capì che doveva essersi rovesciato qualcosa nella tenda vicina. Immaginò subito che Fiamma ne avesse combinata una delle sue...il suo modo di fare i bagagli per la partenza era esilerante..."butta tutto dentro alla rinfusa e poi premi bene".
La povera Agnese si era disperata più e più volte, mettendosi poi di santa pazienza a svuotare i bauli e le borse e a rifare tutto da capo.

Si alzò dal letto come una molla, si preparò all'istante, legò la sua spada fidata alla vitae cominciò a traportare i bagagli fuori dalla tenda. Di lì a poco qualcuno l'avrebbe aiutata a smontarla. Uscità fuori notò infatti che molte tende erano già state smontate e impacchettate. Di lì a poche ore ne sarebbero rimaste in piedi solo 4 o 5 quelle dei generali e dei comandanti che si trovavano al centro dell'accampamento ed erano riconoscibili per la loro grandezza e per i vessilli che le adornavano.

Sarebbero partiti a notte inoltrata per non dare nell'occhio, così che al mattino seguente i mantuani avrebbero trovato solo uno spiazzo vuoto e il ricordo di loro sarebbe passato in fretta.
Le partenze le mettevano sempre un po' di agitazione, quella in particolare, decise quindi di passare il resto della mattinata al campo di allenamento, chissà se avrebbe trovato qualcuno disposto ad un bel duello...


Maghella ha scritto:
[hrp]Accampamento ONE - Mantua - L'indomani
[/hrp]

"Buongiorno amore" disse il Lurido avvicinandosi dolcemente "puzzi di alcool stamattina" ....

Maghella si stropicciò gli occhi, notò che era sdraiata sulla branda ancora vestita dalla sera prima ....

"mmmmm ..... ciao amore .... alcool? che alcool? .... ho trascorso la serata davanti al fuoco e sotto le stelle con Tito e Francesca ..... " rispose lei.

Tentò di alzarsi ma un gran mal di testa la costrinse a rimettersi giù.


"Lo sapevo io " continuò furiosa "è tutta colpa di Tito .... vuoi un goccio, vuoi un goccio ..... e ora non riesco ad alzarmi e oggi dobbiamo partire ..."


Il suo umore era pessimo, il Lurido conosceva bene Maghella e conosceva molto bene la sua passione per il whiskey, decise così di assecondarla

"Ti accompagno al ruscello amore, così ti dai una bella rinfrescata e passa tutto ... e dopo iniziamo a smantellare il campo"

La aiutò a sollevarsi e la sorresse fino alla riva.


Hecate ha scritto:
[hrp]Livorno, Rione della Cigna numero 16[/hrp]

Suo marito Marco la abbracciò quasi a nascondere un segreto divertimento, mentre le diceva:
"Aspettiamo, si. Mi fido del tuo buon giudizio, mon amour. E tieni a mente che Manfredi, seppur giovane, è un ragazzo sveglio e capace, vedrai che saprà vegliare sul proprio cammino quanto su quello della vecchia!" Helena rispose al tenero bacio che seguì poco dopo.

Gli stava per rispondere che aveva ragione, come sempre, quando sentì il battente del portone principale venire sbattuto veementemente, seguito subito dopo dalla voce agitata di sua cugina Vera, che chiedeva se fosse in casa.
Accipicchia... Vera??
Pensiero numero uno: non-doveva-trovare-Evaristo-lì! ...Sul motivo del perchè non avrebbe dovuto vederlo lì, ci si sarebbe soffermata dopo.
Si staccò precipitosa da Marco per correre in cucina a dire al ragazzo di uscire dalle stalle; una volta buttatasi in cucina, però, si accorse che Evaristo se l' era già data a gambe. Ovviamente non prima di aver finito tutti i biscotti. Doveva aver pensato che forse Helena lo avrebbe tiranneggiato per riconsegnare chissà quante altre lettere, e quindi doveva essersene andato mentre loro erano impegnati nelle letture.

Pensiero numero due: le letture! Ecco il problema: le missive.
Cosa doveva fare? Doveva far leggere anche a Vera quelle lettere?
Di sicuro, doveva farne parte il resto della famiglia, prima o poi, perchè altrimenti la lettera della zia in riferimento a tutti non avrebbe avuto senso.
Ma doveva forse cominciare da Vera? Quella ragazza era così sensibile, e cosa le sarebbe passato per quella instancabile mente nel sapere che sua madre - da così poco! - adottiva se n' era scappata via nel cuore della notte per correre dietro a due incoscienti che non se ne erano affatto preoccupate, lasciando tutti - soprattutto lei, la più importante - dietro di sè?

E fu mentre la cugina ripeteva l' ennesima richiesta di poter entrare, che il pensiero numero tre fece capolino nella mente di una supplichevole Helena:
"Maledetto il giorno che divenni ViceCapoCasato!!"


Black96 ha scritto:
Alexander, dopo la notte passata al lago, tornò a Palazzo.

Vide un po' tutto desolato..." che sarà mai successo ? " si domandò.

Camminando entrò in cucina, ma lì c'era solo Agnese intenta a preparare la colazione, la salutò e si diresse in soggiorno, " un'altra riunione ? " pensò...ma nulla, ancora nessuno.

"Dormono tutti ", era l'ultima spiaggia di pensiero, salì nelle camere di sopra, tutte ancora chiuse.

" Bene, è proprio così, dormono davvero tutti.
Andrò ad aiutare Agnese a questo punto "

E scese nuovamente nelle cucine
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Ven 03 Giu 2011, 18:48


Vindrveraly ha scritto:
Arrivata davanti all'abitazione dei cugini Helena e Marco, aprì il cancelletto e s'immerse in quel rigoglioso spettacolo che era il loro giardino.

Un colore predominava su tutti, il verde, che ad Helena piaceva tanto, e sul florido terreno nascevano fiori bianchi, rosa, gialli e di tanti altri colori.

Con passo sicuro arrivò davanti alla porta e bussò, come faceva di solito, tre volte, accompagnando quel gesto con la voce:

Helena, Marco, siete in casa? Sono Vera

Lo chiese anche se ne era quasi sicura, tanti particolari le rivelavano la presenza di qualcuno in casa, e visto che non avevano domestici, dovevano essere per forza i suoi cugini.

Nessuno rispose, "Forse non hanno sentito..", quindi bussò di nuovo.

Cugini, mi spiace disturbarvi.. ma devo parlare con Helena .. almeno con lei.. per favore..

Nella sua famiglia si parlava molto, dalle piccole cose a problemi più grandi, ma il dialogo era alla base di tutto, delle loro azioni, dei loro pensieri.
Da quando Francesca, Fiamma e Samantha, erano partite senza dire nulla a nessuno avevano creato un "precedente".
Il dialogo era a tratti scomparso dalla Fortezza, tranne durante le riunioni in Salone, dopo le quali ognuno tornava alle sue occupazioni, dimenticando gli altri.
L'aveva fatto anche lei, del resto, ma in quei giorni voleva tornare a parlare, a confessare agli altri tutto quello che aveva nel cuore, prima fra tutte la sua decisione di intraprendere gli studi scientifici, poi di tornare a viaggiare, e poi.. e poi.

Ora stava davanti a quella porta chiusa.

Si sedette allora sui gradini che conducevano alla casa, e rimase ad osservare la Fortezza da lì.

"E se tutto questo l'abbia notato solo io, perchè sono io la causa di tutto questo?
Ho sempre anteposto il bene degli altri al mio.. e se avessi commesso un qualche errore nel fare ciò?
Sono sempre stata lontana, con i miei lunghi viaggi, dalla Fortezza.. se avessi dimenticato qualcosa?
O peggio, qualcuno?

I miei fratelli naturali sono sempre stati assenti ed io ho compensato questa mia mancanza nei miei cugini Helena, Michele e Francesca.. possibile che abbia sbagliato?

Ma no, altrimenti Agnese mi parlerebbe.. Aurora, si mamma Aurora..
Ho chiesto loro di lei e non mi hanno risposto.. che sia arrabbiata con me?
Ieri non mi sembrava..."


Scattò in piedi, pensando alla sera precedente.

"Aveva detto di sentirsi stanca.. e se anche questa volta si fosse sentita male, senza che me ne accorgessi?
Forse le è successo qualcosa che non vogliono dirmi!"


Battè di nuovo, questa volta con più forza, sul battente della porta.

Helena, Helena, dimmi la verità, almeno tu, per favore!
è mamma, vero?
Lei sta male, ma non volete dirmelo..
Helena, per favore parlami!


E continuò a guardare quella porta in legno, chiusa.


Hecate ha scritto:
All' ennesima supplica di sua cugina Vera, Helena non potè resistere oltre, e le aprì.
Non le diede tempo di proferir parola, e abbracciandola, le disse con voce meno convincente di quanto in realtà volesse: "Vera! Che bello vederti quì a casa!
Ma vieni, vieni, entra! Scusami, sai, ero nel giardinetto interno, a sistemare quel bel glicine tutto fiorito."


La condusse nella saletta realizzata apposta per gli ospiti, soprattutto quelli femminili, e la fece accomodare su di un grazioso divanetto.
"Marco!" chiamò poi, certa che il marito avrebbe intuito dal suo tono i suoi intenti "Vieni, ci è venuta a trovare Vera!
Gradisci una tazza di te', cuginetta?"
le chiese poi, vaga.


Vindrveraly ha scritto:
Si ritrovò sul divanetto della cugina in brevissimo tempo.
Qualche istante prima inveiva contro una porta chiusa, ora doveva rispondere ad Helena che, dopo aver chiamato Marco, le chiedeva:

"Gradisci una tazza di te', cuginetta?"

La guardò a bocca aperta.
Poi chiuse gli occhi e la bocca, naturalmente, scosse poi il capo, cercando di tornare in sè.

No grazie, vorrei invece delle risposte.. sperando tu possa darmene! - si portò una mano alla fronte e si alzò, iniziando a camminare avanti ed indietro. - Questa mattina volevo parlare con mamma, ma quando sono andata a chiamarla lei non c'era.. allora l'ho cercata, sia a ClaraLuna, che a Livorno.. ma niente!
Sono andata perfino al porto, credendo fosse li a vigilare sulla costruzione della sua Galea, ma pensa, non ho visto nemmeno il piccolo Manfredi!

Quindi sono tornata a casa, pensando fosse tornata.. ma nulla!
E quel che è peggio, è che ho chiesto ad Agnese e agli altri, e non ho ricevuto nessuna risposta!
Eludevano il mio sguardo, mentre io continuavo a chiedere loro dove fosse Aurora!

Certo potevo chiedere a zio Bartolomeo, ma sai, non mi piace disturbarlo mentre fa i suoi esperimenti, o a Michele.. ma dubito che lui sappia qualcosa visto che è da giorni che sta nella sua fucina a lavorare.
Non puoi immaginare quanti secchi cerchiati abbia fatto!

Dunque sono venuta qui.. da te.. per avere notizie, o magari cercarle assieme..
Insomma.. volevo solo qualcuno che ascoltasse i miei dubbi e mi rispondesse, ed ho pensato a te!

Lo so forse vi avrò disturbato!
Il tuo volto, quando mi hai aperto la porta, parlava da solo.. ma..


Le si avvicinò, stringendole le mani, e guardandola con profondi occhi azzurri.

Avevo bisogno di parlarti, mia dolce Helena!


Piercapponi ha scritto:
Giovanni aveva reagito con furia al momento della notizia che sua madre e le sue sorelle si erano aggregate ad un gruppo mercenario scappando da Livorno, dalla Repubblica, ma quel che era peggio, dalla famiglia, dagli affetti più cari! Carico di rabbia era corso via dal Palazzo furente e con le lacrime in volto, verso il lungo mare e il porto! Giunto li e calmatosi un pò cominciò a riflettere... Da sua sorella Fiamma se lo poteva anche aspettare... Si poteva aspettar di tutto da quella mattacchiona un pò pazzerella; da Samantha, già gli riusciva difficile, ma la trovava distante e sfuggente gli ultimi mesi e, adesso capiva... Dovevo starle più accanto, ma... proprio non capiva quella scelta, ma capiva lo stato d'animo che la poteva aver condotta a ciò! Ma la mamma... La mamma sempre forte, la mamma Generale dell'esercito repubblicano, la mamma che da sempre gli trasmetteva sicurezza e che pareva forte e impermeabile alle difficoltà... Quella era davvero una triste e amara sorpresa!

Al ritorno al Palazzo Claraluna si era chiuso in camera, a meditare, aveva ancora tanta rabbia, voleva disconoscere persino la madre che amava infinitamente, trascorse una notte tormentata, ma da cui aveva tratto anche sollievo. Sapeva infine cosa fare.... La famiglia prima di tutto, qualunque strada i suoi cari avessero intrapreso, andavano aiutati e sostenuti, e al diavolo ciè che potevan dire gli altri in città e in Repubblica!
Ma cosa fare adesso? Come rendersi utile... La zia Celeste montò su tutte le furie appena saputo dell'accaduto... Ma risoluta e forte volle prendere lei in mano la situazione, trasmettendo a tutti ordini, ma con essi speranza e fiducia!

Lui era pronto a dare a tutti il sostegno che abbisognava, era disposto persino ad andare a Mantua e trascinar a casa di forza le tre fuggiasche… Ma ecco che zia Helena gli fece cenno di uscire un attimo in giardino, e lui la seguì.

Giovanni, esordì, te la sentiresti di fare una cosa per me? Mi è difficile, non vivendo qui giorno e notte seguire tutta sta storia come si deve, poi i miei impegni in città, tra l’incarico di VP e quello di assessore al Turismo…. Ho bisogno di una persona di fiducia qui all’interno che mi informi su tutto, e ho pensato, chi meglio di mio nipote? Perè dovresti agire nell’ombra e per farlo sembrare indifferente a tutto sto trambusto. Te la senti, Pieruccio bello?

Giovanni pensò, una sciocchezza, dover fingere indifferenza, distacco, apatia, mentre dentro di me è tutto un vulcano in fase di esplosione,,,

Ma rispose: Farò del mio meglio zia, se sei tu a chiedermelo, mi adatterò al ruolo e terrò d’occhio tutti gli avvenimenti in Palazzo, facendoti un rapporto quotidiano!
Mi raccomando, Pier, non farti accorgerti di nulla, soprattutto lo zio… Non voglio che venga a sapere che uso sti mezzi da VP pure in fasmiglia, siamo intesi?
Certo zia
, risposi, ti capisco… Farò come tu vuoi!

La cosa buffa di tutto ciò è che il giorno seguente pure zio Marco mi chiese le stesse medesime cose… Ed eccomi a far la spia per due persone che perseguono le stesse finalità all’insaputa l’uno dell’altra, pensai, ridendone dentro me!


Piercapponi ha scritto:
Anche quel giorno Giovanni adempiva alla sua missione di osservatore discreto cui nulla sfuggiva, da non molto lontano spiava la zia, appena fuori la stanza di Evaristo quando:

Evaristo, corri! Chiama mio fratello Bartolomeo e digli di occuparsi di questo ragazzo, con discrezione però. Non voglio che gli altri si accorgano di questo trambusto.

Messere, sono Aurora Celeste Di Luna, mi dispiace vederVi così provato e Vi prometto che io e la mia famiglia ci occuperemo di Voi.
La nostra casa è la Vostra da questo momento, non abbiate timore nel chiedere qualsiasi cosa.


Non vorrei farVi stancare ulteriormente ma mi piacerebbe sapere il motivo della Vostra presenza qui a Livorno.

Il ragazzo le sorrise stanco e le rispose respirando profondamente. Dama Aurora, scusatemi per questa presenza forzata, ma il viaggio da Mantua fin qua è stato più duro di quanto non pensassi e avevo promesso a Vostra nipote che avrei fatto in fretta. Aurora lo guardò dubbiosa.

TranquillizzateVi, a lei non è successo nulla, come non è successo nulla neanche alle altre Vostre nipoti che si trovano a Mantua. Vi devo solo consegnare queste missive. E con gesti lenti prese due missive dalla sacca che aveva lasciato cadere vicino al letto e gliele consegnò.

Vide la zia leggere le missive, con emozioni sempre diverse dipinte sul suo volto… Vide le missive cadere per terra e la zia, preoccupatissima chiedere al ragazzo:

Scusatemi, una domanda. In quanto posso arrivare a Mantua, cavalcando senza fermarmi?

A mantua, mia zia vuole andare a mantua… Spero non voglia andar da sola… Comunque sia devo agire in fretta. Si disse tra se e se. Quando vide uscire la zia dalla stanza, entrò, lesse le lettere velocemente le lasciò ricadere e corse via appena in tempo, poco prima del riapparire in stanza di Evaristo!
Andò di corsa in camera, scrisse rapidamente dei messaggi per i due zii che lo avevano assoldato come "spia"… Li farò scivolare stasera dall’entrata delle loro rispettive botteghe! Andò poi di corsa via verso la sua abitazione a prepararsi anch’egli per il viaggio frenetico. Appena arrivato chiamò il suo tuttofare e gli disse: Gualtiero, ascoltami, stanotte partirò per Mantua, preparami tutto il necessario, dal cibo ai ricambi e un borsello con un bel po’ di ducati, che dovrò spesso cambiar cavallo nelle varie poste prima di arrivare a destinazione! In una notte e un giorno devo arrivare, lo so,non dire niente, avrò pochissimo tempo per riposare… E starò attento, non stare in pensiero! Adesso va e mi raccomando, preparami Fulmine che mi servirà il cavallo più velocde e resistente, lui dovrà cavalcare tutta notte, povera bestia... Ah mi raccomando Gringo, bada tu al cane in questi due giorni e non fargli mancare nulla!

Sarà fatto, Signore, tutto secondo i vostri ordini, rispose Gualtiero.

La notte sopraggiunse in fretta, con Fulmine si diresse prima verso Palazzo Claraluna a spiare le mosse della zia e aspettarla dietro a degli alberi che uscisse da palazzo, e fu con sua grande sorpresa che vide dietro la cavalcatura di lei, anche suo fratello Manfredi! Ma Che ci fa mio fratello dietro alla zia? Mah, almeno non era sola, certo…. Povero Manfredi, era quello che più di tutti aveva sentito il distacco dalla mamma, in fondo la zia aveva scelto bene il compagno di viaggio, considerando la giovane maturità di suo fratello pure!

Senza indugi si era messo a pedinare i due ignari viandanti e presto avevano varcato le mura della città labronica verso Pisa e poi San miniato e, già giorno erano arrivati a Modena dove finalmente i due davanti si erano concessi un po’ di riposo! Giovanni pensò: E meno male che zia si è appena ripresa da una malattia, che tempra quella donna!


Cele ha scritto:
[hrp]Modena e arrivo a Mantua.[/hrp]

Manfredi l'aveva finalmente raggiunta, e salutata la locandiera e il figlio di lei, erano ripartiti in fretta verso Mantua.
Ruben era forte, non dava segni di stanchezza o cedimento.
Fiero accompagnava la sua padrona a destinazione.

Manfredi era sempre dietro di lei.
Passarono dai boschi, a destra la città di Mirandola, a sinistra quella di Guastalla, di fronte a loro Mantua. Erano quasi giunti a destinazione.

Aurora fece fermare il cavallo e scese, ormai erano alle porte della città.
Parlò con le guardie, presentando se stessa e il nipote.
Gli uomini erano molto gentili
In città ci sono soldati nemici Dama le dissero Stia attenta.
Aurora rispose con un vago Lo so ed entrò in città seguita dal nipote.

Anche lì trovarono una locanda abbastanza accogliente e affidarono i cavalli alle cure dello stalliere.
Stavolta però, invece di riposare, si recarono subito in una delle taverne della città.

Ordinarono da bere, per prendere un po' di confidenza con il taverniere e poi Aurora, avvicinandosi al bancone
Mi scusi buon'uomo mi serve un'informazione molto importante. Si fermò un attimo prima di continuare e poi, in un sussurro, fece la sua richiesta.

Mi serve conoscere la posizione esatta dell'accampamento dell'esercito ONE qui a Mantua.
L'uomo la guardò stupito Cosa potrebbe volere una Dama come Voi da quelli? rispose in evidente agitazione e dubbioso se fidarsi o meno.
Messere, non agitateVi. Non farei male ad una mosca. Figuriamoci.
Devo vedere delle persone che sono con loro.
So che lasceranno a breve la città e per questo ho tanta fretta di vederli.

Esatto
annuì quello Non so ancora quando, ma dovranno lasciare le porte della città.
Li troverete in un raduno nel bosco vicino alla città.
Non potete sbagliarVi.
Concluse.

Aurora ringraziò e pagate le bevande si avviò insieme al nipote verso l'esterno. Il taverniere la richiamò prima che uscisse
Dama, fate attenzione. Aurora sorrise e uscì.

Manfredi, dirigiamoci dove ci ha indicato l'uomo. Ma facciamo attenzione.

Calandosi il cappuccio del mantello sopra il capo, affinchè la gente non la notasse troppo e per mimetizzarsi meglio nei boschi, si incamminarono.
Camminarono per un po', perdendosi un paio di volte.

Alcune voci li fecero spaventare. Senza accorgersene erano giunti di fronte all'accampamento.
Di fretta si nascosero tra i cespugli folti del sottobosco.


Guarda Manfredi sussurrò Aurora sbirciando tra i rami si stanno preparando per partire.
Vedremo mai tua madre tra tutti questi soldati? Come faremo ad attrarre la sua attenzione?


Samy92 ha scritto:
Samantha stava in una taverna di Mantua..era seduta al bancone ..quando ad un certo punto si avvicinò e sentì una dama che si avvicinò chiese dov'era l'accampamento One..

appena Samantha sentì la voce della dama rimase bloccata...e la fisso..

è lei ne sono sicura è mia zia..ma che ci fa qui??

ma non riuscì a parlarle..cosi appena lei uscì..samantha la seguì da lontano..

c'è pure il mio fratellino

e continuò a seguirli da lontano senza farsi vedere..
quando si trovarono davanti all'accampamento si avvicino..dietro a loro...

Vedremo mai tua madre tra tutti questi soldati? Come faremo ad attrarre la sua attenzione?

samantha sorrise appena sentì questa domanda fatta da Aurora per Manfredi...e sorridendo rispose..

vi ci porto io da mamma...


Cele ha scritto:
vi ci porto io da mamma... disse una voce dietro di loro.

Aurora si voltò di scatto.
Samantha e la abbracciò forte Non dovresti essere qui tesoro. E' troppo pericoloso. Per questo non sono venuta a cercarti in città.

La guardò con gli occhi pieni di preoccupazione. Tesoro, siamo venuti perchè sapendo dell'imminente partenza dell'esercito ONE volevamo salutare Vostra madre e Fiamma. Ho portato Manfredi con me.

Aurora abbracciò di nuovo Samantha, non la vedeva da tantissimo.
Poi dei rumori la spaventarono.

Ti prego Samantha, va via! Se ci trovano almeno tu saprai dove venirci a cercare e potrai avvisare tua madre... Verremo da te appena usciti da qua.


Samy92 ha scritto:
Samantha mentre stava parlando con Aurora vide una guardia One arrivare...e prima che prendessero anche lei..scappò via a nascondersi..

devo avvisare mamma

e iniziò a correre...sperando di incontrare presto mamma...infatti la vide..proprio dove pensava..all'esterno della sua tenda che parlava..

mamma mamma mamma..

lei la guardò..

e con il fiatone arrivò davanti a lei..

devo parlarti...

e senza aspettare si avvicinò a lei e gli sussurrò..

c'è zia Aurora..e Manfredi..

prese fiato..e ricominciò..

ti stavano cercando ma una guardia li ha presi...io sono riuscita scappare e ad avvisarti..


Manfredi_lodovico ha scritto:
Dopo aver viaggiato per ore e ore,la sospirata meta era ormai davanti a loro: Mantua.

Dopo aver ricevute indicazioni sulla locazione dell'accampamento della compagnia degli ONE, si inoltrarono nel fitto bosco per poi,una volta resisi conto di trovarsi proprio a pochi passi da esso,per non farsi notare, si abbassarono e si misero a sbirciare tra i cespugli.

Guarda Manfredi si stanno preparando per partire.
Vedremo mai tua madre tra tutti questi soldati? Come faremo ad attrarre la sua attenzione?


Mentre il giovane Manfredi cerva una risposta alle domande di sua zia, furono sorpresi da una voce decisa,dal tono burlesco,e soprattutto stranamente molto familiare:

vi ci porto io da mamma...

Si voltarono e compresero che erano stati colti in flagrante da.... Samy.

Il giovane Manfredi,sorridendo divertito,si tuffò tra le braccia della sorella che non vedeva ormai da tanto tempo e le diede un bacione. Gli occhi gli divennero lucidi dall'emozione.

Appena però Celeste ebbe modo di dire Ti prego Samantha, va via! Se ci trovano almeno tu saprai dove venirci a cercare e potrai avvisare tua madre... Verremo da te appena usciti da qua.

furono scorti e raggiunti da una guardia dell'accampamento degli ONE.
Solo Samy riuscì a svignarsela in tempo,mentre Celeste e Manfredi rimasero pietrificati,con il cuore in gola, ma pronti a sfidare il destino pur di riabbracciare anche Francesca e, chissà, Fiamma.


--Soldato_ONE ha scritto:
I turni di guardia all'accampamento ONE erano attivi 24 ore al giorno, il campo era sempre ben protetto da intrusi e sotto controllo.


Un rumore sospetto proveniente da un folto cespuglio sul lato nord attirò i due soldati appostati che, sguainata la spada, si diressero veloci verso il cespuglio.


Altolà chi-va-là gridò il Caporale.


Silenzio intorno.


Uno di loro si nascose dietro una roccia massiccia che delimitava l'accesso al campo e l'altro raggiunse il cespuglio da dietro.


L'immagine di un individuo incappucciato e ben nascosto tra i rami si presentò ai loro occhi.


Ehi tu farabutto .... vieni fuori .... disse il soldato ..... ma ancora nessuna risposta.


Così, puntando l'arma verso il soggetto e coperto dall'altro soldato si avvicinò, prese per il mantello l'individuo e lo strattonò fuori dal cespuglio.


Chi siete??? Cosa volete???? gridò l'uomo.


Ecchemmodi!!!! ribattè l'intruso .... possibile che sappiate essere solo così rudi anche con una Dama? .... Sono Aurora Celeste Di Luna .... sono qua per incontrare mia nipote che è un vostro soldato .... continuò.


Con stupore i soldati si trovarono di fronte una donna, ma il loro atteggiamento non cambiò. Lei stava spiando il campo e avrebbe subìto lo stesso trattamento riservato agli indesiderati.


Non dite fesserie .... voi stavate nascosta a controllare. Chi vi manda? domandò il soldato.


Ehi tu .... piccolo moccioso ... dove credi di andare eh???? urlò l'altro soldato estraendo dal cespuglio un giovane.


Lui è mio nipote non fategli del male .... si chiama Manfredi Lodovico Di Luna Merisi ... è il figlio del soldato che siamo venuti a cercare ... implorò la donna.


Verrete puniti per questo! concluse il Caporale


E rivolgendosì all'altro ordinò:


leghiamoli e accompagniamoli dal Maggiore


Maghella ha scritto:
"Caricate queste ultime casse sui carri .... disponetele bene ... contengono whiskey .... là ci sono quelle delle armi .... e liberate la tenda prima di sera.
Non dimenticate i miei bauli ..... al tramonto la tenda dovrà essere smantellata. Dormiremo sotto le stelle questa ultima notte .... siamo romantici no ?"


Maghella dava disposizioni ai suoi uomini che stavano ultimando i preparativi per la partenza, quando due soldati si presentarono davanti alla sua tenda.

"Maggiore .... abbiamo intercettato due spie nascoste appena fuori dal campo .... ci stavano osservando .... li abbiamo portati qua" disse un soldato.


"Spie????" disse Maghella sogghignando ..... "cosa ci sarà mai da spiare in un campo ONE .... se non le Amazzoni in abiti succinti? ... PORTATELI QUA!!!"

I due aprirono un varco agli altri due soldati che si fecero avanti con i due forestieri legati.

"Eccoli Maggiore ..... erano armati .... " disse il Caporale.

Maghella scrutò i due individui camminando avanti e indietro davanti a loro ..... "una donna elegantemente vestita ... ahahahahahah .... e un mocciosetto ...... CI POSSONO FARE PAURA DUE ELEMENTI SIMILI?????" urlò il Maggiore.

... e continuò rivolta alla Dama e al fanciullo .. mentre, estratto lo stiletto dal fodero, se lo avvicinò alla gola in un gesto poco rassicurante....


"Non ho tempo da perdere e oggi il mio umore non aiuta .... voglio sapere chi siete e le ragioni della vostra visita .... non ripeterò la domanda due volte .."


Cele ha scritto:
Ecco! Ci siamo messi nei guai disse Aurora in un sussurro a Manfredi prima di venir tirata fuori dal cespuglio come un sacco di farina e scaraventata a terra.

Davanti a lei un soldato dell'esercito ONE.

Ma se pensavano di avere davanti un cerbiatto impaurito si sbagliavano, e di grosso.


Ecchemmodi!!!! possibile che sappiate essere solo così rudi anche con una Dama? .... Sono Aurora Celeste Di Luna .... sono qua per incontrare mia nipote che è un vostro soldato.
Rispose prontamente mentre cercava di rialzarsi da terra.

Il cappuccio intanto era scivolato dalla testa di Aurora e i capelli si erano sciolti durante l'urto, ricadendo sulle sue spalle.
Era molto difficile vedere Aurora con i capelli sciolti e si imbarazzò un po'.
Aveva i capelli molto lunghi, per questo li teneva sempre legati.

Sperava non si accorgessero di Manfredi, ma ovviamente lo notarono.
Li supplicò che non gli facessero del male e poi attese che li portassero dal Maggiore.


E' la volta buona che c'ammazzano pensò Aurora, anche se sapeva che Francesca non lo avrebbe mai permesso.

Non ho paura di Voi disse infine Aurora mentre la portavano in una delle loro tende. Siamo qui per un motivo ben preciso e lo porteremo a termine, fosse l'ultima cosa che facciamo.
Portateci pure dal Vostro Maggiore, sarà meglio che mi facciate parlare con qualcuno che conta in questo gruppo e non con dei semplici soldati come Voi.
Disse sfidando il pericolo e puntando i suoi occhi in quelli del soldato.

Finalmente arrivarono davanti al Maggiore.
Si trattava di una bella donna, fiera e forte.
Le ricordava molto la sua Francesca se non fosse per i colori così diversi rispetto a quelli della nipote.

Non smise di guardarla nemmeno un attimo in quegli occhi color del ghiaccio.


Almeno io ho la decenza di indossare degli abiti quando esco di casa, Dama. Disse sprezzante Aurora osservando gli abiti succinti di quel Maggiore.

Comunque questa è casa Vostra ed essendo una persona educata e che conosce le buone maniere mi tocca presentarmi a Voi.
Sono Aurora Celeste Di Luna, forse il mio cognome non Vi giunge nuovo.
Vengo da Livorno insieme a mio nipote. Manfredi Lodovico Merisi Di Luna.
Mia nipote Francesca e sua figlia Fiamma ora fanno parte del Vostro esercito. Siamo qui solo ed esclusivamente per loro.
Di cosa facciate Voi qua non ce ne frega proprio nulla. Perdonatemi.


Aurora si zittì e aspettò la risposta di quella donna.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Ven 03 Giu 2011, 18:52

Hecate ha scritto:
Le parole di Vera scossero Helena e la fecero sentire ancora più in colpa - oltre che ancora più furiosa con la zia.

Racchiuse le fragili manine di Vera nelle sue, mentre a sguardo basso rifletteva su cosa dovesse dirle.
Quella visione dovette essere troppo, per quel gigante dal cuore tenero di suo marito, che in quel momento annunciò che doveva andare, salutando entrambe e rincuorando Vera.

Rimaste sole, Helena prese coraggio e guardò la cugina negli occhi: "Ascolta Vera.
Tu non ci hai affatto disturbati, e non devi scusarti per essere venuta da noi. Anzi, ad esser sinceri, sono fin troppo lusingata dalla considerazione e dall' affetto che provi per me.
Non li merito, sai."
le confessò mortificata.

"Il mio viso ti sarà parso turbato, perchè in effetti ero turbata.
Ascoltami bene, voglio che mi prometti che non farai nulla di avventato, poichè il numero di persone della nostra famiglia che si mettono in situazioni pericolose pare stia crescendo drasticamente.
Perciò ti prego, rendimi una preoccupazione in meno.

Il motivo per cui non trovi zia Aurora è semplice: perchè zia Aurora non c' è.
E' partita la notte scorsa con al seguito Manfredi per l' accampamento ONE, a Mantua. Tua cugina - mia sorella - Francesca ci ha scritto, avvertendoci che lei e Fiamma partiranno presto per la lontana Styria.
La zia Aurora non ha retto, ed ha voluto a tutti i costi raggiungerle per vederle un' ultima volta.
Mi ha avvertita dopo essere partita. Leggevo poco fa proprio la sua lettera.

Io non so più che fare, Vera.
La famiglia sembra impazzita, ognuno agisce seguendo i propri impulsi e desideri istintivi.
Non eravamo pronti per tutto ciò che ci sta accadendo, o forse è solo la mia paura d' essermi scoperta incapace a dare stabilità e restituire serenità agli altri.

Non so cosa deciderai di fare, ma ho trovato giusto dirti tutto, dovevi sapere.
Solo, qualsiasi cosa, stai attenta Vera. E non solo per te, ma per tutti quelli che ti amano. Ricordali sempre. Ultimamente, tendiamo un po' tutti a dimenticarcene."


Maghella ha scritto:
Udite le parole irrispettose nei confronti del Maggiore i soldati strattonarono la Dama.

"Lasciate stare ..." disse Maghella

"Non vi piace il mio abito Milady?? .... mi chiedo .... perchè nascondere queste grazie sotto a pizzi e merletti? .... " sorrise sarcastico il Maggiore.

"E ditemi Milady ..... chi sarebbero queste dame che cercate .... non mi risultano nessuna Francesa nè Fiamma nella nostra organizzazione .... l'unica fiamma che conosco è quella del rogo che vi accoglierà .... SE NON DIRETE LA VERITA' .... PARLATE!!" lo sguardo minaccioso e di ghiaccio del Maggiore penetrò quello della Dama irriverente.

Cele ha scritto:
Amo far vedere le mie grazie a pochi fortunati e intimi Dama, non a chiunque mi passi davanti. Poi guardò quei soldati che la strattonavano E dite a questi di darsi una calmata. Non sono un animale e non mordo mica.

Poi si rivolse di nuovo al Maggiore per rispondere alle sue domande.

Nessuna menzogna Dama.
Le donne di cui parlo sono Francesca Morgana Di Luna Della Scala e Fiamma Selvaggia Di Luna. Non so come amate chiamarle Voi ma noi le chiamiamo affettuosamente Frannymorgana e Aridaje.
Ne sapete nulla?


Marcos82 ha scritto:
Quella vocina così dolce! Doveva essere la cugina Vera che stava urlando da dietro la porta! La sua straordinaria bellezza era proprio questa: anche nelle situazioni più concitate non perdeva mai la sua grazia innata, e sapeva sempre infondere al prossimo un autentico buon umore; anzi troppo spesso anteponeva la felicità altrui alla propria. La immaginava imbronciata al di là della porta di cui chiedeva l’apertura e che invece si ostinava a restar chiusa in un mutismo snervante. Gli si strinse il cuore. Quando Helena si decise finalmente ad andarle ad aprire, Marco tirò un sospiro di sollievo e radunò le lettere che il buon Evaristo aveva consegnato, chiudendole in una cassettiera. “Bòne lì, non è ancora il vostro turno..”. Dall’accoglienza della moglie alla cugina capì d’aver fatto la cosa giusta: per il momento era meglio evitare d’annunciarle la partenza repentina della sera prima.

“Quanto dev’esser dura per lei! Prima la malattia, poi la fuga! E senza nemmeno avvertirla! Mannaggia a te, zietta vecchietta!” Ascoltò con il cuore sempre più stretto lo sfogo di Vera. Quando poi la vide avvicinarsi ad Helena con quegli occhioni supplichevoli fu troppo per lui. -Ehm, signore mie il dovere mi chiama. Vera, sarai sempre la benvenuta in questa casa, e il disturbo di cui ti vai accusando non esiste nemmeno nel mondo delle fantasticherie! Sarò presto di ritorno, mon amour- Seguito dagli occhi dubbiosi delle due, prese la via dell’uscio e fu presto nella piazza. S’andò a sciacquare gli occhi inumiditi alla fontana, borbottando a più riprese come quando alzava un po’ il gomito. Quindi s’avviò di buon passo in direzione della propria bottega, sperando di trovare almeno qualche risposta ai pensieri che lo dominavano.

“Se quello che ho visto l’altra sera non era il mio Pier, allora che fine avrà fatto? Non lo sento o vedo da due giorni. Che sia ripiombato in quella sua stanza a torcersi le mani e l’animo e incolpandosi di tutto? O forse, possibile..?” Sempre più borbottante spalancò il portone della Carpenteria quasi facendolo uscire dai possenti cardini. Lo sguardo si focalizzò sul pavimento. Una busta. Quel sigillo. “Pier!”


Zio,

ormai già saprai della partenza. Non mi è più possibile adempiere all’incarico che m’hai affidato.

Dovevo portare a termine un’altra missione, e dovevo farlo da solo. So che mi capirai, tu avresti fatto altrettanto al mio posto, ne sono sicuro.

Avrai forse indovinato anche dell’altro, chissà. La zia saprà illuminarti al meglio!

Un abbraccio

P.


Piercapponi ha scritto:
Come un ombra, Giovanni aveva seguito i due avventurieri fino all’accampamento ONE appena fuori le mura!

Vide Samantha, la sua cara sorella che non vedeva da mesi, e una lacrima gli scorse in viso, e vide le guardie avvicinarsi ai due malcapitati:

Altolà chi-va-là

Ehi tu farabutto .... vieni fuori

Chi siete??? Cosa volete???? gridò l'uomo.


Ecchemmodi!!!! possibile che sappiate essere solo così rudi anche con una Dama? .... Sono Aurora Celeste Di Luna .... sono qua per incontrare mia nipote che è un vostro soldato



Non dite fesserie .... voi stavate nascosta a controllare. Chi vi manda?


Ehi tu .... piccolo moccioso ... dove credi di andare eh????

Lui è mio nipote non fategli del male .... si chiama Manfredi Lodovico Di Luna Merisi ... è il figlio del soldato che siamo venuti a cercare ...


Verrete puniti per questo!
leghiamoli e accompagniamoli dal Maggiore


Maledizione, pensò, sono troppi, non mi resta che attendere il ritorno di Samy e valutare insieme il da farsi! Speriamo che nel frattempo non succeda loro nulla, se osano solo torcere un capello…

I minuti parvero ore, ma finalmente li vide, Samantha con la mamma. Non gli importò nulla di esser scoperto da altre guardie, o forse proprio non ci pensò, e le chiamò gridando: Mamma, Samy, venite son qua!

Per fortuna di guardie non ve n’erano adesso…




Maghella ha scritto:
Udite le parole della Dama, Maghella sgranò gli occhi.


"Franny e Ari? ..... voi sareste venuti qua, furtivamente, nascondendovi come ladri, colti a spiare i nostri movimenti per cercare Franny e Aridaje?
Ma come potete giustificare una così losca intrusione se davvero questo è il Vostro unico scopo?
Suvvia Milady .... non siamo quelli che pensate .... siamo soldati mercenari che sanno anche offrire ospitalità e aiuto a chi si dimostra leale con noi .... NON AGLI IPOCRITI!!
Caspita! Se dite il vero, bastava farsi annunciare!!"
fece una breve pausa ....

"VOI MENTITE!!!"


"Andate a cercare Franny e Aridaje .... portatele qua così chiariremo subito questo spiacevole episodio " disse al soldato.

... e rivolgendosi alla Dama ....


"Mi auguro che Franny potrà chiarire .... tuttavia Milady continuo a non comprendere il Vostro atteggiamento equivoco .... eppure .... se la memoria non mi inganna ... il Vostro nome mi ricorda una Dama livornese rispettabilissima .... "

Si sedette sullo sgabello in prossimità dello scrittoio, raccolse da una ciotola un rametto di cicoria e se lo portò alla bocca ... picchiettando con le dita sul tavolo in attesa dell'arrivo delle due soldatesse.


Cele ha scritto:
Io non Vi conosco e a non fidarmi ho fatto bene visto il modo con cui siamo stati tirati fuori da quel cespuglio, mia carissima Dama. Rispose Aurora.

Non so sinceramente nè a chi dovevo presentarmi, nè come.
Anche se ho avuto modo di avere uno scambio epistolare con un Vostro colonnello, un certo Tito non mi ricordo come, Nobledupont mi pare si faccia chiamare. Chiedete pure conferma se delle mie parole non Vi fidate.


Continuava a guardare il Maggiore.
Sì, chiamate pure le mie nipoti. Sapranno chiarire questo malinteso... eh sì! Ricordate bene... Io sono una rispettabilissima Dama di Livorno che per amore della propria famiglia è disposta anche a fare quello che ora sto facendo di fronte a Voi.

Mi dispiace se sono arrivata qua come una ladra insieme a mio nipote.
Mi dispiace se Vi rispondo in modo così sprezzante e maleducato, ma voglio vedere le mie nipoti. Assicurarmi che stanno bene, essere sicura che questa è davvero la vita che si sono scelte.
Questo ragazzo che è con me è figlio di Francesca.
Vuole rivedere sua madre e sua sorella.
Non mi sembra una richiesta così assurda.


Rimase in silenzio infine, in attesa anche lei dell'arrivo di Francesca e Fiamma.
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Ven 03 Giu 2011, 18:53

Manfredi_lodovico ha scritto:
piccolo moccioso ... ipocriti ... mah... vabbeh,l'unica cosa che importa è riabbracciare la mia mamma e le mie sorelle... tutto il resto non conta!

Pensava dentro di sè il giovane Manfredi,mentre seguiva, in assoluto silenzio e senza far troppo trasparire i suoi sentimenti, l'accesa discussione tra sua zia e quella donna davanti alla quale erano stati condotti.


Frannymorgana ha scritto:
Aveva appena finito di impacchettare tutta la sua roba e di sistemare anche quella di Fiamma quando Francesca senti la voce di Samy e si avvicinò a lei per capire che cosa fosse successo

mamma mamma mamma..

devo parlarti...

c'è zia Aurora..e Manfredi..

ti stavano cercando ma una guardia li ha presi...io sono riuscita scappare e ad avvisarti..


Il cuore le si bloccò in petto...
zia e il piccolo Manfredi a Mantua? e che cosa ci facevano lì. perchè si erano messi in quell'inutile pericolo. Che fosse successo qualcosa di brutto a Livorno, che fossero venuti per annunciarle qualche terribile disgrazia che non poteva essere comunicata a voce?

Samantha portami immediatamente nel posto dove li hai trovati...

Si mossero velocemente dirigendosi verso il boschetto che fiancheggiava l'accampamento One. Ad un tratto un altra voce familiare

mamma samy venite sono qua

Pierrrrrrrrrrra Francesca sfuggi quasi un urlo. Francesca corse in contro a lui e lo abbracciò Che bello rivederti tesoro mio continuò baciandolo in volto.

Pier le raccontò che Manfredi e Zia Cele erano state prese da due guardie.

Francesca disse sorridendo
So di per certo dove li hanno condotti, e se conosco bene Zia Cele e Maghella ci sarà da divertirsi a sentirle discutere insieme.

Ragazzi seguitemi, Pier rinfodera la spada adesso non serve, o peggio potrebbe causarti solo dei guai. Qui siamo fra amici non preoccupatevi


La donna rientrò nel campo affiancata dai due figli, lei guardava in figlio mentre camminava troppa era la gioia di averlo a fianco e il suo sguardo era come una carezza.

Poco fuori dalla tenda del Maggiore Francesca incontrò una guardia che le disse che era attesa all'interno della tenda che stavano giusto allora andando a cercarla.
Entrò quindi all'interno, ed appena vide il piccolo Manfredi e la sua cara zia gli corse incontro, crollò sulle ginocchia e scoppiò in lacrime.
La tensione di tutti quei giorni si scioglieva in caldi rivoli sul suo volto enon riuscì a dire altro.


Manfredi_lodovico ha scritto:
Proprio mentre attendevano trepidanti di rivedere chi per cui si erano arrischiati fino a lassù,

ecco entrare nella tenda.... la mamma!

Il giovane Manfredi,che era rimasto fino ad allora immobile spettatore degli eventi,ruppe ogni remora e corse a braccia aperte, in lacrime di indescrivibile emozione, verso la sua mamma,che nel mentre era crollata sulle ginocchia e scoppiata in lacrime di gioia.
Manfredi si inginocchiò davanti a lei,l'abbracciò con tutta la sua forza e le ricoprì il volto e i capelli di baci.
Per quanto tempo aveva atteso,agognato quel momento,sognandolo ad occhi aperti davanti alla luna nelle notti stellate.


Nobledupont ha scritto:

Tito Alessandro, assonnato anche se non riusciva a dormire per l’imminente partenza sentì un gran trambusto arrivare dalla tenda accanto, quella che poche ore prima aveva abbandonato salutando i presenti.
Uscì dal suo accampamento e si diresse, preoccupato e con la spada ben stretta fra le mani, verso la tenda di Maghella.
Entro in modo energico all’interno e vi trovò il Maggiore intenta a discutere con una Dama elegante.


Si può sapere che sta succedendo?
Urlò ai presenti il Colonnello.

Sono Aurora, rispose la Dama
e sono qua per vedere i miei parenti che amo più di tutto.

Ahhh siete Cele, La donna tutta d’un pezzo della famiglia Di Luna.
ribattè Tito.

Messo al corrente della situazione, Tito Alessandro ripose la spada fuori dalla tenda,
La prima cosa che gli venne in mente fu quella di azzoppare i cavalli in modo da tenere Cele e il piccolo mostro ancora qualche ora a Mantua….ma non lo fece.
I suoi occhi s’incrociarono diverse volte con quelli di Aurora, quasi a cercare una complicità che nella realtà non poteva esistere; Ma il Colonnello come sempre cercava qualche pezzo di sogno anche nel bel mezzo di un temporale.
Poco dopo si fece duro, come il suo ruolo imponeva e disse:

In genere chi si avvicina alla brigata in modo furtivo può solo andare incontro alla morte…Maggiore che facciamo?
Avvisiamo il comando e buttiamo nel lago questi sconosciuti?
O avvisiamo Francesca e Fiamma che qualcuno è arrivato da lontano?


In attesa della risposta di Maghella, in quei pochi attimi, Tito Alessandro guardò ancora una volta, per l’ennesima volta gli occhi di Aurora e vide in lei l’amore per la famiglia, l’amore per chi si stava allontanando per sempre, anche se solo fisicamente da lei, la tenacia e il coraggio che queste persone avevano avuto nel fare un viaggio così rischioso solo per incontrare chi amavano davvero.

Forza!!!ordinò il Colonnello al caporale One, vai a rintracciare Francesca e Fiamma e portale qua da noi…
C’è qualcuno che sta trepidando, e con gli occhi lucidi attende questo momento.

Si sedette sopra un borsone di Maghella e attese nervosamente l’arrivo delle dame.


Poco dopo arrivò soltanto Francesca, senza scorta, da sola, e incredula vide una parte della sua famiglia in attesa di un abbraccio...
Con le lacrime agli occhi accorse verso il suo piccolo bimbo, mentre Maghella e il Colonnello si rituffarono nell'alcool...


Maghella ha scritto:
"Proprio un bel quadretto ..... " sussurrò ironicamente Maghella al Colonnello Tito nel vedere Franny correre tra le braccia di quella donna.

Aveva capito che niente c'era da temere e che solo la paura aveva costretto i due visitatori ad osare e a rischiare.


"Colonnello ..... " rispose Maghella "credo che queste persone abbiano commesso soltanto l'errore di varcare il recinto dell'accampamento noncuranti delle conseguenze .... ma che non avessero alcuna brutta intenzione. Per quanto mi riguarda il discorso finisce qua, se Voi Colonnello siete d'accordo"

Guardò il Colonnello negli occhi .... quegli occhi che già avevano risposto ... rimase in attesa di udire le parole del suo superiore e nel frattempo congedò le guardie

"Potete andare ... " disse ... e sussurrò al Caporale "rifocillate gli ospiti e dategli l'accoglienza che riserviamo agli amici".


Cele ha scritto:
Aurora rimase lì impassibile davanti all'arrivo del Colonnello Tito Alessandro.

L'uomo la definì "la donna tutta d'un pezzo della famiglia Di Luna" e Aurora sorrise sarcastica in tutta risposta.
Quell'uomo pensava di potersi prendere gioco di lei ma si sbagliava.

Notò lo sguardo del Colonnello cercarla più e più volte.
Aurora non abbassò il suo neanche per un istante.
Ascoltò attentamente le sue parole e infine rispose
Se può allietare i Vostri animi uccidetemi pure Colonnello.
Avevo preventivato ogni sorta di pericolo e sinceramente di fronte alle Vostre parole mi viene solo da sorridere.


L'uomo ordinò infine che venissero mandate a chiamare Francesca e Fiamma. Come se non lo avesse già fatto il Maggiore pensò Aurora sorridendo.

Dopo pochissimi minuti Francesca entrò nella tenda.
Era seguita da Samantha e Giovanni.


Giovanni sussurrò Aurora sgranando gli occhi.
Cosa ci faceva lì suo nipote?

La sua attenzione si rivolse, infine, tutta sulla nipote, che corse subito verso di loro e dopo, inginocchiandosi commossa, abbracciò forte il piccolo figlio Manfredi che ormai non vedeva da moltissime settimane.

Aurora rimase in piedi ad osservare la scena, non voleva interrompere quel momento, nonostante la voglia di abbracciare Francesca fosse tanta.

Rimase in attesa mentre con la mano destra cercava di asciugare le lacrime che le scivolavano sulle guance.

Quant'era bella Francesca. Ogni giorno di più.


Frannymorgana ha scritto:
Mafredi com'era cresciuto, in quelle settimane era diventato un giovanotto. ormai la raggiungeva in altezza. Tra gli occhi velati di lacrime vide che anche lui piangeva e le dava baci. Quanto aveva dovuto soffrire povero piccolo.

Dopo alcuni minuti di silenziorotto unicamente da sussurri e dai singhiozzi, Francesca si alzò in piedi e cercò di ricomporsi un po'.
Si avvicinò a sua zia e la guardò negli occhi, con la paura di leggerci all'interno una condanna troppo dura della sua scelta.
Ma se era arrivata fino a lì, non la odiava di certo. Sua zia, la amava ancora ne era certa.
raccolse tutte le forze per riuscire a parlare, prese una delle sue mani la strinse e poi iniziò...

Zia mia...
un groppo le salì ancora in gola che bello vederti quanto mi sei mancata...quanto ti amo....poi l'emozione prese ancora il sopravvento e si tuttfò fra le sue braccia come quando era piccola sprofondando il volto fra i suoi capelli stranamente sciolti...


Vindrveraly ha scritto:
"Non so cosa deciderai di fare, ma ho trovato giusto dirti tutto, dovevi sapere.
Solo, qualsiasi cosa, stai attenta Vera. E non solo per te, ma per tutti quelli che ti amano. Ricordali sempre. Ultimamente, tendiamo un po' tutti a dimenticarcene."


La guardò per un lungo momento.
All'inizio, mentre ascoltava le parole della cugina pensava "Ma no, è uno scherzo, non può essere vero!
Dai sta male, e non vuole dirmelo.."


Ma più cercava una sorta di ragione nelle sue convinzioni, più le sue certezze crollavano.
E quando la cugina proferì le ultime parole, Vera iniziò a ridere.
In preda alla follia, scossa come non mai, rideva mentre calde lacrime le rigavano il volto.

Non ci credo.. non può essere vero.. le diceva, surrurrando quelle parole anche a se stessa.

Quando si calmò, e fu solo dopo molte ore, si asciugò il volto.
Respirò, cercando di riempire i polmoni di quanta più aria potessero mantenere, buttando poi fuori l'aria a singhiozzo.

Quella scena era singolare, perfino per lei stessa.
Guardò Helena e disse a mezza voce:

..Sto bene.. che altro avrebbe potuto dire?

E mentre cercava di tranquillizzarsi, a sguardo basso, rallentando il respiro, chiese:

Hele, hai ancora quel tè?
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Ven 03 Giu 2011, 18:55

Cele ha scritto:
Ti amo le disse la nipote e poi l'abbracciò forte, lasciando sparire il suo viso tra i capelli della zia.

Aurora l'abbracciò mentre la baciava sui capelli, tra le lacrime.

Perchè tutto questo Francesca? Perchè? le sussurrò.

Francesca, ci hai fatto stare così in pena! Perchè non aspettare almeno il mio ritorno dalla Francia? E perchè ora parti verso l'estero? Aurora continuava a stringere la nipote.

Torna a casa Francesca. Concluse, staccandosi dalla nipote.
Il suo sguardo ora era più duro.
Voleva far capire alla nipote la pena che provavano i suoi familiari.


Hecate ha scritto:
Come Helena prevedeva, sua cugina Vera ebbe quasi una crisi isterica.

Rimase lì, continuando a tenerle le mani, mentre la ragazza sfogava il suo stato d' animo.
Non poteva fare altro, perchè in quel momento non era altro, a servirle. Helena sapeva fin troppo bene che a volte era necessaria solamente la presenza di un' altra persona accanto, per riuscire a rimanere ancorati ad una realtà che seppur dolorosa, andava affrontata.
Ed Helena provò con tutte le proprie forze ad essere l' ancora di salvezza di sua cugina, così come avrebbe desiderato esserlo degli altri componenti della sua famiglia.
Così, come purtroppo si era resa conto di non riuscire sempre ad essere.

Con occhi tristi, Vera la guardò infine, asserendo di stare bene.
In quelle due parole era racchiuso tutto ciò che non avrebbe potuto esser espresso a parole, ma che entrambe conoscevano, perciò Helena si limitò ad annuire.

"Hele, hai ancora quel tè?"
Helena sorrise debolmente, rispondendo: "Certo, il tempo di un' infusione, e sono subito da te." le lasciò riluttante le mani, colta da un' irrazionale paura che la cugina le potesse sparire da sotto gli occhi.
O forse non tanto irrazionale.
Così aggiunse, alzandosi: "Lascio a farti compagnia Shadow," - il gatto, non appena si sentì nominato, attraversò l' archetto che divideva la sala dalla piccola saletta dove si trovavano loro ora, dirigendosi a coda alta verso Vera, e piazzandolesi quasi di prepotenza in braccio "Sei tra i suoi ospiti preferiti, lo sai." le fece un giocoso occhiolino, sperando di tirarle un po' su il morale.
Morale che lei stessa aveva a terra.


Frannymorgana ha scritto:
Torna a casa Francesca. le disse sua zia guardandola fissa negli occhi
Francesca si staccò qualche centimetro da lei e si tirò in piedi.
Aveva riacquistato un po' della sua compostezza da soldato. Si aciugò le lacrime.
Zia non posso tornare a casa, mi spiace per tutto quello che avete sofferto, e mi mancate molto ma questa è la mia strada e devo continuare a seguirla.
Firenze non la riconosco più, e le voci che mi arrivano in questi giorni mi confermano quanto pensavo, lungaggini giudiziare, ormai non si discute più in taverna ma solo in tribunale. Il mio posto adesso è qui fra i miei compagni d'arme.


Detto questo chiamò a se i due figli:

Pier, sei diventato ormai un uomo, sei forte valoroso e somigli in modo incredibile a tuo padre. Sono orgogliosa di te. MI raccomando intraprendi la tua carriera politica senza mai farti trascinare nella becera polemica fiorentina fatta solo di personalismi e di inimicizie fondate solo su sgarbi personali. Tu sei una speranza di cambiamento, mi fido del tuo buon senso.

Detto questo FRancesca si sfilò il medaglione che aveva al collo, che aveva tenuto da sempre fin da quando era nata. Ne aveva uno identico il suo gemello Kestel, gli lo aveva messo al collo sua madre Margherita prima di separarsi da loro per sempre.

Pier questo è per te. Conservalo, era di tua nonna. La M che c'è sopra è l'iniziale del suo nome Margherita. Ti ricorderà sempre chi sei, un uomo buono giusto ed onesto e se lo stringerai saprai che io sono con te.

Francesca si sfilò poi dalla mano un anello di acquamarina...

Porta questo a tua sorella Alessandra, le è sempre piaciuto fin da piccola, ci giocava ogni giorno che poteva. E' una bella pietra anche se ha una piccola imperfezione che la rende ancora più unica. E' il mio modo di dirle quanto le voglio bene.


Poi chiamò im piccolo Manfredi

Tesoro di mamma, il tuo futuro sarà quello di entrare in esercito.Ricordo ancora quando da piccino cavalcavi il tuo cavallino di legni e suonavi la carica con la trombetta brandendo la tua piccola spada. Adesso sei cresciuto è arrivato il momento che tu abbia una spada vera.

Detto questo tolse la spada dal fodero e la consegnò al suo piccino.

Una volta questa spada aveva un nome...ma da oggi si chiamerà Amor matris, che il mio amore ti segua in ogni battaglia.


Manfredi_lodovico ha scritto:
Emozionatissimo, il giovane Manfredi prese dalle mani di sua madre la spada di cui gli faceva dono. La osservò attentamente per poi portarne l'elsa sul cuore. Una lacrima gli rigò il volto.

Cinse al suo fianco la spada e abbracciò fortissimo sua madre.

Grazie di cuore,amatissima madre. Amor matris sarà sempre con me finchè avrò respiro.

Poi prese le mani della madre tra le proprie e guardandola negli occhi,le disse:

Mamma mi manchi tantissimo! E manchi tantissimo anche a tutti coloro che avete lasciato a Livorno e che vi vogliono bene.
Ho sempre sognato di diventare un soldato avendo te come maestra e di combattere al tuo fianco per la sicurezza e la libertà della nostra Firenze.
Non voglio smettere di sperare che un giorno tornerai tra noi e combatterai con noi per gli ideali che ci hai trasmesso fin dalla nostra infanzia.

Ti voglio un mondo di bene mamma! Non lo dimenticare mai!


Cele ha scritto:
Poteva Aurora provare ancora rancore per quella donna che aveva adesso di fronte?
Quella madre che commossa donava ai propri figli il suo passato, il suo presente, con piccoli e grandi doni carichi di significato?

Aurora era giunta fin lì per essere certa che quella era la strada che Francesca si era davvero scelta, e che non fosse solo una sbandata di testa.
Doveva esserne certa. Ora lo era.

Non condivideva di certo quanto fatto dalla nipote, non avrebbe mai potuto.
Ripudiava le armi e i sentimenti che muovevano gli eserciti al combattimento.

Non era mai stata una donna di guerra, nonostante fosse cresciuta tra soldati.
Guerrieri che per amore della propria patria, dei propri ideali, avevano impugnato spade e ucciso uomini.
Uomini e donne forti che Aurora aveva imparato a stimare e ammirare, sebbene non sarebbe mai stata come loro.

Era giunto davvero il momento di lasciar andare la nipote. Non era più la sua bambina.
Non era più la piccola dai lunghi capelli scuri che la guardava con aria furba e che correva da lei ogni volta che c'era bisogno.

Francesca era una donna. In realtà lo era da tempo.
Madre di otto bellissimi figli che amava più di se stessa.
Ma Aurora non smetteva di chiamarla "piccola mia" e avrebbe continuato a farlo, per sempre.

Aveva tanto da dirle e da raccontarle.
Osservò discreta la scena, commossa come non lo era mai stata.
Il tempo sembrava essersi fermato ma il sole, che lasciava spazio alle prime luci della sera, ricordò ad Aurora che il momento della partenza della nipote era vicino.


Chissà quando la rivedrò pensava mentre lacrime amare le rigavano il viso provato dalla stanchezza e dal dolore.

Francesca la richiamò con dolcezza volevo dirti un po' di cose prima di salutarti definitivamente.

Volevo dirti che a Livorno, nonostante i nostri animi siano profondamente turbati, tu hai una famiglia che ti aspetta, e che quando vorrai tornare troverai la porta di casa tua spalancata e noi tutti pronti a riabbracciarti.

A casa tutti stiamo bene e le novità non mancano mai. Come puoi immaginare.

Tuo padre è tornato a Livorno. Ti ama e ti pensa sempre. Ha detto che se questa è la tua vita non può che accettare e rispettare la tua scelta.

Michele ha sofferto molto per la tua decisione, come, credo tu possa immaginarlo, anche la nostra cara Helena.
Ma siamo forti e i tuoi figli ci danno la forza per andare avanti.


Aurora si fermò un attimo. Voleva aggiornare un po' su tutto Francesca e rassicurarla, per farla partire con il cuore un po' più leggero.

Mi prenderò cura dei tuoi figli come fossero figli miei, Francesca.
Niente mancherà loro e farò di tutto per renderli felici.
Ti prego però di scrivermi.
Aggiornami sul tuo stato di salute e sulla tua felicità.
Abbi cura della tua persona e della mia amata Fiamma, che suppongo sia tutta indaffarata con i bagagli e conoscendola mi sa che dovrete mandare qualcuno a darle una mano.
Sorrise indicando con un gesto del capo uno di quei muscolosi soldati che stavano a guardia della tenda.
Rischia di farVi ritardare la partenza con tutta la confusione che fa quando deve partire. Poi tornò seria Baciala da parte mia Francesca e proteggila.

Poi abbassò il capo e arrossì un po', doveva dirle che si era fidanzata con Vittorio.
Francesca era la prima persona a cui avrebbe voluto dirlo ma non ce ne era stata occasione.


Ah... quasi dimenticavo. C'è una piccola novità.
Sicuramente ti ricorderai di Vittorio Alberto Guicciardini.
Ecco... mi avrebbe confessato il suo amore appena sono tornata dalla Francia. Ecco, insomma Francesca....
Mi sono fidanzata con Vittorio e presto diventerò sua moglie.
Volevo lo sapessi.
Sarei corsa subito da te quando tutto è successo ma tu non c'eri.


Aurora si rabbuiò un po' pensando al fatto che Francesca, probabilmente, non sarebbe stata accanto a lei nel giorno più bello della sua vita.
La abbracciò forte per allontanare quei brutti pensieri.


Mi mancherai Francesca, mi mancherai tremendamente.

Tolse un bracciale che aveva sempre indossato e lo legò al braccio della nipote. Sarò sempre con te.


Samy92 ha scritto:
Samantha é rimasta qualche passo più indietro a loro...era un loro momento..e lei non voleva interromperlo..si mise a guardarli appoggiata ad un albero...

tante lacrime scesero..sapeva che molto probabilmente quello sarebbe stato l'ultimo momento che si sarebbero visti..chissà poi fra quanto la vedevano di nuovo...

rimase li a guardarli..ascoltò le loro parole...voleva correre da loro..e abbracciarli tutti..uniti..come una famiglia..

ma era li ferma a guardali...

ora il momento era di mamma..dei suoi figli..e di zia...


Piercapponi ha scritto:
Giovanni, sussurrò Aurora sgranando gli occhi.
Cosa ci faceva lì suo nipote?

Giovanni sorrise osservando la sorpresa negli occhi della zia… Ma pensavi davvero che la famiglia ti avrebbe fatto affrontare il viaggio senza un minimo di scorta, pensava!

Seguì la conversazione di zia e mamma sapendo come si sarebbe conclusa, la mamma non sarebbe tornata con loro a Livorno…

Quando poi gli consegnò il medaglione che era appartenuto alla madre econsegnò gli altri oggetti per la sorella e per Manfredi, capì il motivo di quei doni. Sua madre con quei regali sì preziosi voleva sottolineare ancor di più il cambiamento della sua vita.. La spada, l’anello, il medaglione rappresentavano la vecchia Francesca e la sua vita passata, ora l’attendeva una nuova vita. Al tempo stesso, il gesto di darlo ai propri figli voleva rappresentare il legame che attraverso quegli oggetti diveniva più forte nonostante la lontananza! La mamma non li avrebbe abbandonati, ma si sarebbe sempre ricordata di loro e sarebbe tornata ad aiutarli all'occorrenza!
Le lacrime scivolarono copiose sul suo viso, commosso e triste per la consapevolezza che non l’avrebbe vista per tanto troppo tempo… Aveva proprio fatto bene a seguire la zia e il fratello in quella folle corse verso Mantua!

Poi si voltò e fece cenno a Samy e gli disse: Sorellona, cosa fai tutta sola e distante? Lo so che hai una gran voglia di abbracciarci tutti!!!


Vindrveraly ha scritto:
"Certo, il tempo di un' infusione, e sono subito da te.
Lascio a farti compagnia Shadow.
Sei tra i suoi ospiti preferiti, lo sai."


Vera annuì, ritrovandosi il gatto comodamente adagiato sulle sue gambe.

Che fare in momenti come quelli?
Sua madre e Manfredi sarebbero tornati?
Si ne era certa, quello che non sapeva era la sua possibile reazione nel vederli.

Cosa avrebbe fatto, quando li avrebbe rivisti a ClaraLuna?

Ogni volta mi sono sempre impegnata a far capire agli altri.. - disse a bassa voce, rivolta a Shadow, mentre gli accarezzava il dorso - Che ciò da me condannato, non era il fatto che Francesca, Fiamma e prima anche Samantha volessero unirsi al gruppo Amesha, ma il modo in cui avevano compiuto l'azione..
Ed ora, Aurora, ha fatto lo stesso..

Potrei dire che le mie parole sono risultate vane alle sue orecchie, prive di logica, e magari non le ha nemmeno ascoltate..

Che senso ha allora continuare a dire, "Parliamone", quando lei stessa non lo fa?


Sorrise, guardando poi la porta dalla quale era uscita Helena, sperando di vederla tornare.

Alla prima occasione, giuro che me ne vado, Shadow..
Spero solo arrivi presto..


Hecate ha scritto:
Mentre preparava il te', Helena ripensava a tutta la situazione attuale.
Ancora una volta, doveva mettere da parte i propri sentimenti personali per mantenere il precario equilibrio continuamente messo in pericolo dai suoi familiari. Avrebbe mai avuto fine?

Quanto avrebbe voluto dire a Vera che deprecava il comportamento della zia, che aveva finito per fare gli stessi errori per cui lei stessa aveva sofferto!
Quanto avrebbe voluto riabbracciare anche lei Francesca, Fiamma e Samantha, tanto quanto avrebbe voluto schiaffeggiare violentemente le prime due!
Quanto avrebbe voluto che tutti avessero aperto gli occhi sul modo in cui si stavano comportando, e che provassero il suo stesso dilaniante dolore!
Quanto avrebbe voluto che tutto questo non fosse successo...
Forse, sarebbe stato meglio se non li avesse mai ritrovati. Forse, sarebbe stato meglio che scappando dal castello dei nonni materni, fosse capitata altrove.
Sì, forse sarebbe stato meglio che non avesse mai amato nessuno di loro, mai.
Perchè il prezzo che stava pagando per amarli era dannatamente alto.

E lei che, appena ragazzina, era fuggita proprio perchè costretta a mantenere segreti, giocare d' anticipo, manipolare eventi e persone. Per giovare alla sua famiglia, per aumentare il loro potere.
Il suo carattere aveva fatto sì che, sfinita, sfuggisse al terribile meccanismo, nauseata.
Ed ora si ritrovava punto e a capo.
Ma ora era tutto diverso: aveva suo marito Marco, che amava più di quanto avesse mai amato qualcuno in vita sua.
Aveva suo padre Alexander, che le stava sempre al fianco, e che la faceva sentire come se ci fosse sempre stato.
Aveva un gruppo foltissimo di persone che le volevano bene, e che lei ricambiava incredula, quasi stupita di meritare tutto quell' affetto.

Sì, ora si trovava di nuovo a manovrare i fili della felicità di qualcuno.
Ma stavolta era diverso: lo faceva perchè amava quelle persone.
E lei, per loro, avrebbe resistito. Anche se tutto questo l' avesse consumata.

Tornò nel salottino, il vassoio col te' tra le mani, e vide sollevata che sua cugina era ancora al suo posto.
Aveva un sorriso così triste, mentre carezzava Shadow.

Sedette, e zuccherato il te', passò una delle tazze a Vera, dicendole:
"Ascolta, Vera. Posso immaginare l' effetto che la mia notizia deve aver fatto su tutti i tuoi pensieri e le tue convinzioni.
La zia Aurora - tua madre adottiva, tra poco - ti vuole un bene dell' anima. Questo non devi mai dimenticartelo.
Ma sai anche tu come talvolta sia impulsiva, ed il suo comportamento è tutto meno che impostato su calcoli e razionalità.
La sua reazione all' imminente partenza di Francesca e Fiamma è stata così forte che è naturale che abbia sentito l' impulso di salutarle per un' ultima volta. Lo avrebbe fatto per qualsiasi altro Di Luna.
Ha sbagliato a non dire nulla a nessuno, soprattutto perchè sapeva che l' avremmo convinta, o forse addirittura costretta, a non partire.
Perdonala Vera, ti prego."


Vindrveraly ha scritto:
"Ha sbagliato a non dire nulla a nessuno, soprattutto perchè sapeva che l' avremmo convinta, o forse addirittura costretta, a non partire.
Perdonala Vera, ti prego."


La guardò profondamente per un attimo che le parve immenso, prima di prendere fiato e parlare.

Costretta a non partire? scosse il capo Si magari avremmo cercato di persuaderla a non farlo, con mille buoni motivi..
Resta comunque che, Helena, la nostra famiglia è stata sempre propensa alla libertà..
Ricordi che il nostro antenato il buon Conte diceva sempre che l'unica cosa che ci può tenere ancorati sono i legami di sangue con determinate persone e nient'altro?
Tutto questo, trovo che debba valere anche oggi..

Come hai appena detto Aurora è una donna impulsiva, in famiglia lo siamo tutti temo, ed ora come ora, io, con dolore, accetto la sua scelta, discutendo il modo in cui ha affrontato la cosa..
Va bene così, anche questa è libertà..

Si perdonano coloro che hanno commesso errori, Helena, quindi lei non ha bisogno del mio perdono, ma di certo non potrà lamentarsi di qualunque sarà la mia reazione a tutto questo..


Lasciò che Shadow abbandonasse le sue gambe, poi si volse a guardare la cugina

Mi spiace solo che tu debba soffrire, mia dolce amata cugina, sentendoti addosso, come Vice, la responsabilità di non essere riuscita a tener unita una famiglia che va disperdendo componeti qua e la...

Le si avvicinò e le strinse le mani, posando via la tazza di tè e cercado di far il sorriso più dolce e rinquorante:

Ci siamo divisi, ma poi ritrovati..
Anche stavolta sarà lo stesso, anzi andrà meglio!
e sai perchè?
Perchè in qualunque luogo ciascuno di noi sarà, ora ha un cognome su cui fare affidamento, in cui ritrovarsi ogni volta che cerca conforto..
Sbagliare, ma poter contare ancora su di una famiglia, questa è la vera libertà, questo è ciò che diceva il Conte!

Le tue parole mi hanno fatto ricordare ciò, ed io te ne sono grata Helena!
Terribilmente grata di essere riuscita ad alleviare le mie pene..

Anch'io farò presto la mia scelta, ma quel giorno cercherò ognuno di voi e ve la dirò, perchè vi voglio bene, ed amare, come mi hanno sempre insegnato, vuol dire anche questo..
Non tutto è perduto!


Le sorrise di nuovo, sperando che avesse compreso le sue parole, e prese la tazza di tè, tutto quel parlare le aveva seccato la gola..


Nobledupont ha scritto:
Finalmente un sole tiepido si era alzato nella città, la partenza verso il territorio estero era imminente, i saluti comossi dei parenti avevano reso la situazione lacerante per molti cuori...
Aurora piangeva lacrime amare, Tito Alessandro avrebbe voluto fare qualcosa per rendere tutto questo meno doloroso.
Seguiteci, armatevi, amiamoci.....venire con noi. esclamò improvvisamente il Colonnello, quasi gli dispiacesse non vedere più quei visi tristi.
Aurora, i vostri occhi potrebbero diventare fatali e fondamentali per tutta l'armata, le vostre parole potrebbero essere linfa per tutti noi.
Guardate, non siamo quei mostri che Firenze ci dipinge, siamo soldati, guerrieri, ma con cuore sensibile, attaccati ai valori della solidarietà e della speranza, alla ricerca del sogno che molti vorrebbero trovare...siamo noi insomma...Sellate i cavalli e partite con noi.
Tutto è inesauribile, tutto è possibile...

Con quelle che sarebbero state inutili parole, Tito Alessandro salutò i presenti e insieme a Maghella e Frannymorgana camminò a passo veloce e senza voltarsi verso l'adunata in attesa della partenza.
C'era da ritrovare anche la piccola Fiamma dispersa


Frannymorgana ha scritto:
Il colonnello si allontanò dalla tenda dopeo aver tentato di convincere zia Cele.
Lei doveva tornare a Livorno, la famiglia non avrebbe resistito senza la capocasato. E in più zia si sposava.......

Zia mia sono troppo felice per te penso che carn sia l'uomo giusto per stare al tuo fianco. So che i miei figli con te sono al sicuro. Non potrei lasciarli in mani migliori.

Francesca si volse e vide Samy poco lontana

Piccola mia le disse questo è per te. Tirò fuori un ciondolo con una miniatura all'interno che la ritraeva. Portalo sempre con te è il mio modo di starti vicina.

Poi allargò le braccia aspettando l'abbraccio di tutti i familiari. Il momento dei saluti era arrivato e voleva stringerli tutti un'ultima volta.


Samy92 ha scritto:
Sorellona, cosa fai tutta sola e distante? Lo so che hai una gran voglia di abbracciarci tutti!!!

Samantha nell'avvicinari ssentì il colonello cercare dio convincere Aurora...

e poi prese parola mamma..

Piccola mia questo è per te Portalo sempre con te è il mio modo di starti vicina.

Samantha prese in mano il ciondolo..lo guardò...e davanti a loro se lo mise al collo..

mamma rimarrà sempre qui..vicino al mio cuore...

ti amo mamma


e girandosi prendendo in braccio il frattellino Manfredi corse tra le braccia di mamma..

tutti sapevano che quello sarebbe stato l'ultimo abbracciò...era ora che loro partivano...ma Samantha non resistettè..cosi lasciando il piccolo MAnfredi in bracciò a mamma...

corse ad abbracciare il colonello..poco più lontano...
sempre serio..
sempre duro..
ma a lei non importava...sapeva che in ognuno di loro c'era un vero ccuore...
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MessaggioTitolo: Re: [GdN] Il Prezzo della Libertà   Ven 03 Giu 2011, 18:59

Hecate ha scritto:
Le parole di Vera stillavano dolore come una ferita stilla gocce di sangue.

Il cuore di Helena si faceva più pesante mano a mano che la cugina proseguiva. Aveva ragione, ovviamente, ma le parole di Vera non la tranquillizzarono affatto. E comunque non erano rivolte a tranquillizzarla.

Il destino di ogni persona è deciso per intero dalle scelte personali, e poichè ognuno può ragionare solo ed unicamente per se stesso, non può arrogarsi il diritto di dire cosa è giusto e cosa non lo è per gli altri.
Ma le cose cambiano quando si è in una famiglia, perchè le scelte di una persona coinvolgono inevitabilmente altre persone, che a loro volta faranno delle scelte ad essa legate.

Vera non era una persona rancorosa, e mai lo sarebbe stata.
Era però molto sensibile, e ciò che la zia Aurora aveva scelto e fatto, Helena era certa avrebbe significato qualcosa d' incontrovertibile.

Non potè che sospirare, prima di risponderle: "Sono contenta che ora ti senta più sollevata, Vera.
Ma ho capito perfettamente il tuo discorso. Lo sai, in gran parte lo condivido, e non devi preoccuparti per me: anche questa è la mia scelta.

Promettimi solo che cercherai sempre il nostro appoggio, il mio appoggio. Io ci sarò sempre, per te.
Non smettere mai di contare su di noi."
la strinse in un abbraccio.

Lasciò che finissero il te', quasi in assoluto silenzio, ognuna immersa nei propri pensieri.
Poi Helena disse: "Ascolta Vera, dovrei rendere note le notizie al resto della famiglia.
Vuoi venire con me a Claraluna?"
le chiese, alzandosi dal divanetto.


Cele ha scritto:
[hrp]Mantua[/hrp]

Anche Samantha si era avvicinata adesso.
Aurora le aveva sorriso amorevolmente, sperava che la nipote potesse e volesse tornare insieme a loro a casa.

Il Colonnello Tito le rivolse la parola prima di andare via.


Seguiteci, armatevi, amiamoci.....venire con noi.

Sta scherzando pensò Aurora rimanendo in ascoltò.

E invece il Colonnello non scherzava affatto. Le stava proprio chiedendo di rimanere lì con loro, di unirsi a loro e partire con loro.
E poi tutte quelle parole rivolte alla sua persona la irritavano e non poco.


Colonnello Tito, con rispetto ma la Vostra richiesta mi fa sorridere.
Non mi unirei mai a Voi e mai sposerei quelli che Voi chiamate ideali.
Non so se Voi siate dei mostri perchè poco Vi conosco come uomini e non metto in dubbio che dentro ai Vostri petti batta un cuore. Questo è un privilegio concesso a tutti gli uomini, Colonnello.
Anche io sono attaccata a valori quali la solidarietà e la speranza, anche io inseguo i miei sogni con passione e anche io sono una donna sensibile.
Sono una donna forte e, mi pare, lo abbiate capito anche Voi.
Ma è troppo semplice fuggire lontano da quello che tanto si disprezza.
Se c'è qualcosa che non mi piace nella mia terra io è lì che rimarrò per far cambiare lo stato delle cose e non fuggendo, come, ahimè, state facendo Voi. Insieme anche alle mie nipoti.
Ma il mio pensiero loro lo sanno.


Finì il suo discorso e inchinandosi si congedò dal Colonnello.

Mi spiace ma non verrò con Voi.
Buon viaggio Colonnello e buone cose, abbiate cura di chi mi sta a cuore.
Affido le mie nipoti nelle Vostre mani.


Poi si voltò verso Francesca che si congratulava con lei per il fidanzamento.

Tesoro, spero di essere felice, anche se la tua partenza lascia un vuoto difficile da colmare. Ricorda quanto ti ho detto poco fa e porta con te le mie parole quando sarai lontana.
La Vostra famiglia Vi aspetta.


La abbracciò di nuovo.

Adesso però ci conviene tornare sui nostri passi.
Io e Manfredi, e mi pare di capire anche Giovanni
guardò il nipote con sguardo indagatore siamo fuggiti di casa comunicando in modo frettoloso la cosa ed è giunto il momento di rientrare per non farli stare troppo in pena. Spero capiranno il mio gesto.
Ma lo avrei fatto per ognuno di Voi e lo dovevo a me stessa e ai tuoi figli.
Ora che so che questa è la tua decisione definitiva e che ne sei così convinta non posso che lasciarti andare.

Abbi cura di te e Fiamma, e scriveteci.


Abbracciò forte Francesca e lasciò che anche i figli facessero altrettanto.
Si sistemò per bene il mantello e i capelli e uscì dalla tenda in fretta.
Voleva nascondere il dolore per quell'addio ai nipoti.
In breve tempo raggiunse l'uscita dell'accampamento. Lì avrebbe atteso i nipoti, così sarebbero tornati insieme in città.


Vindrveraly ha scritto:
Sorrise alle parole di risposta della cugina, e annuendo, gettò i suoi pensieri all'interno della tazza di tè.
Quel calore che le riscaldava le mani, faceva sì che il freddo provato si disperdesse come il fumo che emetteva la tazza.

All'improvviso Helena disse:

"Ascolta Vera, dovrei rendere note le notizie al resto della famiglia.
Vuoi venire con me a Claraluna?"


Gettò la schiena contro il divano, e la guardò con fare scherzoso, aggiungendo:

Se mai ci troveremo qualcuno a quest'ora!

Rise, dandosi la spinta necessaria per alzarsi, ed in quel momento pensò a ClaraLuna, alle sue stanze vuote, ai suoi ospiti..

Zio Alexander! esclamò.

Non lo aveva visto quella mattina, e di sicuro ora si stava chiedendo dove fossero tutti, o forse era solo nella cantina a controllare che i vini fossero in buono stato.
Ridendo a quell'eventualità, seguendo sua cugina, le disse:

Affrettiamoci, son certa che sarà contento di vederci, un po' meno, forse, di apprendere la notizia..


Manfredi_lodovico ha scritto:
Colonnello Tito, con rispetto ma la Vostra richiesta mi fa sorridere.
Non mi unirei mai a Voi e mai sposerei quelli che Voi chiamate ideali.
Non so se Voi siate dei mostri perchè poco Vi conosco come uomini e non metto in dubbio che dentro ai Vostri petti batta un cuore. Questo è un privilegio concesso a tutti gli uomini, Colonnello.
Anche io sono attaccata a valori quali la solidarietà e la speranza, anche io inseguo i miei sogni con passione e anche io sono una donna sensibile.
Sono una donna forte e, mi pare, lo abbiate capito anche Voi.
Ma è troppo semplice fuggire lontano da quello che tanto si disprezza.
Se c'è qualcosa che non mi piace nella mia terra io è lì che rimarrò per far cambiare lo stato delle cose e non fuggendo, come, ahimè, state facendo Voi. Insieme anche alle mie nipoti.
Ma il mio pensiero loro lo sanno.



Il giovane Manfredi ascoltò con attenzione e soddisfazione la risposta che sua zia Cele diede a quell'uomo,trovandosi in perfetta sintonia con quelle sue parole. Solo la particolare circostanza lo trattenne dall'accompagnarle con un sentito applauso.

Non aveva mai creduto nella bontà di propositi di soldati senza patria,senza un popolo da difendere e da servire. Non aveva mai condiviso la scelta di sua madre e delle sue sorelle,pur comprendendone le diverse motivazioni,le diverse molle che le avevano indotte a quel lacerante,straziante passo.

Si lasciò poi coccolare dalla sua sorellona,la sua dolce e generosissima Samy,ricambiandola con tutto il suo affetto.

Quindi abbracciò forte,si strinse forte tra le braccia di sua madre che tanto le era mancata e tanto le sarebbe mancata, finchè qualcosa non l'avrebbe fatta,forse,un giorno,ritornare sui suoi passi,ritornare a Livorno,nella sua Livorno,nella Livorno della Generale dei Grifoni di Livorno, Francesca Morgana Di Luna.

Staccarsi da lei fu come ricevere una nuova,dolorosissima,staffilata sul cuore.

Si fermò di nuovo a guardarla per poi raggiungere,ricomponendo il volto dalle emozioni, sua zia Celeste e suo fratello Pier,aspettando il ritorno di Samy.


Hecate ha scritto:
"Se mai ci troveremo qualcuno a quest'ora!" rise Vera in risposta, il viso più disteso e l' espressione più sollevata.
Be', sì, forse non era proprio l' orario più adatto, ma Helena non voleva commettere l' errore di aspettare ancora più a lungo.
Sapeva che anche ai restanti familiari la notizia non avrebbe fatto piacere, quindi prima l' avessero appresa, e meglio sarebbe stato.
E poi doveva aggiungere ancora qualcosa che alla cugina non aveva ancora detto...

Poi Vera esclamò:
"Zio Alexander!"
"..Ooh.."
si lamentò in risposta lei, avendo appena avuto la visione di suo padre che veniva a conoscenza della partenza di zia Aurora. Helena s' aspettava che sarebbe come minimo sbiancato per poi assumere la violenta colorazione dell' ira, al solo pensiero che la zia si potesse mettere in pericolo.

"Affrettiamoci, son certa che sarà contento di vederci, un po' meno, forse, di apprendere la notizia.." disse ancora la cugina.
"Già.." sospirò Helena, tra il rassegnato e lo scherzoso "Gli prenderà un colpo, meno male che dobbiamo chiamare a raccolta anche lo zio Bartolomeo!"

Uscirono così da casa, ed attraversarono la piazzetta antistante.
In direzione sud, questa sfociava in un ampio ponte alberato, che collegava Palazzo Claraluna "alla terraferma", come amava dire lei. Il grande palazzo era infatti circondato completamente dai canali marini così tipici a Livorno, e collegato al resto della città - ed al Rione della Cigna - tramite quattro ponti, di cui uno sboccava di fronte alla Caserma dei Grifoni, due davano sui lati sud-est e sud-ovest dell' immenso cimitero, e l' ultimo era infine quello che stavano percorrendo in quel momento, orientato proprio in direzione della casa di Helena e Marco.

Il ponte alberato era veramente una meraviglia, in quel periodo dell' anno, poichè tutte le piante erano in fiore, e la strada era ricoperta di petali dai tenui colori.
Giunsero a Claraluna, ed entrarono proprio dal lato delle cucine, da dove poterono arguire si stesse svolgendo un arduo scambio di opinioni evidentemente culinarie tra Agnese ed Alexander.
Helena e Vera entrarono appena in tempo per cogliere i due in posizioni quantomai esplicative: la povera Agnese aveva la sua tipica espressione "da combattimento", padella in resta, e busto ben eretto, sporto minacciosamente verso Alexander, che sorridente, aveva però alzato le mani in segno di resa.

"Allora, che combiniamo quì?" esordì Helena, con un piglio deciso - nelle intenzioni - reso però tremulo da una risata spontanea sul punto d' esplodere.


Cele ha scritto:
[hrp]Mantua. [/hrp]

Andiamo? Disse Aurora vedendo Manfredi arrivare.
Dietro di lui il fratello Giovanni.

Il cammino fino alla città, e quindi alla locanda dove avrebbero pernottato prima di ripartire, lo fecero senza scambiarsi molte parole.
Poche informazioni sul tempo, se si aveva più o meno fame, se la stanchezza iniziava a farsi sentire.

Arrivarono alla locanda e presero posto nella sala per poter mangiare un piatto caldo.
Aurora aveva mille pensieri in testa e anche se era riuscita a salutare Francesca per l'ultima volta il suo cuore non era sereno.
Aveva appena detto addio ad una sua nipote.

Quando Francesca arrivò a Palazzo, Aurora era appena una ragazza.
Erano praticamente cresciute insieme, anche se, o per gli anni in più o per la particolare saggezza che l'aveva sempre contraddistinta, Aurora era sempre sembrata la madre di Francesca.
Sempre a consolarla, consigliarla, abbracciarla nei momenti difficili, ridere con lei quando c'era da gioire.

L'aveva vista mettere al mondo tutti i suoi figli, vivere i suoi amori forse troppo impulsivamente, con troppa passione. Ma sempre vera, viva.

Ora avrebbe intrapreso una strada in salita, difficile e pericolosa, ma era quello che voleva. Ad Aurora non rimaneva che tornare a casa e continuare la sua vita. Insieme al resto della famiglia e al suo Vittorio.
Avrebbe regalato tutta se stessa ai figli di Francesca. Più di quanto non avesse fatto finora.

Smuovendosi da quei pensieri guardò i due giovani di fronte a lei. Sorrise.


Quanto siete belli.
Siete cresciuti talmente tanto, neanche me ne sono resa conto.
Domani facciamo ritorno a Livorno.
Tanti sono gli impegni che ci aspettano.
Mangiamo qualcosa di caldo prima.


E chiamò il proprietario della locanda per ordinare qualcosa da mangiare.
Mentre aspettavano si rivolse a Giovanni.


Giovanni, ma come hai fatto a sapere che saremmo partiti per Mantua?
L'ho deciso il giorno stesso della partenza.
Cosa è successo?


Samy92 ha scritto:
Samantha dopo aver salutato sua mamma si recò verso il castello Roccaforte...sarebbe partita insieme a sua zia e ai suoi fratelli...cosi preparò le poche cose che aveva....

ma guardando fuori..vedeva il sole primaverilee che splendeva..cosi chiuse la valigia..e la lasciò sul letto...e lei scese per le vie di Mantua..quelle vie che ormai conosceva..

passò davanti ad una taverna...e guardò dalla finestra..sua zia...e i suoi fratelli erano li..non esitò due secondi...e corse dentro...

abbracciò sua zia e suo fratello Pier...

poi prese in braccio il fratellino Manfredi e guardandoli sorridendo gli disse..

allora..come state???che bello vedervi..


Cele ha scritto:
Il pranzo fu interrotto dall'arrivo di Samantha, e le domande di Aurora a Giovanni rimasero senza risposta.

L'abbracciò e la fece sedere accanto a lei.


Tesoro, sempre più bella eh?! Sorrise.
Noi stiamo bene, un po' stanchi per la lunga cavalcata che ci ha condotti fin qua, ma tutto sommato bene.

Le accarezzò il viso.

Tu piuttosto? Come sono andati questi giorni a Mantua.
Come mai hai deciso di fare un passo indietro rispetto alle tue decisioni iniziali? Non sai la gioia che ci hai regalato quando abbiamo letto la tua missiva. Tua Zia Helena era pazza di felicità.
Non vedono l'ora di riabbracciarti tutti.


Rimase in attesa delle risposte della nipote.


Samy92 ha scritto:
Tesoro, sempre più bella eh?!
Noi stiamo bene, un po' stanchi per la lunga cavalcata che ci ha condotti fin qua, ma tutto sommato bene.
Tu piuttosto? Come sono andati questi giorni a Mantua.
Come mai hai deciso di fare un passo indietro rispetto alle tue decisioni iniziali? Non sai la gioia che ci hai regalato quando abbiamo letto la tua missiva. Tua Zia Helena era pazza di felicità.
Non vedono l'ora di riabbracciarti tutti.

Samantha strinse la mano di zia...era calda...la faceva sentire a casa..

zia..tutto bene..sono contentissima che siete venuti...e sono ancora più contenta che dopo tutto...vi ho portato un po di gioia con la mia lettera..
perchè un passo indietro..??..
mi ci vedi a me zia a combattere con la spada..e arrivare anche a combattere contro i miei parenti???
io che ho sempre detto no ad un'esercito?!


sorrise a zia..mentre parlava stringeva la sua mano...

e poi li guardò tutti e tre...sapete che vi voglio bene vero...e che voi siate qui è troppo bello..

poi stette un po in silenzio..sapevo del brutto momento che avevano appena passato...e non sapeva che dire...ma voleva vederli sorride...almeno un piccolo accenno..sul loro viso..

zia..dai parlami di zio Vittorio..non vedo l'ora di conoscerlo...
e zia Helena insieme a zio..tutto bene vero??
nonno invece...mi aspetta a Claraluna vero???
voglio salutarvi tutti..appena arrivo..


Cele ha scritto:
Aurora ascoltò sorridente le parole di Samantha.

Eh no! Rispose Effettivamente a tirar di spada mica ti ci vedevo bene... Rise.
Hai fatto la scelta migliore. E' bene che ognuno di noi impari a seguire la propria indole, senza forzature.
Lo hanno fatto tua madre e tua sorella, lo hai fatto tu, lo abbiamo fatto noi venendo qua.


Si fermò un attimo e poi rispose alle domande della nipote.
Finalmente c'era nell'aria un po' familiarità, che da troppo tempo mancava.


Oh! Vittorio arrossì leggermente.
Ormai stavano insieme da un po' di tempo e stavano per sposarsi, eppure ogni volta che lo nominavano o lo nominava lei, arrossiva.
Arrossiva quando si ritrovava il viso di lui accanto al suo, arrossiva quando lui, guardandola, le diceva che era bellissima.
No, Aurora ancora non si era abituata a tutto quell'amore.


Vittorio è una persona straordinaria.
Sono certa che andrete d'accordo e non vedo l'ora di presentartelo di persona.
Mi ha chiesto di sposarlo sai? Anche per questo bisogna tornare presto a Livorno, abbiamo un matrimonio Di Luna da organizzare! E tu sai cosa significa.
Fece l'occhiolino alla nipote che l'aveva aiutata spesso nell'organizzazione di feste e cerimonie all'interno della Fortezza Claraluna.

Zia Helena e Zio Marco stanno bene.
Sempre a lavoro e adesso anche loro scombussolati da questa triste storia.
Ma speriamo che il tuo ritorno a Livorno riporti un po' di serenità in tutti noi.
Ora ho lasciato su Zia Helena la responsabilità della gestione della baracca, sono certa che farà un ottimo lavoro.


Sorrise alla nipote e continuò Nonno tutto benissimo! E' tornato a Livorno sai? Da quando ha saputo della Vostra partenza si è trasferito di nuovo a Palazzo e ora ci rallegra con la sua presenza.
Mi accompagnerà all'altera giorno delle nozze. Almeno così mi ha promesso.
Aurora sorrise pensando al momento in cui aveva chiesto ad Alexander di accompagnarla all'altare.

Che dire, tutto procede normalmente! Tutti aspettano il tuo ritorno.
Partirai insieme a noi?


Samy92 ha scritto:
samantha ascolto tutte le cose dei suoi parenti..sentiva la loro mancanza...
ascoltò zia parlare di zio con gli occhi lucidi..
non vedeva l'ora di tornare a livorno...

Partirai insieme a noi?

Samantha abbassò lo sguardo...poi guardò zia...

non posso partire zia con voi..ho già preparato la mia valigia...ma..c'è Wordan che è ancora in convento..pensavo uscissè oggi..non lo voglio lasciare qui..da solo..so che tu zia mi capisci...

ma tornerò presto a Livorno..per star eun po con tutti voi..


Black96 ha scritto:
Alexander vide, mentre veniva minacciato da Agnese, la figlia e la nipote.

Ciao ragazze, ma nulla, davo una mano a cucinare ad Agnese...però si vede che non sono molto bravo
Disse ridendo.

Piuttosto, il gallo non ha cantato stamani ?


Cele ha scritto:
[hrp]Mantua.[/hrp]

Comprendo benissimo Samantha. Rispose Aurora alle parole della nipote.
L'unica cosa che posso raccomandarVi è di stare attenti durante il ritorno.
OrganizzateVi bene.

Il pasto era ormai finito, era il momento di riposare un po'.
Il giorno dopo sarebbero ripartiti.


Andrei a stendermi adesso. Avremo bisogno di recuperare le forze prima di rimetterci in viaggio.


Samy92 ha scritto:
Andrei a stendermi adesso. Avremo bisogno di recuperare le forze prima di rimetterci in viaggio.

uh si certo zia...hai proprio ragione...

e guardando i suoi fratelli disse..

voi che fate...andate a dormire o venite con me a palazzo della nonna??


Vindrveraly ha scritto:
"Piuttosto, il gallo non ha cantato stamani?"

Rise della buffa scena e sorrise alla domanda dello zio.

Forse si, ma io non l'ho sentito..
Se vuoi vado a cercarlo e lo punzecchio per farlo cantare!


Quella strana idea le piaceva in fondo, uscire e non ascoltare quello che Helena doveva dire, le avrebbe permesso di iniziare a dimenticare l'accaduto.

Volse uno sguardo alla cugina, e con un sospiro, decise che quella bislacca soluzione ai suoi nuovi problemi, non era quella giusta.

Credo che sia meglio andare in Salotto, zio, io ed Helena, dobbiamo dirti una cosa..

Nel frattempo, Agnese, spero tu possa farci il piacere di portare una tisana calda e dei biscotti.. e non preoccuparti di rispondermi..
Fallo e basta


Le aveva rivolto quelle parole continuando ad osservare lo zio e la cugina, avvicinandosi alla porta.
In parte le dispiaceva terribilmente parlare alla sua balia in quei toni, ma dall'altra era ancora accesa in lei, la rabbia provata quella mattina per le risposte non ricevute.

Ora aveva bisogno di nuovo di sedersi, magari sprofondare su una delle poltrone in salotto e rincuorarsi bevendo qualcosa di caldo.


Black96 ha scritto:
Alexander ascoltò la nipote.

Si pulì le mani con uno straccio e fece un sorriso ad Agnese.

Andiamo allora...e Vera, sorridi

Le disse facendole l'occhiolino


Cele ha scritto:
Aurora aveva riposato a lungo, quando si risvegliò il sole era già alto.
Si preparò con calma, attenta a non dimenticare nulla.

Non era più stanca e finalmente era un po' più serena.
Aveva una gran voglia di tornarsene a casa. Di abbracciare di nuovo Vera, Helena e tutti quelli che erano rimasti a casa.

Sicuramente quella sua follia non gliel'avrebbero perdonata così facilmente.
Sperava che l'annuncio dell'imminente nozze potesse rallegrare un po' l'aria a Palazzo ClaraLuna e chissà, tutta questa brutta storia, poteva essere coperta da risate e attimi di felicità.

Anche se per tutto il tempo che Francesca e Fiamma sarebbero rimaste lontane da casa, la preoccupazione sarebbe rimasta lì, sulle loro teste.

Aveva anche rinunciato a scoprire da Giovanni come facesse a sapere del suo viaggio verso Mantua.
Sicuramente era stato Evaristo a farsi scappare qualcosa.
Lo avrebbe strigliato per bene al suo ritorno.
Era stato un viaggio talmente faticoso e pericoloso che solo un pazzo come Evaristo poteva permettere che qualcun'altro ne prendesse parte.

Uscì dalla camera con la sacca in una mano.
Bussò alla porta di Manfredi e Giovanni
Ragazzi Vi aspetto giù tra pochi minuti disse senza aprire o attendere risposta. Partiamo subito.

Scese giù e si mise a parlare con il locandiere.
Si scambiarono un po' di informazioni sulle rispettive Repubbliche e Ducati, costatando quanto le cose cambiassero da un territorio all'altro. Anche se confinante.

Uscì all'aria aperta e si avvicinò ai cavalli. Stavano benissimo per fortuna.
Accarezzò il suo Ruben e legò la sacca alla sua sella.

Passati un po' di minuti i nipoti la raggiunsero.
Salì sul cavallo
Su, andiamo. Non avremo fretta stavolta ma voglio arrivare il prima possibile a Palazzo. Devo organizzare un matrimonio. Sorrise e partì, con a seguito i due adorati nipoti.

Pochi giorni e avrebbe rimesso piede nella sua città, pochi giorni e avrebbe rivisto i suoi cari, pochi giorni e avrebbe rivisto il suo Vittorio.
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